martedì 29 marzo 2016

Ancora nubi sul futuro della sanità campana

di Antonio Cimminiello

“Per la sanità in Campania io sono per voltare pagina, sono per cambiare ora”: questa è stata una delle affermazioni più ricorrenti della campagna elettorale del futuro governatore della Campania Vincenzo De Luca. E certamente si sapeva che il cammino verso un sistema sanitario completamente efficiente sarebbe stato più che tortuoso, anche alla luce di ostacoli sorti nel frattempo. E tra questi non può che annoverarsi il recente intervento della Corte dei Conti.

L’organo giudiziario contabile ha riscontrato infatti un danno erariale di circa 16 milioni di euro, verificatosi tra il 2014 e il 2015, questa volta originato dalla corresponsione di più di 1.900 indennità dirigenziali ad un numero elevato di primari e viceprimari, nonostante quanto necessario secondo dotazione organica. Tutto è dovuto alla mancata riorganizzazione in concreto dei reparti ospedalieri, che era stata imposta già dal Patto Nazionale per la Salute 2010-2012, nonostante il recepimento delle relative prescrizioni con il Decreto regionale 18/2013, adottato sotto la gestione Caldoro.

Joseph Polimeni
In pratica, un numero esiguo di Asl ottempera a tali indicazioni con il risultato finale dell’esorbitanza di reparti ospedalieri- le cosiddette “strutture semplici e complesse”- e quindi anche dell’insieme di dirigenti sanitari preposti alle stesse. In verità un intervento delle istituzioni, e anche abbastanza incisivo, non è mancato: infatti, con la Nota 506/a, adottata dal commissario per la sanità campana Joseph Polimeni è stata decisa la soppressione con effetto immediato delle strutture eccedenti (esattamente sono 61) con contestuale richiesta di sospensione della retribuzione per le relative dirigenze. La questione purtroppo non ha trovato in tal modo ancora risoluzione: i sindacati di categoria, nel ribadire la non conformità a trasparenza e correttezza della decisione della struttura commissariale, hanno sottolineato la responsabilità dello stesso ente di Palazzo Santa Lucia, “colpevole” di non avere ancora provveduto all’esame ed approvazione degli atti aziendali delle Asl, indispensabili per la riorganizzazione in parola. Le accuse da ambo le parti non giustificano in ogni caso, allo stato, l’esistenza di un sistema sanitario la cui inidoneità ora, come testimoniato dalla Corte dei Conti, passa persino per paradossi, come il reparto di Nefrologia all’Ospedale “Santa Maria della Pietà” di Nola (dove c’è un primario per un solo posto letto) o l’assenza di un numero adeguato di posti letto e personale per i pazienti psichiatrici.

Entro il 31 Marzo verrà trasmesso ai Ministeri della Salute e dell’Economia un nuovo Piano ospedaliero, che tra l’altro dovrebbe scongiurare la chiusura di alcuni ospedali cittadini nonché l’adozione di misure premiali per le aziende ospedaliere in grado di evitare il “turismo sanitario” e cioè la fuga di pazienti verso altre regioni. Ma intanto la strada verso una “guarigione” completa della sanità in Campania sembra ancora lunga.

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