venerdì 27 maggio 2016

Il Monte Echia: tra bellezza e degrado

di Marcello de Angelis

L'ingresso del cantiere
…e poi scendi Via S.Lucia e ti trovi davanti ad un cantiere all’apparenza del tutto immotivato. Non riguarda una strada da ristrutturare, non c’entra nulla con i lavori della metropolitana. Non costeggia un palazzo in rifacimento, ma un muro tufaceo diroccato! Dalle indicazioni che si riescono a raccogliere dai passanti (sulle impalcature i cartelli dicono poco o niente) si capisce finalmente che dietro quelle sbarre si sta lavorando ad un ascensore che dalla zona di Santa Lucia, appunto, dovrebbe portare, una volta completato, “‘ngopp ‘e muntagnell’”… ovvero sulla sommità di quel già citato muro tufaceo che viene più correttamente conosciuto come il “Monte Echia”: un promontorio roccioso, ubicato nella zona di Pizzofalcone, nel quartiere San Ferdinando di Napoli.
Un sito che riveste una straordinaria importanza storica ed archeologica in quanto su di esso i Cumani fondarono nel terzo quarto dell'VIII secolo a.C., di fronte all'isolotto di Megaride ed è caratterizzato da alcuni resti della grande Villa di Licinio Lucullo. Ma per la maggior parte delle persone è semplicemente una zona dotata di una bellezza assoluta in quanto stagliata direttamente sul Golfo di Napoli e da cui si può godere una delle vedute più belle della città, dove l'orizzonte spazia a 360° dalla collina di Capodimonte, al Vesuvio, dalla Penisola sorrentina al capo di Posillipo passando per Capri! Uno spettacolo che può essere paragonato a quello che si gode dal cosiddetto “Pincio” romano, sotto cui la “Città Eterna” si stende completamente. Ma tale paragone regge soltanto a parole. Perché a differenza del belvedere capitolino, accogliente e piacevole da vivere, questa zona langue nella incuria più totale! Già, perché in questa città siamo quasi incapaci di proteggere quello che abbiamo di bello, sia se ci è stato regalato dalla natura o costruito dall’uomo. Infatti questa magnifica zona iniziò dagli anni ’70 ad essere utilizzata come mera estensione del più decentrato Parco Virgiliano, dove le coppiette potevano “amarsi” liberamente di fronte allo skyline più bello del mondo, per poi essere via via abbandonato al degrado, alla sporcizia, al vandalismo. Oggi il primo insediamento abitativo della città, chiamato Palepoli per distinguerlo da Neapolis, è invaso da rifiuti di ogni genere che tra i cantieri degli infiniti lavori in corso, regalano uno spettacolo di rara tristezza estetica e di reale pericolo. E la visione di quel cantiere semi abbandonato nel cuore del Borgo di Santa Lucia e ad un passo dal Borgo Marinari (il progetto per la costruzione dell’ascensore è datato 2005 e la consegna era prevista per il 2013), rispecchia alla perfezione ciò che si trova lassù! Infatti, tra resti di auto rubate, pneumatici e materiali di risulta, gli ormai rarissimi pedoni (residenti in zona data la ovvia scomparsa di turisti), sono costretti ad uno slalom tra lamiere, immondizia e detriti. Di notte regna il buio. La gru e le recinzioni continuano a star lì e a nascondere quella paradisiaca terrazza dalla vista mozzafiato. Come se non bastasse, nell’ambito di alcune indagini circa la costruzione di tale struttura, i carabinieri hanno arrestato due “amabili personaggi” che chiedevano un pizzo di 500 mila euro, a rate, al capocantiere.
In attesa dell’ ipotetico completamento dell’ascensore, il collegamento del Monte Echia con i sottostanti Borghi è costituito dalle rampe di Pizzofalcone, che salgono dal Chiatamone e lungo le quali si può ammirare la splendida Villa Ebe, ma anche qui regna incontrastato l’abbandono dato che l'ingresso è ostruito dalla vegetazione incolta. L'edificio neogotico, costruito nel 1922 dall'architetto anglo-napoletano Lamont Young vent'anni dopo il castello Aselmeyer su corso Vittorio Emanuele, oggi è inaccessibile. Nel 2000 un incendio doloso ne distrusse gli interni. Da allora quel castello è un rudere abbandonato…o quasi: dietro ai cancelli, tra le sterpaglie, qualcuno ci vive: clochard, tossici, diseredati. Per completare l’opera, la sommità delle rampe è sbarrata da un muretto abusivo che ostruisce la strada.

Ma come è soltanto ipotizzabile lasciare una zona di così rara bellezza ed importanza storica ad un destino così ingrato di abbandono? E getta ancor più nello sconforto ricordare che, appena alle spalle del belvedere, nella parte orientale del Monte Echia, sorgono il Palazzo Carafa di Santa Severina, primo insediamento urbano della zona risalente all'inizio del Cinquecento. E che sul lato occidentale, sorge il Gran Quartiere di Pizzofalcone, oggi caserma della Polizia di Stato Ninio Bixio, costruito in epoca spagnola, contestualmente alla militarizzazione della collina. Un luogo dai gloriosi passati che sorge nel pieno centro della città, alle spalle del Pallonetto di Santa Lucia, quartiere popolare caratterizzato da botteghe artigiane e negozietti vari, a dieci minuti dall'Istituto per gli studi filosofici, dalla Caserma della Nunziatella e da piazza del Plebiscito. E allora che dire, è sempre affascinante viaggiare e scoprire le innumerevoli bellezze che l’Italia ci offre, ma al contempo cerchiamo di riscoprire, riamare, proteggere e tenerci strette le nostre…che sono tante, incantevoli e uniche nel loro valore. 


















Romeo e Giulietta in scena al San Carlo a 400 anni dalla morte di Shakespeare

di Antonio Ianuale

La locandina della rappresentazione
Il teatro San Carlo celebra i quattrocento anni dalla scomparsa del genio di William Shakespeare, con una serie di incontri, conferenze, dibattiti e naturalmente mettendo i scena i capolavori del celeberrimo drammaturgo inglese. Dopo la rappresentazione di Falstaff, ultima opera di Giuseppe Verdi con la regia di Luca Ronconi e la direzione di Pinchas Steinberg in scena dal 13 a l9 marzo, la Stagione di opera e balletto 2015/2016, The Golden Stage, prevede dal 21 al 28 giugno, il balletto Romeo e Giulietta di Sergej Prokof'ev, in una nuova produzione del Lirico napoletano, con le coreografie di Leonid Lavrovsky riviste da Mikhail Lavrovsky, scene di Nicola Rubertelli. Un testo scritto dal drammaturgo inglese tra il 1594 e il 1596, che ha conosciuto un successo senza precedenti, con rappresentazioni continue fino ai giorni nostri. Numerosi sono stati gli adattamenti operistici, danzati e strumentali. Carmelo Bene e Franco Zeffirelli portarono la tragedia dei due amanti veronesi rispettivamente a teatro e al cinema tra la fine degli anni 60’ e l’inizio degli anni 70’. Negli ultimi anni la tragedia è stata rivisitata anche in musical, con la famosa versione con le musiche del maestro Riccardo Cocciante e lo strepitoso successo del musical Romeo e Giulietta, Ama e cambia il mondo, andato in scena per la prima all’Arena di Verona nel 2013. 
Un testo conosciuto il tutto il mondo, con l’amore che lega Romeo e Giulietta divenuto archetipo dell’amore romantico, sebbene il finale sia tragico, con la morte dei due amanti, per una tragica fatalità. L’allestimento del San Carlo mette in scena il balletto originale elaborato dal pianista e compositore russo, Sergej Sergeevič Prokof’ev, nel 1935, su commissione del Mariinsky Ballet. Prokof’ev si era spinto ad una rivisitazione del testo originale: la prima versione del pianista russo, infatti, non si concludeva con la tragica morte dei due amanti, ma aveva un lieto fine: Romeo arrivava infatti appena in tempo per evitare la tragedia. 
William Shakespeare
La contestazione degli artisti e il timore delle critiche fecero cambiare idea al genio russo, che decise di improntare il suo adattamento al testo originale del Bardo. L’opera debuttò il 30 dicembre 1938 al Mahen Thatre, nell’allora Cecoslovacchia, ed oggi è considerato il capolavoro del compositore russo, per l'ispirazione melodica, la grande varietà dei ritmi e la presenza di personaggi ritenuti memorabili. In scena una doppia coppia di attori: Leonid Sarafanov e Olesya Novikova nel ruolo di Romeo e Giulietta nei giorni 21, 23, 24 e 26 giugno, Alessandro Macari e Anbeta Toromani negli altri quattro giorni, accompagnati dal Corpo di Ballo del Teatro San Carlo e dall’Orchestra stabile diretta da Alexeij Bogorad
La tragedia di Romeo e Giulietta torna al San Carlo, dopo l’allestimento di Amedeo Amodio, con la partecipazione di Roberto Bolle e Lucia Lacarra, nel 2011. Il pubblico napoletano sicuramente non perderà l’occasione di rivivere sul prestigioso palco del San Carlo, la storia d’amore più conosciuta al mondo.

