mercoledì 30 marzo 2016

Camorra: Annalisa è morta 12 anni fa, ma da allora nulla è cambiato.

di Gian Marco Sbordone

Forcella
Annalisa Durante viene uccisa il 27 marzo 2004, a Forcella, da un proiettile vagante, come si dice, o meglio da un proiettile non destinato a lei. Si trovò al posto sbagliato nel momento sbagliato, come pure si dice. Era a chiacchierare con due amiche, in Via Vicaria Vecchia. Arrivarono i killer della camorra con l’ intenzione di giustiziare Salvatore Giuliano, “O’ Russ”, tra i nipoti dello storico boss del quartiere, il quale reagì sparando e colpendo alla testa la ragazzina che morì poco dopo in ospedale. I genitori scelsero di donare i suoi organi.

La vicenda ebbe un’ enorme eco a Napoli e in tutta Italia. Fu il padre di Annalisa, Giovanni, ad impressionare particolarmente l’opinione pubblica con la sua reazione straziata e allo stesso tempo dignitosa. Giovanni, un uomo semplice, figlio di quel quartiere, ancor di più impressionò per la carica che mise nelle iniziative di cui si rese protagonista per risvegliare le coscienze nella nostra martoriata città intorno al tema della barbara violenza, che può strappare alla vita, da un momento all’altro, una giovane innocente. Molto fecero anche la Chiesa e il Comune: l’ intitolazione di una scuola, una biblioteca, e poi convegni, dibattiti e tanto altro.

A dodici anni di distanza, un’ altra lodevole iniziativa viene proposta presso la biblioteca: numerosi scrittori depositano libri con dedica per la ragazza. E’ anche questo un modo per non dimenticare, per proporre la cultura e la solidarietà in un contesto di degrado e di violenza che continua ad affliggere il quartiere e l’ intera città in forme barbare e devastanti. Hanno aderito in molti, come molti aderirono negli anni successivi al tragico evento e ciò è sicuramente motivo di soddisfazione e di speranza. Non possiamo non rilevare, tuttavia, come da allora non sembra sia cambiato molto. A Napoli si continua ad ammazzare per strada e si continua a rischiare di morire per nulla, per essere, ancora, nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Annalisa Durante
Eppure le Forze dell’ Ordine e la Magistratura hanno inflitto pesanti colpi alla camorra: molti boss sono stati arrestati, interi clan disarticolati. Succede però che al posto dei boss arrestati o morti ammazzati ne vengono fuori altri che, in verità, del boss hanno poche caratteristiche. Sono infatti giovanissimi, spesso drogati, vogliono conseguire il successo subito e lo fanno senza alcuno scrupolo, pronti ad ammazzare accollandosi il rischio di coinvolgere degli innocenti. Oggi la situazione appare quindi addirittura più pericolosa di qualche anno fa. Non può che prenderci, di conseguenza un senso di frustrazione e di scoramento perché, evidentemente, non si è riusciti a seminare pianticelle abbastanza forti, quelle del bene e dei valori giusti della legalità, del rispetto della vita. Non sono comunque cresciute piante abbastanza forti da resistere allo strapotere di altri valori, quelli negativi della violenza, dell’arroganza, della prepotenza.

Non bisogna abbattersi però, bisogna insistere, coinvolgendo sempre più persone a tutti i livelli, sempre più giovani in progetti di educazione che siano in grado di sfondare un muro che al momento sembra invalicabile. Abbiamo il dovere di farlo. Annalisa non può essere morta senza che nulla sia cambiato, né abbia la possibilità di cambiare. Dobbiamo crederci.

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