martedì 26 luglio 2016

Sarà l’agricoltura la nuova locomotiva del Mezzogiorno d’Italia?

di Luigi Rinaldi

Gli ultimi dati Istat sulla crescita del PIL nel Sud Italia sono a dir poco sorprendenti. Il valore monetario dei beni e servizi prodotti nel Mezzogiorno è cresciuto dell’1%, in aumento rispetto alla media nazionale ferma all’0,8%. A trainare il PIL delle Regioni meridionali è il settore dell’agricoltura, che ha fatto registrare addirittura una crescita del 7,3%, quasi il doppio della media nazionale, mentre resta ancora al palo il settore industriale, con un drammatico più 0,1% rispetto all’1,6% delle Regioni del Nord.

Già nel Rapporto Svimez 2015 - 2016 si evidenziava la crescita degli occupati nel Mezzogiorno, trainata dalla nuova occupazione agricola, intervenuta a fine 2014 e rafforzatasi nei primi due trimestri del 2015, quando: “Rispetto al secondo trimestre del 2014, gli occupati crescono al Sud di 120 mila unità (+2,1%) e di 60 mila unità nel Centro-Nord (+0,4%). La ripresa riguarda tutte le Regioni tranne la Calabria, e interessa essenzialmente i settori agricolo e terziario" sottolineava il Rapporto Svimez 2015.

L’agricoltura, dunque, continua a dominare il paesaggio immobile del Sud Italia, nonostante i problemi legati all’inquinamento ed alla terra dei fuochi. L’incredibile sviluppo del settore agricolo ha dovuto fare i conti anche con le importazioni di prodotti provenienti dalla Spagna, dalla Tunisia e dal Marocco, destinati a riempiere in tutte le stagioni i nostri supermercati. Ciò nonostante, la crescita non si ferma, anzi aumenta, pur in assenza di precise politiche agricole. Nel Rapporto 2015 - 2016 Svimez ha indicato il settore agricolo per il Sud come uno dei cinque motori di sviluppo insieme a rigenerazione urbana, energie rinnovabili, logistica e industria culturale. I comparti che brillano al Sud per Svimez sono le produzioni biologiche, le potenzialità delle aziende agrituristiche, e il polo della IV gamma. “L’agricoltura è un driver di sviluppo economico al Sud" è scritto chiaramente nel Rapporto. “Nel Mezzogiorno la produzione biologica è molto diffusa, sia in termini di operatori (29.250 contro il 26mila del Centro-Nord nel 2014) che di superfici (861mila ettari al Sud rispetto ai 455mila del Centro-Nord nel 2013). Negli ultimi anni sono cresciute le attività agrituristiche e i servizi offerti, ma resta ancora molto da fare per trasformare il settore in un potente driver di sviluppo – si afferma nel rapporto, visto che – le aziende agrituristiche sono soltanto il 18% (dati 2013), pur in crescita in Campania e Puglia (+12% circa)”. Secondo Svimez “il Mezzogiorno resta un’area di forte produzione agricola, ma in cui sono poco presenti le industrie di trasformazione, esportatori e piattaforme di distribuzione; il tasso di organizzazione della produzione in filiere e forme associative è modesto (su 15 Aop, associazioni di organizzazioni di produttori, presenti in Italia, solo 2 sono al Sud)”.

Anche per i prodotti tipici, secondo Svimez, si può fare di più, tanto che “al Sud sono registrati soltanto il 33% dei prodotti Dop e Igp”. Inoltre il rapporto sottolinea la presenza di comparti forti: “La Campania si dimostra, dopo la Lombardia, il secondo polo in Italia per la produzione di prodotti di IV gamma (25% delle aziende nazionali), concentrate soprattutto nella Piana del Sele, una sorta di distretto agroindustriale poco studiato che andrebbe maggiormente sostenuto e se possibile esportato con politiche di intervento pubbliche e private”. E ancora il Rapporto Svimez ricorda, tra i comparti che brillano, il settore olivicolo, che vede il 62% delle imprese presenti al Sud. Gli ultimi dati Istat, dunque, non fanno altro che confermare quanto previsto nel Rapporto Svimez 2015 – 2016.

A questo punto, molti economisti si chiedono se davvero possa essere l’agricoltura il punto fermo da cui ripartire per favorire la ripresa economica del Sud Italia, ove la crisi economica generalizzata ha fatto sentire i suoi principali effetti. In realtà, solo un’agricoltura gestita con metodi tecnologici ed industriali consentirebbe di ipotizzare una effettiva ripresa economica nel Mezzogiorno trainata dal settore agricolo. Tuttavia i dati macroeconomici di crescita meritano di essere attentamente elaborati, nell’ottica di una generale rinascita economica e sociale del Sud Italia.

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