mercoledì 30 marzo 2016

Esame di Avvocato: i furbetti del telefonino

di Marcello de Angelis

La Mostra d'Oltremare
Mancano ancora tre mesi e poco più alla pubblicazione dei risultati definitivi e già si parla dell’esame di Avvocato 2015, svoltosi come ogni anno anche a Napoli, alla Mostra d’Oltremare nei giorni 15, 16 e 17 dicembre. Già, perché quest’anno le solite critiche sull’altissima percentuale di bocciati e le conseguenti discussioni, sono state bruscamente precedute da vere e proprie accuse.

Siamo a Milano, sede di Corte d’Appello che quest’anno esamina gli elaborati degli aspiranti avvocati partenopei. È il mese di febbraio e siamo alla terza settimana di correzioni quando una delle quindici sottocommissioni al lavoro si rende conto che due compiti sono identici fra loro: virgole e punti compresi. Fin qui niente di straordinario, dato che in qualsiasi esame, dal più semplice al più complesso, capita che più candidati possano “collaborare” per trovare più facilmente soluzioni o semplicemente per confrontarsi. Ma in questo caso c’è qualcosa di diverso e che supera il livello della cosiddetta “normale amministrazione” ed è stato il Corriere del Mezzogiorno che grazie ad una fonte anonima ha riferito i contorni della vicenda.

Svolgendo una successiva serie di controlli incrociati tra tutti i 150 membri delle sottocommissioni, è stato constatato che una quantità enorme di elaborati erano perfettamente uguali. I compiti fino ad oggi corretti sono 1/3 dei 4.400 complessivi consegnati, in pratica il 20 per cento degli elaborati sarebbe copiato. E non è tutto: i compiti sono risultati identici alle soluzioni postate su sito internet specializzato, ad appena due ore dalla dettatura delle tracce. Ma dal web al foglio protocollo quelle soluzioni come ci sono arrivate? La risposta non può essere che una: i candidati hanno utilizzato i cellulari di ultima generazione per collegarsi alla rete.

A questo punto si pongono due questioni: la prima, gravissima, è quella dei controlli; l’altra è quella del copia-incolla effettuato da giovani che dovrebbero essere, in un prossimo futuro, depositari e tutori del diritto e delle legge. Per quanto concerne la prima questione, è fondamentale ricordare che le prove, come detto, si sono tenute a Napoli e i controlli, per non dire addirittura le perquisizioni (non c’è da meravigliarsi, in altre sedi vengono effettuate fin dentro gli zaini dei candidati), avrebbero dovuto farli all’ingresso dei padiglioni dove l’esame si è svolto. È ovvio che qualcosa non ha funzionato.

I candidati all'opera
Quello che si è verificato ha anche un risvolto comico immaginando la fantozziana scena dei candidati che consegnano alla sorveglianza il telefonino obsoleto, tenendo con loro l’ultimo modello, che servirà qualche ora più tardi per collegarsi con internet. Tutte le prove scritte risultate copiate sono state immediatamente annullate ed è stato allertato l’ispettore ministeriale (ne esiste uno per ogni sessione di verifica) che ha messo a verbale le irregolarità riscontrate.

Ora il Ministero della Giustizia dovrà decidere cosa fare e come intervenire: il concorso potrebbe arrivare addirittura dritto dritto in Procura, e finire, come extrema ratio, per essere annullato integralmente, anche se al momento non ci sono conferme di esposti. L’Ordine degli Avvocati di Napoli, tra i più prestigiosi d’Italia e che conta oltre 14 mila iscritti con una media di circa un migliaio di nuovi iscritti ogni anno, pone da tempo la questione dei controlli quasi inesistenti. Il Presidente Armando Rossi ha immediatamente precisato che è stata pretesa massima trasparenza e rigore nello svolgimento delle prove scritte, sottolineando la necessità di rigidi controlli facendo presente che da anni viene richiesta la schermatura dei locali dove si svolgono gli esami, compito che dovrebbe essere esclusivamente della Corte di Appello, visto che l’Ordine deve limitarsi alla mera designazione di parte dei componenti delle commissioni di esame scelti tra gli Avvocati iscritti alle giurisdizioni superiori.

A sua volta il Presidente della Corte di Appello di Napoli Giuseppe De Carolis intervistato dal Corriere del Mezzogiorno ha affermato che effettivamente la Corte di Appello sovrintende gli aspetti organizzativi dell’esame, di concerto con la commissione presieduta da un Avvocato, ma per l’espletamento dei controlli si avvale delle forze dell’ordine che presidiano gli ingressi, ognuno con una propria competenza sulla zona assegnata. Ma la difficoltà consiste proprio nel perquisire tutti i candidati.

Servirebbero controlli efficaci, magari istallando dei metal detector, ma non ci sono fondi a disposizione, visto che l’intera operazione è costosa e complicata. C’è poi l’altrettanto grave questione dei candidati: gli aspiranti Avvocati che hanno coltivato il sogno di realizzarsi professionalmente sognando di seguire le orme dei grandi maestri dell’avvocatura e che hanno spudoratamente copiato da un sito internet imboccando la scorciatoia più illegale. Una situazione che porta a riflettere in modo serio su un panorama che tocca tasti delicati quali la cultura giuridica di se stessi, dei propri mezzi e delle proprie possibilità intellettive ed intellettuali. E soprattutto sulla propria onestà.
 
L’esame di abilitazione alla professione forense andrebbe rivoluzionato dalle fondamenta, come ha anche dichiarato l’Avvocato Botti in una recente intervista, frazionandolo in più prove da sostenere nel corso della pratica forense, in cui verificare l’aumento del grado di competenza via via acquisito, ad opera di commissioni atte ad interrogare i candidati su problemi concreti ed attuali della professione. Si eviterebbe così anche lo scandalo dei tanti, tantissimi praticantati fittizi e si premierebbero i giovani che in Tribunale ci mettono piede sul serio. Chi è totalmente privo di reale confidenza con atti e uffici giudiziari sarebbe individuato subito. Soprattutto poi si dovrebbe incominciare a mettere assieme teoria e pratica fin dagli studi universitari, troppo distanti dalla reale attività forense di un giurista. Per non parlare poi del costante moltiplicarsi delle offerte formative con università telematiche e del fatto che la facoltà di giurisprudenza non è a numero chiuso.

Basterebbe specializzare i corsi di studio in modo da distinguere chi vuol fare l'Avvocato da chi vuole lavorare nella Pubblica Amministrazione o diventare Notaio o Magistrato. A questo punto non resta che aspettare la fine delle correzioni degli elaborati per far luce su questa vicenda tanto delicata, che mette in gioco non solo il rigore e la professionalità di chi è chiamato a far rispettare le regole, ma anche l'onestà intellettuale di quelli che si sottopongono con scrupolo e correttezza ad una prova d'esame.

L’attesa è terminata: ecco il bando del Concorso a cattedra 2016. Ad aprile la prova scritta?

di Antonio Ianuale

Il manifesto del concorso
L’attesa degli aspiranti docenti è finalmente terminata: è stato pubblicato in Gazzetta il bando del concorso a cattedra 2016. Come da indiscrezioni i bandi del nuovo concorso pubblico sono tre: uno per la scuola dell’infanzia e primaria, un altro per le medie e superiori e uno per il sostegno. I posti sono 63.712 da spalmare nel prossimo triennio, così distribuiti: 6.933 per la scuola dell'infanzia, 17.299 per la primaria, 15.641 per la scuola media e altri 17.232 per la scuola superiore.

Novità introdotta dal Miur è la nuova classe di concorso(A023) di Italiano per stranieri L2, i cui posti disponibili saranno 506 da distribuire su tutti i gradi di istruzione. I posti di sostegno saranno in totale 6.101: 304 andranno alla scuola dell'infanzia, 3.799 alla primaria, 975 alla secondaria di I grado e 1.023 alla scuola superiore. Requisito essenziale è il titolo di abilitazione. Sulla struttura delle prove hanno trovato conferma le indiscrezioni sulla prova preselettiva e sulle domande in lingua straniera che tanto clamore avevano suscitato. Nella nota del Miur si legge che è “confermata l'assenza della prova preselettiva”.

La prova scritta si svolgerà interamente al computer: sono previste 8 domande relative alla classe di concorso, di cui 2 in lingua straniera. I candidati potranno scegliere tra la lingua inglese, francese, tedesco o spagnolo, mentre per la primaria sarà d’obbligo la lingua inglese. I quesiti in lingua straniera saranno a risposta chiusa, mentre gli altri 6 a risposta aperta, per valutare la conoscenza metodologica più che quella nozionistica. Il bando è molto chiaro a tale proposito: l’insegnante dovrà “individuare ed elaborare metodologie e strumenti didattici atti a promuovere negli studenti lo sviluppo delle competenze”. Il tempo a disposizione è di 150 minuti. La prova orale consisterà in una simulazione di una lezione con il candidato che avrà a disposizione 35 minuti da dedicare alla lezione simulata e altri 10 minuti di colloquio con la commissione esaminatrice.

