giovedì 25 agosto 2016

Villa Letizia a Napoli: il parco della vergogna

di Marcello de Angelis

Barra. Quartiere est della Città Metropolitana di Napoli alle pendici del Vesuvio. Un’area, terreno fertile per lo scontro continuo tra clan camorristici rivali, che si sovrappone alla visione eterea e culturale di un luogo dove nel ’700 l’illustre pittore Francesco Solimena scelse di abitarvi. Eppure nell'antico “nobile casale della Barra”, così come veniva abitualmente definito, c’è un patrimonio di ville, chiese, affreschi e statue troppo sconosciuto, in alcuni casi colpevolmente abbandonato a se stesso. Di sicuro, non sfruttato appieno per come si dovrebbe, soprattutto in una zona dove regna l’assenza di qualsiasi luogo di aggregazione come cinema o teatri e dove l’economia è in ginocchio. 

Le dimore aristocratiche presenti nel territorio barrese si trovano nell'elenco delle 122 ville vesuviane stilato dall'omonimo Ente istituito nel 1971, firmate da famosi architetti come Ferdinando Sanfelice, Ferdinando Fuga e Carlo Vanvitelli, il primogenito di Luigi. Esse hanno tutte le caratteristiche di quelle vesuviane del “Miglio d’oro”, quell'asse di complessi abitativi che si estende da San Giovanni a Teduccio a Torre del Greco. Qui l’aristocrazia si andò ad insediare lungo la strada regia delle Calabrie: quella linea di mare dove precedentemente fu fatta costruire da Carlo di Borbone la Reggia di Portici in seguito all'apertura degli scavi di Ercolano nel 1738. È la “società di corte” settecentesca. 

Villa Letizia a Barra
Da un passato di fasti ad un presente di contraddizioni, di abbandono e di degrado. Ed il simbolo che racchiude queste tre discutibili caratteristiche è il maestoso parco di Villa Letizia, uno dei numerosi palazzi gentilizi incastonati come gemme in questa periferia da tempo mortificata. 

Edificata intorno al 1800, appartenne prima alla famiglia Cantalupo (che fu probabilmente quella che ne iniziò i lavori) e poi alla famiglia Nasti. Restaurata negli anni ’20 del Novecento, successivamente fu ridotta ad un condominio. Abbandonata precipitosamente dagli inquilini in occasione del terremoto del 1980, è stata poi nuovamente restaurata con i fondi del Commissariato Straordinario di Governo per la Ricostruzione. Alcuni locali a piano terra sono stati dati in utilizzo, a fitto simbolico, alla gestione di attività a favore di ragazzi disabili ed oggi la sua funzione principale è quella di essere un valido centro per anziani, una fornita biblioteca e un centro per la logopedia. È un mondo a parte, curato e tenuto attivo a tutti gli effetti.

La vergogna inizia pochi metri dopo il muro che la divide dall'immenso parco circostante: ventimila metri quadrati di verde (che riporta alla mente i fasti sette-ottocenteschi delle ville della zona), oggi trasformati in uno scenario di degrado e devastazione non solo per “colpa” dalla natura che si riappropria dei suoi luoghi, ma soprattutto per la mano dell’uomo che ha deturpato un luogo pubblico originariamente stupendo. All'ingresso, appeso al cancello, il lenzuolo di protesta con la scritta “Villa sporcizia fu Letizia”, creato dai residenti annichiliti e privati di ogni speranza.

All'interno si è accolti da pericolosissimi vialetti dissestati e pericolanti, integralmente coperti da
I cumuli di rifiuti sversati illegalmente
rovi, immondizia gettata tra le sterpaglie e gazebo in muratura semidistrutti. Materiali di risulta ovunque, giostrine incendiate e tombini rubati. E poi quintali di rifiuti sversati illegalmente: pneumatici, carcasse di auto, ma anche scarti di lavori edili quali calcinacci, sacche di cemento e pietre. Parabrezza sfasciati, divani abbandonati, sedie, mobili. Alberi e piante (alcune dal valore inestimabile) ridotti ad incolta boscaglia, devastati dall'incuria e dall'abbandono danno solo lontanamente l’idea di quello che un tempo fu luogo di bellezze assolute alla Corte di re Carlo di Borbone. Un patrimonio enorme che vantava anche un piccolo anfiteatro, una piazzetta per i bambini con giochi di vario tipo, una pista di pattinaggio, oltre a numerose panchine ed un campetto da calcio circondato da inferriate ormai arrugginite.

La piccola piazza di spaccio nata nei giardini si associa a un “ritrovo” dell’amore per tante coppiette. Preservativi ovunque, così come le tante siringhe usate. Le due strutture con i servizi igienici sono state completamente distrutte in un luogo che neanche lontanamente è vigilato ed il cui progetto di riqualificazione è rimasto da sempre solo sulla carta.

Eppure, nonostante tutto, il parco è frequentato da tanti: da chi cerca un posto per giocare o per stare semplicemente insieme sfidando qualsiasi pericolo. Ma il popolo napoletano si sa, quando raggiunge l’apice della sopportazione è capace, se vuole, di vincere l’innata indolenza e di scendere “in piazza”. Infatti, i cittadini di Barra hanno deciso di manifestare ancora una volta la propria esaurita pazienza per una situazione che ha ben superato i limiti della decenza: infatti il giardino durante questi ultimi mesi è stato teatro di numerosi incendi, creati dolosamente per sopperire all’aumento di rifiuti scaricati tra gli alberi, tossici, ma anche spazzatura di ogni genere, compresa della carne marcia sotto una montagna di erbacce. E con i 30° delle scorse settimane, l’aria è diventata irrespirabile in tutto il quartiere. 

La protesta si è svolta lo scorso 28 luglio, proprio davanti all'entrata del parco. L’incontro è stato organizzato dal gruppo “Cittadinanza Attiva per Barra”, volenterosi abitanti della zona, già impegnati in numerose battaglie contro l’abbandono di Barra, in concomitanza con la presentazione del nuovo Consiglio municipale e dei nuovi rappresentanti del quartiere, per chiedere la pulizia e la manutenzione di uno dei parchi più belli della città. 

La struttura è oggi di proprietà del Comune di Napoli, mentre la gestione del parco compete alla Municipalità. In questa situazione ormai insostenibile i manifestanti hanno potuto incontrare il nuovo presidente della VI Municipalità (Ponticelli, Barra, S. Giovanni a Teduccio) Salvatore Boggia, il quale, alle pressanti, giustissime richieste ha risposto: “Non voglio fare promesse ma invito tutti i cittadini alla collaborazione. Per prima cosa dobbiamo fare un tavolo di cooperazione con l’ASIA per cercare di rimuovere i rifiuti e richiamare l’attenzione di giardinieri che devono poi occuparsi della manutenzione delle piante. La collaborazione tra i privati cittadini, la municipalità e chi si occupa della gestione di queste strutture è fondamentale”. 

Un impegno importante che sicuramente gli sarà ricordato in modo costante da tutti i cittadini di Barra affinché le Istituzioni centrali e locali possano comprendere l’importanza di questo spazio verde che si trova in una zona dove purtroppo la malavita resta la calamita più interessante per i più giovani in assenza dello Stato e delle Autorità.


Napoli: la nuova stagione del Teatro Diana tra tradizione e novità. Si parte con Filumena Marturano

di Antonio Ianuale

Il Teatro Diana dì Napoli
Il Teatro Diana di Napoli è stabilmente una delle realtà più importanti d’Italia e sono i numeri della passata stagione a testimoniarlo: circa 148.000 spettatori in 220 giorni di programmazione con 8.200 abbonati. Nella nuova stagione teatrale la famiglia Mirra, che gestisce il teatro Diana fin dalla sua fondazione, ha deciso di introdurre una serie di novità per gli appassionati: è stato previsto, infatti, un servizio navetta che da vari punti della città condurrà le persone a teatro. E’ stato attivato, inoltre, un servizio on line per l’acquisto dei biglietti, un servizio di prenotazione telefonica del taxi e del parcheggio. E ancora, a testimonianza dell’attenzione dei Mirra verso i giovani, saranno riattivati anche per quest’anno i laboratori di teatro e musica. 

