domenica 28 febbraio 2016

Mostra “L’Altro Ottocento” a Napoli: presentato un catalogo irregolare

di David Lebro

Quando un ente pubblico organizza un evento ci si aspetta, come minimo, che rispetti le procedure. Purtroppo non è quello che è avvenuto nel caso della presentazione del catalogo della mostra L’Altro Ottocento - Dipinti della Collezione d’arte della Città Metropolitana di Napoli, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli e presentato in pompa magna al Convento di S. Domenico Maggiore lo scorso 26 Febbraio. Il catalogo, che raccoglie circa 70 opere appartenenti alla Città metropolitana di Napoli, infatti, è irregolare, perché sprovvisto delle relative autorizzazioni. E’ andata in scena, dunque, l’ennesima autocelebrazione di un assessore comunale, che si è fatto promotore del catalogo di una collezione che, tra l’altro, appartiene all’Ente Città Metropolitana e non al Comune di Napoli. 
La copertina del catalogo "incriminato"
Ma procediamo con ordine. La delibera del sindaco metropolitano n. 315 del 17.12.2015, si limita ad autorizzare solo l’esposizione dei dipinti e la realizzazione della mostra, non citando minimamente la messa a punto di un catalogo, che per essere realizzato avrebbe avuto bisogno dell’autorizzazione di chi detiene i diritti sulle opere d’arte, ossia il Patrimonio dell’Ente Città Metropolitana. Risulta assolutamente incomprensibile, quindi, come sia potuto accadere che una Dirigente dell’Amministrazione di piazza Matteotti come Renata Monda si sia preoccupata, anch’ella, più di autocelebrarsi che vigilare sul rispetto dell’iter tecnico-autorizzativo, come la concessione del diritto di riproduzione delle opere alla società citata all’interno dello stesso catalogo.

E’ bene ricordare inoltre, che l’intero patrimonio culturale dello Stato è tutelato dal Codice dei beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs. 42/2004), che prevede tutta una serie di procedure per la realizzazione di mostre e cataloghi d’arte. Nel caso specifico, quindi, la realizzazione del catalogo avrebbe avuto bisogno di specifiche autorizzazioni, connesse alla riproduzione fotografica delle opere e alla relativa stampa su catalogo, rilasciate dal titolare dei diritti sulle medesime opere, ossia il Patrimonio dell’Ente Città Metropolitana. A ciò si aggiunge il fatto che, per la riproduzione a scopo di lucro, come nel caso in esame (visto che il prezzo di vendita del catalogo posto in copertina è di 30 €), è previsto il pagamento di un canone di concessione, la cui quantificazione, sulla base di diversi parametri, è stabilito dall’autorità che ha in consegna i beni. Non risulta, infine, comprensibile come mai non sia stata seguita alcuna procedura ad evidenza pubblica per l’affidamento dell’incarico di realizzazione del catalogo alla società editrice dello stesso, come previsto dalla normativa vigente in materia, né tantomeno appare chiaro quale sia la destinazione dei proventi ricavati dalla vendita del catalogo. Tutti questi interrogativi sono stati girati sia a Palazzo San Giacomo che a Palazzo Matteotti ma, per il momento, dall’Ente metropolitano fanno sapere solo che stanno procedendo con tutti gli approfondimenti del caso, per individuare responsabilità e valutare se è necessario procedere al ritiro immediato del catalogo d’arte, in quanto realizzato in difformità alle norme di legge. Saranno i prossimi giorni a dirci, insomma, quale sarà l’esito di quello che sembra, a tutti gli effetti, un “pasticciaccio in salsa napoletana”.

venerdì 26 febbraio 2016

Itinerari Culturali attraverso il Novecento nel Centro storico di Napoli


di Massimiliano Pennone

"Itinerari Culturali attraverso il Novecento nel Centro Storico di Napoli" rappresenta una iniziativa unica, nella quale mettere a valore il rilievo culturale e monumentale del Centro Storico, Patrimonio UNESCO, della Città di Napoli, attraverso il dialogo con prestigiosi intellettuali e la cittadinanza tutta, chiamati a confrontarsi sulle grandi questioni civili e culturali enucleate in alcuni temi-guida: egemonia, giustizia, resistenza, autodeterminazione, innovazione.

Cinque testi e cinque intellettuali, tra febbraio e giugno prossimi, si interrogheranno, insieme con Elena Coccia, Presidente Osservatorio Permanente Centro Storico di Napoli - Sito UNESCO, in una vera e propria Scuola di Politica e di Conoscenza.

L'iniziativa si articola in diversi incontri e si svolge a partire dalla presentazione di volumi rappresentativi di luoghi culturali e di tematiche salienti di notevole e scottante attualità, senza ridursi all'episodico. Una costellazione di argomenti sparsi e discontinui, capaci magari di offrire alcune suggestioni, ma non di concorrere alla visualizzazione cognitiva di un vero e proprio immaginario di senso.

Gli itinerari costituiscono un percorso politico-culturale, in grado di affrontare le categorie del presente sullo sfondo del loro contesto sociale e storico, di forte approfondimento tematico e di spessore culturale.

Ora o mai più. Verso la rinascita del Rione Terra di Pozzuoli

di Marcello de Angelis


“Ora o mai più. O cambiamo oggi o non ce la faremo più”. Le parole del Governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca, sono state chiare e non lasciano spazio a dubbi. Si tratta di parole pronunciate durante la conferenza stampa tenuta qualche settimana fa, nella sala consiliare di Palazzo Migliaresi in quel di Pozzuoli, dopo la visita ai cantieri che stanno lavorando alla rinascita del cosiddetto “Rione Terra”, alla presenza del Sindaco Vincenzo Figliolia e della Soprintendente all’Archeologia Adele Campanelli.

De Luca ha di fatto indicato la nuova direzione imposta alla Regione Campania da quando ne ha assunto la Presidenza: un piano di interventi che dovrà premiare grandi progetti che sviluppino i territori e non piccoli interventi che hanno solo una impronta clientelare. Progetti da attuare nell’immediatezza, che aiutino a far decollare l’economia turistica, facendone la base su cui fondare una rinnovata gestione delle risorse regionali.
Il Rione Terra - La Rocca
L’intenzione è quella di ripartire proprio dall’area puteolana, una terra che fa da congiunzione tra Bagnoli ed il litorale Domitio, e proprio dal Rione Terra, un incredibile patrimonio naturale ed artistico che a tutti gli effetti è considerato il cuore di Pozzuoli. Qui nacque la città arroccata su di uno sperone di roccia proteso nel Golfo di Napoli tra Nisida e Baia che permetteva di controllare bene gli arrivi dei nemici provenienti sia dal mare sia dalla terra, la cosiddetta “Rocca”.

Circondata dal mare per tre lati e quindi difficilmente accessibile, è stata la vera protagonista di tutte le evoluzioni storiche del luogo, dai primi anni della colonizzazione greca all’insediamento della colonia romana di Puteoli nel 194 a.C., epoche in cui la città conobbe il suo periodo di maggior splendore anche grazie al fatto che, prima della nascita di Ostia, Pozzuoli è stata per secoli il maggior porto di Roma, cosa che giovò molto alla città. Poi, con la creazione della darsena ostiense prima, ed il decadimento dell'Impero Romano poi, cadde velocemente in declino, fino a che la vasta città, che si estendeva fino a comprendere la moderna Bacoli, si ridusse essenzialmente alla piccola Rocca. Negli edifici romani si continuò ad abitare per tutto il Medioevo, quando al promontorio venne dato il nome di "Terra" per indicare il villaggio situato in un luogo opposto al mare.

Da quel momento, quell’angolo di città iniziò a “stratificarsi”, in quanto le culture succedute nel tempo costruirono le loro botteghe ed abitazioni su quelle che un tempo erano le mura romane nascondendole completamente. L'esempio più lampante di questo fenomeno è senza dubbio il Duomo di San Procolo, che fu edificato proprio sulle mura del tempio di Augusto: costruito all'epoca della dominazione spagnola, ingloba il tempio di età romana, che a sua volta inglobava un tempio di era repubblicana.

L’esplosione della industrializzazione che investì Pozzuoli intorno al 1900 col conseguente e progressivo trasferirsi a valle delle attività economiche, relegò il Rione Terra a quartiere periferico, anche a causa del nascente fenomeno del bradisismo. Nel 1970 la Rocca venne completamente evacuata per poi essere colpita dal disastroso terremoto dell’Irpinia del 1980 e da quel momento divenne un vero e proprio quartiere fantasma. Solo durante i primi lavori di ripristino degli anni ‘90, la Storia romana è riaffiorata facendo di colpo scoprire quanto era nascosto.

Tempio di Augusto
Ed oggi, dopo gli scavi archeologici e i lavori di restauro, realizzati grazie al fondamentale finanziamento regionale, è stato restituito alla città l’antico Tempio di Augusto, un patrimonio archeologico quasi perfettamente conservato. Si tratta di un vero e proprio museo di tutta la storia puteolana, dal 500 a.C. distribuito su una superficie di quasi quattromila metri quadrati. È stato addirittura possibile localizzarne le due arterie principali in cui si divideva l’antica acropoli romana: il decumano di via Duomo, al di sotto della strada moderna, ed un altro decumano sul lato posteriore del tempio di Augusto.