Le iscrizioni sono già aperte e si chiuderanno il 30 marzo alle ore 14. La domanda potrà essere presentata esclusivamente on line accedendo al portale del sito del Miur dedicato al concorso. Sono attesi oltre 200 mila candidati. Il 12 aprile 2016, sarà pubblicato sul sito del Miur e in Gazzetta Ufficiale il calendario ufficiale. Le prove dovrebbero svolgersi entro la fine del mese di aprile, con l’orale fissato nel periodo estivo in modo da terminare l’iter del concorso prima dell’inizio del nuovo anno scolastico.
Il Ministro all’Istruzione Stefania Giannini ha sottolineato l’importanza della pubblicazione del concorso a cattedra, svelando che sarà bandito con cadenza triennale: “Oggi segniamo un’altra tappa fondamentale dell’attuazione della Buona Scuola. Rimettere in moto la macchina dei concorsi era essenziale per dare certezza sui tempi delle selezioni a chi vuole entrare in modo stabile nella scuola. Si torna alla Costituzione: avremo un bando ogni tre anni, con cadenza regolare”. Soltanto in Campania saranno assegnate 6413 cattedre per il triennio 2016/2018.

Terra dei Fuochi: il sacrificio di Roberto Mancini e il dovere di non dimenticare

di Gian Marco Sbordone

Roberto Mancini
In un mondo in cui siamo costretti, quasi quotidianamente, a fare i conti con una realtà che parla di scandali, truffe, abusi di potere; in un mondo dominato dal dio denaro, dalla logica del profitto ad ogni costo, dal più insano individualismo che non si fa scrupolo di calpestare i diritti e la dignità del prossimo, ci sono stati e ci sono ancora uomini che combattono questo stato di cose, uomini che si sacrificano per ciò che è giusto, per il bene della collettività, anche se con le loro azioni mettono a repentaglio se stessi e la loro stessa vita. Sono uomini che ci danno speranza. Uomini veri.

Tra di essi, un posto di assoluto rilievo spetta ovviamente a Roberto Mancini, il poliziotto che per primo -insieme alla sua squadra- indagò sullo sversamento di rifiuti speciali e tossici in quella che oggi è tristemente nota come “Terra dei Fuochi”.

La grande abnegazione per il suo lavoro, la voglia di capire, di andare a fondo e di cambiare le cose portarono Mancini ad entrare spesso in contatto con rifiuti tossici e radioattivi fino a quando gli fu diagnosticato un linfoma non-Hodgkin. Dopo aver lottato strenuamente contro il terribile mostro, il poliziotto eroe si spense nell’ aprile del 2014, lasciando la moglie e una figlia.
Beppe Fiorello (Roberto Mancini nella fiction)
Ultimamente, la fiction in due puntate andata in onda sulla Rai, “Io non mi arrendo”- in cui Beppe Fiorello interpreta Mancini, ripercorrendo parte della vita lavorativa e privata del poliziotto defunto, della sua indagine e della sua lotta- ha permesso a milioni di persone di venire a conoscenza della storia e dell’ eroico sacrificio di colui che è stato un uomo straordinario. Si perché lascia a dir poco attoniti rendersi conto che, se non fosse stato per una fiction- che fortunatamente stavolta sceglie di parlare di valori positivi, di esaltare le eroiche gesta di persone giuste e non di mitizzare la figura di un boss o di spettacolarizzare faide criminali- ciò che Mancini ha fatto per tutti noi, con l’ enorme prezzo che questo servitore dello Stato ha dovuto pagare, sarebbe passato quasi sotto silenzio.

Non è la prima volta, purtroppo, che amaramente dobbiamo constatare che questo Paese tende a trattare con indifferenza se non a ostacolare chi con caparbietà tenta di migliorare questa società, dedicandosi anima e corpo nel combattere le piaghe che la attanagliano. Oggi dobbiamo tristemente prendere atto del fatto che, quando il comitato di verifica del Ministero delle Finanze attestò che il tumore di Mancini era da attribuire a “cause di servizio”, al poliziotto romano venne riconosciuto un ridicolo, misero e soprattutto profondamente offensivo e irrispettoso indennizzo di cinquemila euro. Nel settembre 2014 a Mancini verrà infine riconosciuto lo status di “vittima del dovere”.

Viviamo purtroppo in un’ epoca caratterizzata da una profonda deriva culturale e morale, un’ epoca in cui tra le priorità dello Stato e delle persone di certo non figurano cose come il ricordare chi per il bene delle persone ci ha rimesso la vita. Ed invece, a persone come Roberto Mancini noi dobbiamo tanto, tantissimo. A loro vanno riconosciuti dignità, onore ed eterna gratitudine. Esse ci donano speranza, fiducia. Il loro dono più grande consiste nel farci realizzare che vi è sempre un bene che si oppone e che lotta contro tutto questo male.

Finalmente lo sblocco del turn over: 1200 assunzioni nella sanità in Campania.

di Luigi Rinaldi
Vincenzo De Luca
ll dramma infinito del Sistema Sanitario della Campania registra, finalmente, una buona notizia. Lo sblocco del turn over, tanto auspicato dal personale sanitario e da migliaia di assistiti, da anni in preda ai disservizi della malasanità, è stato annunciato dal Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, al termine di un incontro con il commissario alla sanità, Joseph Polimeni, al quale hanno partecipato anche il subcommissario, Claudio D’Amario ed Enrico Coscioni, consigliere del Presidente per la Sanità.

Il turnover, che dal 2008 era limitato al 10 per cento del personale medico e al 25 per cento del personale infermieristico posto in quiescenza, è diventato totale nel corso del 2015, con riduzione della pianta organica di circa 10.000 unità complessive, tanto da porre la sanità campana in una situazione ai limiti del collasso. A pagarne le conseguenze soprattutto il livello di assistenza che, secondo studi di settore, vede la Campania stabilmente agli ultimi posti, nonostante turni massacranti per il personale in servizio, con continua erogazione di pagamento straordinario, costato quanto, se non addirittura di più, l’assunzione di nuovo personale.

Alla luce di quanto annunciato dal Presidente De Luca, si preparano, dunque, 1200 assunzioni nel settore della sanità in Campania. Si tratta di medici, infermieri e operatori socio sanitari che saranno assunti nei prossimi mesi per rimpiazzare i dipendenti andati in pensione al 31 dicembre 2015. Le 1200 assunzioni avverranno attraverso stabilizzazione dei precari, mobilità e nuovi concorsi che saranno banditi nei prossimi mesi. Si tratta sicuramente di una svolta epocale nella sanità campana, al fine di migliorare i servizi e la qualità dell’assistenza per i cittadini della nostra regione.

L’intero sistema sicuramente riceverà benefici dal reclutamento ed immissione nel mondo del lavoro di personale medico giovane e motivato. È noto a tutti che il personale della sanità, in particolare il personale infermieristico, è sottodimensionato in tutte le aziende ospedaliere della Campania ed è, perciò, costretto a turni massacranti nei vari reparti, inclusi quelli nei quali sarebbe fondamentale disporre di infermieri non sottoposti a stress, per la particolare delicatezza e responsabilità del lavoro svolto. Non c’è bisogno di essere esperti del ramo per comprendere come, anche la minima distrazione da iperaffaticamento dovuto a turni di lavoro intollerabili, possa comportare conseguenze nefaste, in reparti come la terapia intensiva, il pronto soccorso, la cardiologia.

Lavorare ben oltre gli orari canonici per sopperire alla cronica mancanza di personale, sobbarcarsi di compiti persino di carattere burocratico-amministrativo, subire sempre più spesso anche le comprensibili reazioni disperate dei pazienti e dei loro familiari per le attese snervanti alle quali essi sono sottoposti, sono gli effetti eclatanti di una situazione che influisce senza dubbio negativamente sull’efficienza di medici ed infermieri. A rendere il quadro della situazione ancora più complesso si è aggiunto, in questi mesi, il ripristino della normativa europea sull’orario di lavoro del personale del S.S.N. a tutela della salute dei lavoratori e della appropriatezza delle prestazioni ai cittadini. Bisognava intervenire con urgenza per affrontare la grave crisi del Sistema Sanitario, con misure strutturali che consentissero di programmare una appropriata risposta assistenziale ai bisogni di salute, sostenuta da un numero adeguato di personale. Lo sblocco del turn over annunciato dal Presidente, De Luca, rappresenta una tappa di fondamentale importanza in questo delicato e faticoso percorso.

Longevità in Europa: allarmanti dati per il Sud

Una ricerca rivela che Napoli non se la passa bene

di Danilo D'Aponte

Vedi Napoli e poi muori? Lungi da me il voler esser così cinico, no, fortunatamente sono ancora molti di più gli aspetti positivi del vivere in Italia che quelli negativi, però bisogna essere realisti, di motivi per esser scontenti ce ne sono, e anche una ricerca internazionale l'ha dimostrato. Almeno per quel che riguarda la longevità. A Napoli, come del resto per tutto il Sud Italia si vive meno e peggio che al Nord Italia, stando ai dati sulla longevità.

La Campania (con, purtroppo, Napoli in testa) guida le fila di Regione con più basso tasso di sopravvivenza, a farle compagnia c'è la Sicilia. Insomma, le due belle regioni sono quelle con il più basso tasso di sopravvivenza, e a poco servono in questo caso il mare, il sole e stati d'animo universalmente noti come più spensierati.

Cosa provoca questa disparità? Presto detto: zone industriali che si inerpicano dai tessuti urbani (pensiamo alla "Terra dei fuochi"), magari non è così esplicito il Journal of Epidemiology and Community Health, che ha analizzato lo stile di vita degli ultimi 20 anni, influenzati negativamente dai cattivi stili di vita.

