venerdì 27 maggio 2016

Tribunale dei Minori di Napoli: “l’addio” ad un presidio di legalità?

di Antonio Cimminiello
La riforma del “sistema giustizia” avviata in questi ultimi anni e non ancora completata ha avuto tra i suoi effetti anche l’accorpamento di una serie di tribunali al fine, principalmente, di razionalizzare i lavori e i costi in un settore tradizionalmente inflazionato, ma purtroppo non sempre con risultati soddisfacenti (il pensiero va al neonato Tribunale di Napoli Nord, già oberato da problemi organizzativi ed enormi carichi di lavoro a distanza di poco più di due anni dalla sua istituzione). Analogo progetto si avvia a concretizzazione in questi giorni anche con riferimento al delicatissimo settore minorile: è stato infatti approvato dalla Camera dei deputati un nuovo disegno di legge finalizzata all’accorpamento a livello nazionale dei Tribunali dei Minori. A livello locale, tale decisione comporterà dunque la scomparsa del Tribunale dei Minori dei Colli Aminei, e nonostante la legge non sia stata ancora approvata, non sono mancate però le proteste degli operatori del diritto napoletani. Appare infatti paradossale la scelta di sopprimere un organo giurisdizionale che, statistiche alla mano, rappresenta una “anomalia” in senso positivo: non soltanto, sul piano penale, presso lo stesso viene trattata la media annua di 3000 procedimenti, ma al 31 Dicembre scorso non risultava alcun arretrato. Ed anche nell’ambito civile si registra l’enorme efficienza di tale Tribunale, al quale sono presentate qualcosa come ben 700 domande di adozioni all’anno. L’accorpamento del presidio dei Colli Aminei – con il trasferimento presso il Tribunale ordinario del Centro Direzionale e l’istituzione di una “sezione famiglia” - rischia invece di “…mischiare competenze e di spalmare le criticità esistenti in altri contesti, con il rischio di non riuscire ad assicurare gli stessi standard offerti all’utenza fino a questo momento”, come affermato dal Presidente del Tribunale dei Colli Aminei Maurizio Barruffo. Parole pienamente condivisibili, se si pensa all’enorme rischio che si potrà correre in futuro ,e probabilmente in nome della “spending rewiew”, e cioè quello di rinunciare ad uno “strumento” efficiente di valutazione e contrasto di fenomeni dall’enorme impatto sociale in un contesto , quale quello napoletano, dove i più recenti fatti di cronaca – come la morte della piccola Fortuna Loffredo e l’escalation dei “baby camorristi” – non permettono più di tollerare incompetenze e lungaggini burocratiche.



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