lunedì 25 gennaio 2016

Sanità campana: che fine ha fatto il diritto alla salute?

di Luigi Rinaldi

Secondo la nostra Costituzione (art. 32), ciascun individuo ha diritto alla salute, da intendersi non come assenza di malattie fisiche o psichiche, ma come stato di completo benessere fisico, mentale e sociale. In quanto diritto sociale del cittadino a pretendere una serie di interventi a difesa della sua salute, v’è l’obbligo per lo Stato a predisporre, tramite un’organizzazione sanitaria idonea, le prestazioni positive per realizzarne il godimento effettivo e globale.

In Campania il dettato costituzionale da troppo tempo, forse da sempre, stenta a trovare effettiva applicazione. Anzi, con il passare degli anni, la situazione di disagio in cui versano molti ospedali della nostra regione, denota un quadro in costante peggioramento. Tante le ragioni che hanno contribuito a delineare questo preoccupante scenario. Innanzitutto, va considerata la grave carenza di risorse economiche, che non ha consentito alle strutture sanitarie di integrare il personale in base alle reali ed effettive esigenze dei cittadini. Secondo le nuove direttive dell’Unione Europea mancano all’appello ben 18.000 infermieri, onde garantire una copertura dei turni in grado di consentire a coloro che operano nel settore di godere del giusto e necessario riposo.

Il diffuso precariato, la mancanza di posti letto negli ospedali, l’accorpamento dei centri di assistenza, la riduzione del personale ed i tagli previsti per la spending review costringono, molto spesso, i cittadini a pagare di tasca propria ciò che dovrebbe essere garantito dallo Stato. Costa riconoscerlo, ma in Campania, dopo anni di austerity, la qualità della offerta sanitaria si è ridotta ai minimi termini. Lo confermano una serie di spiacevoli episodi che si sono verificati negli ultimi mesi.



Situazione di totale caos al “Cardarelli”, dove nel dipartimento di emergenza accettazione molti ammalati risultano ricoverati sulle sedie o addirittura in piedi. In più, si registrano difficoltà nel servizio trasporto infermi, a causa della carenza di personale in organico. Un contesto in cui vengono negati il diritto alla salute ed a cure rispettose della dignità dei pazienti, ma anche il diritto ad un lavoro dignitoso per il personale in servizio.

Non meno grave lo scenario al “Loreto Mare”, dove un’infermiera è stata recentemente schiaffeggiata dalla moglie di un paziente indispettita dall’attesa e dall’assenza del neurologo durante il turno di notte. Anche in questo caso, i sindacati medici denunciano una cronica mancanza di personale ed un numero eccessivo di lettighe nei reparti, dalla chirurgia d’urgenza, alla neurochirurgia, con il picco in medicina. Scandalose carenze anche nel reparto diagnostica per immagini, dove risulta fuori uso una tac su due.

Situazione d’emergenza anche al “San Giovanni Bosco”, dove i disagi sono accentuati dalla riduzione di posti letto, dovuta alla chiusura di due reparti per lavori di ristrutturazione iniziati e mai portati a compimento. I

n molti nosocomi napoletani le lettighe delle ambulanze vengono spesso bloccate, a causa dell’occupazione di tutte le barelle in dotazione. E chissà cosa accadrà quando il picco influenzale avrà raggiunto il suo culmine. Non è giusto generalizzare e gettare benzina sul fuoco, ma tante perplessità ha suscitato la morte, lo scorso 2 gennaio, di Gianluca Forestiere, deceduto dopo il trasferimento in due ospedali dell’Asl Napoli 2 Nord per una Tac rotta.

E’ necessario che si capisca, una volta per tutte, che con la salute dei cittadini non si scherza. Per troppo tempo il Governo ha individuato nella sanità il settore ove operare i maggiori tagli, non rendendosi conto che, in assenza di risorse e personale, il sistema è destinato ad implodere. A rendere il quadro della situazione ancora più complesso si è aggiunto il ripristino della normativa europea sull’orario di lavoro del personale del S.S.N., a tutela della salute dei lavoratori e della appropriatezza delle prestazioni ai cittadini. Infatti, per garantire l’applicazione della legge, considerato che il blocco del turn over ha ridotto l’organico regionale di circa 15.000 unità, si sta facendo ricorso ad accorpamenti e chiusura di servizi, al di fuori di ogni programmazione.

Ormai, il lavoro in sanità è diventato sempre più difficile ed i cittadini verificano ogni giorno sulla loro pelle la negazione del diritto costituzionale alla salute. Bisogna intervenire con urgenza per affrontare la grave crisi che sta determinando la implosione del Sistema Sanitario, con un intervento strutturale che consenta di programmare una appropriata risposta assistenziale ai bisogni di salute sostenuta da un numero adeguato di personale.

Nessun commento:

Posta un commento