E per rendere omaggio a cotanta scoperta, è stato aperto dagli ultimi mesi del 2015 un interessante percorso archeologico sotterraneo tra edifici, magazzini e tabernae di cui però già alla fine di marzo ne è prevista la chiusura. Ma l’Amministrazione comunale, in collaborazione col Governatore De Luca, è intenzionata a tenerlo aperto mettendolo alla base di un vero piano di rivalorizzazione storica e turistica dell’intera zona puteolana. D’accordo anche la Soprintendente Campanelli, secondo cui l’obiettivo è quello di rendere la Rocca “un motore economico, con l’uso sensato della risorsa antica, facendo tesoro di ciò che è emerso dagli scavi”.
Percorsi sotterranei
Il Presidente De Luca ha sottolineato la necessità di accelerare i lavori e chiudere i molti cantieri ancora aperti. Pozzuoli viene oggi considerata uno dei punti principali per lo sviluppo dell’intera Regione Campania con l’idea di un innovativo programma di rivalutazione e il sogno di trasformarne il porto in uno scalo crocieristico, facendo diventare, in un’ottica più ampia, i Campi Flegrei uno dei punti decisivi per il rilancio della macchina turistica della Campania. È quindi necessario concentrare i fondi europei in maniera tale da creare una potente spinta che possa far ripartire l’ingranaggio dello sviluppo economico, da troppo tempo fermo. E non bisogna perdere questa possibilità, considerando anche il fatto che ben presto non si avrà più l’accesso alle risorse economiche comunitarie in quanto, da qui a cinque anni, l'Italia uscirà dall'ambito delle nazioni che necessitano di un sostegno europeo.

Per Pozzuoli è previsto un maxi investimento anche per le opere di mobilità, partendo dal miglioramento di quella su rotaia: ci si riferisce alla Circumflegrea e alla Cumana, quest’ultima famosa per i suoi treni incredibilmente vetusti, ritardatari e per niente sicuri, che pochi giorni fa ha regalato ai passeggeri, oltre al recente incendio di un vagone, addirittura il deragliamento di un treno finito fortunatamente senza vittime. “Ora o mai più!” Questa è la parola d’ordine. E la rinascita del Rione Terra non è che l’inizio.

Apple sceglie Napoli per la formazione dei suoi sviluppatori

di Luigi Rinaldi

Grande soddisfazione a Napoli per l’apertura in città del primo Centro di sviluppo App iOS d’Europa. Un progetto da 600 posti di lavoro specializzato e, quindi, un’importante opportunità di crescita economica per il capoluogo campano. Il Centro servirà a formare migliaia di giovani studenti, per preparare il loro ingresso nella brillante comunità degli sviluppatori Apple. Il colosso di Tim Cook prevede di ampliare questo programma estendendolo ad altri paesi a livello mondiale.
 
La scelta di Apple premia sicuramente l’impegno dell’Italia sul fronte del digitale e dell’innovazione. Non a caso, qualche settimana fa, il premier Matteo Renzi ha segnalato l’investimento di 100 milioni di euro di Cisco in Italia nel giro di tre anni. Iniziative simili a quella di Apple è possibile che siano prossimamente annunciate anche da altri soggetti dell’hi - tech americano.

Nel 2015 Amazon ha creato in Italia oltre 600 posti di lavoro a tempo indeterminato (i dipendenti attualmente sono circa 1400) ed altre assunzioni sono in vista, mentre Google a Bologna ha inaugurato, il 21 gennaio scorso, presso il dipartimento universitario di informatica l’Innovation development center, primo laboratorio universitario per le tecnologie Google for Work. 

Iniziative come quelle di Apple offrono di certo un segnale di discontinuità rispetto al passato. Infatti, dopo tanti anni in cui le aziende statunitensi sono fuggite dall’Italia, ora le stesse tornano a dare fiducia al contesto economico del nostro Paese. In realtà si tratta di scelte strategiche ben precise. L’Italia, come recentemente rilevato dall’Ocse, è tra gli ultimi posti in Europa per quanto riguarda le competenze digitali e tecnologiche, per cui, con il Paese che inizia ad uscire dalla recessione economica, si presentano importanti opportunità di investimento nel campo dell’innovazione.
Le aziende italiane per poter crescere necessitano sicuramente di innovazione e formazione, ma l’obiettivo deve essere anche quello di far si che i risultati conseguiti, grazie agli investimenti dei colossi americani, restino in Italia e non facciano ritorno nella Silicon Valley. Il fatto, poi, che la scelta di Apple sia ricaduta su Napoli non può che rendere orgogliosi tutti coloro che tanto si stanno prodigando per il rilancio economico della nostra regione. Da più parti, in controtendenza rispetto al passato, si sta cominciando a guardare al Mezzogiorno d’Italia come territorio vincente per puntare su politiche industriali tendenti a premiare alta tecnologia, ricerca e innovazione. Apple consentirà a tanti giovani e validi sviluppatori di accedere a nuove occasioni di lavoro crescendo sotto la guida del colosso di Tim Cook. Anche in questo caso sarà di fondamentale importanza che il governo locale faccia la sua parte, sostenendo le scelte provenienti d’oltre manica, con adeguate politiche finalizzate alla creazione di nuovi posti di lavoro, specialmente per i giovani e le donne.

Lunga scia di omicidi di camorra, ma l'esercito non serve


di Gian Marco Sbordone

Quello degli omicidi compiuti dalla criminalità organizzata a Napoli è un triste fenomeno che ci sembra riduttivo e superficiale classificare come “problema”. Esso è molto di più: si tratta di una piaga, di una squallida e sistematica mattanza che, pur essendo in alcuni periodi intervallata da una calma apparente e da una relativa “tranquillità”, avvelena la città, la violenta e contrappone una tetra oscurità all’ abbagliante luce che da sempre caratterizza questa terra, la sua storia, la sua gente.

Diversi omicidi, racchiusi in un arco temporale di pochi giorni, hanno costituito l’ ennesima pugnalata inferta ad una città che sembra non trovare pace. La sporca e abietta mano della camorra ha ucciso a Saviano, dopo aver colpito nei quartieri di Ponticelli e di Cavalleggeri.

Un’ escalation di violenza che sta avendo luogo, paradossalmente, in seguito a numerosi arresti di boss che hanno creato un “vuoto di potere” all’interno dei vari clan, favorendo così l’entrata in scena di “nuove leve”. Giovani, in alcuni casi giovanissimi, aspiranti boss che si contendono il controllo del territorio e dello spaccio di stupefacenti. Sono spietati, bande di balordi esaltati che agiscono spesso sotto l’ effetto di droghe. Per essi, l’eventualità che persone comuni ed estranee ai loro affari possano ritrovarsi sulla traiettoria dei proiettili, di certo non rappresenta un problema.

Il Ministro degli Interni Angelino Alfano
Per fronteggiare l’emergenza criminalità sono stati inviati a Napoli 250 militari che saranno impiegati in operazioni di controllo del territorio. Per il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, “questa è la pronta risposta dello Stato, che avevo assicurato durante il Comitato per l'Ordine e la Sicurezza, dedicato al capoluogo campano”. “Queste unità di rinforzo -ha continuato il Ministro- rappresenteranno con più forza il presidio di legalità che noi intendiamo contrapporre agli episodi di violenza e di recrudescenza della criminalità e alle faide interne che in questo momento caratterizzano le azioni criminali, potenziando il controllo del territorio e rafforzando la fiducia dei cittadini nelle istituzioni”.

Militari alla stazione di Napoli Centrale
E così l’ opinione pubblica torna, ancora una volta, a porsi una domanda che è sempre la stessa: inviare l’ esercito a Napoli è opportuno? Servirà a qualcosa? Da parte nostra, la risposta che ci sentiamo di dare è un secco e convinto no. No, inviare l’ esercito non serve a nulla. Per far fronte ad una simile emergenza occorrerebbe agire in maniera decisa e sistematica su quello che è un tessuto sociale che, specialmente in determinati quartieri della città, racchiude al proprio interno situazioni di estrema povertà e abbandono. Uno scenario di degrado culturale e morale che per la criminalità organizzata costituisce un terreno fertilissimo per reclutare nuovi adepti seminatori di morte.

Più di tutto occorre una cosa: la scuola. Ad oggi Napoli è una città in cui ancora troppo alta è la percentuale di dispersione scolastica. Solo l’ istruzione può giocare un ruolo fondamentale nell’ inculcare nelle menti dei più giovani che quella del boss malavitoso è una figura che va disprezzata, che deve generare ribrezzo anziché desiderio di emulazione. Bisognerebbe sempre tenere a mente le parole che Raffaele Cantone, Presidente dell’ autorità nazionale anticorruzione, pronunciò non molto tempo fa; parole che appaiono come un lampo di verità in mezzo a tanta ipocrisia: ”Per vincere la camorra serve un esercito di insegnati”.

Non va poi dimenticato che tutti questi episodi di violenza così efferati e ravvicinati scoraggiano chi nella nostra città potrebbe investire, creando così opportunità di lavoro, altro fattore fondamentale per fare in modo che certi giovani non finiscano con l’essere attratti dal guadagno facile per poi venire risucchiati in un abisso senza via di uscita. Inutile girarci intorno, fino a quando la lotta alla camorra non verrà inquadrata in una prospettiva del tutto diversa sarà difficile credere che un giorno nel nostro territorio qualcosa possa realmente cambiare.