Gli esperti la chiamano "altalena della longevità", e tradotto significa che in Europa si viva più a lungo nel nord della Spagna, nel nord-est dell'Italia e nel sud-ovest della Francia, mentre va meno bene per gli abitanti di Paesi Bassi, della Scandinavia e del Regno Unito, dove c'è una delle percentuali più alte di popolazione che vive in aree con bassa probabilità di invecchiare.

Ma come si è svolta la ricerca? I ricercatori hanno analizzato il tasso di sopravvivenza a 10 anni, in particolar modo delle persone tra i 75 e gli 84 anni, raggiungendo la fascia degli 85-94 in 4.404 piccole aree di 18 paesi europei.

I periodi presi in analisi, per quel che riguarda i tassi di sopravvivenza, sono dal 1991 al 2001 e dal 2001 al 2011, escludendo Grecia, Cipro, Germania, Irlanda e i recenti membri Ue dell'Europa dell'Est, per dati insufficienti, includendo invece Norvegia, Svizzera, Andorra, Liechtenstein e San Marino, perché confinanti con Paesi dell'Unione europea.

Nel periodo che va dal '91 al 2001, mediamente, la percentuale di uomini di 75/84 anni che sono vissuti almeno altri 10 anni in più è stata del 27%, mentre tra le donne si sale al 40%.

Nell'altro periodo d'analisi (2001-2011), i tassi di sopravvivenza sono aumentati, raggiungendo, con distinzioni geografiche, il 34% per gli uomini e il 47% per le donne. Infatti, per le donne, nel 2001 si contavano 35 aree di bassa sopravvivenza e 45 di alta. Simile era la distribuzione maschile.

A queste aree va aggiunto il Nord-Est d'Italia (Emilia Romagna e Veneto) per quelle virtuose e Spagna del Sud, Napoli e la Sicilia tra quelle con un basso tasso di sopravvivenza.

Tuttavia anche le aree di alta sopravvivenza del Nord-Est d’Italia rispetto al 2001 si sono ridotte considerevolmente. Gli studiosi concludono, infatti, dicendo che: “molti fattori influenzano la longevità: le circostanze socio-economiche, i geni, gli stili di vita, l’inquinamento e l’accesso alle cure sanitarie» [...] «È probabile che i modelli osservati derivino da una combinazione di 2 tipi di determinanti della salute: la povertà (il che spiega come la longevità bassa si trovi in aree come Portogallo, sud della Spagna, Italia meridionale e zone post-industriali), e stili di vita non salutari (per esempio il consumo di tabacco, o una dieta non bilanciata), che potrebbe spiegare la presenza di aree a bassa sopravvivenza in zone ricche della Scandinavia o Paesi Bassi”.

Fedeli e laici in rivolta: “San Gennaro non si tocca”

di Luigi Rinaldi

Divampa la protesta a Napoli, contro il decreto del Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che, dopo quasi 500 anni di storia, va a modificare la composizione della “Deputazione di San Gennaro”, ossia l’organo di governo della Cappella del Tesoro del Santo Patrono di Napoli. La Deputazione, istituita nel 1601, è un ente laico, in quanto espressione della città e solo della città, del tutto autonomo dalla Chiesa, con lo scopo di tutelare il Tesoro ed il prodigioso Sangue, oltre a contribuire ad alimentare il culto del Santo Patrono.

San Gennaro in processione
Dal 1811, in attuazione del “Bollettino delle Leggi”, emesso da Gioacchino Murat, la Deputazione è presieduta dal Sindaco di Napoli e ne fanno parte dieci rappresentanti provenienti dai cinque Sedili. La Curia, nel corso dei secoli, ha più volte tentato di mettere le mani su una reliquia, dall’inestimabile valore spirituale e religioso: le ampolle del sangue del miracolo. La Deputazione, però, ha resistito ad ogni sorta di attacco, attraversando, indenne, calamità, guerre e rivoluzioni, restando sempre fedele a sé stessa ed al mandato firmato davanti ad un notaio, nel lontano 1527, quando si stabilì che, in cambio della costruzione della Cappella, il Santo avrebbe per sempre protetto la città.

A fine dello scorso mese di gennaio è accaduto qualcosa di epocale. Il Viminale, infatti, senza un motivo ben preciso, ha deciso di trasformare l’organismo in una Fabbriceria, cambiandone la composizione mediante l’ingresso di rappresentanti ecclesiastici e ponendolo, di fatto, alle dipendenze della Curia. Si è scatenata, così, una vera e propria ribellione da parte di coloro che recepiscono il decreto come un’offesa alla storia ed alle tradizioni di Napoli, città che, da sempre, ha avuto con il suo Santo Patrono un legame speciale che va ben oltre la fede.

Il Cardinale Crescenzio Sepe
La questione, tuttavia, non è solo simbolica. In discussione c’è la gestione autonoma del tesoro e dei lasciti dei fedeli. Una questione di potere che ha provocato la dura reazione anche del primo cittadino, Luigi De Magistris, il quale ha invitato Roma a stare lontana da Napoli, affermando: “San Gennaro non si tocca”. Alle manifestazioni di piazza ed alle migliaia di proteste sui social network si sono aggiunte anche due interrogazioni parlamentari. Il tempo per far cambiare idea al Viminale è però limitato. A partire dal prossimo 5 aprile, la Deputazione si trasformerà in un organismo composto da 11 membri di cui quattro di nomina cardinalizia, con la possibilità per la Curia di esprimersi anche sui restanti due terzi. Sarà soddisfatto il Cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe, che allo stato evita ovviamente di rilasciare dichiarazioni.

Giochi senza frontiere

di Marcello De Angelis

La notizia era già da un po’ nell’aria, ma l’arrivo della sua conferma ha generato ugualmente grande eccitazione ed interesse: le Universiadi, quell’enorme “festival internazionale di sport e cultura”, secondo in grandezza solo ai Giochi Olimpici per numero di partecipanti e che si svolge ogni due anni in una città differente, dopo la tappa a Taipei nel 2017, nell’estate del 2019 sbarcherà a Napoli col suo “circus” di almeno 15 mila persone solo tra atleti, organizzatori, membri delle delegazioni e addetti ai lavori di cui 10 mila, in particolare, saranno gli atleti-studenti provenienti da più di 170 Paesi, che si sfideranno in 14 discipline: atletica, basket, scherma, calcio, ginnastica artistica, ginnastica ritmica, judo, nuoto, immersioni, pallanuoto, tennis da tavolo, taekwondo, tennis e pallavolo. Numeri da capogiro che metteranno Napoli e la Campania sotto i riflettori dei media mondiali, un'occasione di rilancio mondiale per la città.

Vincenzo De Luca
La candidatura di Napoli e, in definitiva, della Campania che è stata accettata a Bruxelles dalla FISU, la Federazione Internazionale degli Sport Universitari, era stata presentata qualche settimana prima dal Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca.

Erano rimaste quattro città a contendersi i giochi: Baku, Budapest, Brasilia e Napoli. Superate le prime due e dopo il ritiro di Brasilia, Napoli era rimasta l’unica città in corsa, ma il risultato non era affatto scontato ed è necessario sottolineare che prima di avviare definitivamente l’avvenimento, gli organizzatori hanno chiesto alle istituzioni locali precise garanzie finanziarie e non. Garanzie che Napoli e la Campania dovranno dimostrare di avere, quando gli ispettori della FISU torneranno in città per una nuova valutazione degli impianti e per la stipula del contratto, che dovrà avvenire entro il 20 maggio periodo in cui, salvo imprevisti, la macchina organizzativa partirà ufficialmente.

“E’ la prova evidente di come la città di Napoli sia ritornata in testa a livello internazionale, sia per quanto riguarda la credibilità che la capacità attrattiva di eventi importanti”
. É il commento del Sindaco Luigi de Magistris che mette l’accento sulla rinascita della città, che si è già palesata grazie all’incremento del turismo negli ultimi anni ed ora, con l’avvento delle Universiadi ritornerà anche il grande sport internazionale dopo le Olimpiadi della vela nel 1960 e i Giochi del Mediterraneo del 1963 per i quali in città furono costruiti molti impianti come la piscina Scandone, lo Stadio S. Paolo, il palazzetto dello sport Mario Argento e lo Stadio del Remo al Lago Patria e fu ristrutturato lo Stadio Collana del Vomero insieme al sistema viario di collegamento delle zone.

Attualmente è previsto un investimento di oltre 100 milioni di euro solo per ristrutturare e ampliare gli impianti sportivi di Napoli e di tutta la Regione. In particolare il Presidente De Luca ha annunciato che l’impegno maggiore riguarderà senza dubbio il San Paolo che potrebbe ospitare la cerimonia di apertura dei Giochi. Per ristrutturarlo la giunta de Magistris punta ad ottenere anche un prestito dal Credito Sportivo con cui rimettere a nuovo lo Stadio rimuovendo la famigerata copertura installata in occasione dei Mondiali del 1990. Il restyling riguarderà anche gli altri impianti, dal Collana al Palargine fino al Virgiliano, al Palabarbuto e alla piscina Scandone dove si realizzerà una piattaforma per i tuffi mentre per la ginnastica ritmica servirà un impianto con un’altezza minima di 14 metri.

