venerdì 27 maggio 2016

Colangelo, il coraggio e lo stile

di Gian Marco Sbordone

Giovanni Colangelo
La notizia, divulgata alcuni giorni fa, dell’esistenza di un piano per perpetrare un attentato ai danni del Procuratore Capo di Napoli Giovanni Colangelo, ha giustamente suscitato grande clamore e sconcerto. Il piano, i cui particolari sono stati riferiti da un pentito, prevedeva che l’atto criminale fosse realizzato a Gioia Del Colle, ove il magistrato ha la sua residenza.

Dall’ episodio scaturiscono alcune importanti riflessioni.

La prima riguarda le potenzialità delle organizzazioni camorristiche e anche la loro strategia. Colpisce, infatti, che proprio in una fase in cui si ripete spesso che tali organizzazioni sarebbero disarticolate, grazie ai colpi inferti dalle Forze Dell’ Ordine e dalla Magistratura, venga pianificato un disegno per assassinare uno dei procuratori più importanti e più impegnati sul fronte della lotta alla criminalità, qual’ è, appunto, il Procuratore di Napoli. E colpisce anche il fatto stesso che la Camorra abbia progettato tale delitto in considerazione del fatto che l’attacco diretto alla Magistratura e alle Forze Dell’ Ordine non è apparso quasi mai rientrare nella strategia della camorra risultando appannaggio quasi esclusivo di altre consorterie criminali, e in specie della mafia.

La seconda riflessione riguarda l’atteggiamento che il Dott. Colangelo ha palesato in conseguenza della divulgazione della notizia. Magistrato serissimo e schivo, Colangelo ha mostrato grande sobrietà e senso istituzionale anche in questo caso. Non lo abbiamo visto partecipare a dibattiti televisivi e tantomeno abbiamo ascoltato osservazioni o lamentele su presunte carenze del sistema giustizia o di altri apparati dello Stato. Egli si è limitato a dire, in sostanza, che continuerà a servire le Istituzioni come ha sempre fatto.

Un’ ultima considerazione riguarda la reazione dei cittadini napoletani, della gente comune, che hanno manifestato al Procuratore grande solidarietà e partecipazione a testimonianza, ove mai ce ne fosse bisogno, che la stragrande maggioranza dei napoletani sta dalla parte della legalità e della giustizia. Tale circostanza è stata giustamente messa in evidenza dallo stesso procuratore che non ha lesinato ringraziamenti ai napoletani.

Proprio quest’ ultima circostanza costituisce l’elemento positivo nell’ambito di una vicenda terribile ed inquietante. I cittadini perbene, onesti, continuano a credere nei valori migliori, continuano a riconoscersi in una società in cui i buoni devono vincere sui cattivi. Coraggio Dott. Colangelo!

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