giovedì 25 agosto 2016

Abbattimento delle Vele: la vecchia e nuova sfida del Comune di Napoli

di Antonio Cimminiello

Una delle vele di Scampia
Più di dieci anni fa ormai il boom editoriale legato al libro “Gomorra” di Roberto Saviano mostrava al mondo intero l’altra faccia della Napoli “città del sole”, fatta di criminalità, droga e soprattutto di quel degrado di cui è subito divenuta espressione l’insieme delle Vele di Scampia

Tra le tante polemiche sorte in questi anni (tra cui l’accusa di spettacolarizzare il tutto, come per alcuni sarebbe accaduto girando qui le scene della nota fiction “Gomorra”) non è mancata quella relativa all'inutile sopravvivenza di un agglomerato urbano privo anche dei servizi essenziali e lasciato nell'incuria più totale. Non a caso già dal 1997 ha preso avvio l’opera di abbattimento delle Vele, a suggello, purtroppo, del fallimento definitivo dell’avveniristico progetto urbanistico - risalente agli anni ’60 del secolo scorso e firmato Franz Di Salvo - che intendeva sviluppare Napoli attraverso la scelta di nuovi e più efficienti modelli abitativi. 

A distanza di quasi 20 anni alcune Vele sono ancora al loro posto e sembrava che tutto si fosse bloccato successivamente all'incontro Renzi-de Magistris avvenuto a Pompei nel 2015, dove il sindaco aveva tra l’altro riscontrato anche l’interesse del premier ad una riqualificazione urbana di quel territorio con l’idea di istituirvi, ad esempio, la sede della Città Metropolitana. Con il recentissimo insediamento del governo cittadino “De Magistris 2” sembra però rinnovata l’attenzione verso tale problematica. “Mi auguro di firmare come primo atto l'abbattimento delle Vele che dobbiamo fare con il governo, segno che noi vogliamo collaborare”, le dichiarazioni già da tempo rilasciate dal sindaco, da cui si evince anche un segnale di distensione con lo Stato centrale.

Del resto una rapida risoluzione della vicenda ormai non può più prorogarsi. L’esperienza delle Vele di Scampia ha dimostrato con forza nel tempo come l’assenza dello Stato, anche nei termini più semplici quali possono essere la mancanza di infrastrutture adeguate, sia fonte di danni che vanno ben oltre la rovina dell’immagine di Napoli e della Campania intera - già duramente provata da altre vicende, su tutte la “Terra dei fuochi” - come il proliferarsi delle attività criminali, tali da sottrarre quasi intere generazioni di giovani privi di alternative. 

L’abbattimento delle restanti Vele si inserirà, come detto, in un più ampio progetto di riqualificazione urbana, il cui fulcro potrebbe essere rappresentato dall'insediamento di un polo universitario, sulla falsariga di quanto già accaduto poco tempo fa nel quartiere napoletano di San Giovanni a Teduccio.

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