giovedì 25 agosto 2016

Villa Letizia a Napoli: il parco della vergogna

di Marcello de Angelis

Barra. Quartiere est della Città Metropolitana di Napoli alle pendici del Vesuvio. Un’area, terreno fertile per lo scontro continuo tra clan camorristici rivali, che si sovrappone alla visione eterea e culturale di un luogo dove nel ’700 l’illustre pittore Francesco Solimena scelse di abitarvi. Eppure nell'antico “nobile casale della Barra”, così come veniva abitualmente definito, c’è un patrimonio di ville, chiese, affreschi e statue troppo sconosciuto, in alcuni casi colpevolmente abbandonato a se stesso. Di sicuro, non sfruttato appieno per come si dovrebbe, soprattutto in una zona dove regna l’assenza di qualsiasi luogo di aggregazione come cinema o teatri e dove l’economia è in ginocchio. 

Le dimore aristocratiche presenti nel territorio barrese si trovano nell'elenco delle 122 ville vesuviane stilato dall'omonimo Ente istituito nel 1971, firmate da famosi architetti come Ferdinando Sanfelice, Ferdinando Fuga e Carlo Vanvitelli, il primogenito di Luigi. Esse hanno tutte le caratteristiche di quelle vesuviane del “Miglio d’oro”, quell'asse di complessi abitativi che si estende da San Giovanni a Teduccio a Torre del Greco. Qui l’aristocrazia si andò ad insediare lungo la strada regia delle Calabrie: quella linea di mare dove precedentemente fu fatta costruire da Carlo di Borbone la Reggia di Portici in seguito all'apertura degli scavi di Ercolano nel 1738. È la “società di corte” settecentesca. 

Villa Letizia a Barra
Da un passato di fasti ad un presente di contraddizioni, di abbandono e di degrado. Ed il simbolo che racchiude queste tre discutibili caratteristiche è il maestoso parco di Villa Letizia, uno dei numerosi palazzi gentilizi incastonati come gemme in questa periferia da tempo mortificata. 

Edificata intorno al 1800, appartenne prima alla famiglia Cantalupo (che fu probabilmente quella che ne iniziò i lavori) e poi alla famiglia Nasti. Restaurata negli anni ’20 del Novecento, successivamente fu ridotta ad un condominio. Abbandonata precipitosamente dagli inquilini in occasione del terremoto del 1980, è stata poi nuovamente restaurata con i fondi del Commissariato Straordinario di Governo per la Ricostruzione. Alcuni locali a piano terra sono stati dati in utilizzo, a fitto simbolico, alla gestione di attività a favore di ragazzi disabili ed oggi la sua funzione principale è quella di essere un valido centro per anziani, una fornita biblioteca e un centro per la logopedia. È un mondo a parte, curato e tenuto attivo a tutti gli effetti.

La vergogna inizia pochi metri dopo il muro che la divide dall'immenso parco circostante: ventimila metri quadrati di verde (che riporta alla mente i fasti sette-ottocenteschi delle ville della zona), oggi trasformati in uno scenario di degrado e devastazione non solo per “colpa” dalla natura che si riappropria dei suoi luoghi, ma soprattutto per la mano dell’uomo che ha deturpato un luogo pubblico originariamente stupendo. All'ingresso, appeso al cancello, il lenzuolo di protesta con la scritta “Villa sporcizia fu Letizia”, creato dai residenti annichiliti e privati di ogni speranza.

All'interno si è accolti da pericolosissimi vialetti dissestati e pericolanti, integralmente coperti da
I cumuli di rifiuti sversati illegalmente
rovi, immondizia gettata tra le sterpaglie e gazebo in muratura semidistrutti. Materiali di risulta ovunque, giostrine incendiate e tombini rubati. E poi quintali di rifiuti sversati illegalmente: pneumatici, carcasse di auto, ma anche scarti di lavori edili quali calcinacci, sacche di cemento e pietre. Parabrezza sfasciati, divani abbandonati, sedie, mobili. Alberi e piante (alcune dal valore inestimabile) ridotti ad incolta boscaglia, devastati dall'incuria e dall'abbandono danno solo lontanamente l’idea di quello che un tempo fu luogo di bellezze assolute alla Corte di re Carlo di Borbone. Un patrimonio enorme che vantava anche un piccolo anfiteatro, una piazzetta per i bambini con giochi di vario tipo, una pista di pattinaggio, oltre a numerose panchine ed un campetto da calcio circondato da inferriate ormai arrugginite.

La piccola piazza di spaccio nata nei giardini si associa a un “ritrovo” dell’amore per tante coppiette. Preservativi ovunque, così come le tante siringhe usate. Le due strutture con i servizi igienici sono state completamente distrutte in un luogo che neanche lontanamente è vigilato ed il cui progetto di riqualificazione è rimasto da sempre solo sulla carta.

Eppure, nonostante tutto, il parco è frequentato da tanti: da chi cerca un posto per giocare o per stare semplicemente insieme sfidando qualsiasi pericolo. Ma il popolo napoletano si sa, quando raggiunge l’apice della sopportazione è capace, se vuole, di vincere l’innata indolenza e di scendere “in piazza”. Infatti, i cittadini di Barra hanno deciso di manifestare ancora una volta la propria esaurita pazienza per una situazione che ha ben superato i limiti della decenza: infatti il giardino durante questi ultimi mesi è stato teatro di numerosi incendi, creati dolosamente per sopperire all’aumento di rifiuti scaricati tra gli alberi, tossici, ma anche spazzatura di ogni genere, compresa della carne marcia sotto una montagna di erbacce. E con i 30° delle scorse settimane, l’aria è diventata irrespirabile in tutto il quartiere. 

La protesta si è svolta lo scorso 28 luglio, proprio davanti all'entrata del parco. L’incontro è stato organizzato dal gruppo “Cittadinanza Attiva per Barra”, volenterosi abitanti della zona, già impegnati in numerose battaglie contro l’abbandono di Barra, in concomitanza con la presentazione del nuovo Consiglio municipale e dei nuovi rappresentanti del quartiere, per chiedere la pulizia e la manutenzione di uno dei parchi più belli della città. 

La struttura è oggi di proprietà del Comune di Napoli, mentre la gestione del parco compete alla Municipalità. In questa situazione ormai insostenibile i manifestanti hanno potuto incontrare il nuovo presidente della VI Municipalità (Ponticelli, Barra, S. Giovanni a Teduccio) Salvatore Boggia, il quale, alle pressanti, giustissime richieste ha risposto: “Non voglio fare promesse ma invito tutti i cittadini alla collaborazione. Per prima cosa dobbiamo fare un tavolo di cooperazione con l’ASIA per cercare di rimuovere i rifiuti e richiamare l’attenzione di giardinieri che devono poi occuparsi della manutenzione delle piante. La collaborazione tra i privati cittadini, la municipalità e chi si occupa della gestione di queste strutture è fondamentale”. 

Un impegno importante che sicuramente gli sarà ricordato in modo costante da tutti i cittadini di Barra affinché le Istituzioni centrali e locali possano comprendere l’importanza di questo spazio verde che si trova in una zona dove purtroppo la malavita resta la calamita più interessante per i più giovani in assenza dello Stato e delle Autorità.


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