Il programma 2016/2017 è ormai prossimo e prevede una vasta offerta per accontentare un pubblico sempre più numeroso, come dimostrano gli ultimi dati: si passa dalla tradizione napoletana con testi di De Filippo, ai grandi nomi della comicità napoletana come Vincenzo Salemme e Carlo Buccirosso, alla novità Raoul Bova, fino al grande ritorno di Massimo Ranieri. 

Si parte il 13 ottobre, con il capolavoro di Eduardo De Filippo, “Filomena Marturano”, con l’attrice Mariangela d’Abbraccio nel ruolo della protagonista, affiancata dall’attore Geppy Gleijeses, per la regia di Liliana Cavani. “Filumena Marturano” ha un ruolo centrale nella produzione di Eduardo De Filippo. Nel dramma di Filumena, che rifiuta di rivelare all’amante quale dei tre figli da lei messi al mondo sia suo, De Filippo dichiarava di aver inteso rappresentare un’allegoria dell’Italia lacerata e in larga misura depauperata anche moralmente e prefigurarne la dignità e la volontà di riscatto. 

Il mese di novembre inizia con “Calendar Girls”, adattamento teatrale dell'omonima pellicola di Nige Cole, con Angela Finocchiaro. Ispirata ad un fatto realmente accaduto, narra dell’idea di Chris per raccogliere fondi da devolvere in beneficenza: un calendario che veda lei e le sua amiche ritratte in normali attività domestiche, come preparare dolci e composizioni floreali, ma con un particolare non convenzionale: le donne rappresentate sono nude. L’improvviso e inaspettato successo, tuttavia, metterà a dura prova le protagoniste. “Calendar girls” andrà in scena dal 9 al 20 novembre

La compagnia di Luca de Filippo porta in scena dal 23 novembre “Non ti pago”, con la regia dello stesso figlio del grande Eduardo che lascia il ruolo di protagonista a Gianfelice Imparato, un attore che si è formato con Eduardo, che sarà affiancato da Carolina Rosi, figlia di Francesco. uno dei grandi maestri del cinema italiano. “Non ti pago”, è uno dei testi più divertenti di Eduardo: la commedia, andata in scena per la prima volta nel 1940, è stata negli anni riproposta dai De Filippo con grande divertimento del pubblico e apprezzamento della critica. 

A dicembre tocca a Massimo Ranieri calcare la scena del Diana: con la regia del maestro Maurizio Scaparro, dal 14 dicembre c’è “Caffè del Porto”, uno spettacolo sul drammaturgo Raffaele Viviani. Un testo per ricordare Viviani attraverso il suo teatro e la sua musica per ricordare sogni e delusioni di un’intera città.

La regista Nora Venturini porta in scena, invece, il grande successo cinematografico del regista Ettore Scola: “Una giornata particolare”, con Giulio Scarpati e Valeria Solarino nel ruolo dei protagonisti Antonietta e Gabriele che si conoscono il 6 maggio del 1938, il giorno della visita di Hitler a Roma. La radio continua a trasmettere la radiocronaca dell'incontro tra Hitler e Mussolini, mentre Antonietta e Gabriele si confrontano e cercano sollievo alla loro solitudine. 

Attesa per la perfomance di Sergio Assisi, che ricopre anche il ruolo di regista per “L’ispettore Drake e il delitto perfetto” fortunata e divertente commedia dell’inglese David Tristram, dove si alternano continue e inaspettate gag e innumerevoli colpi di scena. 

Vincenzo Salemme e Carlo Buccirosso
Vincenzo Salemme e Carlo Buccirosso assicurano le risate presentando i loro rispettivi nuovi lavori: il primo porta in scena “Una festa Esagerata”, commedia scritta e diretta dallo stesso Salemme, in scena dal 15 febbraio: dietro la verve comica, egli analizza le paure e le convenzioni della piccola borghesia, mettendo in evidenza il lato grottesco dell’animo umano. “Il pomo della discordia”, è una commedia divertente e brillante scritta e diretta da Carlo Buccirosso, in scena dal 22 marzo

Una novità attesa con grande interessa è la performance di Raoul Bova che affiancato da Chiara Francini, porta in scena “Due” per la regia di Luca Miniero. La convivenza tra un uomo e una donna è lo spunto per analizzare le differenze e le similitudini nella vita di coppia che emergeranno nel confronto tra i due protagonisti. 

La chiusura della stagione è affidata alla coppia Serena Autieri-Tosca d’Aquino che portano sulla scena dal 3 maggio, un testo dello scrittore partenopeo Maurizio De Giovanni: “Ingresso Indipendente”, una commedia degli equivoci che però analizza le relazioni sociali stimolando riflessioni e considerazioni sulla vita. 

A grande richiesta, infine, torna per soli tre giorni, dal 30 settembre al 2 ottobre, il grande successo di Massimo Ranieri: “Sogno o son desto…in viaggio”. Un programma che tra tradizione e nuove proposte risponde alle più diversificate esigenze del sempre più numeroso pubblico del prestigioso Teatro Diana. Per conoscere i prezzi e per prenotare biglietti e abbonamenti, si può consultare il sito del teatro: www.teatrodiana.it. Gli abbonamenti sono rinnovabili fino al 20 settembre.

Trasporti: da Settembre abbonamenti gratis per gli studenti. Ecco come richiederli

di Maria di Mare

Settembre è alle porte e si ricomincia con la routine quotidiana. Piano piano si svuoteranno le spiagge e i borsoni pieni di creme solari e teli mari torneranno negli armadi, chi lavora riprenderà il suo posto in ufficio e le 24h ritroveranno il loro posto. Anche gli studenti riprenderanno la loro routine e prepareranno la borsa cercando di non dimenticare nulla: libretto universitario, libri, quaderni e abbonamento. Ma riguardo a quest’ultimo, gli studenti pendolari quest'anno riceveranno un'interessante sorpresa: presentando l'apposita richiesta c'è l'opportunità di ricevere l'abbonamento annuale gratuito.

Grazie ad uno stanziamento di 15,6 milioni di euro, infatti, tutti gli studenti di età compresa tra gli 11 e i 26 anni potranno fare richiesta per l'abbonamento gratuito casa/scuola. Oltre alla fascia d'età sopra citata, i requisiti di cui bisogna essere in possesso per presentare la domanda sono i seguenti: essere residenti in Campania, iscritti presso una scuola primaria, secondaria o università che dista più di 1km dalla propria abitazione ed avere un ISEE 2016 non superiore ai 35.000 euro. Potranno presentare domanda sia gli studenti che devono fare l'abbonamento per la prima volta, sia quelli che ne richiedono il rinnovo; non è prevista alcuna limitazione, invece, sul tipo di abbonamento, che potrà essere semplice oppure integrato, a seconda delle specifiche esigenze del singolo studente.

Presentazione dell'iniziativa con il Presidente Vincenzo De Luca 
L'iniziativa riguarda tutti gli abbonamenti che fanno riferimento a mezzi delle Aziende di TPL (su ferro o su gomma) oltre che alla copertura dei biglietti per lo spostamento marittimo (includendo così nell'iniziativa anche gli studenti pendolari isolani). L'abbonamento sarà valido solo nei giorni feriali e fino al 31/07/2017.

Il 3 agosto, durante la conferenza stampa in cui è stato annunciato il via dell'iniziativa, sono stati consegnati i primi abbonamenti a 10 studenti. Tra questi anche la studentessa Alessia, che vive a Fuorigrotta, ma frequenta l'università a Caserta, che ci spiega “io e gli altri nove ragazzi che abbiamo avuto i primi abbonamenti e abbiamo partecipato alla conferenza lavoriamo presso l'Unico Campania, in ogni caso si spera di distribuire 70.000 abbonamenti con questa iniziativa”.

Alla conferenza era presente anche il Presidente della Regione Vincenzo De Luca che ha dichiarato: “il nostro progetto è portare la Regione Campania ad emergere in positivo, e a piccoli passi possiamo farcela. Siamo l'unica o tra le poche regioni che è riuscita a mettere in atto questo progetto e sarà la Regione che coprirà tutte le spese, non graverà su nessuno”.