La 61esima Regata delle Antiche Repubbliche Marinare ad Amalfi tra storia e folklore

di Antonio Ianuale

Stemmi Repubbliche Marinare
Sarà Amalfi ad ospitare la 61ma Regata delle Antiche Repubbliche Marinare, l’evento di rievocazione storica che si svolge ogni anno in un giorno compreso tra la fine maggio e l’inizio di luglio. Vi partecipano le quattro repubbliche marinare più note: Amalfi, Pisa, Genova e Venezia, che a rotazione organizzano l’evento. Amalfi ha ospitato l’evento quattro anni fa, dove riuscì ad ottenere la sua ultima vittoria, prima del tris di vittorie ottenute dalla Serenissima Venezia. La gara prevede la partecipazione di quattro galeoni, lunghi 11 m e pesanti 760 kg, composti ciascuno da 8 vogatori e da un timoniere. Per distinguersi in gara, le barche portano ognuna i colori tradizionali delle quattro città marinare: azzurro per Amalfi, bianco per Genova, rosso per Pisa, infine verde per Venezia. Ogni imbarcazione riporta sulla prua lo stemma della città: il cavallo alato per Amalfi, il leone per Venezia, il grifone per Genova, l’aquila per Pisa. Gli stemmi hanno un chiaro significato e un legame alla tradizione storica delle città che rappresentano: l’immagine del cavallo alato di Amalfi, proviene dall’Asia, indica la forza e la vitalità, ed era uno dei motivi più utilizzati nelle imbarcazioni medievali; il grifone di Genoa ricorda il protettore della città, San Giorgio; l’aquila pisana simboleggia il legame di Pisa con il Sacro Romano Impero; il leone alato si ricollega a San Marco, protettore della città lagunare. La gara ha luogo su di un percorso di 2 km percorsi in mare da Conca dei Marini ad Amalfi. L’idea della regata fu lanciata dal Cavalier Mirro Chiaverini a Pisa alla fine degli anni ’40, con la prima edizione che ebbe luogo proprio nella città toscana nel 1954. L’atto costitutivo della manifestazione venne firmato ad Amalfi il 10 dicembre del 1955. 
Da allora ogni anno viene ripetuta nelle quattro location predisposte: in mare aperto a Genova e Amalfi, sull’Arno a Pisa, in Laguna a Venezia. La regata è preceduta dal corteo storico che vede sfilare per le strade della città ospitante, figuranti che vestono i panni di antichi personaggi che caratterizzarono ciascuna repubblica. Per Amalfi la sfilata rappresenta la società amalfitana intorno agli anni Mille, nel culmine dello splendore della Repubblica Marinara campana: sono rappresentate le varie classi sociali, dalla magistratura ai cavalieri, passando per i militari per giungere fino al popolo. Al centro vi è il matrimonio del figlio del duca con una nobildonna lombarda che segna la salita al potere politico del giovane rampollo. Venezia riproduce l’episodio storico della donazione dell’isola di Cipro, ceduta dalla regina cipriota Caterina Cornaro, nobildonna veneziana, dopo l’accoglienza a lei riservata, al suo ritorno a Venezia. Nella sfilata, che vede partecipanti il Doge, i Senatori, gli Ambasciatori, il Capitano de Mar, comandante della flotta, si evidenzia il vessillo di San Marco, donato da Papa Alessandro III per la funzione di mediatrice svolta dalla Serenissima tra i comuni, il papato e l’impero. Genova rievoca l'età consolare della repubblica, prima dell’avvento dei dogi. Al centro la rievocazione storica del condottiero genovese Guglielmo Embriaco detto "Testa di maglio", che guidò le navi della repubblica all'assedio di Gerusalemme durante la Prima Crociata. In quella circostanza egli portò a Genova il Sacro Catino che, secondo la tradizione, sarebbe stato utilizzato nel corso dell'Ultima Cena da Gesù e dagli Apostoli. Si riproduce anche Caffaro di Caschifellone, crociato e diplomatico genovese che rievoca le imprese dell’Embriaco. 
Pisa rievoca i principali eventi storici della repubblica: il più antico è di certo rappresentato da Kinzica de' Sismondi, l'eroina pisana che nel 1004 salvò la sua patria da un improvviso attacco saraceno. Alla sfilata partecipano i consoli, i podestà, il capitano del popolo, a testimoniare le fasi evolutive delle autorità del Comune pisano. Il corteo storico ha sfilato anche all’estero, con tappa a Berlino e New York. La regata ha raggiunto dimensioni internazionali nel 1983 quando fu Londra ad ospitare l’evento: la Regata sul Tamigi ha visto i quattro equipaggi italiani sfidare quattro imbarcazioni londinesi, mentre nel settembre 1999 fu il Principato di Montecarlo ad ospitare l’evento in occasione dei festeggiamenti per il giubileo del principe Ranieri III di Monaco. In Italia fu Torino nel 1961 ad organizzare un’edizione straordinaria, sulle acque del Po in occasione del centenario dell’Unità d’Italia. Dopo la regata il programma di chiusura prevede lo spettacolo dei fuochi artificiali sul Golfo. Venezia domina l’albo d’oro con trentatré successi, seguita da Amalfi con dieci, mentre sono ferme ad otto vittorie sia Pisa che Genova.

The mind’s eye, il genio di Cartier Bresson nella mostra al Pan

di Antonio Ianuale


Henry Cartier Bresson
Il Palazzo delle Arti di Napoli dedica una mostra a Henry Cartier Bresson, il famoso e rivoluzionario fotografo del Ventesimo secolo: The mind’s eye, inaugurata lo scorso 28 aprile, fruibile fino al 28 luglio. La mostra è promossa dal Comune di Napoli - Assessorato alla Cultura e al Turismo, proposta e finanziata dall'Associazione ACM Arte Cutura Mostre in collaborazione con la Fondazione Henri Cariter-Bresson e Magnum Phothos, sostenuta dal Pastificio dei Campi. La curatrice è Simona Perchiazzi. Il titolo della mostra, fa riferimento ai molteplici soprannomi con cui era conosciuto il fotografo francese, da "Lo sguardo del secolo", "L'uomo-occhio", "L'occhio assoluto", per sottolineare la sua straordinaria capacità di catturare la vita, con la sua Leica, una macchina fotografica leggera e maneggevole, da cui non si separava mai. 

