venerdì 27 maggio 2016

WEB 2.0: un esercito di nuove professionalità

di Germana Guidotti

La forte e costante accelerazione impressa allo sviluppo tecnologico ha portato ad una vera e propria rivoluzione: sono cambiati infatti i rapporti con le persone, la comunicazione, le comunicazioni, le abitudini sociali, la fruizione delle fonti.

Stiamo vivendo in un’epoca della connettività totale.

Il computer e la ‘rete’ che esso ha generato ha modificato radicalmente il modo con cui gli individui si interfacciano fra di loro e con numerose situazioni quotidiane, quali scrivere testi, affrontare calcoli numerici, archiviare dati.

Il posizionamento e l’immagine aziendale, la brand awareness, la cura dell’ufficio stampa, l’organizzazione di eventi, le digital PR, la gestione di un blog, la costruzione di un piano di comunicazione: sono soltanto alcune delle innumerevoli e molteplici attività che nell’era contemporanea, del web 2.0, sono state completamente investite da una profonda trasformazione, che ne ha modificato la struttura, i contenuti, gli strumenti, gli obiettivi.
Ancor di più, lo sviluppo delle tecnologie digitali e multimediali ha avuto come portati più significativi la nascita di nuove figure professionali e la creazione di competenze più settorializzate, ricercate, qualificate, che implementano il mercato 2.0. L’avvento dell’era digitale ha infatti dato impulso alla crescita e al perfezionamento di tali innovative figure professionali all’interno del mondo del lavoro, così come ha modificato le competenze richieste dagli uffici del personale delle società. Infatti, parallelamente ad evolvere è il processo di talent management: Hr analytics, social network professionali e performance management sono gli strumenti decisivi attraverso i quali selezionare, far crescere e valorizzare i talenti.

A subire una grossa trasformazione sono (state) principalmente le ‘digital skills’, le ‘abilità in campo digitale’: quelle maggiormente richieste, e per questo anche maggiormente difficili da reperire per l’elevato livello di specializzazione ricercato, si concentrano nei settori Marketing, IT (Information Technology) e HR (Risorse Umane), letteralmente presi d’assalto, invasi dalle nuove professionalità 2.0. Queste capacità soft di tipo relazionale e comportamentale -‘digital skills’- consentono ai protagonisti coinvolti in questo mondo di utilizzare efficacemente i nuovi strumenti digitali per migliorare la produttività e la qualità delle attività lavorative svolte. Si va dalla Knowledge Networking, capacità di identificare, recuperare, organizzare, capitalizzare e condividere le informazioni disponibili in reti e community virtuali; alla Virtual Communication, capacità di comunicare efficacemente, coordinare progetti e gestire, dopo averla creata, la propria identità in ambienti digitali; alla Digital Awareness, capacità di proteggere i dati aziendali sensibili ed applicare il corretto utilizzo degli strumenti digitali per il rispetto del work-life balance e della salute; alla Creativity, abilità di creare e modificare nuovi contenuti digitali integrando e rielaborando conoscenza pregressa, quindi background personale di competenze, e produrre contenuti in differenti formati digitali; al Self Empowerment, che consta della capacità di far proprie le conoscenze e gli strumenti digitali utili e funzionali alla risoluzione di problemi e di risolvere problemi complessi mediante un utilizzo consapevole degli strumenti stessi.

Pertanto, la domanda cresce più che altro per la ricerca di customer relationship manager, per migliorare l’efficacia delle relazioni con la clientela e supervisionare i livelli di soddisfacimento della stessa; digital marketing manager, la cui mansione specifica attiene alla gestione e all’ottimizzazione delle interazioni digitali; social media manager, protagonista in azienda dal momento che tale figura parlerà on line, per lei e di lei, deve possedere vastissima conoscenza tecnica delle piattaforme e degli strumenti a disposizione; ottime doti di scrittura e spiccata sensibilità nel cogliere gli interessi e le esigenze della community virtuale di riferimento (in particolare di social media e aggregatori 2.0). Ossia, deve saper intercettare l’argomento giusto, avere il senso della notizia, stare sul pezzo, “sentire il polso” della rete e quindi essere in grado in ultima analisi di mostrare grossa velocità reattiva alle news, evidenziando spirito di servizio nel presidiare sempre, costantemente, gli account; chief innovation officer, una professionalità di alto livello di competenza, che ha l’obiettivo di proporre modelli innovativi per il business dell’impresa.

La figura professionale più difficile da reperire è quella dello chief digital officer, un membro dell’esecutivo che siede alla destra del ceo e sovrintende le strategie digitali della società, guidandone la crescita verso il digitale.

Seguono poi i data scientist – in questo caso è necessario essere curiosi e specializzati nell’analisi dei big data – e i chief innovation officer.

Ancora, i digital strategist e i professionisti dell’e-commerce e della sicurezza nel mondo digitale.

In tutti i casi, è assolutamente fondamentale possedere un know-how solido, ricco di conoscenze e competenze che permettano un facile utilizzo delle nuove tecnologie. In particolare, queste innovative figure della rete devono conoscere il funzionamento dei network e la comunicazione virtuale; devono saper comprendere la complessità del rapporto tra i dati sensibili dell’azienda e la pubblicità del web; devono essere ideativi, creativi ed avere infine spiccata attitudine al problem-solving sul digitale.

















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