In ogni caso ci sarà comunque un piccolo costo iniziale da coprire che ammonta a 10 euro per l'emissione della tessera più 40 euro di cauzione, per un totale di 50 euro, anche se la cauzione sarà restituita, con gli interessi, allo studente a fine luglio dell'anno successivo, cioè quando la validità dell'abbonamento sarà esaurita. 

La richiesta è molto semplice poiché si può fare tutto on-line, allegando alla domanda una foto tessera, sul sito www.unicocampania.it.


Grotte dell’Acqua a Bacoli: valorizzazione bloccata in attesa di nuove elezioni comunali

di Marcello de Angelis


Le Grotte dell'acqua ad oggi - particolare
Sulla sponda nord del lago Fusaro, nel Comune di Bacoli, in provincia di Napoli, di fronte alla casina Vanvitelliana, si trovano delle antiche cisterne termali risalenti all'età Imperiale della storia di Roma, comunemente conosciute come “Le Grotte dell’Acqua”.

Le acque che vi sgorgano naturalmente dal sottosuolo, con una temperatura costante di circa 40 gradi, sono state studiate dai professori Marotta e Sica nel 1933 e furono classificate al pari di quelle della vicina isola d’Ischia come salso-cloruro-sodiche. Tuttavia, mentre quelle dell’Isola Verde, già definite “miracolose” dagli antichi Romani e che rivestivano un valore assoluto per i Borboni, sono oggi apprezzate ed amate dai turisti (e vengono sponsorizzate in tutto il mondo), qui in zona flegrea la storia è decisamente diversa: quelle acque sorgive sono completamente abbandonate al degrado più assoluto nonostante la bellezza del sito già da troppo tempo in sofferenza e caratterizzato da vistose crepe sui muri. 

Addirittura recentemente un blocco della volta originaria di una delle grotte ha ceduto rovinando al suolo. Un crollo che rappresenta chiaramente un segno di pericolo per l’intera struttura archeologica flegrea, tenuta in piedi da una gabbia di “tubi innocenti” arrugginiti, risalenti all'ultimo intervento di consolidamento realizzato nel 1999. 

I cumuli di polistirolo riversati dagli ambulanti nelle grotte 
È ormai lampante che la Sovraintendenza, il cosiddetto “Centro Ittico Campano”, e lo stesso Comune di Bacoli, organi deputati alla vigilanza e tutela del bene archeologico, hanno per troppo tempo dimenticato questo luogo straordinario. Ma vi è di più. Durante un sopralluogo è venuto alla luce che all'interno delle grotte alcuni pescivendoli o pescatori ambulanti hanno riversato da tempo cumuli di polistirolo in cui erano contenuti gamberi, seppie e calamari, oltre a intere confezioni di prodotti andati a male. Buste, bustoni e tante cassette di natura assolutamente non biodegradabile dentro e fuori le grotte: materiali riversati anche nella foce delle acque che ostruivano il passaggio fino al lago. Una realtà che supera i limiti della decenza.

Qualcosa si è finalmente mosso dopo l’elezione del nuovo sindaco, Gerardo “Josi” Della Ragione che, appurata la gravità della situazione, ha prontamente fatto ripulire l’area, facendola recintare ed installando un cancello “per difendere un bene che sarà aperto solo per visite culturali, non più per chi offende il luogo comune”. Ma, malgrado questo intervento volto a tutelare l’elevato valore storico e paesaggistico, l’area, votata anche tra i “Luoghi del Cuore” del Fai, resta ancora in attesa di una piena valorizzazione che le dia il posto che merita tra le bellezze del litorale flegreo. 

Le Grotte dell'acqua ad oggi - particolare
Ed è proprio in questo delicato momento che il PD di Bacoli affonda la sua zampata politica denunciando la chiusura delle “Grotte dell’Acqua”, affermando che la pulizia è stata incompleta e superficiale. Lo stesso PD ha stigmatizzato il fatto che è stata esclusa addirittura una grotta dall'area recintata, dividendo a metà il sito ed ha ricordato non solo la cifra di 100 mila euro stanziati dalla Regione ma anche il progetto pronto, già approvato nel 2014, per "il recupero, la messa in sicurezza e funzionalizzazione di quei bacini termali naturali", ma mai realizzato. 

Questo pesante attacco ha preceduto di poco la caduta del Sindaco Della Ragione, appena 12 mesi dopo l’acclamata elezione, quando nove consiglieri comunali su quindici hanno deciso di presentare ufficialmente le dimissioni. Erano alcuni mesi che le scelte dell’ex attivista dell’associazione “Freebacoli” (divenuta poi movimento politico sostenuto dal M5S), non piacevano a molti esponenti sia di maggioranza che d’opposizione. Infatti, a dimettersi contestualmente sono stati sia i consiglieri del centrodestra, sia quelli del gruppo “Bacoli libera”, costola dissidente di “Freebacoli”, i quali hanno affermato che la vita politica della città e dei suoi organi rappresentativi era ormai contrassegnata da un crescendo di aggressività nei confronti di chiunque non mostrasse una assoluta accondiscendenza con la linea del Primo Cittadino, fino a clamorose violazioni delle regole, respingendo a piè pari l'accusa di essersi alleati con gli ex avversari. 

Niente alleanze opportunistiche quindi, ma solo l’intenzione di evitare un imminente blocco della vita amministrativa della città. “Una coltellata”, così invece l’ha definita Della Ragione, il quale afferma che c’è chi vorrebbe mettere le mani sul Centro Ittico Campano, società partecipata al 100 per cento dal Comune, che gestisce un quinto del territorio, compresi Miseno e Fusaro, centri ricchi di lidi balneari e siti archeologici. E quindi non si è esitato a mettere in cattiva luce i risultati di dodici mesi di amministrazione: edifici storici riaperti dopo decenni, riappropriazione delle spiagge concesse abusivamente, progetti per il porto di Baia, piano di riequilibrio per il Comune che rischiava il dissesto. Ritiene, con amarezza, di aver dato fastidio ai poteri forti. 

Josi Della Ragione
Solidarietà a Josi Della Ragione è stata espressa da molti esponenti della politica, in primis dal rieletto Sindaco di Napoli Luigi de Magistris. Alla caduta della giunta, nel luglio 2016, si è insediato il Commissario Prefettizio, la dottoressa Gabriella D’Orso, Vice Prefetto in servizio presso la Prefettura U.T.G. di Napoli, nominata con decreto del Prefetto di Napoli per la provvisoria gestione del Comune, a cui sono attribuiti i poteri del Consiglio, del Sindaco e della Giunta. E così Bacoli ripiomba nuovamente nel limbo dell’immobilismo e dell’attesa. 

Il caso Della Ragione (colui che doveva sbarazzarsi della vecchia classe dirigente-dominante) va ad unirsi al caso della Capuozzo, Sindaco di Quarto (che a gennaio scorso si trovò in un giro di inchieste della magistratura), segnando una parabola discendente dei nuovi sindaci in terra flegrea. Svincolati dai partiti e salutati con grande entusiasmo popolare ma naufragati poco tempo dopo. Alla fine della storia a farne le spese sono ancora una volta i cittadini, le persone comuni che si illudono di votare per un cambiamento, per una “rivoluzione”, che poi viene regolarmente ridimensionata dai giochi di Palazzo, spesso frutto di cattive alleanze. 

E intanto vige supremo il blocco di quell'evoluzione naturale che dovrebbe caratterizzare qualsiasi agglomerato civile politico di età moderna.

E intanto le infrastrutture da ammodernare languono e le bellezze naturali crollano sotto i pesanti colpi del tempo e dell’incuria. 

E intanto le “Grotte dell’Acqua” cadono a pezzi, sommerse dalla spazzatura. In senso stretto, ma soprattutto umana.