La Mostra d’Oltremare, sede in cui si svolgeranno molte gare, dovrebbe accogliere il centro tecnico, la sala stampa ed essere il quartier generale dei giudici di gara e della FISU. Nell’area ex Nato di Bagnoli sorgerà il Villaggio mentre gli studenti-atleti verranno in tutta probabilità ospitati nei grandi alberghi del lungomare e del centro. In pratica saranno attivate tutte le procedure necessarie per il potenziamento degli impianti sportivi della Campania, sviluppare reti infrastrutturali e di comunicazione, occuparsi della promozione culturale, sportiva, turistica ed economica del territorio regionale anche in ambito internazionale.

Universiadi 2019 a Napoli
E’ recentissima la notizia della nascita dell’ ”Agenzia regionale Universiadi 2019” seguita dalla creazione di un “Comitato istituzionale Universiadi 2019” presieduto direttamente dallo stesso Governatore De Luca. Quella delle Universiadi sarà una opportunità unica per Napoli che richiederà uno sforzo di professionalità e serietà scarsamente dimostrate dalle amministrazioni regionali passate. La nostra città non è certo nuove ai grandi eventi internazionali, come la Coppa America e la Coppa Davis, il Giro D'Italia, ma anche la visita di Papa Francesco, oltre a grandi concerti; ma è quasi impossibile dimenticare le impietose immagini delle strade sulle quali sarebbe passata la Papamobile, rappezzate applicando in fretta dell’asfalto sui sampietrini storici, cancellando così anche interi tratti di strisce pedonali e lasciando altre zone della città in pieno dissesto, in quanto non rientranti nel percorso del Papa. Identico discorso quando Napoli ospitò il Giro d'Italia nel 2013: anche in quell’occasione la città vide un bel po' di rappezzi alle eterne buche stradali proprio tra Posillipo e via Boccaccio, due delle strade lungo le quali i ciclisti avrebbero pedalato nell'ambito della tappa napoletana. Così come quando l’Unione Europea chiese al Comune di Napoli un rimborso di 720 mila euro per il concerto di Elton John tenuto in città l’11 settembre 2009, periodo in cui sulla poltrona di Palazzo San Giacomo sedeva Rosa Russo Jervolino, in quanto parte del compenso dell’artista derivava da fondi europei per lo sviluppo regionale. Ma dobbiamo essere ottimisti e credere che sicuramente l’attuale nuova gestione della Regione Campania non ripeterà gli errori del passato. Lo stesso ottimismo che i Giochi degli studenti universitari di tutto il mondo porteranno a noi. Questo sarà un evento straordinario che metterà al centro dell’attenzione nazionale e internazionale i valori tecnici ed etici dello sport, in linea con il motto FISU “Eccellenza della Mente e del Corpo” e che si basa su aspetti educativi e culturali attraverso giornate di sana competizione in un contesto di vera amicizia e sportività.

Via libera al nuovo Parco Nazionale del Matese.


di Luigi Rinaldi
Il disegno di legge AS n. 199, per la creazione dell’area protetta nell’Appennino meridionale, che vede quale relatore, il senatore PD, Massimo Caleo, si è arricchito di un nuovo emendamento sull’istituzione del Parco Nazionale del Matese, con una copertura finanziaria di circa un milione e mezzo di euro. Il parco, il ventiquattresimo in Italia ed il terzo in Campania, dopo Vesuvio e Cilento, comprenderebbe l’area molisana e campana al fine di tutelare, nella sua integrità, uno dei più importanti gruppi montuosi dell’Appennino.


Il massiccio del Matese
Un’occasione attesa da tanti anni per valorizzare ed esaltare l’immenso patrimonio ambientale del massiccio, ricco di tesori e risorse geologiche, botaniche e faunistiche, nonché inesauribile riserva d’acqua per gran parte della popolazione della Campania, del Molise e della Puglia. La nascita del Parco Nazionale del Matese, oltre a dare continuità al programma nazionale di individuazione di aree protette lungo l’intera dorsale appenninica, costituirebbe anche un’importante fattore di crescita e sviluppo economico per il territorio. Non si tratta, dunque, solo di un segnale di protezione e conservazione sotto il profilo della biodiversità. Nuove imprese, green economy, turismo responsabile sono solo alcune delle potenzialità in campo.

Un parco nazionale è un’opportunità enorme, capace come pochi altri enti di ottenere risorse europee. Il Parco Nazionale del Matese garantirebbe anche l’inserimento lavorativo di tanti giovani ed in particolare donne, come dimostrano le statistiche del settore. L’istituzione del Parco gratificherebbe inoltre le aspettative del Club Alpino Italiano e di tante associazioni ambientaliste, come Legambiente, che, da oltre trent’anni, sono mobilitate a fianco delle popolazioni locali per la valorizzazione di questo grandioso patrimonio naturale.
 
Lupi
Il territorio del Matese è costituito da una catena di monti prevalentemente calcarei situati tra Molise e Campania. E’ un territorio ricco di luoghi selvaggi, popolati da lupi ed aquile reali, paesaggi dolci, con laghi dalle acque azzurre, borghi caratteristici, prodotti tipici genuini, unici e saporiti. Sui 65 mila ettari di vegetazione oltre ai boschi, creste, pascoli e vallate, vivono almeno 60 specie di animali ritenute di interesse europeo: il massiccio del Matese è strategico anche per la salvaguardia del lupo appenninico e dell’orso bruno marsicano. Indiscusso anche il suo patrimonio speleologico. Tra le grotte più famose c’è “Pozzo della neve”, che con i suoi 1045 metri è la seconda grotta d’Italia per profondità. Spazio anche all’archeologia con il sito di Altilia, al turismo religioso, con l’eremo di Sant’Egidio e la basilica di Castelpetroso, ed agli sport di montagna.

Camorra: Annalisa è morta 12 anni fa, ma da allora nulla è cambiato.

di Gian Marco Sbordone

Forcella
Annalisa Durante viene uccisa il 27 marzo 2004, a Forcella, da un proiettile vagante, come si dice, o meglio da un proiettile non destinato a lei. Si trovò al posto sbagliato nel momento sbagliato, come pure si dice. Era a chiacchierare con due amiche, in Via Vicaria Vecchia. Arrivarono i killer della camorra con l’ intenzione di giustiziare Salvatore Giuliano, “O’ Russ”, tra i nipoti dello storico boss del quartiere, il quale reagì sparando e colpendo alla testa la ragazzina che morì poco dopo in ospedale. I genitori scelsero di donare i suoi organi.

La vicenda ebbe un’ enorme eco a Napoli e in tutta Italia. Fu il padre di Annalisa, Giovanni, ad impressionare particolarmente l’opinione pubblica con la sua reazione straziata e allo stesso tempo dignitosa. Giovanni, un uomo semplice, figlio di quel quartiere, ancor di più impressionò per la carica che mise nelle iniziative di cui si rese protagonista per risvegliare le coscienze nella nostra martoriata città intorno al tema della barbara violenza, che può strappare alla vita, da un momento all’altro, una giovane innocente. Molto fecero anche la Chiesa e il Comune: l’ intitolazione di una scuola, una biblioteca, e poi convegni, dibattiti e tanto altro.

A dodici anni di distanza, un’ altra lodevole iniziativa viene proposta presso la biblioteca: numerosi scrittori depositano libri con dedica per la ragazza. E’ anche questo un modo per non dimenticare, per proporre la cultura e la solidarietà in un contesto di degrado e di violenza che continua ad affliggere il quartiere e l’ intera città in forme barbare e devastanti. Hanno aderito in molti, come molti aderirono negli anni successivi al tragico evento e ciò è sicuramente motivo di soddisfazione e di speranza. Non possiamo non rilevare, tuttavia, come da allora non sembra sia cambiato molto. A Napoli si continua ad ammazzare per strada e si continua a rischiare di morire per nulla, per essere, ancora, nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Annalisa Durante
Eppure le Forze dell’ Ordine e la Magistratura hanno inflitto pesanti colpi alla camorra: molti boss sono stati arrestati, interi clan disarticolati. Succede però che al posto dei boss arrestati o morti ammazzati ne vengono fuori altri che, in verità, del boss hanno poche caratteristiche. Sono infatti giovanissimi, spesso drogati, vogliono conseguire il successo subito e lo fanno senza alcuno scrupolo, pronti ad ammazzare accollandosi il rischio di coinvolgere degli innocenti. Oggi la situazione appare quindi addirittura più pericolosa di qualche anno fa. Non può che prenderci, di conseguenza un senso di frustrazione e di scoramento perché, evidentemente, non si è riusciti a seminare pianticelle abbastanza forti, quelle del bene e dei valori giusti della legalità, del rispetto della vita. Non sono comunque cresciute piante abbastanza forti da resistere allo strapotere di altri valori, quelli negativi della violenza, dell’arroganza, della prepotenza.

Non bisogna abbattersi però, bisogna insistere, coinvolgendo sempre più persone a tutti i livelli, sempre più giovani in progetti di educazione che siano in grado di sfondare un muro che al momento sembra invalicabile. Abbiamo il dovere di farlo. Annalisa non può essere morta senza che nulla sia cambiato, né abbia la possibilità di cambiare. Dobbiamo crederci.

