domenica 28 febbraio 2016

Mostra “L’Altro Ottocento” a Napoli: presentato un catalogo irregolare

di David Lebro

Quando un ente pubblico organizza un evento ci si aspetta, come minimo, che rispetti le procedure. Purtroppo non è quello che è avvenuto nel caso della presentazione del catalogo della mostra L’Altro Ottocento - Dipinti della Collezione d’arte della Città Metropolitana di Napoli, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli e presentato in pompa magna al Convento di S. Domenico Maggiore lo scorso 26 Febbraio. Il catalogo, che raccoglie circa 70 opere appartenenti alla Città metropolitana di Napoli, infatti, è irregolare, perché sprovvisto delle relative autorizzazioni. E’ andata in scena, dunque, l’ennesima autocelebrazione di un assessore comunale, che si è fatto promotore del catalogo di una collezione che, tra l’altro, appartiene all’Ente Città Metropolitana e non al Comune di Napoli. 
La copertina del catalogo "incriminato"
Ma procediamo con ordine. La delibera del sindaco metropolitano n. 315 del 17.12.2015, si limita ad autorizzare solo l’esposizione dei dipinti e la realizzazione della mostra, non citando minimamente la messa a punto di un catalogo, che per essere realizzato avrebbe avuto bisogno dell’autorizzazione di chi detiene i diritti sulle opere d’arte, ossia il Patrimonio dell’Ente Città Metropolitana. Risulta assolutamente incomprensibile, quindi, come sia potuto accadere che una Dirigente dell’Amministrazione di piazza Matteotti come Renata Monda si sia preoccupata, anch’ella, più di autocelebrarsi che vigilare sul rispetto dell’iter tecnico-autorizzativo, come la concessione del diritto di riproduzione delle opere alla società citata all’interno dello stesso catalogo.

E’ bene ricordare inoltre, che l’intero patrimonio culturale dello Stato è tutelato dal Codice dei beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs. 42/2004), che prevede tutta una serie di procedure per la realizzazione di mostre e cataloghi d’arte. Nel caso specifico, quindi, la realizzazione del catalogo avrebbe avuto bisogno di specifiche autorizzazioni, connesse alla riproduzione fotografica delle opere e alla relativa stampa su catalogo, rilasciate dal titolare dei diritti sulle medesime opere, ossia il Patrimonio dell’Ente Città Metropolitana. A ciò si aggiunge il fatto che, per la riproduzione a scopo di lucro, come nel caso in esame (visto che il prezzo di vendita del catalogo posto in copertina è di 30 €), è previsto il pagamento di un canone di concessione, la cui quantificazione, sulla base di diversi parametri, è stabilito dall’autorità che ha in consegna i beni. Non risulta, infine, comprensibile come mai non sia stata seguita alcuna procedura ad evidenza pubblica per l’affidamento dell’incarico di realizzazione del catalogo alla società editrice dello stesso, come previsto dalla normativa vigente in materia, né tantomeno appare chiaro quale sia la destinazione dei proventi ricavati dalla vendita del catalogo. Tutti questi interrogativi sono stati girati sia a Palazzo San Giacomo che a Palazzo Matteotti ma, per il momento, dall’Ente metropolitano fanno sapere solo che stanno procedendo con tutti gli approfondimenti del caso, per individuare responsabilità e valutare se è necessario procedere al ritiro immediato del catalogo d’arte, in quanto realizzato in difformità alle norme di legge. Saranno i prossimi giorni a dirci, insomma, quale sarà l’esito di quello che sembra, a tutti gli effetti, un “pasticciaccio in salsa napoletana”.

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