La prima macchina fotografica di Bresson
Per questa sua attitudine, Henri Cartier-Bresson è considerato il padre del “foto-giornalismo”: ha vissuto e raccontato il surrealismo, la guerra Fredda, la guerra Civile Spagnola e la seconda Guerra Mondiale, sempre con uno sguardo lucido, attento e mai retorico. Avvicinatosi in giovane età alla pittura, Cartier Bresson decide di dedicarsi alla fotografia, sia dal punto di vista pratico che da quello teorico. Si cimenta nel reportage, privilegiando un approccio documentaristico, raccontando un evento nel suo divenire. Le foto di Cartier-Bresson sono basate sulla spontaneità, senza nulla di costruito e artificiale, sono porzioni di tempo e spazio vissuti dall'autore e memorizzati dalla macchina fotografica. Nei suoi ritratti i soggetti non vengono mai ripresi in posa ma colti nella loro quotidianità, mentre sono inseriti nel loro ambiente. Le didascalie erano essenziali, Cartier-Bresson si limitava a indicare solo luogo e data nelle sue foto. “Le immagini non hanno bisogno di parole, di un testo che le spieghi - sosteneva - sono mute, perché devono parlare al cuore e agli occhi”


Bresson è stato uno spirito curioso e innovativo, appassionato di pittura, si è cimentato anche nella scrittura con The decisive moment, dove teorizza l’attimo in cui fissare l’immagine con la sua macchina fotografica, nel cinema dirigendo Retourn to life nel 1937 ed in seguito Le Retour, documentario del 1946 sul ritorno dei rifugiati di guerra francesi. Amante dei viaggi, ha vissuto in Francia, Costa d’Avorio, Spagna, Italia e Messico, osservando il mondo da molteplici prospettive. Le prime grandi fotografie di reportage vengono realizzate in Spagna nel 1933. Nel 1935 studia cinematografia a New York ed espone per la prima volta presso la galleria Julien Levy. Il suo desiderio di testimoniare la vita con la sua arte, lo porta a documentare la seconda guerra Mondiale, dove vi partecipa attivamente nelle schiere della resistenza francese. Tra le personalità catturate da Cartier Bresson scrittori, divi del cinema e della moda: da Sartre a Marylin Monroe, passando per Nixon, Gandhi e Pound. Alla fine degli anni 60 ritorna alla sua prima passione: la pittura. Negli ultimi anni della sua attività si dedica agli artisti emergenti, concedendo loro uno spazio espositivo grazie alla fondazione Henri Cartier Bresson, istituita con la moglie e la figlia. Muore nell’agosto del 2004 all’età di 95 anni. L’allestimento al Pan, situato al secondo piano della struttura, ricostruisce tutta la sua vita, dalla giovinezza fino all’età più matura, attraverso la visione di 54 opere fotografiche, tra le più importanti e significative del maestro transalpino.

Colangelo, il coraggio e lo stile

di Gian Marco Sbordone

Giovanni Colangelo
La notizia, divulgata alcuni giorni fa, dell’esistenza di un piano per perpetrare un attentato ai danni del Procuratore Capo di Napoli Giovanni Colangelo, ha giustamente suscitato grande clamore e sconcerto. Il piano, i cui particolari sono stati riferiti da un pentito, prevedeva che l’atto criminale fosse realizzato a Gioia Del Colle, ove il magistrato ha la sua residenza.

Dall’ episodio scaturiscono alcune importanti riflessioni.

La prima riguarda le potenzialità delle organizzazioni camorristiche e anche la loro strategia. Colpisce, infatti, che proprio in una fase in cui si ripete spesso che tali organizzazioni sarebbero disarticolate, grazie ai colpi inferti dalle Forze Dell’ Ordine e dalla Magistratura, venga pianificato un disegno per assassinare uno dei procuratori più importanti e più impegnati sul fronte della lotta alla criminalità, qual’ è, appunto, il Procuratore di Napoli. E colpisce anche il fatto stesso che la Camorra abbia progettato tale delitto in considerazione del fatto che l’attacco diretto alla Magistratura e alle Forze Dell’ Ordine non è apparso quasi mai rientrare nella strategia della camorra risultando appannaggio quasi esclusivo di altre consorterie criminali, e in specie della mafia.

La seconda riflessione riguarda l’atteggiamento che il Dott. Colangelo ha palesato in conseguenza della divulgazione della notizia. Magistrato serissimo e schivo, Colangelo ha mostrato grande sobrietà e senso istituzionale anche in questo caso. Non lo abbiamo visto partecipare a dibattiti televisivi e tantomeno abbiamo ascoltato osservazioni o lamentele su presunte carenze del sistema giustizia o di altri apparati dello Stato. Egli si è limitato a dire, in sostanza, che continuerà a servire le Istituzioni come ha sempre fatto.

Un’ ultima considerazione riguarda la reazione dei cittadini napoletani, della gente comune, che hanno manifestato al Procuratore grande solidarietà e partecipazione a testimonianza, ove mai ce ne fosse bisogno, che la stragrande maggioranza dei napoletani sta dalla parte della legalità e della giustizia. Tale circostanza è stata giustamente messa in evidenza dallo stesso procuratore che non ha lesinato ringraziamenti ai napoletani.

Proprio quest’ ultima circostanza costituisce l’elemento positivo nell’ambito di una vicenda terribile ed inquietante. I cittadini perbene, onesti, continuano a credere nei valori migliori, continuano a riconoscersi in una società in cui i buoni devono vincere sui cattivi. Coraggio Dott. Colangelo!

Una panoramica sul “reddito minimo garantito”

di Antonio Cimminiello

La Giunta Comunale di Napoli ha approvato nei giorni scorsi una delibera con firma di Enrico Panini e Roberta Gaeta, rispettivamente assessori al Lavoro ed al Welfare, dedicata al cd. “reddito minimo garantito”. Nello specifico, si annuncia l’introduzione in via sperimentale a partire dal 2016 di “uno strumento di lotta alla diseguaglianza economica e sociale”, come sostenuto dallo stesso sindaco partenopeo Luigi De Magistris. Nel provvedimento per ora si indicano solo le caratteristiche generali che avrà tale nuova misura: l’entità, che dovrebbe corrispondere a 600 euro al mese circa; alcuni presupposti, come ad esempio la destinazione di esso a coloro che siano residenti a Napoli da almeno 24 mesi (a prescindere dalla nazionalità), la maggiore età e un reddito al di sotto della soglia di povertà; caratteristiche , in particolare il fatto di essere strumento di reinserimento economico e sociale e non mera misura di assistenza. Il “reddito minimo garantito” si inserisce quindi nel più ampio progetto regionale e nazionale di introduzione di misure in grado di contrastare la povertà attraverso la sollecitazione degli stessi soggetti in difficoltà , quanto meno alla condivisione di appositi piani di reingresso soprattutto nel mondo del lavoro, e solo in parte si accosta ad analoghe misure annunciate da altri candidati alla guida di Palazzo San Giacomo (ad esempio, la proposta del reddito di cittadinanza per gli over 50 avanzata da Gianni Lettieri). E proprio alle immediate polemiche circa tale scelta, scaturite inevitabilmente in questo periodo di campagna elettorale –gli opposti schieramenti politici parlano al riguardo di semplice “propaganda”- il sindaco “arancione” ha risposto ricordando la continuità di questo nuovo progetto con altre precedenti iniziative in materia sociale già intraprese dalla sua amministrazione, tra cui la stessa scelta di non ridimensionare le risorse in tema di welfare ed assistenza. In ogni caso sarà necessario, nei mesi a venire, dare disciplina a tutti gli altri aspetti della misura, individuando le relative risorse – che ammontano ad una cifra superiore a 10 Milioni di Euro – per evitare i fallimenti registrati negli anni precedenti, determinati il più delle volte dalla scarsa possibilità di accesso ai parametri previsti.