La leggerezza e l’ironia di un Pulcinella: Troisi e la sua arte

di Antonio Ianuale

La targa delle scale intitolate a Massimo Troisi
A Napoli, nel cuore del quartiere Chiaia, lo scorso 18 gennaio sono state inaugurate le scale Massimo Troisi, proprio dove è stata girata la famosa scena con Lello Arena del film “Scusate il Ritardo”. Un regalo di compleanno anticipato per Troisi, nato il 19 febbraio del 1953 in quel di San Giorgio a Cremano, scomparso troppo presto, all’età di 41 anni, a Roma il 4 giugno 1994. Una vita divisa tra teatro, televisione e cinema, in cui il noto artista partenopeo ha raccontato a suo modo le problematiche di una generazione, con un suo stile personale e un registro linguistico in cui adoperava insieme il napoletano e l’italiano.

Critici e studiosi parlano di afasia, in riguardo alla lingua di Troisi, per descrivere quel linguaggio esitante, sminuzzato, che tradisce una difficoltà espressiva e comunicativa. Gli esordi a teatro vedono un Troisi giovanissimo cimentarsi nella scrittura di atti unici da portare sul palcoscenico. Questi anni saranno decisivi per la sua formazione e per il suo approdo alla televisione: comincia a lavorare con Lello Arena ed Enzo De Caro formando il trio comico che approderà sul piccolo schermo con il nome di La Smorfia. Partendo da situazione del contesto napoletano, l’ironia dissacrante del trio toccava diversi ambiti: dalla religione, alle problematiche sociali, alla guerra. Sketch come L’Annunciazione, Natività, Dio, sono pietre miliari della comicità napoletana.

Fotogramma da "Scusate il ritardo"
Negli anni Ottanta, dal teatro passa al cinema, esordendo con la pellicola “Ricomincio da Tre”. Troisi è Gaetano, un giovane napoletano che emigra a Firenze, stanco della sua vita a Napoli. Celebre la scena in cui Gaetano finge di incontrare per caso Marta, e quella sul nome da dare al loro bambino. Il film fa guadagnare a Troisi fama in tutta la penisola, ma il successo è definitivo con il film “Scusate il Ritardo”. Il personaggio di Vincenzo riprende quello di Gaetano, ma stavolta sarà l’amore per la bella Anna a stravolgere la monotonia della vita a Napoli. Al centro vi sono i rapporti umani, la difficoltà di comunicare, la paura di amare: riflessioni sulla condizione umana, allievate dagli sketch con Lello Arena. Memorabile la scena del dialogo sotto la pioggia dove Vincenzo cerca, a modo suo, di aiutare l’amico Arena, distrutto dalla fine della sua relazione.

Alcune famose interpretazioni di Massimo Troisi
Dopo “Scusate il Ritardo”, Troisi inizia una serie di collaborazioni con attori e registi: la regista Cinzia CH Torrini gli affida un piccolo ruolo nel film “Hotel Colonial” con protagonista Robert Duvall, dall’incontro con Roberto Benigni nasce il film “Non ci resta che piangere”, mentre il regista romano di adozione, Ettore Scola lo dirige in tre film: “Splendor” e “Che ora è?” in cui recita con Marcello Mastroianni e “Il viaggio di Capitan Fracassa” con Ornella Muti e Ciccio Ingrassia.

Ritorna alla regia con “Pensavo fosse amore invece era un calesse”, suo ultimo film da regista, con Francesca Neri, dove Troisi analizza ancora il rapporto d’amore tra due giovani. Promessi sposi, i due concorderanno nel non sposarsi, perché un uomo e una donna non sono fatti per stare insieme. Nella scena finale, davanti alla donna in abito nunziale, Troisi ribadisce la sua tesi: “Io credo che, in particolare, un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi tra di loro. Troppo diversi, capisci?”.

L’ultimo lavoro è quello che lo consacra a livello internazionale: “Il Postino” con la regia dell’americano Michael Radford. Tratto dal libro di Antonio Skarmeta “Il Postino di Neruda”, ne riprede la trama, ambientando la vicenda a Procida. Il poeta cileno è interpretato dall’attore francese Philippe Noiret, mentre Troisi è Mario Ruoppolo, il pescatore che viene incaricato di portare la posta al poeta. Neruda prende subito in simpatia Mario, gli fa conoscere la poesia, lo spinge all’impegno politico, lo aiuta a conquistare la bella Beatrice interpretata da Maria Grazia Cucinotta. Il ritorno in patria del poeta, sarà un duro colpo per Mario che per anni aspetterà il ritorno dell’amico. Quando Neruda tornerà, troverà solo il figlio, Pablo, mentre Mario è deceduto durante una manifestazione di piazza a Napoli. “Il Postino” segna il successo internazionale di Troisi, con i giornali europei e americani che ne esaltano il talento e la grandezza. La morte lo coglie poco dopo la conclusione delle riprese del film. A testimonianza del successo arriva anche la candidatura all’Oscar come migliore attore. Dopo il Postino, Troisi ottiene il riconoscimento della sua arte in tutto il mondo, con studi critici ed accademici che ne riconoscono l’assoluta grandezza. Un impegno che ancora oggi tiene viva la memoria del grande artista di San Giorgio A Cremano.

Porti: l’ipotesi accorpamento Napoli-Salerno non piace ai salernitani

di Danilo D'Aponte

Giù le mani dal porto. E’ lo slogan che campeggia sulla maggioranza degli striscioni che, in questi giorni, stanno facendo capolino in varie zone nella città di Salerno. Il motivo del contendere è il paventato accorpamento del porto di Salerno a quello di Napoli. Non solo addetti ai lavori quelli colpiti dal "mal di pancia", ma anche istituzioni, lavoratori e operatori del settore portuale di Salerno. A lanciare l’allarme è Assotutela, associazione fondata nel 1982 per la tutela e lo sviluppo del Porto di Salerno, al termine di una riunione che si è tenuta nella sede del Terminal Sct SpA.
Porto
In un documento ufficiale Assotutela chiarisce le sue preoccupazioni: “Napoli deciderà per Salerno la destinazione d'uso delle aree portuali, l'indirizzo delle operazioni portuali, il contenuto delle licenze per l'esercizio di impresa portuale, gli investimenti da realizzare. In altre parole Napoli deciderà qual è il futuro marittimo-portuale di Salerno. E ancora: “tutta la comunità portuale rifiutando convintamente l'inutile e dannosa ipotesi di accorpamento, tutelerà con forza e determinazione, in ogni sede ed in ogni forma, i risultati ottenuti negli anni dal porto, grazie al lavoro tenace di imprese, lavoratori, servizi; lavoro tenace che ha posto lo scalo salernitano tra i protagonisti dello shipping internazionale», affermano gli associati.

Assotutela, nel documento che verrà poi sottoposto ai cittadini ed alle istituzioni allo scopo di “condividere ed attivare ogni possibile azione tesa a preservare la piena autonomia gestionale, operativa e finanziaria del porto di Salerno”, ha inoltre puntualizzato che “la teoria della pianificazione delle funzioni favorisce la subalternità economica, imprenditoriale e competitiva del porto di Salerno rispetto a quello di Napoli”.

Intanto il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli, ha già approntato un documento con cui il Comune, sostanzialmente, si scaglia contro una simile ipotesi. Ma per giungere a una conclusione vera e propria ci vorrà del tempo, essendo, lo schema di decreto, ancora in via di definizione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e, prima che arrivi nelle sedi di discussione, dovrà passare al vaglio del Consiglio di Stato che dovrà esprimere un parere di legittimità tecnica. Solo allora potranno entrare in gioco le Commissioni parlamentari e la Conferenza Stato-Regioni. Il provvedimento, comunque, non passerà all'esame delle Camere. Nella Conferenza Stato-Regioni, invece, sarà decisiva l'opinione delle Regioni, e il parere espresso dalla Conferenza non può rimanere del tutto inascoltato, soprattutto se a chiedere delle revisioni è una regione di un certo peso come la Campania. Anche perché, ritornando a quanto sostiene Assotutela, l'accorpamento arrecherebbe danno non solo alla città di Salerno, al porto cittadino e alle aziende esportatrici del territorio campano e meridionale (che hanno contato, fino ad oggi, sulla disponibilità di un competitivo gateway salernitano verso i mercati del mondo), ma anche alla stessa Campania, che sarebbe così depotenziata sul fronte mare, passando dalle due attuali ad una sola Autorità Portuale. A differenza di quanto accaduto in altre regioni come Liguria, Puglia e Sicilia che sono riuscite a pretenderne e a mantenerne in vita due.

“Emergenza movida a Napoli”: quali soluzioni?

di Antonio Cimminiello

Tra le più formidabili risorse che un territorio possa presentare trova spazio quel turismo, inteso generalmente come “capacità di attrazione”, che si traduce non solo nelle bellezze naturalistiche ed architettoniche, ma anche nella presenza di luoghi di aggregazione rivolti a tutti, cittadini e turisti: ed è questo senza dubbio il caso di Napoli. Ma una tale risorsa può addirittura divenire un’arma a doppio taglio, in assenza o mancata attuazione di un’adeguata regolamentazione quanto meno in grado di assicurare una civile e pacifica fruibilità. 
Il popolo della movida napoletana
Solo poche settimane fa si è registrato un nuovo caso di “movida selvaggia”, con l’accoltellamento a danno di un ventitreenne in Via Bisignano, nella nota zona dei baretti di Chiaia, in grado di attrarre ogni week-end moltitudini di giovani e meno giovani in cerca di svago.

