mercoledì 30 marzo 2016

Ricostruire dalle macerie sulle assi di un palcoscenico: Murìcena Teatro e Piazza Forcella di Napoli

di Maria Di Mare

Da Piazza del Gesù prosegui dritto, si percorre Spaccanapoli poi, all’incrocio, mentre resti esterrefatto perché vedi San Gennaro che dal murales ti fissa, attraversi la strada ed entri a Forcella. Eccola, dopo poco, sulla destra, in via Vicaria Vecchia 23, dai colori sgargianti ti accoglie Piazza Forcella, la sede dove la compagnia Murìcena Teatro, un gruppo di ragazzi, organizza spettacoli e laboratori con i ragazzi del quartiere. Il nome Murìcena colpisce subito, ed infatti non capita tutti i giorni di sentire questa parola, eppure appartiene a noi, al dialetto napoletano: l’origine risale al ‘600 e significa macerie.

Fa riflettere e incuriosisce la dicotomia tra il significato del nome di questa compagnia e l’opera di costruzione che stanno operando, nel sociale, attraverso l’arte del teatro. Ho incontrato Raffaele Parisi, membro della compagnia che si occupa in prima persona del laboratorio a Forcella, ed ecco cosa mi ha raccontato.


Com’è nata la vostra compagnia?
Raffaele: La compagnia è nata alla fine del 2011. Il gruppo fondatore si è incontrato durante il triennio di studi presso l'Accademia di Arte drammatica del Teatro Bellini di Napoli. Alla fine della nostra formazione, abbiamo deciso di costituire la compagnia, che è l'unica partorita dall'Accademia del Teatro Bellini, ed è per questo che, ancora oggi, a distanza di 6 anni, continuiamo a lavorare e a collaborare con il Teatro in questione, sia come attori scritturati che come realtà indipendente.

La realtà di questa compagnia è giovane, in continua crescita: è un ambiente dove i ragazzi che ne fanno parte offrono la loro esperienza individuale per la crescita del gruppo. Raffaele mi spiega come negli anni si sono aggiunti altri membri ed altre figure professionali: un costumista, uno scenografo, un organizzatore teatrale, e tanti altri. “Ognuno di noi” spiega “è individuo-nel-gruppo, e forse è questo il valore aggiunto della compagnia, ognuno di noi ha esperienze formative e professionali esterne alla compagnia, ed ognuno riporta al gruppo ciò che hanno appreso da queste esperienze”.

Raccontami di Piazza Forcella.

Raffaele: Piazza Forcella è uno spazio polifunzionale e aperto alla città. Un centro di aggregazione, conoscenza e supporto sociale agli abitanti di un quartiere difficile, tristemente noto per la forte presenza della criminalità organizzata e per la morte della giovanissima Annalisa Durante, uccisa per errore durante un conflitto a fuoco tra esponenti rivali della camorra. All’inizio del progetto, infatti, la gente del quartiere non entrava e non si interessava alle attività proposte, perché era come se ci fosse, a dividerci, un muro invisibile fatto di diffidenza.

 
E questo muro c’è ancora?
Raffaele: Ora a distanza di un anno posso dire che è stato abbattuto e molte persone del quartiere tra cui donne, ragazzi e ragazze, ma soprattutto bambini, prendono parte alle molte iniziative organizzate finora: mostre fotografiche, spettacoli teatrali, cineforum, e altre attività previste dalla biblioteca Durante inaugurata l'anno scorso. Mi sento di affermare che grazie a questo progetto e alla politica del fare rappresentata da giovani realtà come la nostra, uno spazio ormai dimenticato ha ripreso vitalità e visibilità.
Io sono uno dei tre coordinatori dell'intero progetto, ho visto questo cambiamento prendere forma e vita e davvero sono entusiasta del risultato raggiunto finora.

Passando al progetto di "Percorsi d'arte", quali sono i vostri obiettivi?
Raffaele: “Percorsi d’arte” è uno dei progetti vincitori del bando “Giovani per la valorizzazione dei beni pubblici” indetto e cofinanziato, nell’ambito del Piano Azione Coesione “Giovani no profit”, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale. Le Associazioni i Teatrini, 180° Meridiano e Murìcena Teatro, in partnership col Comune di Napoli, hanno elaborato un progetto rivolto ai giovani che si articola attraverso una serie di attività laboratoriali ed eventi culturali che si pongono l’obiettivo di favorire la conoscenza, l’inclusione sociale, l’azione formativa contro la dispersione scolastica e l’aggregazione degli abitanti del quartiere Forcella intorno alla struttura polifunzionale, denominata “Piazza Forcella”.
La durata del progetto "Percorsi d’arte" si sviluppa in 18 mesi di attività, ma l’intenzione implicita del progetto è quella di dare lo start-up necessario per far sì che "Piazza Forcella" viva costantemente e continuamente anche dopo la conclusione di "Percorsi d'arte".