Regione Campania: ruolo sempre più attivo nella lotta alla disoccupazione

di Antonio Cimminiello

Il “Jobs Act” targato Matteo Renzi non ha del tutto eliminato “l’emergenza lavoro”, che soprattutto al Sud ancora si avverte, coinvolgendo le più disparate fasce di età. Per evitare che i suoi effetti finiscano con l’azzerarsi totalmente proprio nel Meridione, scendono in campo gli Enti locali ed in particolare la Regione Campania. L’Ente presieduto da Vincenzo De Luca, infatti, ha predisposto nello specifico una sorta di “piano lavoro” al fine di ben utilizzare il “tesoretto” a disposizione, pari a ben 3,5 miliardi di euro. Da un lato si preferisce continuare nel solco di analoghe iniziative già adottate, come detto, a livello nazionale: 10 milioni di euro sono stati così destinati ai disoccupati over 50 per garantire loro una ricollocazione lavorativa. Per i senza lavoro più giovani invece continua a rimanere operativo il progetto “Garanzia Giovani”, alimentato da ulteriori 200 milioni, in aggiunta ai 500 milioni -oggetto del “Patto per la Campania”- che saranno utilizzati invece per il credito d’imposta in materia di investimenti tecnologici e per l’acquisto di macchinari. 

Ma la novità più significativa ed interessante sembra essere un’altra: per ogni nuova assunzione a tempo indeterminato verrà riconosciuto una specie di contributo pari a 7.000 euro. Questa scelta -mai prevista finora da altre realtà istituzionali anche al di fuori della Campania stessa- aggiungendosi alla già prevista copertura integrale che riguarderà gli oneri sociali per un periodo di tre anni, rende sicuramente più appetibile la scelta di instaurare un rapporto di lavoro finalmente privo di ogni elemento di precarietà.

Se da un lato l’Ente di Palazzo Santa Lucia cerca in questo modo di “personalizzare” le risposte ai problemi del territorio con misure nuove di zecca e senza appiattirsi esclusivamente alle iniziative adottate dallo Stato -a tal proposito il Governatore De Luca, evidenziando questo nuovo modus operandi, non ha esitato a parlare di ”svolta”- dall'altro lato si può riscontrare sempre più l’incremento in Campania delle condizioni in grado di attirare realtà produttive e creare lavoro: il “modello Napoli”, al centro di strategie imprenditoriali di multinazionali estere, ne rappresenta l’esempio più chiaro e recente. Ma il piano lavoro della Regione Campania dimostra come la rinascita di un territorio possa ancora concretizzarsi attraverso iniziative come quella descritta, nuove ma semplici, come appunto l’erogazione- comunque oculata- di denaro pubblico.

Una zona economica speciale per salvare l’area di Bagnoli

di Luigi Rinaldi

L'area di Bagnoli
In molte nazioni, sia europee che asiatiche, già da tempo, sono state istituite le cosiddette Zone Economiche Speciali, uno strumento di politica economica, per favorire lo sviluppo dell’imprese attraverso la concessione di importanti sgravi fiscali. Un progetto di zona economica speciale, comprendente Bagnoli ed i porti di Napoli e Salerno, capace di attrarre investimenti e avviare nuove iniziative imprenditoriali, viene caldamente sostenuto dal Governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca, il quale avrebbe convinto il premier Matteo Renzi ed il sottosegretario Claudio De Vincenti ad ampliare la no-tax area inizialmente prevista per la sola area di Bagnoli. 

Il Governo, inizialmente, avrebbe voluto istituire due zone economiche speciali: una per l’Expo di Milano e l’altra per l’area del’ex Italsider. Il piano per la Campania prevede, oggi, la creazione di un’unica area, destinata a coinvolgere i due principali porti della regione, i retroporti, l’ex Italsider di Bagnoli ed una grossa fetta dell’area occidentale. Il Governo Renzi è convinto che Bagnoli possa essere un punto di partenza fondamentale per dare slancio alla ripresa economica del Mezzogiorno e per la riqualificazione di un’area molto vasta che necessita di immediati interventi di bonifica. 

Nel progetto è coinvolto anche il Comune di Napoli, tanto che nelle scorse settimane ci sono stati vari incontri tra i capi di gabinetto della Regione e di Palazzo San Giacomo, all'esito dei quali sarebbe emerso il via libera anche da parte del Sindaco Luigi de Magistris. La riqualificazione dell’area occidentale ha sinora visto non pochi contrasti tra il Governo Renzi ed il primo cittadino di Napoli, il quale ha apertamente contestato la nomina del commissario Salvatore Nastasi. 

L’inserimento di Bagnoli in una Zona Economica Speciale potrebbe, però, contribuire a cambiare le cose. Anche la Svimez ha sottolineato che se il progetto andrà in porto la ZES, oltre a diventare un grande volano di sviluppo, potrà anche contribuire a risolvere il problema di chi sia tenuto a gestire l’area, ponendo fine ad una situazione di stallo e degrado che dura da troppo tempo. La zona franca allo studio del governo Renzi per Bagnoli e per i porti di Napoli e Salerno riscuote l’ appoggio unanime delle varie categorie produttive. Tutti sono convinti che la creazione di una zona franca così estesa possa dare uno slancio decisivo all'economia territoriale, come è avvenuto in passato per città come Barcellona e Singapore.

Abbattimento delle Vele: la vecchia e nuova sfida del Comune di Napoli

di Antonio Cimminiello

Una delle vele di Scampia
Più di dieci anni fa ormai il boom editoriale legato al libro “Gomorra” di Roberto Saviano mostrava al mondo intero l’altra faccia della Napoli “città del sole”, fatta di criminalità, droga e soprattutto di quel degrado di cui è subito divenuta espressione l’insieme delle Vele di Scampia

Tra le tante polemiche sorte in questi anni (tra cui l’accusa di spettacolarizzare il tutto, come per alcuni sarebbe accaduto girando qui le scene della nota fiction “Gomorra”) non è mancata quella relativa all'inutile sopravvivenza di un agglomerato urbano privo anche dei servizi essenziali e lasciato nell'incuria più totale. Non a caso già dal 1997 ha preso avvio l’opera di abbattimento delle Vele, a suggello, purtroppo, del fallimento definitivo dell’avveniristico progetto urbanistico - risalente agli anni ’60 del secolo scorso e firmato Franz Di Salvo - che intendeva sviluppare Napoli attraverso la scelta di nuovi e più efficienti modelli abitativi. 

A distanza di quasi 20 anni alcune Vele sono ancora al loro posto e sembrava che tutto si fosse bloccato successivamente all'incontro Renzi-de Magistris avvenuto a Pompei nel 2015, dove il sindaco aveva tra l’altro riscontrato anche l’interesse del premier ad una riqualificazione urbana di quel territorio con l’idea di istituirvi, ad esempio, la sede della Città Metropolitana. Con il recentissimo insediamento del governo cittadino “De Magistris 2” sembra però rinnovata l’attenzione verso tale problematica. “Mi auguro di firmare come primo atto l'abbattimento delle Vele che dobbiamo fare con il governo, segno che noi vogliamo collaborare”, le dichiarazioni già da tempo rilasciate dal sindaco, da cui si evince anche un segnale di distensione con lo Stato centrale.

Del resto una rapida risoluzione della vicenda ormai non può più prorogarsi. L’esperienza delle Vele di Scampia ha dimostrato con forza nel tempo come l’assenza dello Stato, anche nei termini più semplici quali possono essere la mancanza di infrastrutture adeguate, sia fonte di danni che vanno ben oltre la rovina dell’immagine di Napoli e della Campania intera - già duramente provata da altre vicende, su tutte la “Terra dei fuochi” - come il proliferarsi delle attività criminali, tali da sottrarre quasi intere generazioni di giovani privi di alternative. 

L’abbattimento delle restanti Vele si inserirà, come detto, in un più ampio progetto di riqualificazione urbana, il cui fulcro potrebbe essere rappresentato dall'insediamento di un polo universitario, sulla falsariga di quanto già accaduto poco tempo fa nel quartiere napoletano di San Giovanni a Teduccio.

