venerdì 27 maggio 2016

Social Network: WhatsApp entra nei tribunali

È oramai sdoganato nei documenti ufficiali dei divorzi.

di Danilo D'Aponte.

WhatsApp, la celebre app acquistata da Mark Zuckerberg, creatore di Facebook (per 19 miliardi di dollari), si appresta ad aprire inimmaginabili sviluppi in ambito civilista. Questo perché, stando all'Associazione Avvocati Matrimonialisti, è citato nel 40% dei casi di divorzio delle coppie italiane, come prova dell'infedeltà del partner.

Un miliardo di persone ogni giorno si scambia messaggi instantanei con WhatsApp, è il nuovo record raggiunto nel febbraio 2016. Cosa possibile perché, dopo l'acquisizione del boss di Facebook, si sono resi conto che la gratuitità del servizio fosse l'unico modo per poter permetter l'evolversi dell'app, che non a caso è la prima a raggiungere cifre da capogiro.

Potenzialmente, il bacino d'utenza di papabili fedifraghi è quasi sterminato.

Eppure, nel non lontanissimo 2014, una sentenza del tribunale di S. Maria Capua Vetere (CE) aveva stabilito che i messaggi privati inviati con i social network sono coperti dalla tutela che protegge tutte le conversazioni segrete e private: esse, infatti, possono essere assimilate a forme di corrispondenza privata, e come tali devono ricevere la massima tutela sotto il profilo della loro divulgazione.

Tale sentenza, all'epoca, ebbe una certa eco perché andava a scontrarsi con un caso analogo in cui un giudice piemontese aveva accolto al banco le prove digitali del tradimento.
Secondo il giudice piemontese, infatti, le documentazioni acquisite anche violando la privacy altrui potevano essere utilizzate, in una causa, come prova contro il suo autore.
Diversamente delle chat e delle messaggerie, le informazioni pubblicate sul proprio profilo personale, e destinate alla cerchia di "amicizie" (anche se limitate per via delle impostazioni sulla privacy) non possono essere tutelate e possono costituire prova in una causa.
In Italia ci sono ogni anno 53 mila divorzi, 173 ogni 1000 matrimoni. In passato si usavano tecniche tradizionali per scoprire relazioni extra coniugali (arrivando anche ad assoldare investigatori privati). Oggi invece è molto più semplice scoprire eventuali tradimenti, grazie alla diffusione dei social network (Facebook, in particolare) e alle app di messaggistica istantanea. Secondo Gian Ettore Gassani, Presidente della AMI (Associazione avvocati matrimonialisti italiani), WhatsApp consente lo scambio di messaggi tra amanti, ma allo stesso tempo ha semplificato l'individuazione dei tradimenti.

Sempre secondo l'AMI, le nuove tecnologie, infatti, aiutano a scoprire i tradimenti. I social media rendono più facili le scappatelle e si possono mantenere anche più relazioni contemporaneamente, in alcuni casi tre o quattro.

In definitiva, a un fedifrago in potenza diciamo che, sebbene la digitalizzazione abbia aperto nuove possibilità per le scappatelle saltuari (permettendone ipoteticamente moltissime in contemporanea), tuttavia abbia anche reso le cose più facili in sede di individuazione di dette scappatelle.


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