venerdì 27 maggio 2016

The mind’s eye, il genio di Cartier Bresson nella mostra al Pan

di Antonio Ianuale


Henry Cartier Bresson
Il Palazzo delle Arti di Napoli dedica una mostra a Henry Cartier Bresson, il famoso e rivoluzionario fotografo del Ventesimo secolo: The mind’s eye, inaugurata lo scorso 28 aprile, fruibile fino al 28 luglio. La mostra è promossa dal Comune di Napoli - Assessorato alla Cultura e al Turismo, proposta e finanziata dall'Associazione ACM Arte Cutura Mostre in collaborazione con la Fondazione Henri Cariter-Bresson e Magnum Phothos, sostenuta dal Pastificio dei Campi. La curatrice è Simona Perchiazzi. Il titolo della mostra, fa riferimento ai molteplici soprannomi con cui era conosciuto il fotografo francese, da "Lo sguardo del secolo", "L'uomo-occhio", "L'occhio assoluto", per sottolineare la sua straordinaria capacità di catturare la vita, con la sua Leica, una macchina fotografica leggera e maneggevole, da cui non si separava mai. 

La prima macchina fotografica di Bresson
Per questa sua attitudine, Henri Cartier-Bresson è considerato il padre del “foto-giornalismo”: ha vissuto e raccontato il surrealismo, la guerra Fredda, la guerra Civile Spagnola e la seconda Guerra Mondiale, sempre con uno sguardo lucido, attento e mai retorico. Avvicinatosi in giovane età alla pittura, Cartier Bresson decide di dedicarsi alla fotografia, sia dal punto di vista pratico che da quello teorico. Si cimenta nel reportage, privilegiando un approccio documentaristico, raccontando un evento nel suo divenire. Le foto di Cartier-Bresson sono basate sulla spontaneità, senza nulla di costruito e artificiale, sono porzioni di tempo e spazio vissuti dall'autore e memorizzati dalla macchina fotografica. Nei suoi ritratti i soggetti non vengono mai ripresi in posa ma colti nella loro quotidianità, mentre sono inseriti nel loro ambiente. Le didascalie erano essenziali, Cartier-Bresson si limitava a indicare solo luogo e data nelle sue foto. “Le immagini non hanno bisogno di parole, di un testo che le spieghi - sosteneva - sono mute, perché devono parlare al cuore e agli occhi”


Bresson è stato uno spirito curioso e innovativo, appassionato di pittura, si è cimentato anche nella scrittura con The decisive moment, dove teorizza l’attimo in cui fissare l’immagine con la sua macchina fotografica, nel cinema dirigendo Retourn to life nel 1937 ed in seguito Le Retour, documentario del 1946 sul ritorno dei rifugiati di guerra francesi. Amante dei viaggi, ha vissuto in Francia, Costa d’Avorio, Spagna, Italia e Messico, osservando il mondo da molteplici prospettive. Le prime grandi fotografie di reportage vengono realizzate in Spagna nel 1933. Nel 1935 studia cinematografia a New York ed espone per la prima volta presso la galleria Julien Levy. Il suo desiderio di testimoniare la vita con la sua arte, lo porta a documentare la seconda guerra Mondiale, dove vi partecipa attivamente nelle schiere della resistenza francese. Tra le personalità catturate da Cartier Bresson scrittori, divi del cinema e della moda: da Sartre a Marylin Monroe, passando per Nixon, Gandhi e Pound. Alla fine degli anni 60 ritorna alla sua prima passione: la pittura. Negli ultimi anni della sua attività si dedica agli artisti emergenti, concedendo loro uno spazio espositivo grazie alla fondazione Henri Cartier Bresson, istituita con la moglie e la figlia. Muore nell’agosto del 2004 all’età di 95 anni. L’allestimento al Pan, situato al secondo piano della struttura, ricostruisce tutta la sua vita, dalla giovinezza fino all’età più matura, attraverso la visione di 54 opere fotografiche, tra le più importanti e significative del maestro transalpino.

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