Pokémon GO: da cultura di nicchia a fenomeno di massa. La gallina delle uova d'oro Nintendo domina, anche in borsa

di Danilo D'Aponte

Il 2016 segna i 20 anni dalla pubblicazione del primo gioco dei Pokémon e Nintendo per festeggiare l'evento ha fatto le cose in grande. Una release GRATUITA di un app per Smartphone che ha del rivoluzionario. Non tanto per l'operazione commerciale e per i risvolti (inattesi?) sulla borsa, ma quanto per la massificazione di un fenomeno che, non più tardi di un mese fa, appariva essere di nicchia. 

Allora a cosa è dovuto tanto successo? Possibile che la casa giapponese avesse puntato tutto su una generazione di videogiocatori che ha attraversato tutte le fasi di gioco su console domestiche? Figli della fine anni '80, inizio anni '90, mix perfetto di profani del bit e di prodigi del pollice opponibile, gli stessi che hanno visto cambiare radicalmente il modo di giocare (e l'interfacciare tra videogiocatori).

In un primo momento hanno dovuto familiarizzare con i joypad (eredi diretti dei joystick delle sale gioco) e, successivamente, con le console portatili (Nintendo è pioniera e regina del settore), poi si è passati ad un approccio più fisico (e ancora una volta i nipponici hanno risposto presente, già abituati a sale gioco futuristiche, in tal senso), con un boom di vendite della Wii, che ha posto Nintendo in una posizione di vendite che non vedeva da almeno un decennio (frutto di politiche aziendali dubbie). E giunti agli anni '10 del 2000 si è assistito a un vero e proprio boom degli smartphone, apparecchi che di un normale cellulare hanno solo le stimmate, in quanto potenzialmente capaci di ogni meraviglia, non ultima il gioco online. Che è poi la funzione che interessa Pokémon Go.

C'è però il rovescio della medaglia. Proprio questo bacino di utenza, infatti, oramai assuefatto all'uso quotidiano dei telefoni di ultimissima generazione (tanto da arrivare ad averlo come spesa fissa alla voce "investimenti", anche rateizzati, trend bizzarro, visto che tali dilazioni sembrano trovar più consensi anche rispetto a quelle operate per spese mediche), soffre anche di un tremendo calo dell'attenzione. E allora il mix perfetto di interazione tra utenti, con il proprio apparecchio (con requisiti minimi, per la giocabilità, quasi alla portata di tutti) e con se stessi (in quanto è richiesta una dose di attività fisica non indifferente per poter ambire a qualche "soddisfazione" videoludica).

I vip, delle più disparate categorie, non fanno mistero di esserne rimasti stregati, e sono all'ordine del giorno notizie bizzarre (e qualcuna anche meno, tipo gli innumerevoli incidenti che si registrano per l'uso scellerato di smartphone alla guida). Una tra tutte: il nuovo coach del Manchester United, il discusso portoghese Mourinho, avrebbe vietato l'utilizzo dell'app nei pre-partita, pur essendo di base un tecnico attento allo svago dei suoi giocatori.

Ma si sa, la "trasgressione" nel patinato mondo delle celebrità è sempre dietro l'angolo, e se nel frattempo Nintendo si frega le mani per gli ottimi risultati pubblicitari e in borsa, i tabloid di tutto il mondo non aspettano che il prossimo divo che confessi la sua passione a tinte nerd.

Pasquale Altavilla, l’autore del personaggio Pasquale Passaguaie

di Antonio Lepre

Pasquale Altavilla
Nell'agosto del 1875 si spense una figura del panorama napoletano non troppa tenuta in considerazione dai posteri, ossia Pasquale Altavilla. Il periodo in cui Pasquale Altavilla cavalcò le scene, e le strade soprattutto, fu quello dei più rosei che vide la nascita di diverse personalità del teatro napoletano: Antonio Petito, Eduardo Scarpetta, Salvatore Di Giacomo, Roberto Bracco, Libero Bovio, Achille Torelli, nonché Francesco Mastriani, quest’ultimo rivalutato come merita, forse, solo negli anni Duemila. 

Pasquale Altavilla nato a Napoli, nel quartiere popolare di Porta Capuana, era copista nella prefettura di polizia. Fu notato da Silvio Maria Luzi, capocomico del San Carlino, il quale lo scritturò nel 1828 nel suo teatro dove recitava come primo Pulcinella, Antonio Petito. Nel 1834 per i suoi compagni di scena scrisse le sue prime opere, e diede vita ad un celeberrimo personaggio Pasquale Passaguai, oggi rinomato anche come modo di dire del popolo napoletano.

Scrisse diverse opere di ogni genere, ma soprattutto quelle che riguardavano la musica. Celebre, infatti, un’opera buffa dal titolo: La lotteria di Vienna, musicata dal Fioravanti e rappresentata al Teatro Nuovo nel 1843. Pasquale Altavilla a ridosso dell’Unità d’Italia cominciò la stesura di un nuovo tipo di commedie dette di “attualità”, in quanto i soggetti, gli scenari, le trame erano ricavati dai fatti del giorno, una sorta se vogliamo anche di antesignano del teatro-cronaca. In queste sue opere Altavilla non si interessava al fatto di cronaca in senso realistico naturalmente, piuttosto lo parodiava, come era consuetudine del tempo. D'altronde, basti pensare, a mo’ di esempio, a La folla pe’ lu pane frangese in cui Pasquale Altavilla parodiava il fatto che una boulangerie si fosse aperta a pochi passi da Piazza Trieste e Trento, oppure alla commedia Lo café d’Europa o anche alla commedia Na juta a Castiellammare per la strada de fierro, con Pulcinella cuoco d’un finto tedesco e Viaggiatore di terza classe in cui Altavilla parodiava l’inaugurazione della ferrovia Napoli-Portici. 

Oltre a questo fattore di attualità Pasquale Altavilla per scrivere i suoi testi in molti casi parte, come farà anni dopo la sceneggiata, da una canzone particolarmente in voga in quel momento; la prima canzone alla quale si è ispirato è stata A sta fenesta affacciata, ma la sua opera più nota, che riprende il testo di una canzone in voga, è Don Ciccillo alla Fanfarra in cui narra le vicende di una cambiavalute usuraia che vuole vendere la figlia al miglior offerente e la caricatura di giovanotto alla moda in una girandola di lazzi e trovate. La risposta de Don Ciccillo a la Fanfarra è un’arietta napoletana del 1846, scritta da Enrico Gianni, pseudonimo di Raffaele Colucci (Napoli, 22 gennaio 1821 – 1° dicembre 1904), musicata da Giuseppe Bevignani ed edita da Fabbricatore.



Portici, nulla di fatto per lo storico Palazzo Amoretti

di Luigi Rinaldi

Palazzo Amoretti a Portici
Palazzo Amoretti, edificio storico di Portici, appartenente al novero delle ville vesuviane del Miglio d'oro, da anni, giace inutilizzato ed in una condizione di totale degrado. Sino a 10 anni fa, la villa settecentesca era sede di un importante ufficio del Ministero per le Politiche Agricole, la Repressione Frodi di Napoli, che si occupa dei controlli agroalimentari. Nel 2006, il Ministero ha trasferito l’ufficio in una moderna ed elegante struttura a Napoli, in via Marina, e per Villa Amoretti è così iniziato il suo inesorabile declino. 

All'epoca, gli amministratori locali non alzarono un dito per salvaguardare questo storico edificio, che insieme al CNR, all'Istituto Zooprofilattico ed alla facoltà di Agraria costituiva un importante pezzo del polo scientifico della città di Portici. Il trasferimento dell’ufficio ministeriale, ha causato gravi danni sia all'amministrazione comunale, per la perdita del canone di locazione, che all'economia locale, che non ha più potuto contare sull'indotto, vale a dire circa 50 funzionari e ben 12 auto di servizio che non ci sono più. 

Per dare nuovo slancio a questo importante sito monumentale, attualmente totalmente abbandonato, qualche anno fa, il Comune di Portici lanciò la proposta di affittare, a privati o enti pubblici, per la durata di 50 anni, la splendida residenza settecentesca. L’obiettivo era duplice, da un lato sgravarsi delle ingenti spese di gestione e manutenzione che sono notevoli, e dall'altro riqualificare la storica e sfarzosa villa. Sarebbe stato sufficiente presentare, da parte di soggetti pubblici o privati, un progetto di valorizzazione di bene architettonico di grande storia ed importanza. L’obiettivo era quello di ricevere offerte da Università, enti di promozione culturale, centri di ricerca, centri medici di rilievo nazionale o internazionale. 

