giovedì 25 agosto 2016

Pokémon GO: da cultura di nicchia a fenomeno di massa. La gallina delle uova d'oro Nintendo domina, anche in borsa

di Danilo D'Aponte

Il 2016 segna i 20 anni dalla pubblicazione del primo gioco dei Pokémon e Nintendo per festeggiare l'evento ha fatto le cose in grande. Una release GRATUITA di un app per Smartphone che ha del rivoluzionario. Non tanto per l'operazione commerciale e per i risvolti (inattesi?) sulla borsa, ma quanto per la massificazione di un fenomeno che, non più tardi di un mese fa, appariva essere di nicchia. 

Allora a cosa è dovuto tanto successo? Possibile che la casa giapponese avesse puntato tutto su una generazione di videogiocatori che ha attraversato tutte le fasi di gioco su console domestiche? Figli della fine anni '80, inizio anni '90, mix perfetto di profani del bit e di prodigi del pollice opponibile, gli stessi che hanno visto cambiare radicalmente il modo di giocare (e l'interfacciare tra videogiocatori).

In un primo momento hanno dovuto familiarizzare con i joypad (eredi diretti dei joystick delle sale gioco) e, successivamente, con le console portatili (Nintendo è pioniera e regina del settore), poi si è passati ad un approccio più fisico (e ancora una volta i nipponici hanno risposto presente, già abituati a sale gioco futuristiche, in tal senso), con un boom di vendite della Wii, che ha posto Nintendo in una posizione di vendite che non vedeva da almeno un decennio (frutto di politiche aziendali dubbie). E giunti agli anni '10 del 2000 si è assistito a un vero e proprio boom degli smartphone, apparecchi che di un normale cellulare hanno solo le stimmate, in quanto potenzialmente capaci di ogni meraviglia, non ultima il gioco online. Che è poi la funzione che interessa Pokémon Go.

C'è però il rovescio della medaglia. Proprio questo bacino di utenza, infatti, oramai assuefatto all'uso quotidiano dei telefoni di ultimissima generazione (tanto da arrivare ad averlo come spesa fissa alla voce "investimenti", anche rateizzati, trend bizzarro, visto che tali dilazioni sembrano trovar più consensi anche rispetto a quelle operate per spese mediche), soffre anche di un tremendo calo dell'attenzione. E allora il mix perfetto di interazione tra utenti, con il proprio apparecchio (con requisiti minimi, per la giocabilità, quasi alla portata di tutti) e con se stessi (in quanto è richiesta una dose di attività fisica non indifferente per poter ambire a qualche "soddisfazione" videoludica).

I vip, delle più disparate categorie, non fanno mistero di esserne rimasti stregati, e sono all'ordine del giorno notizie bizzarre (e qualcuna anche meno, tipo gli innumerevoli incidenti che si registrano per l'uso scellerato di smartphone alla guida). Una tra tutte: il nuovo coach del Manchester United, il discusso portoghese Mourinho, avrebbe vietato l'utilizzo dell'app nei pre-partita, pur essendo di base un tecnico attento allo svago dei suoi giocatori.

Ma si sa, la "trasgressione" nel patinato mondo delle celebrità è sempre dietro l'angolo, e se nel frattempo Nintendo si frega le mani per gli ottimi risultati pubblicitari e in borsa, i tabloid di tutto il mondo non aspettano che il prossimo divo che confessi la sua passione a tinte nerd.

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