Tribunale dei Minori di Napoli: “l’addio” ad un presidio di legalità?

di Antonio Cimminiello
La riforma del “sistema giustizia” avviata in questi ultimi anni e non ancora completata ha avuto tra i suoi effetti anche l’accorpamento di una serie di tribunali al fine, principalmente, di razionalizzare i lavori e i costi in un settore tradizionalmente inflazionato, ma purtroppo non sempre con risultati soddisfacenti (il pensiero va al neonato Tribunale di Napoli Nord, già oberato da problemi organizzativi ed enormi carichi di lavoro a distanza di poco più di due anni dalla sua istituzione). Analogo progetto si avvia a concretizzazione in questi giorni anche con riferimento al delicatissimo settore minorile: è stato infatti approvato dalla Camera dei deputati un nuovo disegno di legge finalizzata all’accorpamento a livello nazionale dei Tribunali dei Minori. A livello locale, tale decisione comporterà dunque la scomparsa del Tribunale dei Minori dei Colli Aminei, e nonostante la legge non sia stata ancora approvata, non sono mancate però le proteste degli operatori del diritto napoletani. Appare infatti paradossale la scelta di sopprimere un organo giurisdizionale che, statistiche alla mano, rappresenta una “anomalia” in senso positivo: non soltanto, sul piano penale, presso lo stesso viene trattata la media annua di 3000 procedimenti, ma al 31 Dicembre scorso non risultava alcun arretrato. Ed anche nell’ambito civile si registra l’enorme efficienza di tale Tribunale, al quale sono presentate qualcosa come ben 700 domande di adozioni all’anno. L’accorpamento del presidio dei Colli Aminei – con il trasferimento presso il Tribunale ordinario del Centro Direzionale e l’istituzione di una “sezione famiglia” - rischia invece di “…mischiare competenze e di spalmare le criticità esistenti in altri contesti, con il rischio di non riuscire ad assicurare gli stessi standard offerti all’utenza fino a questo momento”, come affermato dal Presidente del Tribunale dei Colli Aminei Maurizio Barruffo. Parole pienamente condivisibili, se si pensa all’enorme rischio che si potrà correre in futuro ,e probabilmente in nome della “spending rewiew”, e cioè quello di rinunciare ad uno “strumento” efficiente di valutazione e contrasto di fenomeni dall’enorme impatto sociale in un contesto , quale quello napoletano, dove i più recenti fatti di cronaca – come la morte della piccola Fortuna Loffredo e l’escalation dei “baby camorristi” – non permettono più di tollerare incompetenze e lungaggini burocratiche.



Sfollati dell’ex scuola “Belvedere”: arriva la soluzione del Comune di Napoli

di Antonio Cimminiello

Una manifestazione di protesta del movimento
"Magnammece 'o pesone"
La crisi economica che ha attanagliato l’Italia e non solo in questi ultimi anni non ha mancato purtroppo di produrre tragedie: tra queste l’impossibilità persino di avere un tetto sotto il quale ripararsi. E questo dal 2010 è stato il destino di un gruppo di cittadini napoletani, appartenenti al Movimento per il diritto all' abitare "Magnammece 'o pesone", costretto a continue occupazioni di immobili semplicemente per “difendere” quel diritto all’abitazione che, dovrebbe essere garantito in primo luogo dalle istituzioni.

Le occupazioni non hanno risparmiato gli stessi luoghi pubblici, come proprietà del Vecchio Policlinico fino addirittura ad immobili della Chiesa, ed in particolare l’ex plesso scolastico “Belvedere” al Vomero (di proprietà dell’ordine religioso delle Suore del Buon Pastore). E proprio il conseguente sgombero nel 2013 dalla ex “Belvedere” scosse l’opinione pubblica, tanto da spingere gli sfollati a richiedere un incontro chiarificatore con lo stesso Arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe. La situazione di stallo che si era così venuta a creare sembrava non trovare spiragli di soluzione , come dimostrato dall’occupazione, poco dopo il primo sgombero dalla ex “Belvedere” degli ex Uffici Comunali dell’Annona in Via Rampe Brancaccio a Chiaia, nonchè dalla successiva rioccupazione dello stesso ex plesso scolastico da parte di una quarantina di persone e il conseguente drammatico sgombero nel Febbraio del 2015; ma sembrava soprattutto emergere in tal modo l’incapacità delle competenti autorità di assicurare un diritto imprescindibile.

In questi giorni sembra finalmente arrivata la svolta, con l’approvazione di una delibera, ad opera della Giunta Comunale partenopea e con la firma degli Assessorati alle Politiche Urbane e al Patrimonio, per l’acquisizione del certificato antincendio e della certificazione di assenza di ostacoli all’utilizzo dell’ex Convento Gesù alle Monache di via Settembrini. L’obiettivo è proprio quello di destinare quest’ultimo immobile agli sfrattati della ex “Belvedere”. L’intervento del Comune di Napoli, oltre ad inserirsi senza dubbio nel più ampio progetto di riorganizzazione del proprio patrimonio immobiliare- e che proprio negli ultimi mesi ha portato a fare chiarezza su situazioni risalenti poco chiare, come la locazione “verbale” o a canone irrisorio di abitazioni in zone centrali- denota altresì una rinnovata attenzione per l’emergenza abitativa, e quindi l’intento non solo di garantire anche per tale via il contenimento delle spese (ad esempio derivante dall’alloggio di sfollati in strutture ricettive a pagamento) ma in primis di evitare il dissolversi di un vero e proprio valore costituzionale.

Napoli Teatro Festival: il diverso modo di intendere la cultura

di Antonio Cimminiello

Al Pacino
Ha sfiorato i contorni del vero e proprio scontro tra istituzioni la recente querelle circa la possibile partecipazione al Napoli Teatro Festival del divo hollywoodiano Al Pacino. Tutto ha avuto inizio nei primi giorni dello scorso Aprile, quando trapelò la notizia di un possibile contatto tra Franco Dragone, direttore artistico del NTFI nonché illustre regista italo-belga (noto per l’organizzazione del Cirque du Soleil) e lo staff dell’indimenticato protagonista di “Scarface” e “Profumo di donna”. Ciò che aveva principalmente scosso l'opinione pubblica al riguardo era la presunta entità del cachet (previsto per la partecipazione di due giorni, intorno alla metà di Giugno), pari a più di 700.000 Euro circa, apparsi chiaramente eccessivi ad una Regione bisognosa di fondi per risolvere problemi strutturali ormai atavici (basti pensare soltanto alla drammatica situazione dei trasporti). Probabilmente, è proprio questo il motivo che ha suscitato nel giro di pochissimi giorni l’intervento, sulla questione, dello stesso Governatore della Campania Vincenzo De Luca, che ha affermato espressamente la sua contrarietà al progetto: “Credo che dobbiamo trovare un punto di equilibrio tra presenze che valorizzino gli eventi e risorse disponibili”, le sue testuali parole. La posizione di De Luca è stata poi condivisa anche dal presidente del CDA del Napoli Teatro Festival Luigi Grispello, ma non dal filosofo e consigliere culturale del Governatore Sebastiano Maffettone, al punto da spingere quest’ultimo a richiedere pubblicamente un “chiarimento” al presidente De Luca. Strappo istituzionale? Ciò che è certo è che soltanto il 19 Aprile De Luca è intervenuto nuovamente, questa volta dando il benestare alla partecipazione di Pacino a fronte, però, della sponsorizzazione dell’evento da parte di imprenditori privati. Nonostante la disponibilità dell’imprenditore Floro Flores (noto per essere stato l’autore della “rinascita” dello Zoo di Napoli) ed un riavvicinamento della controparte con la riduzione del cachet originario, alla fine si è giunti ad un solo esito: Al Pacino non ci sarà, ancora troppo alti i costi della partecipazione, che certo non possono essere abbattuti altrimenti (inconcepibile tra l’altro un aumento vertiginoso dei prezzi dei biglietti). Sembra così risolversi -con la prevalenza dell’interesse di preservare le casse regionali- quella che in realtà è apparsa come una diatriba non tanto tra politici e personalità quanto piuttosto tra diversi modi di intendere la cultura, l’uno che strizza l’occhio anche a spettacolo e mondanità, l’altro più attento alle esigenze di bilancio.