Il programma elettorale dell’allora candidato a sindaco Nicola Marrone, per un nuovo utilizzo sociale del grande fabbricato, come era prevedibile, però, è rimasto lettera morta e l’antico palazzo settecentesco continua il suo naturale degrado. La questione degli edifici storici abbandonati riguarda, purtroppo, l’intero territorio nazionale. Sarebbe necessario che il Governo lanciasse una grande campagna, a livello culturale e sociale, in grado di innescare un serio ed affidabile processo di recupero di tante zone del territorio italiano. Anche perché le norme vigenti non sono adeguate alla necessità di intraprendere queste azioni di recupero.

L’Arlecchino con Specchio: il capolavoro di Picasso in mostra a Napoli

di Antonio Ianuale

L'Arlecchino con Specchio"
Napoli e l’arte sono ormai un connubio inscindibile: questa volta la città partenopea ospita il celeberrimo pittore spagnolo, Pablo Picasso, uno dei più grandi pittori del ventesimo secolo. Tutto ciò all’ interno del programma “L’ospite illustre” di Intesa Sanpaolo, che prevede degli scambi temporanei di opere tra musei. L’opera prescelta del maestro iberico è “Arlequin au miroir” (Arlecchino con specchio) una delle opere più note di Pablo Picasso, proveniente dal museo Thyssen-Bornemisza di Madrid e testimonianza del momento classicista della sua carriera. Al museo madrileno sarò esposto in cambio, la tela "Martirio di sant’Orsola" di Caravaggio.

L’Arlecchino con Specchio è in esposizione alle Gallerie di Palazzo Zevallos Stigliano, sede museale e culturale di Intesa Sanpaolo a Napoli, dal 18 giugno e vi resterà fino all'11 settembre. È il secondo appuntamento con la rassegna “L’Ospite illustre” che l’inverno scorso ha portato a Napoli, sempre all'interno delle gallerie del Palazzo Zevallos, il quadro “Ritratto d’uomo” di Antonello Messina. È la seconda volta che quest’opera di Picasso trova ospitalità nel nostro paese: la prima ed unica altra occasione era stata a Palazzo Grassi di Venezia proprio in occasione della mostra dedicata a Picasso. 

“L’Arlecchino con specchio” fa parte della serie degli “Arlecchini seduti” realizzati dal pittore nel corso del 1923 e rimanda alla prima produzione dell’artista, conosciuto come “periodo blu e periodo rosa” le cui opere avevano come soggetto artisti del circo e le maschere di Arlecchino e Pierrot, che simboleggiavano la condizione di emarginazione dell’artista stesso. La tela in esposizione è differente rispetto alle altre tele che raffiguravano Arlecchino con le generiche sembianze del pittore spagnolo Jacinto Salvadó e con il consueto costume a scacchi tipico della maschera bergamasca. Il percorso iconografico è improntato all'originalità: se infatti il fanciullo che si aggiusta il cappello con l’ausilio dello specchio rimanda alla maschera di Arlecchino, il costume è quello con la calzamaglia tipico di un acrobata ed il volto malinconico ricoperto dal cerone è quello di un’altra maschera della Commedia dell’Arte, Pierrot, maschera amata da Picasso per via della malinconia espressa dallo sguardo triste e mesto.
Pablo Picasso

La gestazione dell’opera ha un forte legame con il nostro paese e con la Campania principalmente: Picasso nel 1917 compie un viaggio che lo porta in Italia a riscoprire la materia classica attraverso le pitture romane ammirate a Pompei. È indubbia l’influenza della Napoli visitata dal pittore spagnolo dove Picasso ha potuto conoscere e approfondire la maschera di Pulcinella, così come quella delle pitture pompeiane: il volto de L’Arlecchino richiama i tratti dei volti delle pitture di Pompei, che Picasso ebbe modo di ammirare nel suo soggiorno a Napoli.

La presenza dell’ Arlecchino con specchio a Napoli – hanno sottolineato Michele Coppola, responsabile delle attività culturali di Intesa Sanpaolo, e Paloma Alarcò, responsabile di pittura moderna al Thyssen-Bornemisza – è particolarmente significativa perché bellezza e caratteri dell'opera derivano dal confronto di Picasso con le antiche pitture romane che egli ammirò nella sua visita a Pompei nel 1917”. La rassegna si fregia della collaborazione con il teatro San Carlo che ha reso disponibili i costumi disegnati da Picasso, nel 1920, per il balletto "Pulcinella" di Igor Stravinskij, che sono esposti accanto alla tela. La mostra di Napoli resterà aperta fino al prossimo 11 settembre; quella di Madrid dal 21 giugno al 18 settembre.


Incendio del campo Rom a Casalnuovo: un’emergenza ancora irrisolta

di Antonio Cimminiello

La nube nera in seguito all'incendio del campo Rom
Solo pochi giorni fa in alcuni comuni situati a nord di Napoli, così come in alcune parti della stessa città partenopea, si è rivissuto l’incubo dei “roghi selvaggi”, emblema della tristemente nota stagione della “Terra dei Fuochi”. Questa volta però non si è trattato di rifiuti: un incendio di ampie proporzioni ha interessato un campo Rom presente tra Casalnuovo ed Afragola, originando per lungo tempo una nube nera talmente densa ed acre da essere percepita, come detto, anche a lunga distanza dal luogo dell'incendio. Il rischio di danni a persone -alimentato da alcune esplosioni di bombole di gas e, probabilmente, anche di armi- è stato fortunatamente scongiurato; tra l’altro, in virtù di precedenti sgomberi, il campo era popolato ormai solo da poco più di un centinaio di persone. 

La pericolosità e la proporzione dell’avvenimento hanno nuovamente portato alla ribalta la questione della gestione dei campi Rom in Campania. Si riscontra al riguardo ancora l’assenza di comuni strategie istituzionali in grado di affrontare il problema in tutti i suoi aspetti (dalle misure di integrazione socio-culturale fino a quelle a tutela della stessa integrità di chi vive nei campi rom): non a caso il sindaco di Casalnuovo Massimo Pelliccia -comune principalmente interessato dal rogo- ha sottolineato come ciò sia avvenuto nonostante le tante segnalazioni fatte pervenire in precedenza proprio al vicino comune afragolese (sul cui territorio precisamente era insediato il villaggio Rom). E spesso è proprio tale assenza ad ingenerare diffidenza e resistenza nella gente coinvolta nella convivenza con i Rom: solo un anno fa ci fu la plateale protesta dei residenti di Via Cupa Principe a Napoli alla notizia della possibile costruzione di un insediamento Rom in un terreno comunale della zona: sembrano pochi i dubbi sull'origine dolosa dell’incendio e non è sicuro -alla luce di nuove testimonianze- che lo stesso sia stato appiccato da chi era stato sgomberato pochi giorni prima. 

Il timore più grande è un altro: il lassismo istituzionale può lasciare ampio spazio alla criminalità organizzata, la quale più volte ha già approfittato dell’anarchia in tema di gestione dei campi Rom per moltiplicare i propri affari illeciti. La Prefettura di Napoli ha annunciato un rafforzamento dei controlli per la zona interessata ed oltre, e quindi l’adozione di misure sicuramente efficaci nell'immediato (in aggiunta alla bonifica del territorio), ma chiaramente insufficienti nell'affrontare un’emergenza oggi ancora irrisolta.  


Revival anni '90: tanti inattesi ritorni e operazioni celebrative in musica, videogiochi e cinema


di Danilo D'Aponte 

Nella patria virtuale dei tormentoni, ovvero Facebook, girano immagini virali sull'imminente arrivo di operazioni di "revival" di franchise che tutti davamo per defunti e per le quali qualcuno storcerà il naso. A tal proposito verrebbe da dire che è un momento stupendo per essere un nerd (che, per chi non lo sapesse, si potrebbe tradurre orientativamente in “secchione”, ma non rende comunque l'idea, perché non è richiesta una brillante preparazione scolastica).