Un episodio che però rappresenta solo la punta dell’iceberg, questione aggravata da ulteriori condizioni evitabili: ad una microcriminalità sempre più diffusa e pericolosa in quanto mirata a “colpire nel mucchio” si aggiunge il mancato rispetto di normative specifiche, come dimostrato dalla persistenza di locali privi di sistemi di insonorizzazione o “distributori” di alcolici e musica ad altissimo volume, oltre i limiti di tempo previsti o, peggio, in assenza di autorizzazioni indispensabili per la sicurezza degli stessi avventori (depositi trasformati, locali pieni fino all’inverosimile, ecc.). Ed è facile che in queste condizioni sia messa a repentaglio l’incolumità di tutti, fino ad arrivare agli stessi residenti.

La risposta delle istituzioni per fortuna non si è fatta attendere: se finora la pur rigorosa regolamentazione predisposta dal Comune di Napoli -tra i cui aspetti si ricorda il divieto di trasportare prodotti in vetro al di fuori della cosiddetta zona Cosap (canone occupazione spazio aree pubbliche), nonché il divieto di apertura dei locali commerciali oltre le 3 del mattino- è stata per certi versi vanificata dall’assenza di controlli, la Questura partenopea ha dato attuazione al Progetto Aracne: in sostanza, individuate le zone della città maggiormente frequentate e quelle afflitte statisticamente dal maggior numero di reati predatori o altri fatti di violenza, e stabiliti contatti con i cittadini locali per una migliore conoscenza della zona e relative criticità, si istituiscono presso le stesse presidi fissi delle forze dell’ordine, in modo da assicurare, ove necessario, interventi mirati e soprattutto immediati, come dimostrato comunque dai risultati ottenuti già in precedenza (il Progetto Aracne nasce infatti già tre anni fa e riguarda l’intera città di Napoli).

In attesa di ulteriori e nuove ordinanze sindacali ad hoc, deve restare alta l’attenzione: “godersi” Napoli significa contribuire alla realizzazione anche della propria persona, passando per quel

“diritto ad essere felici” ormai legalmente affermato, ma ciò non può assolutamente comportare il sacrificio di incolumità pubblica e sicurezza urbana.

Terra dei Fuochi: l’epigenomica per comprendere meglio il “fenomeno”

di Luigi Rinaldi

Lo scorso 30 gennaio, presso il Centro Congressi della Università Federico II di Napoli, si è tenuto il convegno “Dall’Ambiente all’Epigenomica: salute bene globale”, organizzato da Medicina Futura Research, gruppo di ricerca di Medicina Futura Group, con il patrocinio della Federico II e della Regione Campania. Al centro del dibattito, la nostra regione intesa come laboratorio di studio sul rapporto tra cambiamenti ambientali e modifiche epigenetiche o più semplicemente sui meccanismi molecolari mediante i quali l'ambiente è in grado di alterare l’attività dei geni senza tuttavia modificare l'informazione contenuta, ossia senza modificare le sequenze del DNA.

Secondo studi scientifici, con il nostro comportamento, con il nostro stile di vita, alimentare, sportivo, culturale nonché alla luce dell’ambiente in cui viviamo siamo in grado di influire sui meccanismi di espressione del nostro patrimonio genetico ereditario. 
La Campania, e più precisamente la sofferente Terra dei Fuochi si presta come laboratorio ideale per l’approfondimento di tali studi scientifici, ma anche per aiutare meglio a comprendere cosa è accaduto e cosa si potrà fare per questa martoriata zona del territorio campano. Tra le iniziative più interessanti annunciate in seno al convegno, uno screening sulle condizioni di salute della popolazione del Comune di San Vitaliano. Medicina Futura Research avvierà, infatti, una serie di studi sulle persone che vivono nella cittadina dell’area nolana, la quale, più di tante altre, negli ultimi tempi ha superato i limiti di tolleranza delle polveri sottili. La stazione di monitoraggio di San Vitaliano registra da molto tempo livelli alti di smog, superiori addirittura a metropoli come Napoli e Milano in merito alla cadenza di sforamento dei limiti. Una situazione davvero allarmante, che preoccupa non poco i cittadini e le amministrazioni comunali dell’intera area. 

Rappresentazione del DNA
San Vitaliano è stato considerato un comune a rischio anche nell’ultimo dossier di Legambiente, dedicato proprio all’inquinamento dell’aria in Campania. Il Gruppo Medicina Futura effettuerà, quindi, uno screening sulla popolazione ponendolo a confronto con un altro comune ubicato nell’aree più interne della nostra regione, che non presenta le medesime condizioni di criticità.

L’obiettivo è di evidenziare come all’interno della Terra dei Fuochi le devastanti condizioni ambientali siano in grado di determinare mutamenti nel patrimonio genetico ereditario della popolazione, onde offrire un contributo scientifico per un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. E’ questo sicuramente il modo più giusto per affrontare la questione Terra dei Fuochi, nel senso di non partire necessariamente dall’emotività, ma dalle competenze, affidandosi al lavoro dei tantissimi scienziati impegnati su questo fronte, per fornire risposte serie alla aspettative della popolazione.

Ormai è noto a tutti il disastro ambientale presente nella Terra dei Fuochi, così come l’incremento delle patologie neoplastiche. Tuttavia, di fronte a questa situazione scioccante, bisogna non solo capirne e studiarne le cause, ma anche individuare scientificamente modelli di ricerca e comportamentali idonei ad assicurare ai cittadini una maggiore sopravvivenza ed una migliore e sostenibile qualità di vita.

Ordine degli Avvocati di Napoli: Rossi, nuovo Presidente

di Marcello de Angelis

L’Avvocato Armando Rossi è il nuovo Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Napoli. Le votazioni sono avvenute lunedì 15 febbraio nell’aula del Consiglio del Nuovo Palazzo di Giustizia, dove è stato nominato con otto voti favorevoli su undici. Un solo avente diritto si è astenuto. Un ruolo di altissimo prestigio raggiunto dopo aver fatto parte del Consiglio Forense già dal 2010 come Consigliere e dal 2013 con la carica di Consigliere Segretario.
 
Cinquant’anni portati splendidamente, Armando Rossi è tra i più giovani Presidenti mai eletti e subentra alla guida del fondamentale organismo forense assumendo il ruolo che fu, tra gli altri, del maestro dell’Avvocatura Alfredo de Marsico. E lo fa in un periodo particolarmente difficile, che ha visto avvicendarsi figure di primissimo piano sulla poltrona più importante del Consiglio: Francesco Landolfo, Franco Tortorano, Francesco Caia, cui spettò l’onòre e l’ònere di traghettare il settore civile dell’Avvocatura dall’originaria sede di Castel Capuano, divenuta troppo vetusta e non capace di provvedere alla mole di processi che, con gli anni, si sono moltiplicati in modo esponenziale, alla nuova sede del Centro Direzionale. Dopo la sua elezione al Consiglio Nazionale Forense la carica vacante è stata assunta dall’Avvocato Flavio Zanchini, anche se per un limitato periodo di tempo, data la sua recente scomparsa.

“Il momento di crisi che stiamo vivendo ci impone di guardare avanti con convinzione e responsabilità per il superiore interesse dell’Avvocatura napoletana, bisogna prendere posizioni più decise e assumere iniziative più incisive”, le prime parole del nuovo Presidente dell’Ordine. Avvocato da quasi venticinque anni, conosce alla perfezione virtù e problematiche del mondo legale nel suo insieme. “Assumo la presidenza con onore e con senso di responsabilità facendomi portavoce, insieme a tutto il Consiglio, delle battaglie a tutela del cittadino che attendono l’Avvocatura fin dai prossimi giorni”: è risoluto il Presidente Rossi, conscio del peso che avrà la sua figura nelle future scelte di un Consiglio che dovrà attuare, come nel complesso passaggio generazionale tra una classe ormai matura di Avvocati professionisti della “vecchia scuola” e una più giovane e scalpitante, di difficile gestione; ma anche e soprattutto l’annoso problema delle tante persone ormai insofferenti rispetto ai lunghissimi tempi di attesa, prima di avere una risposta dalla giustizia.
Il nuovo tribunale di Napoli
Tema trattato anche dal Presidente della Corte d'appello, Giuseppe De Carolis, nel corso della cerimonia dell'inaugurazione dell'anno giudiziario al salone dei Busti di Castel Capuano: i tempi di definizione dei procedimenti civili e penali continuano ad essere eccessivi, non solo a Napoli, ma in tutto il Paese. E questo comporta, per i ritardi nei processi civili, maggiori spese per l'erario a causa delle indennità dovute per la legge Pinto, e per i processi penali, la scarcerazione di imputati anche per reati gravi per decorrenza dei termini di custodia cautelare e l'estinzione di un gran numero di reati per prescrizione. Esempio emblematico è rappresentato dal nuovo Tribunale di Napoli Nord, il quale, recentemente costituito, patisce già enormi ritardi e profondi disagi.

Il Presidente Rossi ha già le idee chiare su come affrontare il difficile cammino che lo attende: innanzitutto mettendo l’accento sulla forte carenza di organico nella gestione della sfera amministrativa, causa principale di un tale rallentamento e di un siffatto disagio nella gestione del carico giudiziario. E la novità del cosiddetto processo telematico non ha apportato comunque alcuna miglioria rispetto ai tempi dilatati di gestione in quanto, davanti allo schermo di un computer c’è comunque bisogno di un essere umano che gestisca il programma. E allora il problema di un organico insufficiente viene solo tradotto in un linguaggio differente, ma non cambia di una virgola.

