sabato 18 giugno 2016

Il mondo in una città. Ecco la IX edizione del Napoli Teatro Festival Italia

di Maria di Mare

“Ci sono tutte le potenzialità per far venire il mondo qui”, ecco come ha definito Napoli il regista italo belga Franco Dragone. Fino al 16 luglio la Campania ospiterà la IX edizione del Napoli Teatro Festival Italia, l’evento è organizzato dal Fondazione Campania Festival, presieduta da Luigi Grispello, che ha affidato la direzione artistica proprio a Dragone.

I numeri della manifestazione sono importanti: gli spettacoli in cartellone sono 47, le produzioni contano compagnie di 13 paesi diversi, le opere andranno in scena, tra prime e repliche, con un totale di 154 performances, e ad ospitarle saranno 18 comuni della Campania.

Un coinvolgimento a tutto tondo del territorio regionale che punta su trame classiche e sperimentali, coniugando nell’incontro tra le contraddizioni la ricerca di una risposta alla condizione attuale dell’uomo.

Il cartellone presenta in apertura “La Tempesta (omaggio a Eduardo)”, per la regia di Fabrizio Arcuri. Posta all’inizio del festival per un duplice motivo: il primo è quello di rendere omaggio non solo a William Shakespeare, ma anche al drammaturgo partenopeo Eduardo de Filippo, in quanto quella portata in scena è la versione tradotta in napoletano da Eduardo; il secondo riguarda i nuclei tematici dell’opera, che saranno il fil rouge di tutta questa IX edizione di cui, quindi, “La Tempesta (omaggio a Eduardo)” diventa il portavoce.

“Quest’opera parla chiaro, parla di malaffari della politica (…) parla di stranieri, di naufraghi”. Un fattore non di secondo piano è la scelta del luogo della messa in scena, si tratta infatti del cortile antistante la sala teatrale del carcere di Nisida. I ragazzi sono stati coinvolti nel progetto attraverso un laboratorio di scrittura e teatro, una sorta di ripresa della cosiddetta “Legge Eduardo”, che promuoveva il sostegno dei ragazzi a rischio.

E se quella che ci apprestiamo a vivere è l’estate degli Europei di calcio, all’interno del cartellone figura invece un’opera ispirata alle Olimpiadi “Le Olimpiadi del 1936”. La voce narrativa del cronista sportivo Buffa ci riporta indietro nel tempo, ma non si limita a cercare di dipingere un quadro puramente sportivo dell’evento del ‘36 . Il tutto è arricchito e reso intenso dal contesto storico portato in primo piano: le Olimpiadi di Hitler e Goebbels, la guerra civile spagnola, l’asse Roma Berlino Tokyo. Questo valore umano aggiunto, rende l’opera una “narrazione civile emozionale” in cui viene mostrato allo spettatore come in un tempo così difficile, proprio attraverso lo sport, vengono comunque gettate delle timide ma significative basi per l’uguaglianza, e la voce guida di Buffa è accompagnata da giovani musicisti e dalla cantante Cecilia Gragnani.

Il senso della perdita, della ricerca di un’identità e di appartenenza, lontani dalla propria casa quando si è costretti a lasciarla, ma anche del senso di alienazione che si prova quando a casa si ritorna dopo tanto tempo, è espresso nell’opera del gruppo boliviano del regista Aristides Vargas e posto a metà del cartellone. Il 20 e il 30 giugno, infatti, è di scena “Mar”. Lo spettatore incontra due fratelli stranieri; stranieri in patria e tra di loro. Diventati come sconosciuti l’uno per l’altro dovranno ritrovarsi in un viaggio mosso dall’ultimo desiderio espresso dalla madre in fin di vita.

Altra declinazione dell’alienzione dell’uomo che perde se stesso pur restando in patria è “Frankestein ‘o Mostro”, scritto e diretto da Sara Sole Notabarolo che andrà in scena il 4 e il 5 luglio al Piccolo Bellini. Qui la creatura di Mary Shelley è un operaio perfetto prodotto in laboratorio, di nome Qualk’Uno Esposito che incarna, coniugando il mito grottesco con la comicità partenopea della paroliera Notabarolo, gli scottanti temi di precarietà e sfruttamento nel mondo del lavoro.

Il cerchio si chiude, il 16 luglio con l’ultima opera del cartellone “Welcome”, il cui regista è lo stesso Dragone, direttor artistico del festival. Qui egli tira le fila di tutte le trame presentate in questa IX edizione: il senso di solitudine anche quando circondati da una moltitudine, l’alienazione, il senso di smarrimento e incertezza, ma anche l’immigrazione e il bisogno di un incontro di culture dove i confini del “diverso” si fondano. Dragone, infatti, parlando di “Welcome” introduce la trama prendendo in prestito le parole del poeta marocchino Tahar Be Jelloun “Siamo sempre lo straniero di qualcun altro” poiché, continua “l’uomo di oggi diventa migrante proprio per sfuggire a questa cultura mortifera”.

Nel frattempo sono già in cantiere i progetti per l’anno venturo, che celebrerà il decennale del Napoli Teatro Festival Italia.

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