Campi Flegrei: Intesa per scavi archeologici.

Scavi di Baia, Tomba di Agrippina e Anfiteatro cumano tra i siti interessati.

di Danilo D'Aponte.

Nel clima di rinnovamento che sta investendo tutta l'area flegrea, e dopo alcuni riconoscimenti importanti (come ad esempio l'attestazione a Bacoli di Comune Mafia Free), nel seppur breve tempo, tocca adesso alla cultura ricevere una spinta in questo senso.

È in questa ottica che può essere letta la riapertura di alcuni centri archeologici (fulcri culturali dell'intero litorale flegreo), come ad esempio il Parco archeologico di Baia. La riapertura è stata possibile grazie all'intesa raggiunta tra Comune e Soprintendenza, per quel che concerne l'accesso alla struttura dalla parte bassa del sito, insomma da Piazza de Gasperi, dove, dopo la firma di un protocollo d'intesa, si potrà accedere nelle vicinanze delle biglietterie.

Il 2 maggio gli operatori del VII settore comunale hanno completato i lavori di manutenzione straordinaria dell'area che conduce ai complessi imperiali dell'antica Baia e (divisi così in settori: Villa dell'Ambulatio, Mercurio, Sosandra e Venere), dove è possibile visitare antichissime ville patrizie e, più in generale, luoghi dell'antica nobilitas.

Così nelle parole di Gennaro Di Fraia (Assessore a Turismo e Cultura): «Comune di Bacoli e Soprintendenza concordano sulla necessità di facilitare la conoscenza attraverso un protocollo d'intesa che a breve firmeremo. Nelle more della realizzazione di interventi di restauro, le parti concordano sull'opportunità di consentire sopralluoghi dei cittadini e dei visitatori con degli itinerari prestabiliti e precise modalità di visite, a cadenza settimanale, secondo un calendario da stabilire, per tre siti: Tomba di Agrippina, Cento Camerelle e Anfiteatro Flavio [...] Abbiamo provveduto a ripulire l'ingresso dalla piazza delle terme e faremo lo stesso con il Tempio di Diana, in modo che allocati due dipendenti comunali al potenziamento dell'organico delle terme, riapriremo il varco dalla piazza. Il tutto in sintonia e grazie al Soprintendente Francesco Sirano».

La Tomba di Agrippina, tradizionalmente ritenuti i resti di una costruzione imperiale riconducibili alla tomba della madre di Nerone (uccisa nel 59 dopo Cristo per volontà del figlio), sita in località Marina Grande, rappresenta una delle perle archeologiche dei Campi Flegrei, è stata interessata a dei lavori di restauro, come detto, avvenuta in febbraio, in seguito al sopralluogo avvenuto alla presenza del sindaco Josi Gerardo Della Ragione e del nuovo soprintendente, Francesco Sirano.

Lavori che sono avvenuti a circa 30 anni dagli ultimi interventi, e che preparano l'apertura di un sito chiuso da 15 anni. Tale apertura sarà prefissata secondo un calendario che sarà reso noto dal Comune di Bacoli. Una volta completati i lavori, gli orari e i giorni d’apertura saranno più estesi e frequenti rispetto al previsto singolo giorno settimanale con cui è prevista l'inaugurazione.

Social Network: WhatsApp entra nei tribunali

È oramai sdoganato nei documenti ufficiali dei divorzi.

di Danilo D'Aponte.

WhatsApp, la celebre app acquistata da Mark Zuckerberg, creatore di Facebook (per 19 miliardi di dollari), si appresta ad aprire inimmaginabili sviluppi in ambito civilista. Questo perché, stando all'Associazione Avvocati Matrimonialisti, è citato nel 40% dei casi di divorzio delle coppie italiane, come prova dell'infedeltà del partner.

Un miliardo di persone ogni giorno si scambia messaggi instantanei con WhatsApp, è il nuovo record raggiunto nel febbraio 2016. Cosa possibile perché, dopo l'acquisizione del boss di Facebook, si sono resi conto che la gratuitità del servizio fosse l'unico modo per poter permetter l'evolversi dell'app, che non a caso è la prima a raggiungere cifre da capogiro.

Potenzialmente, il bacino d'utenza di papabili fedifraghi è quasi sterminato.

Eppure, nel non lontanissimo 2014, una sentenza del tribunale di S. Maria Capua Vetere (CE) aveva stabilito che i messaggi privati inviati con i social network sono coperti dalla tutela che protegge tutte le conversazioni segrete e private: esse, infatti, possono essere assimilate a forme di corrispondenza privata, e come tali devono ricevere la massima tutela sotto il profilo della loro divulgazione.

Tale sentenza, all'epoca, ebbe una certa eco perché andava a scontrarsi con un caso analogo in cui un giudice piemontese aveva accolto al banco le prove digitali del tradimento.
Secondo il giudice piemontese, infatti, le documentazioni acquisite anche violando la privacy altrui potevano essere utilizzate, in una causa, come prova contro il suo autore.
Diversamente delle chat e delle messaggerie, le informazioni pubblicate sul proprio profilo personale, e destinate alla cerchia di "amicizie" (anche se limitate per via delle impostazioni sulla privacy) non possono essere tutelate e possono costituire prova in una causa.
In Italia ci sono ogni anno 53 mila divorzi, 173 ogni 1000 matrimoni. In passato si usavano tecniche tradizionali per scoprire relazioni extra coniugali (arrivando anche ad assoldare investigatori privati). Oggi invece è molto più semplice scoprire eventuali tradimenti, grazie alla diffusione dei social network (Facebook, in particolare) e alle app di messaggistica istantanea. Secondo Gian Ettore Gassani, Presidente della AMI (Associazione avvocati matrimonialisti italiani), WhatsApp consente lo scambio di messaggi tra amanti, ma allo stesso tempo ha semplificato l'individuazione dei tradimenti.

Sempre secondo l'AMI, le nuove tecnologie, infatti, aiutano a scoprire i tradimenti. I social media rendono più facili le scappatelle e si possono mantenere anche più relazioni contemporaneamente, in alcuni casi tre o quattro.

In definitiva, a un fedifrago in potenza diciamo che, sebbene la digitalizzazione abbia aperto nuove possibilità per le scappatelle saltuari (permettendone ipoteticamente moltissime in contemporanea), tuttavia abbia anche reso le cose più facili in sede di individuazione di dette scappatelle.


WEB 2.0: un esercito di nuove professionalità

di Germana Guidotti

La forte e costante accelerazione impressa allo sviluppo tecnologico ha portato ad una vera e propria rivoluzione: sono cambiati infatti i rapporti con le persone, la comunicazione, le comunicazioni, le abitudini sociali, la fruizione delle fonti.