È davvero arduo il compito che spetta al Presidente Rossi, che però ha dalla sua parte una età capace di slanci innovativi che, sicuramente, lo porteranno ad organizzare un ufficio di presidenza aperto anche alle esigente dei colleghi più giovani. Ma ha anche la grande capacità di affrontare i problemi con una saggezza ed una competenza di chi è un professionista da tanto tempo, lavorando con impegno nel rispetto dei colleghi e delle persone che ancora credono nella Giustizia in una città che è stata e resta la culla dell’Avvocatura. Non possiamo che augurare, insomma, buon lavoro al Presidente Rossi.

Le radici di un successo: il "MADE IN Italy"

di Germana Guidotti

Il ‘Made in Italy’ è l'emblema del modello di industria all'italiana che si è imposto a livello internazionale e che è (stato) al centro dell'attenzione generale. Attenzione però, perché se da un lato si è rivelata foriera di studi approfonditi e riflessioni di tipo sociologico, antropologico, statistico, economico, culturale, aventi come oggetto proprio l’indagine sulle radici del successo del ‘marchio Italia’, dall’altro ha fatto sì che si sviluppasse, ahimè, la tendenza all’imitazione, alla copia.



Tale modello può vantare una lunga e per molti versi esaltante stagione di successi, e negli ultimi anni è riuscito, per merito soprattutto delle imprese d'avanguardia, a migliorare le proprie performances sotto il profilo tecnico-produttivo, organizzativo manageriale, del marketing e della creatività. Tuttavia, da qualche tempo il ‘Made in Italy’ sembra avere perso il proprio caratteristico slancio e fatica ad allinearsi alla nuova e più agguerrita concorrenza internazionale. Si trova, pertanto, ad attraversare una fase di riorganizzazione, di riassetto al proprio interno, nel tentativo di recuperare in primis una maggiore efficienza nella gestione delle varie fasi di cui si compone la catena del valore-prodotto (marketing, comunicazione, produzione-distribuzione e logistica); in secondo luogo sta cercando la via migliore per ri-lanciare se stesso come brand sui mercati internazionali, in seno ai quali appare aumentata in maniera sensibile la competitività.

Del resto, i successi che in anni recenti le imprese leader del ‘Made in Italy’ hanno conseguito, pur in presenza di situazioni di mercato difficili, confermano in toto l'importanza che oggi rivestono appropriate e qualificate strategie di marketing e di vendita, supportate naturalmente da congrue risorse finanziarie e organizzative, al fine di costruire posizioni solide, durature nel tempo, e difendibili sul mercato. Infatti, più che mai questo settore così rilevante per l'economia nazionale, inevitabilmente, vede dipendere i propri successi, o al contrario i propri fallimenti, precipuamente dall'individuazione di politiche, attuate sia a livello di sistema-paese (strategie governative, pianificazioni collettive, etc.) sia a livello di singole imprese, in grado di rafforzare la presenza, l'immagine e il posizionamento dei prodotti italiani tradizionali sui mercati globali. In altre parole, tutto si rivela frutto di scelte ben precise e ponderate.

Recenti statistiche dimostrano che oggetti e prodotti ‘Made in Italy’ sono presenti in tutte le case del mondo, dunque, nella dimensione del privato, ma anche nelle scuole, negli uffici, nelle strade, negli ospedali, negli alberghi, etc., dunque nella dimensione pubblica. Un successo di tal genere è determinato da cinque fattori fondamentali: la funzionalità, sinonimo di efficienza, il gusto, la cura dei materiali, la qualità e l’innovazione dei processi produttivi.


Alcuni dei settori in cui 'il Made in Italy' eccelle
I settori in costante crescita, che rappresentano tasselli importanti nella storia della ‘Made in Italy’, sono: l’arredamento (non casualmente il Designer in Italia è una delle figure professionali più interessanti e ricercate), l’agroalimentare, la produzione industriale e la produzione artigianale.

La moda e i beni di lusso italiani sono ambiti in tutto il mondo, grazie alla creatività di molti stilisti, progettisti, architetti, che hanno reso lo stile italiano tra i più apprezzati in assoluto.


Per quanto concerne il comparto agroalimentare, secondo fonti Istat l’Italia si conferma il primo Paese per numero di riconoscimenti Dop, Igp e Sgt (produttori e trasformatori), conferiti dall’Unione Europea. Infatti, i prodotti agroalimentari ‘Made in Italy’ di qualità riconosciuti sono complessivamente in continua ascesa e riguardano per lo più quelli base della tradizione culinaria italiana, quali frutta, verdura, formaggi, olio extravergine di oliva e carni fresche. Sempre l’Istat ha comunicato che sono sensibilmente aumentati gli operatori certificati. Per le imprese agroalimentari italiane ricevere una certificazione di qualità rappresenta un concreto Passepartout per l’export, perché senza questi “bollini” i prodotti alimentari di qualità, come i prodotti biologici, rischierebbero di non essere accettati sui mercati internazionali, a causa dell’eventuale mancata tracciabilità, con ripercussioni estremamente negative e gravi danni per l’economia del Paese. Attualmente, il contrasto alle frodi alimentari, dall’adulterazione alla sofisticazione alla manipolazione, ricopre un ruolo fondamentale e si basa su un sistema di controlli, svolti dalle autorità competenti, che hanno nell’accreditamento il punto di forza che garantisce competenza, trasparenza e indipendenza dei laboratori di prova e degli organismi di certificazione, e che sinergicamente fondono la propria azione con quella governativa, atta ad assicurare la qualità degli alimenti e a tutelare la salute dei consumatori.

Prodotti DOP e IPG


Anche il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ha riconosciuto pubblicamente che il sistema italiano delle denominazioni registrate come Dop, Igp e Sgt è uno dei più avanzati al mondo; a riprova del fatto che il nostro Paese è capace di mettere in campo misure che vanno oltre quelle richieste dall’Europa e testimoniano quanto nel nostro paese le maglie dei controlli siano strette e gli standard di sicurezza per la salute dei consumatori elevati. Basti pensare che nell’ambito delle attività di certificazione, ogni anno vengono svolte 600 mila ispezioni e analizzati più di 200 mila campioni di prodotti dagli organismi di controllo ufficiale coordinati dal Ministero della Salute, e parallelamente gli organismi di certificazione -accreditati e poi autorizzati dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali- eseguono più di 30 mila controlli di qualità sui prodotti alimentari. Ma nonostante ciò rimangono purtroppo frequenti gli episodi di adulterazioni, falsificazioni e contraffazioni di prodotti alimentari, in primis quelli importati dai paesi extra comunitari.

Circa l’artigianato industriale italiano, sono tante le realtà del nostro paese in cui il saper fare continua a rappresentare un ingrediente essenziale, una certezza di qualità e di innovazione. E spesso tali realtà appartengono all’Italia poco conosciuta, ma vitale e sorprendente. Infatti, la riscoperta del lavoro artigiano, non solo in Italia, supera i confini dell’economia ed obbliga ad una importante riflessione su cosa significhi nella società odierna, completamente massificata, omologata e globalizzata, la parola ‘creatività’, guardata anche nell’ottica di opportunità di rilancio e sviluppo. Del resto, i vantaggi competitivi delle imprese italiane che fanno grande il ‘Made in Italy’ nel mondo dipendono senza dubbio dalla logica dei distretti industriali, aree mono-prodotto tipiche del nostro Paese, dove anche le piccole imprese, essendo in relazione fra loro, riescono a competere nei mercati globali. Il modello tradizionale dei distretti, tuttavia, negli anni recenti è mutato. Oggi in Italia nei distretti si sono affermate poche imprese leader, che sono riuscite ad imporre una forte immagine di marca ed un dominio dei canali di distribuzione.

Rimangono pertanto le medie imprese italiane di origine artigianale, che hanno mantenuto nel corso degli anni un legame culturale profondo con la dimensione e la cultura dell’artigianato, lo zoccolo duro della produzione, tanto da essere definite quarta forma di capitalismo.

Quali allora i possibili futuri scenari per l’economia italiana totalmente dipendente dal ‘Made in Italy’? Senz’altro la contaminazione e compenetrazione sempre più stretta fra lavoro artigiano ed economia globale. Il lavoro artigiano o meglio un approccio culturale alla produzione tuttora improntato a una dimensione artigianale, lungi dall’apparire anacronistica, rappresenta invece la cifra più caratterizzante dell’economia italiana. Ciò che accomuna le imprese italiane che hanno successo a livello globale, e contestualmente le differenzia da quelle presenti in altre Paesi, come il settore della moda, del design, dei materiali di finitura per l’industria delle costruzioni, delle macchine utensili, etc., è la capacità tutta artigianale di adattare l’offerta alle specifiche esigenze e richieste del mercato, e in ultima analisi dei clienti. Nelle medie imprese italiane di successo la tradizione del lavoro artigiano si pone dialetticamente in rapporto con l’industria internazionale ed emerge che il tratto realmente distintivo e specifico della produzione italiana è la non standardizzazione: la capacità cioè di produrre su misura a costi relativamente contenuti (chiaramente più elevati rispetto ad un prodotto standardizzato, ma inferiori a quelli di un potenziale produttore estero che decida di cimentarsi sulla via della personalizzazione).

La forza del ‘Made in Italy’ risiede dunque nella sua competitività dinamica, che ha saputo accettare le sfide imposte dai mercati internazionali e rinnovarsi, coniugando perfettamente passato e futuro, tradizione ed innovazione.