Ischia: il Pio Monte della Misericordia tra degrado e necessità di valorizzazione

di Marcello De Angelis

Una facciata del complesso
Lo intravvedi camminando sul lungomare di Casamicciola, uno dei Comuni più caratteristici dell’Isola d’Ischia. Dapprima, in lontananza, sembra di scorgere una indistinta muraglia grigia. Poi, superata la parte luminosa e intrigante recentemente ristrutturata, lo trovi davanti in tutta la sua maestosità: è il complesso termale fondato dall’Ente morale “Pio Monte della Misericordia” nel lontano 1901 per prestare aiuto agli indigenti dell’Isola, sul principio originario delle “Sette opere di Misericordia Corporale”, il fondamento su cui si basava e si basa tutt’ora la sua opera benefica.

Due rampe corrose dal tempo (che si sa, con le persone e le cose, non è affatto cavaliere), salgono verso il corpo di un edificio ormai abbandonato a se stesso da più di mezzo secolo. Esse sono delineate da una balaustra parzialmente sbriciolata, sorretta da quelle che un tempo dovevano essere delle artistiche colonnine. Mette i brividi solo a passarci davanti. Le sue numerose finestre divelte nella imponente facciata diroccata sembrano varchi per una dimensione infernale, ma il suo interno presenta uno spettacolo forse ancor più desolante, tra soffitti crollati, rifiuti e graffiti sui muri.

Calcinacci caduti, mura pericolanti, rifiuti di ogni genere, siringhe e buche profonde somiglianti a pozzi scoperti. Il tutto facilmente accessibile attraverso un vialone utilizzato come parcheggio e, cosa più grave, anche da un parco giochi adiacente. Una struttura immensa che nel tempo è stata depredata di tutto: marmi, vasche, sculture, vasi, mattonelle e quant'altro l’avevano resa affascinante durante gli anni d'oro della sua attività e la Chiesa presente al suo interno è diventata il simbolo per antonomasia del saccheggio subito. Dell'altare si è salvata solo la statua della Madonna di fine 800 scolpita in un unico pezzo di marmo da Stanislao Lista. Uno sguardo più attento mette poi in luce il fatto che ultimamente l’edificio è diventato un rifugio per i senza fissa dimora che vivono in un luogo privo anche dei più elementari servizi igienici. E questo davanti agli occhi di tutti, dell’amministrazione casamicciolese in primis, che fa perdurare una situazione totalmente insostenibile invece di cercare, magari con la complicità delle istituzioni religiose, una soluzione più dignitosa per chi ci “vive” e per lo stesso storico fabbricato.
Il complesso nel suo massimo splendore
Tutto ciò rappresenta un aspetto del Pio Monte della Misericordia lontano mille miglia dai quadri, dalle sculture settecentesche, dai palazzi preziosi che ci vengono in mente al sol sentir pronunciare questo nome che da quattro secoli si dedica all’assistenza in forme dirette e indirette, la cui sede storica è sita in un prestigioso stabile di Via Tribunali a Napoli.

Eppure facendo un balzo indietro nel tempo, avremmo potuto assistere ad un ben altro spettacolo, quando tale complesso rappresentava il fiore all'occhiello architettonico di Casamicciola e il suo centro nevralgico culturale e sociale.

Era prima grande opera costruita dall’Ente, una struttura in grado di accogliere quattrocento bisognosi e ammalati che potevano godere del beneficio delle acque termali ritenute “miracolose” dal medico di corte, Julio Jasolino. E come posto migliore per far sorgere una tale costruzione fu scelto un terreno di fronte alle sorgenti del Gurgitello. Tali cure venivano poi completate con le arenazioni a Lacco Ameno e le saune nei sudatori, grotte naturali nei pressi delle fumarole. Agli inizi del 1800 tutto ciò contribuì a fare di Casamicciola una delle più importanti stazioni di cura termali d’Europa e servì da volano per la nascita di altri stabilimenti, alberghi e ville residenziali. Il terremoto del 28 luglio 1883 distrusse tutta Casamicciola ed anche il grande complesso ma i Governatori dell’Ente decisero di costruirne un altro “in più ferma sede” e così a pochi anni dal terribile sisma, fu inaugurato il nuovo maestoso immobile giù verso il litorale, in Corso Luigi Manzi, collegato alle fonti da un acquedotto imponente per circa 500 metri. Tale nuova costruzione ha conosciuto il suo periodo di massimo splendore fino al 1973, anno in cui fu chiuso per la crisi finanziaria dell’Ente Morale e l'ultimo custode è andato via negli anni Ottanta. In un primo momento l’Ente ha cercato un privato a cui affidare la struttura, ma a causa di cavilli legali, i privati che nel frattempo si sono fatti avanti non riescono a ristrutturare e a rivalorizzare l’immobile. Ma se i privati non sono riusciti a far risorgere il Pio Monte, ancor meno ce l’ha fatta l’Ente Comunale.
La struttura in stato di profondo degrado
Tanti i politici che si sono alternati nell’amministrazione della cittadina termale, ma nessuno è riuscito a sfruttare al meglio gli strumenti che pure ci sarebbero stati per il recupero di questo monumento ed oggi le cose sono ancora più complicate. Per uno dei maggiori esperti della questione, il giornalista Peppino Mazzella oggi la grande occasione è rappresentata da una non facile richiesta di finanziamento al ministero della Coesione territoriale per 100 milioni, nell'ambito dei Fondi europei 2014-2020. Ed è fondamentale l’interlocuzione tra l’amministrazione comunale e la rinnovata Regione Campania, impegnata nella valorizzazione e nel rilancio del patrimonio turistico ed artistico campano: sia delle aree costiere, che delle aree interne della Regione con interventi legislativi per il rilancio e la riorganizzazione turistica da sempre auspicata dal neo-governatore Vincenzo De Luca. Il recupero del complesso Pio Monte della Misericordia rappresenta un’eccezionale occasione di rilancio sia turistico che culturale non solo per Casamicciola e per l’isola d’Ischia, ma anche per il comparto turistico costiero campano tra mostre, eventi culturali e splendide sale espositive.

A Napoli nasce il primo canile municipale.

Struttura all’avanguardia per gli amici a quattro zampe.

di Antonio Ianuale

Il progetto del Canile municipale di Napoli
 Il Comune di Napoli si doterà presto di un canile municipale. È stato sbloccato il progetto nato nel 2002 che prevede la realizzazione di un impianto di ultima generazione dotato delle più moderne tecnologie. La struttura sorgerà a Miano su un’area di 16mila metri quadri di proprietà comunale in località Santa Maria delle Grazie, tra via Janfolla e via Nuova Dietro la Vigna. «La costruzione di un canile municipale, oltre che rappresentare un obbligo di legge – si legge in una nota del Comune – rappresenta per quest’amministrazione un atto di buona gestione che permette di risparmiare la spesa annualmente sostenuta per il mantenimento dei cani e di sbloccare un cantiere fermo da anni».

La delibera è stata approvata dalla giunta su proposta del Vicesindaco Raffaele del Giudice: “Sblocchiamo un’opera già finanziata ferma da anni per un contenzioso – spiega Del Giudice – siamo riusciti a recuperare questo progetto e non perdere i fondi. Riqualificheremo anche l’area esterna. Sarà un canile dinamico nel senso che ci sarà un forte turnover. Il nostro obiettivo è di creare i presupposti per dare in affidamento i nostri amici a quattro zampe”. Il costo del progetto, già finanziato, è di un milione e 200 mila euro. Il Comune lavorerà in sinergia con l’Asl, infatti il progetto sarà seguito oltre che dai tecnici comunali anche da quelli dei servizi veterinari dell’Asl Napoli 1 Centro.

È previsto l’allestimento di 37 box che ospiteranno circa 100 animali di taglia grande ed estesa e fino a 130/140 per taglie piccole e medie. Gli animali potranno godere di piena libertà: non saranno rinchiusi ma avranno due grandi spazi a disposizione dove potranno correre all’aria aperta. Un canile all’avanguardia, con box confortevoli, impianti idrici, elettrici e di riscaldamento, moderni sistemi di pulizia. Il canile sarà dotato di un impianto di smaltimento delle acque meteoriche, di lavaggio dei liquami solidi e liquidi degli animali e ogni box avrà un impianto di protezione e disinfestazione da insetti. Gli animali saranno destinati all’adozione, alle famiglie ritenute idonee.
La struttura sarà dotata anche di un ampio parcheggio e dei percorsi di pet-therapy, le terapie assistite che affiancano la medicina tradizionale. Inoltre il canile sorgerà vicino al presidio veterinario gestito direttamente dalla Asl, con il quale sarà attivata una stretta collaborazione come ha confermato Vincenzo Caputo, coordinatore dei servizi veterinari dell’Asl: “Napoli è all’avanguardia per l’assistenza agli animali e ha superato città come Torino, Milano e Roma. La forte sinergia tra Comune e Asl ha permesso la realizzazione di un canile dove il cane può seguire un percorso di riavvicinamento alla famiglia". Il Servizio Promozione e Tutela della Salute degli Animali del Comune di Napoli ha reso anche disponibile una pagina web dove pubblicare segnalazioni e foto che riguardano animali persi, ritrovati o da adottare.

Napoli: il “caso” San Gennaro

di Antonio Cimminiello

Solo alcuni giorni fa un vespaio di polemiche si è sollevato, fino a tradursi in manifestazioni di piazza e flash-mob, con alla base un unico leit-motiv: “difendere” San Gennaro. Ma cosa è “successo” esattamente al santo patrono di Napoli? Tutto ha origine con l’emanazione di un decreto del Ministero dell’Interno, il quale è intervenuto direttamente sulla natura giuridica della antichissima Deputazione della Cappella del Tesoro di San Gennaro.