Stiamo vivendo in un’epoca della connettività totale.

Il computer e la ‘rete’ che esso ha generato ha modificato radicalmente il modo con cui gli individui si interfacciano fra di loro e con numerose situazioni quotidiane, quali scrivere testi, affrontare calcoli numerici, archiviare dati.

Il posizionamento e l’immagine aziendale, la brand awareness, la cura dell’ufficio stampa, l’organizzazione di eventi, le digital PR, la gestione di un blog, la costruzione di un piano di comunicazione: sono soltanto alcune delle innumerevoli e molteplici attività che nell’era contemporanea, del web 2.0, sono state completamente investite da una profonda trasformazione, che ne ha modificato la struttura, i contenuti, gli strumenti, gli obiettivi.
Ancor di più, lo sviluppo delle tecnologie digitali e multimediali ha avuto come portati più significativi la nascita di nuove figure professionali e la creazione di competenze più settorializzate, ricercate, qualificate, che implementano il mercato 2.0. L’avvento dell’era digitale ha infatti dato impulso alla crescita e al perfezionamento di tali innovative figure professionali all’interno del mondo del lavoro, così come ha modificato le competenze richieste dagli uffici del personale delle società. Infatti, parallelamente ad evolvere è il processo di talent management: Hr analytics, social network professionali e performance management sono gli strumenti decisivi attraverso i quali selezionare, far crescere e valorizzare i talenti.

A subire una grossa trasformazione sono (state) principalmente le ‘digital skills’, le ‘abilità in campo digitale’: quelle maggiormente richieste, e per questo anche maggiormente difficili da reperire per l’elevato livello di specializzazione ricercato, si concentrano nei settori Marketing, IT (Information Technology) e HR (Risorse Umane), letteralmente presi d’assalto, invasi dalle nuove professionalità 2.0. Queste capacità soft di tipo relazionale e comportamentale -‘digital skills’- consentono ai protagonisti coinvolti in questo mondo di utilizzare efficacemente i nuovi strumenti digitali per migliorare la produttività e la qualità delle attività lavorative svolte. Si va dalla Knowledge Networking, capacità di identificare, recuperare, organizzare, capitalizzare e condividere le informazioni disponibili in reti e community virtuali; alla Virtual Communication, capacità di comunicare efficacemente, coordinare progetti e gestire, dopo averla creata, la propria identità in ambienti digitali; alla Digital Awareness, capacità di proteggere i dati aziendali sensibili ed applicare il corretto utilizzo degli strumenti digitali per il rispetto del work-life balance e della salute; alla Creativity, abilità di creare e modificare nuovi contenuti digitali integrando e rielaborando conoscenza pregressa, quindi background personale di competenze, e produrre contenuti in differenti formati digitali; al Self Empowerment, che consta della capacità di far proprie le conoscenze e gli strumenti digitali utili e funzionali alla risoluzione di problemi e di risolvere problemi complessi mediante un utilizzo consapevole degli strumenti stessi.

Pertanto, la domanda cresce più che altro per la ricerca di customer relationship manager, per migliorare l’efficacia delle relazioni con la clientela e supervisionare i livelli di soddisfacimento della stessa; digital marketing manager, la cui mansione specifica attiene alla gestione e all’ottimizzazione delle interazioni digitali; social media manager, protagonista in azienda dal momento che tale figura parlerà on line, per lei e di lei, deve possedere vastissima conoscenza tecnica delle piattaforme e degli strumenti a disposizione; ottime doti di scrittura e spiccata sensibilità nel cogliere gli interessi e le esigenze della community virtuale di riferimento (in particolare di social media e aggregatori 2.0). Ossia, deve saper intercettare l’argomento giusto, avere il senso della notizia, stare sul pezzo, “sentire il polso” della rete e quindi essere in grado in ultima analisi di mostrare grossa velocità reattiva alle news, evidenziando spirito di servizio nel presidiare sempre, costantemente, gli account; chief innovation officer, una professionalità di alto livello di competenza, che ha l’obiettivo di proporre modelli innovativi per il business dell’impresa.

La figura professionale più difficile da reperire è quella dello chief digital officer, un membro dell’esecutivo che siede alla destra del ceo e sovrintende le strategie digitali della società, guidandone la crescita verso il digitale.

Seguono poi i data scientist – in questo caso è necessario essere curiosi e specializzati nell’analisi dei big data – e i chief innovation officer.

Ancora, i digital strategist e i professionisti dell’e-commerce e della sicurezza nel mondo digitale.

In tutti i casi, è assolutamente fondamentale possedere un know-how solido, ricco di conoscenze e competenze che permettano un facile utilizzo delle nuove tecnologie. In particolare, queste innovative figure della rete devono conoscere il funzionamento dei network e la comunicazione virtuale; devono saper comprendere la complessità del rapporto tra i dati sensibili dell’azienda e la pubblicità del web; devono essere ideativi, creativi ed avere infine spiccata attitudine al problem-solving sul digitale.

















Così cambierà la sanità in Campania

di Luigi Rinaldi

Il Governatore della Campania, Vincenzo De Luca, ha promesso di rivoluzionare e rimodulare l’intero assetto sanitario della nostra Regione. E’ stata, infatti, varata la bozza del nuovo Piano ospedaliero regionale che riordina le degenze, in attuazione del D.M. n. 70 del 2015, al fine di superare, entro il 2017, gli storici ritardi che, da troppo tempo, affliggono gli ospedali campani. Il documento sarà sottoposto alle organizzazioni sindacali della dirigenza medica ed ai rappresentanti delle associazioni di categoria interessate, prima di essere inviato ai ministeri competenti, Salute ed Economia, ai quali spetterà dare il via libera definitivo. Anche se, allo stato, si tratta di una semplice bozza, gli obiettivi che il Piano intende perseguire sono chiari e di fondamentale importanza. Si mira, innanzitutto, a chiudere le strutture insicure ed a trasferire gli ammalati, attraverso il 118, nei reparti attrezzati per le terapie, in base alle patologie ed alla loro gravità, nonché a concentrare le cure oncologiche ed a rafforzare l’assistenza territoriale e le strutture di lungodegenza. Come promesso dal Presidente De Luca, con il nuovo Piano ospedaliero, non si assisterà più alla “vergognosa” scena di ammalati ricoverati sulle barelle. Si ipotizza anche la creazione di una azienda sanitaria unica dedicata alla gestione dell’emergenza e di rendere maggiormente efficiente il livello di assistenza, riconoscendo, a tutti gli effetti, i servizi garantiti nelle cliniche private accreditate. Nella nuova mappa degli ospedali, i cambiamenti più significativi riguarderanno la città di Napoli. Via libera all’apertura dell’Ospedale del Mare che sarà dotato di una struttura di 450 posti letto. Chiuderanno l’Annunziata ed il San Gennaro, mentre resteranno aperti, ma, con un notevole ridimensionamento, gli Ospedali Ascalesi ed Incurabili. Nessuna sostanziale modifica toccherà le due aziende universitarie (Nuovo e Vecchio Policlinico) che conserveranno gli attuali posti letto. Una riduzione di 50 posti letto riguarderà l’Ospedale Cardarelli e l’Azienda dei Colli, comprendente Monaldi, Cotugno e CTO. Il personale del nuovo Ospedale del Mare sarà reclutato dai nosocomi chiusi e da quelli ridimensionati. Il nuovo Piano Ospedaliero complessivamente determinerà un aumento dei posti letto nella sanità pubblica campana, ma, l’incremento, nell’ordine di circa 400 posti letto, abbraccerà solo la provincia di Salerno, dove non sarà chiuso nessun nosocomio e si cercherà di potenziare i presidi di Sarno, Nocera Inferiore e Salerno. Un’altra importante novità sarà rappresentata dall’aumento dei posti letto nel settore della riabilitazione privata, una misura in netta controtendenza rispetto alla gestione dell’ex Governatore, Stefano Caldoro, che aveva ridotto i posti letto nel settore privato per i conflitti di interesse di alcuni consiglieri regionali. Non è da escludere che, durante l’iter burocratico per l’approvazione del Piano, qualche punto possa essere modificato, ma un dato è certo: finalmente, dopo anni di inerzia, il vento sta cambiando.