Biblioteca dei Girolamini a Napoli: un patrimonio artistico da salvare

di Antonio Ianuale


Un patrimonio culturale dal valore inestimabile, un luogo che trasuda storia che deve essere salvaguardato con lo sforzo e l’impegno di tutti. Questo rappresenta la Biblioteca dei Girolamini, la più grande e antica di Napoli, alla ribalta della cronaca nazionale per il furto di alcuni dei suoi volumi nel 2012. La Procura dispose il sequestro della struttura nell’ambito dell’inchiesta che vide prima indagato e poi condannato a sette anni l’allora direttore Massimo De Caro. Alcuni di quei volumi sono stati recuperati e riportati a casa, anche grazie alla collaborazione della Procura tedesca: infatti nel febbraio del 2015 sono stati recuperati a Monaco, libri rubati a diverse biblioteche italiane, tra i quali quelli di Copernico e Galileo sottratti proprio alla Biblioteca dei Girolamini.

La biblioteca ancora sotto sequestro è stata riaperta, ma solo per poche ore nell’ottobre scorso, e soltanto per pochi spazi. Adesso arriva l’impegno del Ministro della Cultura, Dario Franceschini, che in una sua visita a Napoli ha sottolineato l’impegno del Ministero: "Firmerò subito il provvedimento. Questo tempio della cultura, della bellezza e della storia italiana ha grandissime potenzialità e merita di essere valorizzato. L'unica persona alla guida è la soluzione giusta per curare la ferita di questi scaffali vuoti. E' un nuovo inizio dopo una storia di una violenza inaudita. Il complesso monumentale non deve essere più diviso né avere diversi riferimenti in diverse parti del ministero. Avrà un unico direttore che manterrà naturalmente separate tutte le competenze che servono per la biblioteca, la pinacoteca".

Mobilitazione anche della società civile, con l’associazione Amici della Biblioteca dei Girolamini che, il 25 gennaio scorso, ha organizzato la prima assemblea pubblica per sensibilizzare l’opinione pubblica, cercando di incrementare il numero degli iscritti, avviando altresì una sottoscrizione collettiva per richiedere il restauro dei tanti volumi recuperati.
Il complesso monumentale dei Girolamini
Cultura ma anche storia nel recupero di una struttura sorta nel lontano 1586, per opera dell’architetto Giovanni Antonio Dosio, per poi essere quasi del tutto restaurata nel 1780 da Ferdinando Fuga. La biblioteca fa parte dell’omonimo complesso monumentale, che include anche una chiesa in stile barocco e un convento su cui aleggia una misteriosa ed affascinante leggenda: quella del nobile napoletano Don Carlo Maria Vulcano. Giovanissimo, entrò nel Convento dei Girolamini nel 1696, per consacrarsi alla meditazione, ma apparizioni spaventose e altri singolari episodi minacciavano la sua serenità. I frati girolamini tentarono di scacciare queste presenze maligne ma senza alcun risultato, tanto da decidere di allontanare Vulcano, spedendolo in un convento di Carpi. I fenomeni però non si placarono, fino a quando il giovano Vulcano non decise di rinunciare alla carriera ecclesiastica nel 1697. Dopo la rinuncia di Vulcano tornò la serenità e la normalità nel complesso dei Girolamini. La leggenda è narrata in un testo usufruibile nella stessa Biblioteca.
Una delle sale del Biblioteca dei Girolamini
L’intera collezione è raccolta in quattro suggestive sale settecentesche e vanta un patrimonio librario di circa 160.000 volumi ed opuscoli, tra i quali 5.000 edizioni del Cinquecento, 120 incunaboli e oltre 10.000 edizioni rare e di pregio. Inoltre, nella Biblioteca dei Girolamini studiò e si formò il filosofo napoletano Gian Battista Vico. Tutto questo patrimonio storico-culturale non può non essere salvaguardato.

A Napoli nasce "IL POGGIO": un raggio di sole in una buia caverna

di Gian Marco Sbordone

A Napoli, in Via Nuova Poggioreale, è stato aperto un nuovo polo enogastronomico. Si chiama “Il poggio”, un ex opificio abbandonato, un capannone di 1500 metri quadri che non solo fungerà da bar, pasticceria, forno e ristorante, ma ospiterà eventi sociali, musicali e culturali.
Giovani al lavoro nel nuovo polo eno-gastronomico
La notizia di questa apertura sembra poter avere lo stesso effetto di un raggio di sole in una buia caverna. Si perché la notizia, di per sé bella, positiva e rassicurante, diventa addirittura paragonabile ad un rischiarante raggio di luce se consideriamo: 1) che l’attività darà lavoro a circa 60 giovani; 2) che tra questi giovani taluni provengono da quartieri tristemente noti come Scampia, altri rappresentano esempi di marginalizzazione e sofferenza essendo extracomunitari scampati alla guerra o alla povertà, altri portatori di handicap; 3) il centro si aprirà nell’ex area industriale-Quartiere Poggioreale.

Il Ministro del lavoro Giuliano Poletti nel commentare lodevolmente l’iniziativa ha puntualizzato: “Quando parliamo di vicende che riguardano il Sud, non possiamo usare la categoria dell’emergenza, siamo di fronte all’esigenza di avere infrastrutture, occasioni che devono produrre un’aspettativa stabile: a me pare che Il Poggio sia un’iniziativa che realizza questa idea avendo una pluralità di obiettivi, ma allo stesso tempo puntando a cambiare strutturalmente le cose. Il bello è che dentro questo c’è la promozione di lavoro e di opportunità, offrendo un percorso di uscita dalla marginalità anche a chi viene da situazioni di svantaggio e puntando al recupero, alla e valorizzazione e alla rigenerazione di una parte della città“.
Il Poggio
Non dobbiamo, non possiamo nasconderci le difficoltà che sta vivendo la città. La disoccupazione è a livelli record e sempre più giovani si trasferiscono in altre zone d’Italia o all’estero. Tra essi partono anche numerosi ragazzi di solida preparazione professionale o scientifica. Essi sono frustrati, avviliti, non vorrebbero, ma devono partire. E così la nostra terra si impoverisce sempre di più, diventa terra arida, senza cultura, senza socialità, senza speranza. Ma non si vuole fare l’elenco delle calamità vecchie e nuove che attanagliano Napoli, elenco che sarebbe peraltro lungo e doloroso. Si è voluto citare però l’impoverimento sociale e culturale (e quindi umano) che occorrerebbe interrompere al più presto.

Ed è per questo che il polo enogastronomico di Poggioreale appare un raggio di luce in una buia caverna. Perché esso sembra andare proprio nella direzione giusta, quella del recupero della dignità delle persone, ma anche di un quartiere e dell’intera città. Ciò che bisogna auspicarsi, adesso, è che questa notizia non sia relegata nei fatti minori, ma abbia invece la meglio su altre tristi storie che guadagnano quotidianamente le prime pagine. Cari giornalisti e divulgatori vari, ve ne preghiamo, provate a parlare meno dei mali di Napoli e un po’ di più di quanto sta accadendo a Poggioreale, mentre diciamo grazie a chi ci ha creduto.

Il Comune di Napoli lancia il progetto “Napoli 4 Families”

di Luigi Rinaldi

Palazzo San Giacomo
Il processo di crescita dell’offerta turistica e culturale della città di Napoli registra un nuovo importante risultato. L’Area Comunicazione, Promozione della città e Marketing del Comune di Napoli di concerto con l’Assessorato al Turismo, ha messo a punto il progetto “Napoli 4 Families”, finalizzato a consentire alle famiglie con bambini, sia napoletane sia in visita nella nostra città per motivi turistici, di partecipare a nuove e differenti esperienze culturali e ricreative, attraverso la riscoperta di percorsi ed itinerari cittadini, con un ruolo non più da semplici spettatori, ma da veri e propri protagonisti.

Saranno organizzati, infatti, percorsi storico-archeologici, paesaggistici, musicali, cinematografici, multimediali e gastronomici, che consentiranno ai bambini insieme ai propri genitori di approfondire la conoscenza della cultura e delle tradizioni partenopee. Il progetto si rivolge alle famiglie che abbiano bambini di età non superiore a 14 anni e sarà usufruibile sino a tutto il prossimo mese di aprile, ma, dopo averlo testato, l’obiettivo è di renderlo permanente.
Il logo dell'iniziativa "Napoli4Families"
Per la realizzazione di questo innovativo progetto, si è resa necessaria la fattiva collaborazione di associazioni, musei e strutture culturali, che hanno proposto le relative attività ed itinerari. Il progetto Napoli4Families sarà veicolato attraverso il sito ufficiale dell'iniziativa, www.napoli4families.it, che sarà inserito anche in importanti siti web di realtà internazionali, e attraverso i canali di visibilità utilizzati dall'amministrazione. La scelta dell’Amministrazione di Napoli è sicuramente lodevole, in quanto l’Ente, di fronte ad un evidente aumento del flusso turistico, ha acutamente colto la necessità di migliorare i propri servizi e le proprie offerte. Napoli negli ultimi anni è diventata la meta di tantissimi turisti catturati dalle sue bellezze. In testa i francesi che non hanno mai abbandonato Napoli, nemmeno nei giorni bui della crisi. Dalla Francia il flusso di turisti è in costante crescita, e anche dagli Stati Uniti i viaggiatori che fanno tappa a Napoli aumentano in modo sistematico.