Nonostante soltanto nel 2004 ne fosse stata riconosciuta la personalità giuridica civile, con il nuovo provvedimento ministeriale, invece, è stato disposto per la Deputazione il nuovo e diverso status di “fabbriceria”: in parole povere, la Deputazione diviene mero ente di custodia e conservazione di luoghi sacri, ma il vero pomo della discordia non è tanto rappresentato dalla nuova veste giuridica (tra l’altro la Deputazione ha sempre avuto come compito precipuo la custodia delle reliquie di San Gennaro) quanto piuttosto dalle conseguenze di questa riqualificazione. Infatti, a scomparire sarebbero una serie di previsioni dipendenti essenzialmente dal suo tradizionale carattere laico, e tra le novità ci sarebbe- e su questo infiamma principalmente la polemica- il riconoscimento di una sorta di “ingerenza” della Curia, che acquisirebbe il diritto di nomina di un terzo dei componenti dell’ente (attualmente presieduto per statuto dal sindaco di Napoli) per qualcuno vero e proprio vulnus all’indipendenza dello stesso.

In sostanza, verrebbe stravolto quell’ordine di competenze confermato più volte in passato anche per il tramite di bolle papali e che aveva inteso espressamente riconoscere autonomia alla Deputazione. Tale organismo in realtà negli anni, fin dal lontano 1527- anno di istituzione a seguito della conclusione del noto “contratto” tra il Santo e Napoli, che comportava la costruzione dell’odierna Cappella in cambio della difesa della città- è andata ben oltre il semplice ruolo di depositaria dei segni tangibili del Santo, assumendo al contrario una posizione anche dinamica, volta alla valorizzazione e diffusione del culto e delle sue testimonianze ,come confermato dall’apertura nel 2003 del Museo del Tesoro di San Gennaro.

A prescindere dalle varie motivazioni addotte –tra l’altro la stessa Curia, seppur indirettamente, ha dimostrato di non gradire tanto tutta questa improvvisa “attenzione”, ritenuta più che altro idonea a ingenerare una “lotta per le cariche” assolutamente fuori luogo- sembra però che il provvedimento ministeriale abbia peccato di superficialità, non avendo tenuto conto effettivamente di cosa negli anni la Deputazione sia diventata per Napoli, e cioè un vero e proprio elemento di raccordo tra San Gennaro e la città. Una città dove, tra l’altro, il relativo culto assume una particolarità, visto che si parla di un vero e proprio “santo civico”, parte di un profondo rapporto non esclusivamente religioso ed espressione per eccellenza dell’identità napoletana.

Sono già stati annunciati ricorsi al TAR verso il decreto “incriminato”, ma la speranza è che a prevalere alla fine sia semplicemente la ragionevolezza nonché il rispetto per la tradizione partenopea, che certo non può venir meno per semplici esigenze economico-giuridiche.

Beni culturali: la "invasione" di opere d'arte investe tutta la Regione

Anche la provincia è interessate da questo fermento artistico

di Danilo D'Aponte

Dopo aver analizzato nello specifico la situazione dei due principali musei napoletani, prosegue il nostro viaggio alla scoperta del programma artistico degli altri maggiori complessi museali campani. Infatti, è l'intero Polo museale campano ad essere stato interessato da restauri, dovendo lottare contro un altro nemico: "l'ignoranza", nel senso che essendo composto da 28 musei, molto variegati per genere, il grande pubblico ne ignora spesso la vastità e la completezza.

Vediamo ora come si stanno preparando a questi grandi eventi i due maggiori musei e siti archeologici fuori dal napoletano:

La Reggia di Caserta
– Più social è l'impegno della Reggia di Caserta, a cui tocca l'ingrato compito di ricostruirsi un'immagine macchiata dalle "chiavi del parco a Cosentino" o dai "bagni nelle fontane pubbliche". Con il secondo problema che è relativamente collegato anche con l'annoso tema della pulizia, con cui il parco, a causa degli immensi giardini, è da troppo tempo associato.

Inoltre, la Reggia di Caserta punta a internazionalizzarsi, puntando anche a Tokyo, e a proporsi come polo nevralgico dell'intera provincia, con percorsi volti anche a valorizzare le eccellenze locali, come ad esempio la Mozzarella di Bufala Campana DOP. In questo la Reggia e il parco devono essere il centro di un sistema culturale e museale, e per farlo c'è bisogno di un una rete: Capua da sola, o l’anfiteatro campano, da soli, possono veramente poco.

Dal 1 giugno ci sarà l’allestimento provvisorio di tutta la collezione, più di settanta opere che saranno ospitate nei nuovi spazi al piano nobile, liberato dall’Aeronautica militare e dalla Scuola nazionale di amministrazione. Ciò si può considerare l’evento clou dell’arte contemporanea in Italia per l’anno 2016. I cantieri sono già in corso: in autunno verrà liberato il lato orientale della facciata principale, il lato nord che dà sul parco e quasi tutti i cortili interni.

Il sogno dell'amministrazione, però, è portare Terrae Motus a Tokyo, dove c’è stato l’ultimo, grande terremoto della nostra epoca, per far conoscere a quel popolo la collezione. Nelle parole di Mauro Felicori (direttore della Reggia di Caserta): «Terrae Motus può trascinare il sistema museale campano nel mondo: quando una mostra così rilevante va all’estero, deve essere accompagnata da un’attività di promozione del sistema cultura ed economico del territorio. Deve essere l’ambasciatore degli altri musei campani e delle produzioni di qualità e di eccellenza che esprime il territorio».

– A Paestum, al Parco archeologico, si combatte contro le infiltrazioni di acqua piovana all'interno del complesso, per farsi trovare pronti al ripristino dell'itinerario originario del parco. Al vaglio del comitato scientifico del siot, inoltre, l'ampliamento della proposta museale, per un arco che andrebbe dal medioevo fino allo sbarco degli alleati nel 1942, magari rendendolo accessibile anche ai diversamente abili.

La Tomba del Tuffatore
A livello artistico, Paestum presterà la Tomba del Tuffatore al Museo archeologico di Napoli, e questo è solo l'evento più "simbolico" della sinergia all'interno del Polo museale campano, dopo che lo scorso 15 marzo si è inaugurato Mito e Natura con il Tuffatore, segno di collaborazione tra i musei autonomi.

Altre date da ricordare sono sicuramente il 28 giugno, quando aprirà la Sala dei culti orientali, e il 7 ottobre, data in cui verrà inaugurata la Collezione egizia, in Italia seconda, per importanza, solo al Museo egizio di Torino.

Ricostruire dalle macerie sulle assi di un palcoscenico: Murìcena Teatro e Piazza Forcella di Napoli

di Maria Di Mare

Da Piazza del Gesù prosegui dritto, si percorre Spaccanapoli poi, all’incrocio, mentre resti esterrefatto perché vedi San Gennaro che dal murales ti fissa, attraversi la strada ed entri a Forcella. Eccola, dopo poco, sulla destra, in via Vicaria Vecchia 23, dai colori sgargianti ti accoglie Piazza Forcella, la sede dove la compagnia Murìcena Teatro, un gruppo di ragazzi, organizza spettacoli e laboratori con i ragazzi del quartiere. Il nome Murìcena colpisce subito, ed infatti non capita tutti i giorni di sentire questa parola, eppure appartiene a noi, al dialetto napoletano: l’origine risale al ‘600 e significa macerie.

Fa riflettere e incuriosisce la dicotomia tra il significato del nome di questa compagnia e l’opera di costruzione che stanno operando, nel sociale, attraverso l’arte del teatro. Ho incontrato Raffaele Parisi, membro della compagnia che si occupa in prima persona del laboratorio a Forcella, ed ecco cosa mi ha raccontato.


Com’è nata la vostra compagnia?
Raffaele: La compagnia è nata alla fine del 2011. Il gruppo fondatore si è incontrato durante il triennio di studi presso l'Accademia di Arte drammatica del Teatro Bellini di Napoli. Alla fine della nostra formazione, abbiamo deciso di costituire la compagnia, che è l'unica partorita dall'Accademia del Teatro Bellini, ed è per questo che, ancora oggi, a distanza di 6 anni, continuiamo a lavorare e a collaborare con il Teatro in questione, sia come attori scritturati che come realtà indipendente.

La realtà di questa compagnia è giovane, in continua crescita: è un ambiente dove i ragazzi che ne fanno parte offrono la loro esperienza individuale per la crescita del gruppo. Raffaele mi spiega come negli anni si sono aggiunti altri membri ed altre figure professionali: un costumista, uno scenografo, un organizzatore teatrale, e tanti altri. “Ognuno di noi” spiega “è individuo-nel-gruppo, e forse è questo il valore aggiunto della compagnia, ognuno di noi ha esperienze formative e professionali esterne alla compagnia, ed ognuno riporta al gruppo ciò che hanno appreso da queste esperienze”.

Raccontami di Piazza Forcella.

Raffaele: Piazza Forcella è uno spazio polifunzionale e aperto alla città. Un centro di aggregazione, conoscenza e supporto sociale agli abitanti di un quartiere difficile, tristemente noto per la forte presenza della criminalità organizzata e per la morte della giovanissima Annalisa Durante, uccisa per errore durante un conflitto a fuoco tra esponenti rivali della camorra. All’inizio del progetto, infatti, la gente del quartiere non entrava e non si interessava alle attività proposte, perché era come se ci fosse, a dividerci, un muro invisibile fatto di diffidenza.