Il Campania Express torna al servizio di turisti e cittadini

di Luigi Rinaldi

La città di Napoli ed alcune delle mete più ambite e conosciute dai turisti, cioè Ercolano, Pompei e Sorrento, già dallo scorso 20 marzo sino a tutto il 15 ottobre 2016, sono di nuove collegate dal treno Campania Express, un servizio organizzato da Campania Artecard, in collaborazione con l’EAV – Ente Autonomo Volturno - che ha riunito la Circumvesuviana e la Cumana. 
Il Campania Express
Il treno parte da Napoli Porta Nolana e arriva a Sorrento e viceversa, con fermate a Napoli Piazza Garibaldi, Ercolano Scavi e Pompei Villa dei Misteri. Fino allo scorso 14 maggio, il servizio ha garantito 4 corse giornaliere, ma, dal 15 maggio, con l’approssimarsi della stagione estiva e con il conseguente aumento del flusso turistico, le corse sono state aumentate ad otto. La tratta viene coperta da treni speciali Metrostar, dotati di una particolare pellicola colorata che riveste le vetture. 
Gli interni delle vetture
Ai viaggiatori viene garantita la massima comodità, trattandosi di treni di ultima generazione, con assistenza multilingue a bordo, climatizzazione e possibilità di prenotare i 144 posti a sedere. Il percorso viene coperto in poco meno di 50 minuti. Sono previste anche corse speciali tra Pompei e Sorrento, della durata di circa venti minuti. Un vero e proprio privilegio per migliaia di turisti e visitatori che aiuterà a valorizzare alcune tra le località più belle ed uniche della nostra regione. Convenienti i prezzi se rapportati al servizio offerto. Il biglietto di andata e ritorno tra Napoli e Sorrento costa solo 15 euro. 
Per agevolare il turismo sono state anche previste possibilità di interscambio con alcuni Frecciarossa di Trenitalia da e per Roma. Un servizio ideato per i numerosi turisti che affollano questi splendidi luoghi, che, per anni, hanno usufruito dei vecchi e malconci convogli della Circumvesuviana, esposti agli atti di vandalismo che molto spesso si verificano su questi treni. La crescita di Napoli e delle sue bellezze naturali, storiche e paesaggistiche passa anche attraverso la qualità dei servizi offerti ai visitatori, per sfatare quella sorta di diffidenza che troppe volte tocca la realtà partenopea.



Al via il nuovo patto per la Campania

di Luigi Rinaldi

Siglato, lo scorso mese di aprile, nella Prefettura di Napoli, il “Patto per la Campania”, con tanto di firma del Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, e del Governatore, Vincenzo De Luca
De Luca e Renzi
Il Patto costituisce il primo degli accordi previsti con Regioni e Città Metropolitane dal Masterplan per il Mezzogiorno. Con il Patto per la Campania, il Governo si è impegnato a sostenere una serie di investimenti, di concerto con la nostra Regione, in settori di primaria importanza: infrastrutture, cultura, ambiente (priorità la rimozione delle ecoballe e la bonifica della Terra dei Fuochi), attività produttive, scuola, turismo, sicurezza e legalità. Un’intesa da circa dieci miliardi di euro, compresi i fondi europei, da spendere entro il 2020. “E’ finito il tempo in cui si buttavano via i fondi europei”, ha affermato il Premier Renzi
Con il Patto, Stato e Regioni si controlleranno a vicenda sull’andamento dei progetti e la trasparenza dei dati permetterà verifiche anche da parte di media e cittadini. Come annunciato dal Premier Renzi, dopo il Patto per la Campania, seguiranno, con cadenza settimanale, le firme di altre dodici intese nel Sud. Allo stato, mancano all’appello la città di Napoli e la Regione Puglia. 
Al di là delle contrapposizioni politiche ed elettorali, con il Masterplan per il Sud, il Governo ha voluto rilanciare il sofferto tema del Mezzogiorno d’Italia, argomento oggetto di tanta, troppa retorica, e, da qualche tempo posto nel dimenticatoio. Ancora oggi esiste un evidente squilibrio macroeconomico del Sud verso il resto del Paese, in un contesto che, dopo la fine della fase più acuta della crisi economica – finanziaria, iniziata nell’estate del 2007, offre, comunque, qualche segnale di ripresa. 
Il punto di forza del Masterplan è rappresentato dall’utilizzo dei Fondi Strutturali 2007 – 2013, dei quali ben il 40% ancora da utilizzare. Parliamo di 56 miliardi di fondi, di cui 32,2 miliardi di fondi europei e 24 miliardi nazionali, che daranno l’avvio alla programmazione 2014 – 2020, che si completerà con 39 miliardi da parte del Fondo Coesione ed Investimento. Le risorse saranno disponibili sino al 2023. 
L’augurio è che non si tratti di un’operazione di pura propaganda politica, ma di un progetto reale e virtuoso, in grado di trasformare il Sud nella locomotrice della crescita dell’intero Paese. Per raggiungere questo obiettivo è di fondamentale importanza, per il Governo, saper cogliere le istanze ed esigenze che provengono dai territori, utilizzandole, in maniera mirata, per una efficiente programmazione.

Attivazione di street store per persone senza dimora o in condizione di grave disagio economico sul territorio cittadino

di Maria Di Mare

Se parliamo di Street Store, stiamo letteralmente parlando di un negozio di strada, il primo in Italia: a Napoli.

<<Hang up. Help out>> questo lo slogan che si incontra a chiare lettere su thestreetstore.org, e poco più sotto leggiamo “fondato nel 2014 (…) e dato che il fenomeno dei senzatetto non è un problema solo sudafricano, l’abbiamo reso open-source”.

Lo street store non dev’essere letto come un fenomeno di massa, una tendenza passeggera che si spera possa diventare una moda, ce ne sono diversi esempi nel mondo e tutti hanno lo stesso scopo: ridare dignità alla persona umana. Il primo fu aperto in Sua Africa due anni fa, dall’idea di Kayli Levitan e Max Pazake, e da allora 65 città hanno aderito all’iniziativa.

Ed è esattamente seguendo questa linea di pensiero che è stato concepito lo street store napoletano, infatti sul sito del comune possiamo leggere che lo Street Store “si inserisce all'interno di una cornice ben più ampia di servizi ed interventi, è sicuramente la costruzione di un contesto urbano accogliente ed inclusivo in grado di garantire un livello minimo di dignità umana e di condizioni di vita socialmente accettabili alle persone in situazione di povertà estrema, con particolare attenzione alle persone senza dimora”.

Presentata in tutta la sua semplicità ed efficacia (visti i riscontri che ci sono stati in tutto il mondo) sembra quasi che la burocrazia sia un affare secondario, qui quello che conta è solo appendere qualcosa e dare una mano.

Il concetto di street store si basa su un’immagine fluida di interscambio, sul sito è specificato che i volontari devono assicurarsi che tutto vada liscio (smooth): C’è chi dona ciò che non gli serve più e chi entra per cercare ciò che gli serve, in maniera dinamica, scorrevole e senza imbarazzi.