Considerato il ritorno in grande stile dei Pokémon, a cui, per la gioia degli appassionati del settore, seguiranno tanti altri ritorni graditi (Tomb Raider, Tekken e Crash Bandicoot, solo per citare saghe simbolo degli anni '90), rifacendosi sempre ad una famosa meme (praticamente un'immagine sarcastica creata accostando foto e scritte, anche fuori contesto), è opportuno fare una riflessione più approfondita sulla materia.

Per i nati a cavallo degli anni '80 e '90, infatti, non sembra vero che tutti giochino con i personaggi con cui sono cresciuti, ascoltando, magari, la stessa musica “made in California”, come ad esempio i Blink-182, (gli stessi che, dopo circa un quinquennio, si inserirono nel solco dei Green Day, per il ruolo di eredi e definitori del nuovo sound rock degli anni '90, orfano del grunge sdoganato dai Nirvana, orientativamente finito con la morte del suo "principe", Kurt Cobain, frontman, per l'appunto, dei Nirvana). E perché no, aspettando che arrivino in sala gli stessi film.

Ed è così che, solo negli ultimi anni, abbiamo visto "riesumare" Indiana Jones, Terminator, Star Trek, Star Wars, Rocky, Rambo, Robocop, i dinosauri di Jurassic Park, le Tartarughe Ninja (già due volte), e non ci resta che aspettare, tra gli altri, i Ghostbusters (ora in sala, con dubbie modalità), Power Rangers, Jumanji e i Looney Tones in Space Jam.

Senza contare i "nuovi classici" che, da inizio anni '90 a tutti gli anni '00, hanno dominato gli incassi: Batman, Spider-Man, X-Men, e praticamente ogni supereroe che possa venirvi in mente, dalle più disparate case editrici del settore, tra cui i film singoli (stand alone) di tutti gli eroi militanti nei principali supergruppi (Avengers e Justice League). E nel farlo, volendo, si potrebbe ascoltare il prossimo disco dei già citati Green Day, o andare a un concerto dei Sum 41, restando nella stessa corrente musicale. Insomma, tornando a citare un'altra famosissima meme, visto che le grandi multinazionali dei settori hanno preparato per noi il prossimo quinquennio (minimo), non ci resta che restare in vita.

Ente Parco Nazionale del Vesuvio: un’opera importante in un contesto difficile

di Antonio Cimminiello 

Lavorare in realtà dove alta è la concentrazione di interessi economici non è per nulla facile. Spesso, questo significa mettere a repentaglio anche la propria tranquillità ed incolumità. Ed è questa la situazione che il più delle volte si ritrovano a fronteggiare gli enti i quali, in nome della mission istituzionale di tutela dell’ambiente, si ritrovano giocoforza nel giro di affari delle sempre più diffuse “eco-mafie”

Da anni il territorio ricadente nella giurisdizione dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio ha rappresentato terra franca per la commissione dei reati più vari, dalla coltivazione clandestina ed “occultata” di stupefacenti fino ai più classici casi di smaltimento illecito di rifiuti e abusivismo edilizio. Proprio con riferimento a quest’ultimo (tra l’altro fenomeno dalla doppia pericolosità, dato che il Vesuvio, come è noto, rappresenta un vulcano ancora in attività) recentemente l’Ente Parco Nazionale del Vesuvio ha provveduto alla notifica di più delibere di dispossessamento e sgombero aventi ad oggetto proprio gli immobili costruiti abusivamente. 

L’adozione di tali delibere ha acquisito un rilievo centrale: non è un caso infatti che stia sempre più prendendo corpo l’ipotesi investigativa secondo cui la diffusione dei recenti roghi sul Vesuvio rappresenti una sorta di “ritorsione” all’adozione dei provvedimenti sopra ricordati. Segno, quest’ultimo, dell’incidenza che, sicuramente, ha finito con l’avere l’operato dell’Ente, seppur tra tante difficoltà. 

Quella che in apparenza può manifestarsi come un’attività burocratica e silenziosa racchiude invece una notevole importanza, pari a quella delle pur importanti e più “pubblicizzate” operazioni predisposte dalle forze di polizia. E’ ancora vivo il ricordo del tentato agguato avvenuto nel Maggio scorso in Sicilia tra Cesarò e San Fratello ai danni di Giuseppe Antoci, presidente del Parco dei Nebrodi, molto probabilmente “colpevole” di aver dato attuazione ai cosiddetti protocolli di legalità al fine di non permettere la concessione di ampie zone di pascoli a criminali mafiosi. “Il mio impegno non si ferma e vado avanti", fu la risposta di Antoci. Segno che la salvaguardia di beni fondamentali, che vanno dalla civile convivenza alla tutela dell’ambiente, passa anche per l’adempimento “silenzioso” del proprio dovere istituzionale, soprattutto in realtà (e quella vesuviana vi rientra a pieno titolo) tanto affascinanti quanto delicate.

Cannabis sì, Cannabis no: in Campania, favorevoli o contrari?

di Teresa Uomo

Lo scorso 26 luglio, al Caffè Letterario “Intra Moenia” in Piazza Bellini a Napoli, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione della campagna “Legalizziamo!”, legata alla proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati.

All’iniziativa, promossa dai Radicali Italiani e dall’Associazione Luca Coscioni, con il sostegno della Coalizione Italiana per le Libertà civili e democratiche, è intervenuto anche il deputato del PD, Leonardo Impegno.

Per la prima volta nella storia della Repubblica italiana – ha sottolineato Impegno – discutiamo della regolamentazione della cannabis. Tentiamo di dare soluzioni. Oggi il consumo della cannabis riguarda circa 6 milioni di persone e il suo ricavato è nelle mani della criminalità organizzata ed è a rischio la salute dei nostri giovani. Io sono per un paese sicuro, dove si investe in prevenzione e recupero. Legalizzare non significa incentivare, promuovere, ma regolamentare, controllare e addirittura proteggere”. Secondo il giovane deputato, dunque, la legge deve essere approvata per tutelare la salute e combattere la criminalità organizzata.

Francesco Emilio Borrelli, consigliere regionale dei Verdi, si è dichiarato entusiasta: “in Campania – ha detto il consigliere che ha partecipato con il sindaco Luigi de Magistris ad una manifestazione in sostegno alla legge – stiamo facendo un importante passo in avanti per garantire anche ai malati della nostra regione la possibilità di accedere alle cure con farmaci a base di cannabis, grazie al disegno di legge approvato in Commissione”. 

In effetti, se fosse realmente legalizzato l’uso della cannabis, si stima che la Campania produrrebbe circa 700 milioni l'anno. Terza regione italiana a trarne maggiori benefici economici. La stessa Direzione Investigativa Antimafia ha spiegato che la legalizzazione potrebbe riuscire dove la tentata repressione ha fallito, ovvero nell'ostacolare la camorra, che dello spaccio di droga ha fatto la sua prima attività. Dopo trent'anni di battaglie senza se e senza ma, sono stati fatti anche due conti: la legalizzazione, gestita dai Monopoli, prevede entrate per lo Stato superiori ad otto miliardi l'anno. In tempo di crisi, sono soldi fondamentali per poter rimettere in sesto sia la sanità pubblica che lo sfascio socio-economico provocato dalla disastrata industrializzazione. 

Inoltre, non tutti sanno che la normativa riguardo la legalizzazione della cannabis prevede: 

· vendita: se autorizzata, si potrà coltivarla e lavorala. È vietata l'importazione e l'esportazione; 

· cure mediche: è consentita la coltivazione per scopi terapeutici; 

· divieti: non si potrà fumare in nessun luogo pubblico, nemmeno nei parchi; 

· in auto: resta il divieto di guida in stato di alterazione con le relative sanzioni previste dal codice della strada; 

· fondi: i fondi derivanti dalla legalizzazione saranno destinati per il cinque per cento a finanziare i progetti del Fondo nazionale per la lotta alla droga; 

· quantità: i maggiorenni potranno possedere una ragionevole quantità per uso ricreativo: 15 grammi a casa, cinque fuori casa. Divieto assoluto per i minorenni. 