 
E questo muro c’è ancora?
Raffaele: Ora a distanza di un anno posso dire che è stato abbattuto e molte persone del quartiere tra cui donne, ragazzi e ragazze, ma soprattutto bambini, prendono parte alle molte iniziative organizzate finora: mostre fotografiche, spettacoli teatrali, cineforum, e altre attività previste dalla biblioteca Durante inaugurata l'anno scorso. Mi sento di affermare che grazie a questo progetto e alla politica del fare rappresentata da giovani realtà come la nostra, uno spazio ormai dimenticato ha ripreso vitalità e visibilità.
Io sono uno dei tre coordinatori dell'intero progetto, ho visto questo cambiamento prendere forma e vita e davvero sono entusiasta del risultato raggiunto finora.

Passando al progetto di "Percorsi d'arte", quali sono i vostri obiettivi?
Raffaele: “Percorsi d’arte” è uno dei progetti vincitori del bando “Giovani per la valorizzazione dei beni pubblici” indetto e cofinanziato, nell’ambito del Piano Azione Coesione “Giovani no profit”, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale. Le Associazioni i Teatrini, 180° Meridiano e Murìcena Teatro, in partnership col Comune di Napoli, hanno elaborato un progetto rivolto ai giovani che si articola attraverso una serie di attività laboratoriali ed eventi culturali che si pongono l’obiettivo di favorire la conoscenza, l’inclusione sociale, l’azione formativa contro la dispersione scolastica e l’aggregazione degli abitanti del quartiere Forcella intorno alla struttura polifunzionale, denominata “Piazza Forcella”.
La durata del progetto "Percorsi d’arte" si sviluppa in 18 mesi di attività, ma l’intenzione implicita del progetto è quella di dare lo start-up necessario per far sì che "Piazza Forcella" viva costantemente e continuamente anche dopo la conclusione di "Percorsi d'arte".


Insieme ai ragazzi del quartiere portate avanti il progetto di un laboratorio che si chiama Fare Teatro. Com’è lavorare con loro e sperimentare insieme quest’arte?
Raffaele: Fare Teatro è stata ed è tuttora un'esperienza fantastica. Riuscire a trasmettere a ragazzi e ragazze il bello del teatro è pura magia. I ragazzi che frequentano il laboratorio fanno parte di una generazione troppo spesso inquinata dai media e dai social, ma grazie a questa iniziativa si sono potuti confrontare con qualcosa fatto di materia, hanno assaporato la bellezza dell'arte, si sono messi in gioco, hanno esplorato parti di loro stessi forse sconosciute, si sono divertiti, emozionati e fanno parte di un gruppo reale e non virtuale.

 
E per voi cos’ha significato?
Raffaele: Questa per noi è stata un'esperienza di crescita professionale e artistica, certo, ma soprattutto umana. Durante le nostre lezioni non facciamo altro che giocare insieme a Fare teatro. Perché il teatro è un gioco serio, e questo sano gioco ci ha portato a creare un affiatamento tra di noi unico.
Insieme a loro abbiamo affrontato un percorso formativo, dall'ABC dell'attore fino a sfociare nell'allestimento di uno spettacolo teatrale, che vedrà protagonisti i personaggi pensati e creati dagli allievi durante il loro percorso. I temi trattati saranno tutti vicini al loro mondo: diversità, legalità, amicizia, amore. Lo spettacolo andrà in scena a fine giugno presso Piazza Forcella come dimostrazione finale del lavoro svolto e stiamo cercando di organizzare delle rappresentazioni sia al Teatro Piccolo Bellini, sia al festival per l'impegno civile di Casal di Principe organizzato dal Comitato Don Peppe Diana.


In attesa di vedere i ragazzi in scena a giugno, voi come Murìcena Teatro siete impegnati in qualche spettacolo?
Raffaele: Si, il prossimo progetto a teatro si chiama Human Farm 2020, debutterà al Piccolo Bellini di Napoli il 12 Aprile 2016 e sarà in scena fino al 17. Massimo Maraviglia ha scritto il testo pensando a 1984 di G. Orwell. La regia è a cura di una nostra insegnante, nonché regista, Rosa Masciopinto. In scena ci saremo io, Antimo Casertano e Marianita Carfora. Lo spettacolo è una fabula tragicomica incentrata sul tema dell’azzeramento di ogni possibilità di discernimento tra vero o falso, reale o virtuale. I personaggi sono prigionieri di uno spazio dal quale non si esce, dominato da un Monoschermo che vomita brandelli di realtà e finzioni tra loro indistinguibili, i tre danno sfogo al peggio di sé, manifestando le follie e il cinismo degli abitanti di un mondo virtualizzato e finto come un reality show, in cui nessuno può fidarsi di nessuno.
In coproduzione con il Teatro Bellini, questo spettacolo è una scommessa dove la posta in gioco è dimostrare che esiste ancora la volontà di produrre Teatro, quello con la “T” maiuscola: le difficoltà di produzione per una giovane compagnia sono evidenti e molteplici, ma pensiamo ci sia bisogno di dare un cambio di rotta ad un teatro ormai troppo vecchio e troppo legato a politiche basate sul clientelismo e sulle conoscenze tra i "pochi".


Anche qui sembra vogliate ricostruire dalle macerie del passato.
Raffaele: abbiamo fatto nostro il compito di creare un nuovo pubblico, di far fronte all'egemonia dei finti Teatri Nazionali il cui unico interesse è fare dell'arte un mercato chiuso dove solo in pochi hanno accesso.
Se posso ti segnalo anche un altro spettacolo, di un'altra giovane compagnia con la quale collaboriamo: “L'uomo di Fumo” prodotto da “Teatro In Fabula” sempre in scena al Piccolo Bellini dal 29 marzo al 3 aprile 2016.
Lo dico perché è in atto una promozione dei due spettacoli: 16 euro per entrambi anziché 30 euro.


 
Ritornando a Piazza Forcella. Quali aspettative avete per il futuro?
Raffaele: Il nostro entusiasmo e la nostra passione vengono messi a dura prova dai tempi lunghi e lenti della burocrazia italiana, che dimentica che per fare c'è bisogno di fondi. Pur essendo un progetto finanziato dal Ministero, i tempi di erogazione dei fondi sono lentissimi e pieni di inutili scartoffie da compilare. La Cultura in Italia non viene vista come un vero fattore di reddito e di crescita sociale e quindi a pagarne le spese siamo noi che cerchiamo di portare avanti questa missione. Eppure è sicuramente nel nostro intento, continuare a coltivare questo progetto in futuro attraverso altri circuiti, come quelli dei bandi e dei festival nazionali e internazionali.

Città della scienza: credere in “Corporea” per credere nel futuro

di Gian Marco Sbordone

Il 4 marzo si è inaugurata, a “Città della Scienza” in quel di Bagnoli, la struttura in cui verrà allestito il più grande museo interattivo d’ Italia dedicato al corpo umano. Si chiamerà “Corporea”. Sono previsti laboratori didattici e spazi di approfondimento, allo scopo di conoscere lo sviluppo della vita, dalla nascita all’ invecchiamento, passando attraverso tutte le fasi evolutive. Proprio l’evoluzione della vita, intesa come evoluzione del nostro essere corporeo, sarà messa in relazione all’ habitat, all’ alimentazione e allo stile di vita. All’ interno di Corporea saranno anche presenti imprese attive nel settore della biomedica.
E’ una notizia bellissima, per vari motivi. Innanzitutto il tema affrontato è veramente affascinante. Si studia e approfondisce, infatti in esso, l’ uomo e il suo rapporto con gli altri e con il mondo in cui è inserito, l’uomo sempre in evoluzione e, aggiungiamo, che tuttavia rimane se stesso, dalla nascita alla morte. E’ veramente straordinario il mondo di riflessioni che partono da questo tema investendo varie discipline, dalla medicina alla sociologia, dalla psicologia alla etnologia.

L’ apertura di questa struttura è il primo importante passo verso la riattivazione dell’ intero complesso di “Città della Scienza” che, come ha dichiarato il Presidente Silvestrini, dovrebbe diventare realtà entro l’anno 2018.

In effetti il secondo motivo per cui la notizia dell’inaugurazione di “Corporea” appare bellissima sta proprio in questo: si intravede con tale evento la nuova “Città della Scienza”, dopo il rogo che la distrusse il 4 marzo del 2013. Fu un atto inaudito, terribile e ancora non chiarito riguardo ai moventi, che aprì una ferita terribile per la città che in “Città della Scienza” aveva creduto, come polo d’eccellenza, come immagine positiva di Napoli in Italia e nel mondo.
La data dell’ inaugurazione, quindi, non è stata scelta a caso, ma evidentemente proprio per il valore simbolico ad essa connesso: un 4 marzo è arrivata la distruzione, un altro 4 marzo arriva la rinascita. Il valore simbolico è quindi forte, poiché la data rappresenta il segno di una forte volontà di non lasciarsi schiacciare dalla violenza e anche dagli ostacoli, di ogni tipo, che si frappongono alla realizzazione di un progetto. “Corporea” vuole e deve quindi rappresentare la voglia di riscatto di una città che, malgrado tutto, non si sente condannata e non vuole morire. Una città che trova in sé la forza di reagire, di rinascere dopo aver toccato il fondo.