Insieme ai ragazzi del quartiere portate avanti il progetto di un laboratorio che si chiama Fare Teatro. Com’è lavorare con loro e sperimentare insieme quest’arte?
Raffaele: Fare Teatro è stata ed è tuttora un'esperienza fantastica. Riuscire a trasmettere a ragazzi e ragazze il bello del teatro è pura magia. I ragazzi che frequentano il laboratorio fanno parte di una generazione troppo spesso inquinata dai media e dai social, ma grazie a questa iniziativa si sono potuti confrontare con qualcosa fatto di materia, hanno assaporato la bellezza dell'arte, si sono messi in gioco, hanno esplorato parti di loro stessi forse sconosciute, si sono divertiti, emozionati e fanno parte di un gruppo reale e non virtuale.

 
E per voi cos’ha significato?
Raffaele: Questa per noi è stata un'esperienza di crescita professionale e artistica, certo, ma soprattutto umana. Durante le nostre lezioni non facciamo altro che giocare insieme a Fare teatro. Perché il teatro è un gioco serio, e questo sano gioco ci ha portato a creare un affiatamento tra di noi unico.
Insieme a loro abbiamo affrontato un percorso formativo, dall'ABC dell'attore fino a sfociare nell'allestimento di uno spettacolo teatrale, che vedrà protagonisti i personaggi pensati e creati dagli allievi durante il loro percorso. I temi trattati saranno tutti vicini al loro mondo: diversità, legalità, amicizia, amore. Lo spettacolo andrà in scena a fine giugno presso Piazza Forcella come dimostrazione finale del lavoro svolto e stiamo cercando di organizzare delle rappresentazioni sia al Teatro Piccolo Bellini, sia al festival per l'impegno civile di Casal di Principe organizzato dal Comitato Don Peppe Diana.


In attesa di vedere i ragazzi in scena a giugno, voi come Murìcena Teatro siete impegnati in qualche spettacolo?
Raffaele: Si, il prossimo progetto a teatro si chiama Human Farm 2020, debutterà al Piccolo Bellini di Napoli il 12 Aprile 2016 e sarà in scena fino al 17. Massimo Maraviglia ha scritto il testo pensando a 1984 di G. Orwell. La regia è a cura di una nostra insegnante, nonché regista, Rosa Masciopinto. In scena ci saremo io, Antimo Casertano e Marianita Carfora. Lo spettacolo è una fabula tragicomica incentrata sul tema dell’azzeramento di ogni possibilità di discernimento tra vero o falso, reale o virtuale. I personaggi sono prigionieri di uno spazio dal quale non si esce, dominato da un Monoschermo che vomita brandelli di realtà e finzioni tra loro indistinguibili, i tre danno sfogo al peggio di sé, manifestando le follie e il cinismo degli abitanti di un mondo virtualizzato e finto come un reality show, in cui nessuno può fidarsi di nessuno.
In coproduzione con il Teatro Bellini, questo spettacolo è una scommessa dove la posta in gioco è dimostrare che esiste ancora la volontà di produrre Teatro, quello con la “T” maiuscola: le difficoltà di produzione per una giovane compagnia sono evidenti e molteplici, ma pensiamo ci sia bisogno di dare un cambio di rotta ad un teatro ormai troppo vecchio e troppo legato a politiche basate sul clientelismo e sulle conoscenze tra i "pochi".


Anche qui sembra vogliate ricostruire dalle macerie del passato.
Raffaele: abbiamo fatto nostro il compito di creare un nuovo pubblico, di far fronte all'egemonia dei finti Teatri Nazionali il cui unico interesse è fare dell'arte un mercato chiuso dove solo in pochi hanno accesso.
Se posso ti segnalo anche un altro spettacolo, di un'altra giovane compagnia con la quale collaboriamo: “L'uomo di Fumo” prodotto da “Teatro In Fabula” sempre in scena al Piccolo Bellini dal 29 marzo al 3 aprile 2016.
Lo dico perché è in atto una promozione dei due spettacoli: 16 euro per entrambi anziché 30 euro.


 
Ritornando a Piazza Forcella. Quali aspettative avete per il futuro?
Raffaele: Il nostro entusiasmo e la nostra passione vengono messi a dura prova dai tempi lunghi e lenti della burocrazia italiana, che dimentica che per fare c'è bisogno di fondi. Pur essendo un progetto finanziato dal Ministero, i tempi di erogazione dei fondi sono lentissimi e pieni di inutili scartoffie da compilare. La Cultura in Italia non viene vista come un vero fattore di reddito e di crescita sociale e quindi a pagarne le spese siamo noi che cerchiamo di portare avanti questa missione. Eppure è sicuramente nel nostro intento, continuare a coltivare questo progetto in futuro attraverso altri circuiti, come quelli dei bandi e dei festival nazionali e internazionali.

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