La novità degli ultimi mesi è rappresentata dai brasiliani che hanno inserito Napoli tra le mete delle loro visite in Italia. Durante gli scorsi mesi estivi si è registrata anche un’impennata di turisti provenienti dal Giappone e dall’Inghilterra. Di fronte a questo boom di visitatori, Napoli si presenta ancora con tanti problemi da risolvere, dal problema dei trasporti su gomma al problema della sicurezza, ma le iniziative messe in atto dal Comune di Napoli, come appunto il progetto “Napoli4Families”, denotano una crescente attenzione dell’Amministrazione comunale rispetto ad un fenomeno in grado di favorire la crescita e lo sviluppo dell’intera città.

Nuove norme e divieti per i fumatori

di Maria Di Mare

Approvate già nell'ottobre dello scorso anno, sono entrate in vigore solo all'inizio del mese di febbraio 2016 le nuove norme che regolarizzano permessi e divieti sul fumo. Il nuovo Decreto legislativo, infatti, recepisce una normativa del 2014 del Parlamento Europeo, al fine di avvicinare maggiormente ogni Stato membro alle politiche europee in materia di lavorazione, presentazione e vendita di prodotti contenenti tabacco.

Le nuove norme, che interesseranno il 20% della popolazione italiana, a tanto ammonta infatti la percentuale dei fumatori secondo i dati pubblicati dal Ministero della Salute, si muoveranno su un doppio binario, con fini differenti ma complementari. Possiamo infatti dividere le modifiche introdotte in due gruppi: un primo gruppo che porterà novità sui prodotti contenenti tabacco, e un secondo gruppo finalizzato alla tutela dei minori.

Per quanto riguarda i prodotti del tabacco, tra le novità più significative troviamo, in primis, il divieto dell'uso di aromi caratterizzanti e il fatto che non saranno più in commercio i pacchetti da 10 sigarette, il tabacco da masticare e le piccole confezioni di tabacco.

Sui pacchetti saranno introdotte inoltre, le avvertenze combinate, cioè alle classiche avvertenze scritte sugli effetti dannosi del fumo saranno associate delle immagini a colori. Le stesse avvertenze occuperanno almeno il 65% della confezione e su di esse sarà apposto anche il numero verde da contattare per richiedere aiuto qualora si volesse smettere di fumare.

Ci saranno nuove disposizioni anche per quanto riguarda le sigarette elettroniche. Ad esempio sarà vietata la trasmissione di messaggi pubblicitari di liquidi e ricariche per le sigarette elettroniche negli stacchi pubblicitari di programmi per cui è permessa la visione ai più piccoli e, comunque, tali messaggi non potranno essere trasmessi nella fascia oraria che va dalle 16 alle 19.

Per garantire una maggiore tutela dei minori non sarà più permesso fumare in presenza degli stessi o di donne in gravidanza. Le sigarette elettroniche dotate di liquidi in cui c'è presenza, seppur in minima percentuale, di nicotina, non potranno essere vendute ai minori e, a tal fine, saranno intensificati i controlli ai distributori automatici per assicurare il funzionamento del dispositivo di rilevamento dell'età anagrafica del compratore. Entrerà inoltre in vigore il divieto di fumare all'aperto qualora ci si trovasse in uno spazio antistante scuole, università ed ospedali, dove non si potrà fumare soprattutto nei pressi dei reparti di pediatria, ginecologia ed ostetricia. 

Ed in attesa della nuova campagna contro il fumo, ricordiamo la passata il cui testimonial era Nino Frassica, scelto per assicurare un tono scherzoso agli spot scanditi dallo slogan “Ma che sei scemo?”. I target degli spot erano quattro: le donne in dolce attesa, le donne come fumatrici assidue, il fumo passivo sui minori e l'effetto quasi iniziatico al fumo da parte dei genitori fumatori. Ai messaggi televisivi e radiofonici era associata una diffusione via web tramite la pagina ufficiale www.macheseiscemo.it, ancora consultabile.

Nuovo Polo CNR a Napoli: la riscossa delle eccellenze

di Antonio Cimminiello

Continuano le iniziative che mostrano sempre più Napoli al mondo come nuova “culla” dello studio e della formazione. Il 5 Febbraio scorso, infatti, è stato inaugurato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche un nuovo Polo Tecnologico, che sarà operativo a pieno regime da Settembre. 
Il Polo si trova a via Marconi nel quartiere Fuorigrotta ed evidenzia immediatamente la sua centralità, dando spazio al suo interno ai laboratori degli Istituti sulla Combustione e per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente, fortemente impegnati nella delicata ed attualissima materia ambientale, soprattutto ai fini di studio e contrasto dei fenomeni di inquinamento. Tanto più che, curiosamente, la stessa struttura si mostra rispettosa dell’ambiente, essendo dotata di sistemi di riscaldamento in grado di definire la temperatura in base al numero delle persone presenti negli ambienti. Ma gli aspetti positivi sono numerosi. Oltre alla collocazione nevralgica del Polo -in una zona vicina a quella Bagnoli, anch’essa oggetto di un’imminente riqualificazione- giova sapere che, pure a fronte di un iter non proprio breve (sei anni), è stata portata a compimento un’opera con l’utilizzo di denaro pubblico, nella specie 15 milioni di euro circa provenienti dal Ministero dello Sviluppo mai utilizzati prima, finalmente dando una spallata a quella “cattiva” e recente abitudine soprattutto al Sud, dove mancanza di coordinamento politico e, spesso, inettitudine a più livelli hanno portato alla paradossale restituzione dei fondi pubblici per mancata realizzazione dei relativi progetti.

Come già anticipato, l’inaugurazione del nuovo Polo CNR segue altri avvenimenti sulla medesima scia, come l’inaugurazione di “Corporea”, il primo ed unico museo permanente sul corpo umano in Europa, presso la rinata Città della Scienza, o ancora, la più mediatica apertura, su iniziativa del colosso Apple, del Centro di Sviluppo App iOS d’Europa, destinato alla preparazione dei futuri sviluppatori della nota società di Cupertino.

Se tale circuito virtuoso ha contribuito sicuramente nel mostrare l’Italia al mondo come “..un Paese che ha dimostrato come l’eccellenza significhi fare meglio e non necessariamente produrre di più”, parole dello stesso patron di Apple, Tim Cook, ancor più significativa è stata per la città partenopea l’apertura del Polo CNR: nonostante problematiche note e di vario genere (cui si aggiungono a tal proposito le difficoltà di riqualificazione di talune aree urbane), come ha affermato il presidente del CNR Luigi Nicolais, “ …qui ci sono le condizioni migliori per potere investire in aziende ad alto contenuto di conoscenza”.

L’Altro Ottocento: in mostra la pittura napoletana del XIX secolo

di Antonio Ianuale

Il manifesto della mostra
La pittura ottocentesca è di scena a Napoli, con la mostra “L'Altro Ottocento, Dipinti della collezione d'arte della Città Metropolitana di Napoli”, promossa dall'Assessorato alla Cultura e al Turismo e dalla Città Metropolitana. Allestita nel grande refettorio del convento di San Domenico Maggiore, ne è curatrice la professoressa Isabella Valente, docente di storia dell’arte contemporanea alla Federico II, il cui studio appassionato e continuo ha permesso l’allestimento della mostra.

Il titolo scelto evidenzia il desiderio di recuperare un patrimonio artistico poco noto persino agli stessi esperti della materia. Sono gli artisti meno conosciuti, attivi dall’ Unità d’ Italia fino alla prima decade del Novecento ad essere valorizzati, con le opere in mostra che si trovavano in un deposito del Pio Monte della Misericordia o negli uffici del Palazzo della Città Metropolitana di Napoli.

Tra gli autori di spicco Francesco Altamura, Giuseppe De Sanctis, Alceste Campriani, Giuseppe Cosenza. Le settanta tele che compongono la collezione, rappresentano la visione personale degli artisti di un secolo ricco di influenze culturali e scientifiche, dal Post-impressionismo, agli echi del Simbolismo, al realismo, passando infine per la scuola di Posillipo che ha caratterizzato la pittura napoletana del primo Novecento. Immagini variegate e suggestive che raccolgono le diverse tematiche di un secolo così fortemente connotato ed innovativo nelle arti figurative.
Tra le opere più famose nel panorama artistico troviamo La “Mezza figura di donna in bianco” di Giuseppe De Sanctis, artista formatosi nell’Accademia di Napoli sulle orme del maestro Domenico Morelli, prima di completare la sua formazione all’estero, tra Parigi e Londra. L’opera in esposizione risente proprio per l’aspetto cromatico, del periodo trascorso a Parigi dove De Sanctis fu allievo di Jean Léon Géróme e di Pascal Dagnan-Bouveret.

Il complesso monumentale di San Domenico Maggiore
Tele dell’ Ottocento quindi, ma anche produzioni artistiche del primo Novecento, come la tela “Il Limitare”, di Luca Postiglione, artista figurativo, cresciuto in una famiglia di artisti: il padre dipingeva di tematiche religiose, il fratello Salvatore fu pittore romantico, con attenzione spiccata ai soggetti femminili e ai paesaggi. Spinto all’arte figurativa, dal fratello, suo primo maestro, Postiglione fu poi influenzato dal maestro Bernardo Celentano, esponente verista. Le sue tematiche principali furono i ritratti e rappresentazioni della vita popolare, alla base della sua estetica la ricerca costante del chiaroscuro e della luce.