Interpretiamola in questo modo quest’ inaugurazione. Crediamoci, ne abbiamo veramente bisogno in questo momento di depressione e di crisi, che non è solo una crisi economica ma una crisi morale e sociale. Una crisi che sta devastando una generazione, che non sa più a cosa credere, che non immagina più il proprio futuro e, quando lo immagina, lo vede lontano da Napoli perché considera la città ormai irrimediabilmente deprivata delle potenzialità che pure avrebbe forse più di qualunque altra. Una città che continua a far del male a se stessa, assediata dalla violenza e dal malaffare, con la tradizionale voglia di rivincita che, tuttavia, mai forse come in questa fase, proprio non riesce ad esprimere. Non riusciamo a crederci e invece dovremmo, e invece dobbiamo. Crediamo in “Corporea”, crediamo nel futuro, un futuro che sia a Napoli.

Il “nuovo corso” della Reggia di Carditello

di Maria Di Mare

Mirella Stampa Barracco
Il 25 febbraio 2016 l’ufficio stampa del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha reso nota la nascita della Fondazione Real Sito di Carditello, e ha comunicato la nomina di Mirella Stampa Barracco come Presidente della fondazione.

La storia della Reggia di Carditello ha inizio molti secoli fa, era, infatti, il 1787 quando Fabrizio Collecini, aiutante di Luigi Vanvitelli, iniziò i lavori di costruzione della Palazzina Reale di Carditello su ordine dei Borbone, intenzionati ad utilizzare la proprietà, che comprendeva oltre 2.000 ettari di terreno, come tenuta di caccia e di allevamento per i cavalli.

Nel 1920 la prima nota dolente: divenne proprietà dell’Opera Nazionale Combattenti che lottizzò il terreno e lo vendette. Durante la seconda guerra mondiale fu utilizzata come base militare dai militari tedeschi prima, e americani poi, e nel dopoguerra la proprietà passò al Consorzio Generale di Bonifica del bacino inferiore del Volturno che, non avendo fondi sufficienti perché indebitato, lasciò la Reggia al degrado e all’incuria, rendendola una preda appetibile per i ladri. Iniziò infatti un’epoca di saccheggi scellerati durante la quale furono trafugati persino i marmi della scalinata. Giungendo nei pressi della Reggia non c’era più alcun fasto da ammirare, nessuna distesa di cardi rigogliosa, ma piuttosto distese maleodoranti di una discarica a cielo aperto.
La lenta rinascita della Reggia di Carditello è iniziata quando alcune associazioni, riconosciutesi sotto il nome di Agenda 21, hanno iniziato a reclamare il recupero e la valorizzazione del sito. Una figura di spicco nella storia è quella di Tommaso Cestrone, l’uomo che ha prestato volontariamente servizio come guardiano della Reggia dal 2011 al 2013, prevenendo che la tenuta fosse ulteriormente oggetto di saccheggi e deturpazioni. Cestrone muore nel 2013, la notte di Natale, colpito da un infarto mentre svolgeva il suo servizio di custode. All’inizio del 2011 il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere mette in vendita all’asta il sito ma, alla fine del 2013 si contavano 11 aste deserte per la vendita della proprietà. Nel gennaio 2014 il Ministro Bray firma un accordo con la Società Gestione, attività per la cessione della Reggia al Mibact.

La Reggia di Carditello
Arriviamo così ai giorni nostri: l’agosto dell’anno scorso viene siglato l’accordo per la nascita della Fondazione di Partecipazione, seguita il 20 dicembre da un’apertura straordinaria del sito. Attualmente la gestione del ripristino, della ristrutturazione della Reggia è affidata alla Fondazione Real Sito di Carditello presieduta da Mirella Baracco. Nella storia personale della Barracco leggiamo una partecipazione attiva nel recupero e nella promozione e valorizzazione del patrimonio culturale di Napoli e del Mezzogiorno, attraverso la fondazione, creata insieme a Maurizio Barracco nel 1984, Napoli Novantanove. La Fondazione ha promosso diverse attività che, nella loro diversità di forma, avevano un punto in comune: l’azione concreta nel tessuto sociale al fine di convogliare nei cittadini quale grande opportunità rappresenti il nostro patrimonio culturale.

La Barracco è impegnata quindi, da tempo, nella valorizzazione delle risorse culturali attraverso educazione alla conoscenza, salvaguardia del patrimonio storico-artistico e promozione di attività in campo turistico. Sulla base di questo non fa stupore quindi leggere tra le righe dello statuto della Fondazione Real Sito di Carditello che questa “opera per la promozione della conoscenza, della protezione, del recupero e della valorizzazione” non solo del sito, ma anche delle aree annesse. Quello che ci si aspetta, attraverso la costituzione di questa Fondazione, è di assistere alla rinascita della Reggia affinché questa possa essere l’emblema del riscatto come ha affermato anche il Sindaco di San Tammaro, Cimmino.

Il percorso di riqualifica messo in atto è appoggiato entusiasticamente sia dal ministro Franceschini, che la definisce “una grandissima opportunità per la Campania che può unire una vocazione storica importantissima a un progetto di rilancio internazionale”, sia dal Presidente della Regione Campania De Luca che assicura vicinanza e impegno nel progetto.

Il Novecento in cinque lezioni: da Gramsci al Sessantotto

di Antonio Ianuale

Il Novecento è stato un secolo dai due volti: se da un lato vi sono state conquiste civili, economiche e sociali, progressi nei campi scientifici e tecnologici, dall’altro è stato il secolo dei grandi conflitti mondiali, dei genocidi, del pericolo nucleare, della guerra fredda. Lo storico inglese Hobsbawm ha definito il Novecento “il secolo breve”, fissandone l’inizio nel 1914 con lo scoppio della prima guerra mondiale e l’epilogo nel 1991, con la caduta dell’Unione Sovietica. Un secolo denso di avvenimenti che ha modificato la mentalità dell’essere umano e il rapporto con le istituzioni economico-politiche.

Il manifesto del ciclo di incontri
Le tematiche fondamentali di questo secolo breve, sono oggetto di un ciclo di incontri organizzato dall’Osservatorio Centro Storico di Napoli: “Itinerari Culturali attraverso il Novecento nel Centro Storico di Napoli”. Nei cinque incontri previsti, intellettuali, studiosi e cittadini potranno confrontarsi sulle grandi questioni civili e culturali e sui principi guida del progetto: egemonia, giustizia, resistenza, autodeterminazione, innovazione. Il presidente dell’Osservatorio Centro Storico- Sito Unesco, l’avvocato Elena Coccia sarà presente a tutti gli incontri, accanto a personalità accademiche e culturali specializzate nella tematica oggetto dell’incontro.

Il primo incontro in programma “Egemonia: il pensiero di Gramsci e la sua influenza nel presente” si è tenuto lo scorso 28 febbraio nel complesso di San Domenico Maggiore, ed ha visto come relatore il professore di letteratura italiana dell’Università di Bari nonché studioso di Gramsci e Pasolini, Pasquale Voza mentre il secondo appuntamento “Giustizia: il welfare, la grande invenzione del Novecento”, svolto il 25 marzo nella sede del Comune di Napoli, ha visto la partecipazione della prof.ssa Imma Barbarossa, insegnante di filosofia e letteratura, ex deputata del PCI. Occasione per approfondire la definizione di Welfare State, ispirato, nel 1942, dal politico ed economista liberale William Beveridge, che proponeva un servizio sanitario nazionale gratuito, un sistema pensionistico e un piano sul lavoro che avrebbe dovuto portare alla piena occupazione. I Piani Beveridge, approvati dal Parlamento inglese, saranno poi applicati dal governo laburista del 1946, ed entreranno nei programmi di molti altri governi europei.

Le 4 giornate di Napoli
La “Resistenza durante la seconda guerra mondiale”, è al centro del dibattito del prossimo 22 aprile che avrà come relatore Francesco Soverina, responsabile di ricerca dell’Istituto Campano Storia della Resistenza “Vera Lombardi”. Si approfondirà il ruolo dei comunisti nella resistenza e nella sconfitta del nazifascismo con particolare attenzione alle Quattro Giornate di Napoli.

Le trasformazioni sociali, la comparsa di nuovi soggetti e la decolonizzazione sono l’argomento dell’incontro del 13 maggio dal titolo “Autodeterminazione: la lunga transizione tra post-fordismo e nuovo socialismo”, con la partecipazione di Gianmarco Pisa, operatore di pace, membro del Comitato Scientifico dei “Quaderni” del CentroStudiDifesa Civile e del Consiglio di RESeT Ricerca.

La contestazione del '68
L’ ultimo incontro del ciclo è dedicato alla contestazione del 68’, alle lotte operaie e studentesche nella nuova società del benessere. “Innovazione: il Sessantotto il dissenso e la rivolta studentesca” vedrà la partecipazione della prof.ssa Maria Teresa Iervolino, slavista e anglista docente di lingua e letteratura inglese, cultrice della memoria, ispiratrice della associazione “Lidia Menapace” - Culture e Memorie.

Cinque incontri per comprendere e conoscere meglio il secolo appena trascorso, nella sua complessità, approfondendo il contesto storico-sociale così pregno di eventi e cambiamenti.