Pochi giorni si fa si è concluso il bando che permetteva alle associazioni onlus di volontariato di partecipare all’iniziativa, ed è già stato reso noto che il primo Street Store partenopeo sarà collocato presso il cortile dell’ex dormitorio pubblico, il centro di Prima Accoglienza, a Via de Blasiis 10.

Burkinabell: Napoli e Burkina Faso in uno scambio interculturale

di Teresa Uomo

È la Campania la regione del Sud Italia ad aver il maggior numero di residenti stranieri. Al via il Burkinabell, un progetto per favorire l’integrazione tra cittadini napoletani e gli oltre duemila burkinabè che vivono nel territorio partenopeo. Semplici iniziative artistiche e culturali per trascorrere insieme il tempo libero, per conoscersi meglio e porre fine a giudizi e pregiudizi.

Le donne potranno cimentarsi con la cucina sperimentando un mix di gusti e sapori partenopei e del continente africano. Saranno anche attivati laboratori di danza e musica.

Il progetto è finanziato da Fondazioni for Africa ed è nato dalla collaborazione di tre associazioni, Song Taaba Adesib, Associazione Donne Burkinabè della Regione Campania e l’Associazione dei Burkinabè Uniti di Napoli. Ci sarà inoltre la partecipazione di alcune importanti realtà locali campane: Less Impresa sociale Onlus, Liberetà di Napoli, la Cooperativa Project Ahead e Tecla Associazione Culturale. Tra le attività previste ci sarà anche una rassegna del cinema burkinabè, da svolgersi sia presso i quartieri di Napoli, sia nei comuni della provincia con maggiore presenza di migranti provenienti dal Burkina Faso: Afragola, Quarto, Pianura e Napoli.
Cucina multietnica
Obiettivo del progetto, partito da qualche mese e che andrà avanti fino a dicembre 2016, è divulgare la cultura burkinabè, incentivando maggiormente il dialogo interculturale, potenziando il processo di integrazione con il coinvolgimento attivo di giovani italiani e migranti provenienti dal Burkina Faso. Il senso del progetto Burkinabell è proprio questo: tendere la mano ai cittadini napoletani e svelare un po’ del loro mondo, insegnando ai giovani ad amare e rispettare il paese che li ha accolti e a non dimenticare le proprie radici.

Successivamente, le esperienze maturate dalle comunità burkinabè di Napoli e provincia confluiranno in attività di studio e laboratori di progettazione. Si cimenteranno anche con il batik, che consiste nel coprire delle parti di tessuto da tingere con cera liquida o altri materiali impermeabilizzanti, per impedirne l'assorbimento del colore in determinati punti.

Questo intervento mira ad incentivare le loro capacità supportandoli nell’elaborazione di progetti sia nel territorio campano, sia nei Paesi di origine. A tal proposito, Larba Stanislas Bambara, presidente dell’associazione Song-Taaba Adesib, nata nel 2009 con lo scopo di migliorare le condizioni di vita dei cittadini del Burkina Faso immigrati in Campania, spiega che sono proprio i cittadini burkinabè a voler capire come si scrive un progetto e quali sono le tecniche per intraprenderlo e realizzarlo.
Lezione di musica
Molti immigrati vogliono capire come aprire una piccola azienda e mettersi in proprio; altri immaginano il proprio futuro nuovamente in Africa e sognano di tornare in Burkina Faso con le competenze necessarie per dar vita a cooperative agricole e/o ad iniziative di import-export tra il paese africano e l’Italia.

Secondo i dati Istat, l’immigrazione straniera in Campania continua a crescere significativamente. La Regione Campania riscontra valori decisamente elevati rispetto a gran parte dell’Italia: il 23% degli immigrati risiede in Campania, dove nel corso degli ultimi 20 anni la presenza di cittadini migranti provenienti dal Burkina Faso è diventata sempre più rilevante.



martedì 17 maggio 2016

Bike Parking a Napoli

di Massimiliano Pennone

Oltre ai parcheggi di interscambio gestiti da ANM, aperti e disponibili ad un prezzo promozionale, altri 23 parcheggi in città saranno presto realizzati.

Bike Parking è un'iniziativa promossa dall'Assessorato alla Mobilità e Infrastrutture in collaborazione con ConfCommercio, Napoli Pedala e ANM. Si amplia l'offerta di parcheggio per le biciclette sul territorio cittadino.

Oltre alla rastrelliera già installata nella stazione Municipio della linea Metro 1, ANM si è impegnata a verificare la possibilità di installare, previa effettuazione dei necessari sopralluoghi tecnici, analoghe rastrelliere nei siti di:

- Stazione Medaglie d'Oro di Linea 1 

- Stazione Cimarosa della Funicolare di Chiaia 

- Parcheggio Brin 

- Parcheggio Colli Aminei 

- Parcheggio Monaldi

In aggiunta alle strutture ANM, ove il parcheggio per le due ruote sarà gratuito, le bici potranno accedere a 23 parcheggi di destinazione della rete APAAN-Confcommercio, che consentiranno la sosta ad un prezzo promozionale di 1 euro per le prime due ore.

L'elenco dei parcheggi, con l'indicazione delle tariffe di sosta applicate, saranno consultabili anche attraverso l'app Cycle Stop, sviluppata da un'iniziativa privata della startup Enjinia, che permette di geolocalizzare i punti d'interesse per il ciclista urbano, ciclofficine, bar bike friendy, fontanine e le strutture dove parcheggiare in sicurezza le bici. Per tutto il Maggio dei Monumenti le autorimesse che hanno aderito al progetto Bike Parking offriranno questo servizio in modalità sperimentale. I risultati di progetto saranno discussi in occasione del Napoli Bike Festival che si terrà dal 20 al 22 maggio presso la Mostra d'Oltremare.

giovedì 5 maggio 2016

Una città per giocare

di Massimiliano Pennone

"Una città per giocare" è un progetto promosso dall'Assessorato al Welfare del Comune di Napoli - Servizio Politiche per l'infanzia e l'adolescenza e realizzato dalla cooperativa sociale Progetto Uomo in sinergia con la Ludoteca cittadina del Comune di Napoli, che intende proporre alla città momenti e spazi per sviluppare ed accrescere la propria cultura ludica e per vivere in maniera condivisa momenti di gioco e di cittadinanza attiva.

Un linguaggio che i bambini sanno parlare spontaneamente e che gli adulti hanno disimparato spesso troppo velocemente. Costruire una città più amica dei bambini presuppone che gli adulti che la vivono comprendano il valore del gioco e dello spazio ludico come priorità. Offrire momenti di gioco significa, quindi, offrire momenti e opportunità di relazione e d'incontro e l'attività ludica diventa l'occasione per rafforzare il senso di appartenenza alla comunità e di cura per il bene comune in una idea di sviluppo che mette al centro l'infanzia e le giovani generazioni.

Il progetto, che prevede interventi ludici a livello cittadino e a livello territoriale, prenderà il via con un grande evento organizzato in occasione della Giornata Mondiale del Gioco che si terrà il prossimo 28 maggio 2016 a piazza Plebiscito dalle 10,00 alle 14,00. In questa occasione lo spazio del Lungomare Caracciolo diventerà un grande, colorato e attrezzato spazio ludico a disposizione di tutta la città. Sarà articolato in 9 aree tematiche, in cui saranno proposte attività di gioco e momenti di scambio e confronto su buone prassi legate all'utilizzo del gioco in attività formative ed educative. Nelle diverse aree saranno proposte, con diverse modalità, giochi e format ludici per bambini e adulti.