Testimonianze artistiche, anche di un passato glorioso quando Napoli deteneva una collezioni di opere d’arte dal grandissimo prestigio e valore, che rischiavano di non vedere più la luce del sole, ammuffendo nei depositi in cui erano stato collocate. Inaugurata il 23 dicembre scorso, nell'ambito delle iniziative Natale a Napoli 2015 - Natività dal Sindaco della Città Metropolitana di Napoli, Luigi de Magistris e dall'Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, Nino Daniele, ha ottenuto fin da subito un grande successo. È possibile visitare la mostra dal lunedì alla domenica, dalle ore 10.00 alle 19.00, al costo di euro 7, fino a domenica 28 febbraio.


NauticSud 2016: il salone della nautica torna a Napoli

di Teresa Uomo

Dopo diverse edizioni al Marina d’Arechi di Salerno, dal 27 febbraio al 7 marzo 2016 torna NauticSud, il salone della nautica che avrà come location gli spazi della Mostra d'Oltremare di Napoli. Le prove a mare avranno luogo al Molo Luise, in via Caracciolo, dal 30 marzo al 3 aprile 2016.
Esposizione di barche
Cantieri Nautici Italiani ed enti impegnati in ambito marittimo esporranno i loro progetti al salone nautico, considerato punto di riferimento per gli operatori del settore, ed anche per chi del mare ne fa semplicemente una passione o un hobby. Giornate dedicate all’economia del mare, alla nautica, agli accessori nautici, alla pesca e al turismo. Saranno inoltre allestiti stand con esposizioni di barche, gommoni, accessori e tutto ciò che concerne il settore nautico. Ci saranno inoltre eventi sportivi come testimonianza del legame indissolubile tra la città di Napoli ed il mare. Sarà oltretutto anche un momento di riflessione sui temi dell’economia del mare con un programma di convegni tra gli operatori del settore, partendo da Napoli, con nuove possibilità di sviluppo economico.

Il Consigliere delegato della Mostra D’Oltremare, Giuseppe Oliviero, spiega “Napoli e la Mostra D’Oltremare si riappropriano di un brand che è sempre stato nostro. Ora abbiamo deciso di gestirlo in prima persona, mettendo in campo tutte le migliori professionalità del settore, per rilanciare l’economia della città e di tutta la Campania”.

Anche il Presidente della Mostra D’Oltremare, Donatella Chiodo ha dichiarato che la manifestazione è stata riportata a Napoli per incentivare lo sviluppo del turismo e di tutte quelle attività per far rifiorire l’economia marittima della Campania.

"Rilanciare il NauticSud è un'esigenza imprenditoriale”, commenta con fermezza e fierezza Gennaro Amato, Presidente dell'Associazione Nautica Regionale Campana, invitando tutte le aziende del settore a partecipare, presentando nuove barche e trasformazioni del mercato e rappresentando in grande stile la Nautica Italiana a Napoli.

E’ importante ricordare, infine, che verranno utilizzati diversi porti campani per creare nuove opportunità lavorative per i giovani, in un mercato che da Napoli guarda a tutto il Mediterraneo.

Universiadi: sarà Napoli ad ospitarle nel 2019?

di Maria Di Mare

Mentre si conosce già la destinazione delle Universiadi del 2017, cioè Taipei, già si parla della possibile candidatura di Napoli come sede della XXX edizione delle Universiadi previste per il 2019.
E’ bene ricordare che le prime Universiadi, o Olimpiadi dello Sport, si tennero a Torino nel 1959 quando, dopo aver inizialmente pensato a Roma, si dovette optare per il capoluogo piemontese meglio attrezzato per ospitare l'evento. L'organizzazione che le pianifica, ormai da quasi sessant'anni, è la FISU, Federazione internazionale sport universitari. Fondata nel 1949, questa organizzazione ha lo scopo di promuovere lo sport universitario, non solo tramite le Universiadi ma anche attraverso i Campionati Mondiali Universitari.

Il logo della FISU

Le Universiadi hanno luogo ogni due anni e si presentano al pubblico sia in una veste invernale che in una estiva: la versione invernale dei giochi olimpici universitari si compone di almeno otto sport obbligatori e due opzionali, mentre quella estiva di dodici sport obbligatori ed un massimo di tre opzionali. L'edizione del 1959 fu organizzata dal dirigente sportivo Primo Nebiolo, durante quell'occasione furono adottate anche la bandiera ufficiale, contraddistinta da una U contornata da sette stelle, e l'inno ufficiale Gaudeamus Igitur. L'edizione invernale di Trentino 2013, invece, è stata quella dei record, con oltre 3000 atleti e 55 nazionalità in gara.

Ad oggi l'Italia è la nazione che registra il maggior numero di edizioni come nazione ospite, avendo accolto i giochi per ben dieci volte, quattro per quelli invernali (1959, 1970, 1973 e 1997) e sei quelli estivi (1966, 1975, 1985, 2003, 2007 e 2013), e nuovamente rilancia candidando Napoli come città ospite per le prossime Universiadi estive del 2019. Già il Presidente del Consiglio regionale della Basilicata ha appoggiato la candidatura con parole piene di speranza e intravedendo nelle Universiadi a Napoli un'occasione per la risalita del Mezzogiorno, quest'ultimo descritto come un trampolino per la crescita economica dell'Italia, unitamente alla nomina di Matera come Capitale della cultura.

Il 13 febbraio scorso anche il nostro Premier Matteo Renzi ha appoggiato la candidatura di Napoli in maniera ufficiale, con una lettera indirizzata ai presidenti di FISU e CUSI, consultabile sul sito della regione Campania e che qui riportiamo:

“Cari Presidenti,

il Presidente Vincenzo De Luca mi ha comunicato che intende formalizzare la candidatura della Regione Campania ad ospitare le Universiadi, edizione 2019.

Voglio esprimere compiacimento e condivisione di tale candidatura, considerato il contributo che tale manifestazione potrà arrecare alla promozione e allo sviluppo di Napoli e dell’intera Regione.

Confido che i competenti organi della Fisu vogliano valutare positivamente tale candidatura, per lo svolgimento di un evento cui guarda con vivo interesse anche il governo nazionale.”


Nell’attesa di scoprire quale sarà il verdetto, prepariamoci a godere le prossime Universiadi estive a Taipei e quelle invernali a Almaty, nel 2017.

Napoli: Cittadinanza onoraria al leader curdo Ocalan

di Antonio Lepre

Abdullah Ocalan
Un Kurdo-Napoletano, parodiando il titolo di un’opera teatrale di Eduardo Scarpetta, è quanto avvenuto il 15 febbraio scorso a Napoli, giorno in cui il sindaco del capoluogo campano Luigi de Magistris ha conferito la cittadinanza onoraria al leader kurdo Ocalan.

Abdullah Ocalan è il capo del PKK, ossia il partito dei lavoratori del Kurdistan, detenuto da ben sedici anni nelle prigioni turche. Egli è anche la guida politica e spirituale dell’intero popolo kurdo ed, infatti, si è sempre battuto per i diritti umani e contro la repressione del suo popolo, portata avanti da anni dal governo centrale turco. E’ bene ricordare, però, che il Kurdistan non è uno stato riconosciuto dall’Onu, ma una nazione che ha luogo su un vasto altopiano in Medioriente, sito tra quattro stati: Turchia, Siria, Iraq e Iran. Sono anni ormai che il popolo kurdo chiede l’indipendenza da questi quattro Stati e, già dalla caduta del muro di Berlino, rivendica la propria autonomia.

Sul finire degli anni Novanta il nome del leader kurdo saltò sulle pagine delle cronache italiane quando, accompagnato dal deputato di Rifondazione comunista Ramon Mantovani, si consegnò alla polizia italiana con la speranza di ottenere asilo politico. Ma non aveva fatto bene i conti. Il governo italiano guidato da Massimo D’Alema, infatti, non poteva estradarlo in Turchia, dove vigeva ancora la pena di morte e, al contempo, non poteva concedergli asilo: prerogativa della magistratura, che però si mosse tardi. Così, dopo 65 giorni, il 16 gennaio 1999, Ocalan ripartì per il Kenya, e lì venne scovato e catturato dai servizi segreti turchi.
La distribuzione del territorio Kurdo
A 16 anni dalla sua cattura dunque, Napoli, ha deciso di conferire al leader kurdo la cittadinanza onoraria. Presente alla manifestazione anche la nipote Dilek Ocalan, eletta al parlamento di Ankara come membro dell’HDP. Come ha chiarito lo stesso de Magistris a “Il Mattino”, si è trattata di “un'iniziativa che non vuole essere contro, ma per: per costruire un ponte di pace e di dialogo, per dare voce ad un popolo oppresso che chiede diritti e libertà. Napoli, città della tolleranza, del dialogo e della convivenza tra popoli e religioni, non vuole essere complice del genocidio che sta avvenendo nel Mediterraneo ma vuole favorire ogni passo che proceda nella direzione della tolleranza e della pacificazione”.

Per le strade di Napoli, inoltre, la sera stessa del 15 febbraio si è svolta una festa promossa dalla Rete Kurda Napoli, alla quale hanno partecipato tanti intellettuali e artisti napoletani.

La notizia però non ha avuto solo proseliti, infatti, il leader dell’opposizione Gianni Lettieri ha subito commentato: “Con tutti i guai che vive Napoli ogni giorno, de Magistris trova il tempo di partorire una delibera di giunta per dare la cittadinanza onoraria ad Abdullah Ocalan, ma a voi sembra normale? Non ho parole”.