giovedì 25 agosto 2016

Cannabis sì, Cannabis no: in Campania, favorevoli o contrari?

di Teresa Uomo

Lo scorso 26 luglio, al Caffè Letterario “Intra Moenia” in Piazza Bellini a Napoli, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione della campagna “Legalizziamo!”, legata alla proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati.

All’iniziativa, promossa dai Radicali Italiani e dall’Associazione Luca Coscioni, con il sostegno della Coalizione Italiana per le Libertà civili e democratiche, è intervenuto anche il deputato del PD, Leonardo Impegno.

Per la prima volta nella storia della Repubblica italiana – ha sottolineato Impegno – discutiamo della regolamentazione della cannabis. Tentiamo di dare soluzioni. Oggi il consumo della cannabis riguarda circa 6 milioni di persone e il suo ricavato è nelle mani della criminalità organizzata ed è a rischio la salute dei nostri giovani. Io sono per un paese sicuro, dove si investe in prevenzione e recupero. Legalizzare non significa incentivare, promuovere, ma regolamentare, controllare e addirittura proteggere”. Secondo il giovane deputato, dunque, la legge deve essere approvata per tutelare la salute e combattere la criminalità organizzata.

Francesco Emilio Borrelli, consigliere regionale dei Verdi, si è dichiarato entusiasta: “in Campania – ha detto il consigliere che ha partecipato con il sindaco Luigi de Magistris ad una manifestazione in sostegno alla legge – stiamo facendo un importante passo in avanti per garantire anche ai malati della nostra regione la possibilità di accedere alle cure con farmaci a base di cannabis, grazie al disegno di legge approvato in Commissione”. 

In effetti, se fosse realmente legalizzato l’uso della cannabis, si stima che la Campania produrrebbe circa 700 milioni l'anno. Terza regione italiana a trarne maggiori benefici economici. La stessa Direzione Investigativa Antimafia ha spiegato che la legalizzazione potrebbe riuscire dove la tentata repressione ha fallito, ovvero nell'ostacolare la camorra, che dello spaccio di droga ha fatto la sua prima attività. Dopo trent'anni di battaglie senza se e senza ma, sono stati fatti anche due conti: la legalizzazione, gestita dai Monopoli, prevede entrate per lo Stato superiori ad otto miliardi l'anno. In tempo di crisi, sono soldi fondamentali per poter rimettere in sesto sia la sanità pubblica che lo sfascio socio-economico provocato dalla disastrata industrializzazione. 

Inoltre, non tutti sanno che la normativa riguardo la legalizzazione della cannabis prevede: 

· vendita: se autorizzata, si potrà coltivarla e lavorala. È vietata l'importazione e l'esportazione; 

· cure mediche: è consentita la coltivazione per scopi terapeutici; 

· divieti: non si potrà fumare in nessun luogo pubblico, nemmeno nei parchi; 

· in auto: resta il divieto di guida in stato di alterazione con le relative sanzioni previste dal codice della strada; 

· fondi: i fondi derivanti dalla legalizzazione saranno destinati per il cinque per cento a finanziare i progetti del Fondo nazionale per la lotta alla droga; 

· quantità: i maggiorenni potranno possedere una ragionevole quantità per uso ricreativo: 15 grammi a casa, cinque fuori casa. Divieto assoluto per i minorenni. 

Molti italiani sono pro-legalizzazione della cannabis in Italia; se si chiede a queste persone la motivazione per cui sono favorevoli alla legalizzazione della vendita di questa droga, la risposta sarà che in questo modo si toglierà questo business dalle mani delle organizzazioni malavitose. Una legalizzazione della droga su cui lo Stato, è bene ricordarlo, potrebbe guadagnare fior fior di quattrini proprio attraverso il Monopolio di Stato.

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