Molti italiani sono pro-legalizzazione della cannabis in Italia; se si chiede a queste persone la motivazione per cui sono favorevoli alla legalizzazione della vendita di questa droga, la risposta sarà che in questo modo si toglierà questo business dalle mani delle organizzazioni malavitose. Una legalizzazione della droga su cui lo Stato, è bene ricordarlo, potrebbe guadagnare fior fior di quattrini proprio attraverso il Monopolio di Stato.

Legge speciale per Napoli: è davvero necessaria?

di Gian Marco Sbordone

La situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica, a Napoli, continua a suscitare forti preoccupazioni. L’opinione pubblica è scossa da ripetuti fatti di sangue in vari quartieri cittadini, in centro come in periferia. Sale il grido d’allarme di semplici cittadini, esponenti politici ed associazioni di categoria. Come avviene ormai ciclicamente, si torna a parlare dell’ opportunità di una legge speciale per Napoli.

Da un punto di vista concettuale, il ricorso a leggi speciali è qualcosa che richiama alla mente regimi dittatoriali, stati di polizia e che quindi la coscienza democratica rifiuta. Da un punto di vista giuridico, poi, una legge speciale che si applichi solo ad un determinato territorio (bisognerebbe peraltro verificare come individuarlo questo territorio: la città di Napoli? Napoli e il suo hinterland? La provincia di Napoli?) desta non poche perplessità, poiché si sa che le leggi, a maggior ragione quelle penali, hanno quali loro caratteristiche fondamentali la generalità e l’astrattezza.

Con ciò non si vuole dire che l’idea di una maggiore severità delle norme penali per arginare il dilagare della delinquenza sia sbagliata. Prevediamo norme più stringenti, pene più severe, assicuriamoci che le stesse pene siano poi effettivamente scontate sotto un profilo appunto generale e astratto. Va da sé, conseguentemente, che queste stesse norme generali e astratte troveranno a Napoli un ben maggiore ambito di applicazione rispetto ad altre zone del Paese.

E qui sta però l’altra parte del problema, che consiste nella necessità di assicurare adeguate risorse, di forze dell’ordine e di magistrati, affinché si possa dare una concreta attuazione a quanto disposto. Altrimenti, avendo previsto di esercitare, per così dire, “la mano dura” solo sulla carta, ne risentirebbe la credibilità delle stesse istituzioni. C’ è poi da dire che, quando si parla di provvedimenti per Napoli, non ci si può di certo limitare a pensare all’ambito penale. Poiché è evidente che qui occorre una crescita sociale, culturale ed economica straordinaria. Questa crescita, è vero non potrà mai essere realizzata senza che siano garantite sufficienti condizioni di sicurezza. Sicurezza e sviluppo, come è stato tante volte detto, devono necessariamente camminare di pari passo.

Speriamo bene.

venerdì 5 agosto 2016

Scampia e hinterland, il Sindaco Metropolitano approva progetti di riqualificazione per 39 milioni


di Massimiliano Pennone

Il Sindaco Metropolitano Luigi de Magistris ha approvato alcuni progetti da realizzare nell'area di Scampia di Napoli e in numerosi comuni dell’hinterland limitrofi ad essa. Per la loro attuazione è prevista una spesa complessiva di 39 milioni di euro.

L’obiettivo è realizzare importanti opere sia in ambito di edilizia scolastica (13 milioni di euro) che in opere viarie (26 milioni di euro) che inneschino processi di riqualificazione del territorio e ne accrescano competitività ed attrattività.

Gli investimenti saranno finanziati dai fondi del bando ”Programma straordinario per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle Città Metropolitane e dei comuni capoluogo di Provincia“ di cui al DPCM del 25.05.16 pubblicato sulla GU del 01.06.16 in scadenza il prossimo 29 agosto.

La candidatura della Città Metropolitana di Napoli avviene in stretto coordinamento con quella del Comune di Napoli finalizzata alla rigenerazione dell’area di Scampia tramite la realizzazione del Progetto Vele che prevede la demolizione degli omonimi edifici e la loro sostituzione con insediamenti di nuova edilizia abitativa, uffici, sedi universitarie, nuova impresa, servizi innovativi e sociali.

L’integrazione dei progetti della Città Metropolitana con quelli del Comune potranno determinare una storica trasformazione di un’area tristemente nota per il degrado e la marginalizzazione, ponendo le condizioni per lo sviluppo in loco di nuove funzioni urbane e di una rinnovata centralità per le periferie metropolitane. Gli obiettivi finali del progetto sono: - miglioramento e razionalizzazione delle vie di accesso al quartiere Scampia dalle principali arterie al servizio dei Comuni limitrofi, tra cui SP 500 Asse Perimetrale di Melito, Asse Mediano, Circumvallazione esterna, al fine di migliorare la mobilità dell’area. - contrastare con decisione i fenomeni di dispersione ed abbandono scolastico. Promuovere nuove funzioni dell’area con l’insediamento di sedi universitarie ed istituzionali - Città Metropolitana, Prefettura, presidi di sicurezza- attività professionali, industriali, commerciali, artigianali, tempo libero e attrezzature sportive.


lunedì 1 agosto 2016

La Porcellana ospite al Napoli Pizza Village 2016

di Massimiliano Pennone

Tradizione, cultura, naturale associazione nel mondo al prodotto "Pizza", questi gli elementi che fanno di Napoli la location ideale per il Napoli Pizza Village che, anche quest'anno, sarà ospitato dal suggestivo e celebre lungomare di Via Caracciolo.

Il Napoli Pizza Village 2016 è una manifestazione realizzata sotto l'egida della Presidenza della Repubblica Italiana, del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, della Regione Campania e grazie all'impegno del Comune di Napoli e dei Partner commerciali che sempre più credono nell'evento.

Napoli Pizza Village è un'occasione per gli operatori del settore ma soprattutto per il pubblico dei grandi eventi, animato dalla presenza di 50 tra le più rinomate pizzerie napoletane al mondo. L’iniziativa prenderà vita nel tratto pedonale di via Caracciolo nel quale insiste la Rotonda Diaz dal 6 al 11 settembre dalle ore 18:00 alle 24:00. L’accesso è completamente gratuito. Un villaggio in cui musica, cabaret, animazione, laboratori, performance sportive e spettacolari, focalizzano l'attenzione sulla vera ed unica protagonista: la pizza.

La sesta edizione del Napoli Pizza Village sarà, tra le varie, ancora una volta teatro del Campionato Mondiale del Pizzaiuolo - 15° edizione Trofeo Caputo. Pizzaiuoli provenienti da ogni parte del mondo si confronteranno in diverse categorie di gara, offrendo, proprio durante l'evento che celebra la pizza, uno spettacolo unico ed irripetibile di abilità ed esperienza, unito al talento e alla competizione.

Uno degli eventi più grandi e spettacolari al mondo dedicati alla pizza quest'anno avrà un ospite in più: la Porcellana di Capodimonte. L’obiettivo è quello di rilanciare l'immagine di questa importantissima arte locale dalle radici secolari. L'Assessore alle Attività Produttive del Comune di Napoli, Enrico Panini, ha infatti incoraggiato fortemente l'installazione di uno stand interamente dedicato alla porcellana all'interno del villaggio, presieduto dagli allievi e dai docenti dell'Istituto "Giovanni Caselli" e dai maestri "porcellanisti" del laboratorio "Capodimonte Porcellane Carusio" che accoglieranno i visitatori dalle 18.00 alle 23.00 durante i sei giorni dell'evento.

Dopo una breve introduzione storico-artistica volta a spiegare la nascita e l'importanza delle manifatture delle Porcellane di Capodimonte e della Real Fabbrica di Napoli, i maestri porcellanisti si dedicheranno al "Porcelain Show" con dimostrazioni dal vivo delle diverse fasi di lavorazione delle porcellane napoletane e con esposizioni di manufatti tradizionali e innovativi realizzati in sede e con colori "a fuoco". Sono previsti anche dei corsi gratuiti di approccio alla porcellana e di foggiatura a mano libera delle tradizionali rose e fiori di Capodimonte dedicati ad adulti e bambini dai 6 anni di età.