mercoledì 30 marzo 2016

Fedeli e laici in rivolta: “San Gennaro non si tocca”

di Luigi Rinaldi

Divampa la protesta a Napoli, contro il decreto del Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che, dopo quasi 500 anni di storia, va a modificare la composizione della “Deputazione di San Gennaro”, ossia l’organo di governo della Cappella del Tesoro del Santo Patrono di Napoli. La Deputazione, istituita nel 1601, è un ente laico, in quanto espressione della città e solo della città, del tutto autonomo dalla Chiesa, con lo scopo di tutelare il Tesoro ed il prodigioso Sangue, oltre a contribuire ad alimentare il culto del Santo Patrono.

San Gennaro in processione
Dal 1811, in attuazione del “Bollettino delle Leggi”, emesso da Gioacchino Murat, la Deputazione è presieduta dal Sindaco di Napoli e ne fanno parte dieci rappresentanti provenienti dai cinque Sedili. La Curia, nel corso dei secoli, ha più volte tentato di mettere le mani su una reliquia, dall’inestimabile valore spirituale e religioso: le ampolle del sangue del miracolo. La Deputazione, però, ha resistito ad ogni sorta di attacco, attraversando, indenne, calamità, guerre e rivoluzioni, restando sempre fedele a sé stessa ed al mandato firmato davanti ad un notaio, nel lontano 1527, quando si stabilì che, in cambio della costruzione della Cappella, il Santo avrebbe per sempre protetto la città.

A fine dello scorso mese di gennaio è accaduto qualcosa di epocale. Il Viminale, infatti, senza un motivo ben preciso, ha deciso di trasformare l’organismo in una Fabbriceria, cambiandone la composizione mediante l’ingresso di rappresentanti ecclesiastici e ponendolo, di fatto, alle dipendenze della Curia. Si è scatenata, così, una vera e propria ribellione da parte di coloro che recepiscono il decreto come un’offesa alla storia ed alle tradizioni di Napoli, città che, da sempre, ha avuto con il suo Santo Patrono un legame speciale che va ben oltre la fede.

Il Cardinale Crescenzio Sepe
La questione, tuttavia, non è solo simbolica. In discussione c’è la gestione autonoma del tesoro e dei lasciti dei fedeli. Una questione di potere che ha provocato la dura reazione anche del primo cittadino, Luigi De Magistris, il quale ha invitato Roma a stare lontana da Napoli, affermando: “San Gennaro non si tocca”. Alle manifestazioni di piazza ed alle migliaia di proteste sui social network si sono aggiunte anche due interrogazioni parlamentari. Il tempo per far cambiare idea al Viminale è però limitato. A partire dal prossimo 5 aprile, la Deputazione si trasformerà in un organismo composto da 11 membri di cui quattro di nomina cardinalizia, con la possibilità per la Curia di esprimersi anche sui restanti due terzi. Sarà soddisfatto il Cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe, che allo stato evita ovviamente di rilasciare dichiarazioni.

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