sabato 24 settembre 2016

Napoli tra “stese” e Olimpiadi


di Marcello de Angelis

E fu così che anche l’inosabile fu osato. È la notte tra il 6 e il 7 settembre scorso quando, intorno alle 2 un gruppo di malviventi in sella a degli scooter hanno sparato una sventagliata di colpi in aria: una dimostrazione di forza e un richiamo preciso per gli avversari presenti sul territorio, una cosiddetta “stesa”, termine oggi così tragicamente di moda che va a descrivere questo tipo di atto intimidatorio perpetrato dalle nuovissime generazioni di camorristi.

Un tribale e feroce linguaggio tra bande, tra gruppi di individui nati e cresciuti nel culto della violenza, senza ideali e privi di qualsiasi ragionevolezza. Animali che esplodono “botte” verso l’alto mentre segnano il territorio al pari di bestie selvagge propagando terrore tra i “civili” estranei alle loro insulse battaglie di potere. E se mentre si spara all’impazzata verso il cielo qualcuno rimane ucciso? Embè, “danni collaterali” di una guerra tra dementi. Anzi, meglio ancora se dovesse accadere, così “’a gent’” impara subito che in quella zona il potere è amministrato da qualcuno più violento e pericoloso di quello che c’era prima. Una folle attività simile a quella che nelle favelas Sudamericane chiamano «balas perdidas», pallottole vaganti.

Via Toledo a Napoli
Eppure questa “stesa” ha qualcosa di diverso rispetto a quelle precedenti, qualcosa di più profondo e significativo: non è una delle tante che si stanno verificando quotidianamente tra il Rione Sanità, Forcella, Soccavo e Cavalleggeri, luoghi ormai tristemente noti per le faide malavitose sorte negli ultimi mesi. Stavolta l’avvertimento lanciato a suon di spari è avvenuto nella centralissima Via Toledo, all’altezza del civico 290, nel cuore del “salotto buono” di Napoli tra Piazza Trieste e Trento e Chiaia. Quanto accaduto ha una duplice valenza: in primo luogo che anche la malavita dei Quartieri Spagnoli a ridosso di Via Toledo è di nuovo in movimento; e poi la contezza che i tentacoli della criminalità organizzata hanno invaso con i suoi metodi brutali anche una delle strade più famose della città, forse addirittura la più sorvegliata dalle forze dell’ordine in quanto centro pulsante dello shopping napoletano e, soprattutto, meta continua di quegli infiniti sciami di turisti che la città ha faticosamente riconquistato in questi anni. Quei killer su due ruote hanno messo in scena un affronto alle persone che a quell’ora, in una piacevole e calda serata di fine estate, ancora passeggiavano chiacchierando, annichiliti dal terrore provato in quegli attimi, ed un affronto alle istituzioni, incapaci di sorvegliare come si deve una via tanto importante e di proteggere chi vi abita. 

Ne sa qualcosa Antonino Salvia, dipendente del dipartimento di giustizia penitenziaria, abitante in uno stabile ad angolo con Via Toledo. Uno che la camorra la conosce bene in quanto figlio di Giuseppe, vicedirettore del carcere di Poggioreale ucciso dai sicari di Raffaele Cutolo nel 1981: dei tanti proiettili sparati a caso durante il raid uno si è conficcato nel soffitto di casa sua dopo aver perforato una serranda, e solo per un caso non ha colpito nessuno. “Inaccettabile. Queste cose non accadono neanche nel cosiddetto terzo mondo. E guai a far passare le “stese” come qualcosa di normale. Perché siamo davanti ad azioni di terrorismo. Purtroppo in questi ultimi tempi la situazione è peggiorata e anche le forze dell’ordine sono impotenti davanti ai reati commessi da criminali minorenni che spesso vengono riconsegnati alle famiglie anche dopo fatti gravi. È fondamentale non accettare come normali questi avvenimenti. Non ci si può assuefare al fatto che questi giovani delinquenti sparino a caso nelle strade, tra la gente o contro le case, mettendo in bilancio di uccidere persone incolpevoli”, queste le sue parole dopo una notte di paura in cui, con la sua famiglia, ha rivissuto i fantasmi del passato. 

Dalle prime indagini, martedì notte, intorno alle due, il “gruppo di fuoco” sarebbe sceso da Via De Cesare iniziando a sparare all’angolo con via Toledo, correndo ed esplodendo raffiche all’impazzata per l’area pedonale, prima utilizzando un mitra e, subito dopo, sparando colpi più distanziati l’uno dall’altro per scomparire, risalendo via Sergente Maggiore, nel dedalo di vicoli dei Quartieri Spagnoli. La mattina dopo, i rilevamenti hanno messo in luce otto bossoli calibro nove di pistola semiautomatica. I carabinieri sono impegnati nell’analizzare i filmati delle telecamere della zona per risalire agli autori dell’atto terroristico basando un’ipotesi investigativa su una partita di droga da ventimila euro non pagata e risalente ad un anno fa, prima cioè della retata che ha portato in carcere nomi di spicco tra i vari clan che si contendono il territorio. 

Quartieri Spagnoli a Napoli
Ormai è chiaro che i clan sono in fibrillazione, da Scampia a Fuorigrotta ai Quartieri Spagnoli. Una situazione avvilente per i cittadini onesti. Ed un altro pensiero getta nello sconforto: la “stesa” è ormai un tragico biglietto da visita che palesa a tutti (nemici e non) la voglia di emergere di un clan in una zona, cosa che storicamente è l’antipasto di una vera guerra tra “famiglie”. Situazione unita alla crescente novità delle baby-gang, che si divertono a picchiare selvaggiamente ignari passanti, passando le nottate estive organizzando gare clandestine di scooter all’interno della Galleria Umberto I, dove gioiosamente sfondano le vetrine a suon di pallonate e dove a fine agosto hanno tentato una rapina lanciando contro una saracinesca un motorino (precedentemente rubato) a tutta velocità. Il tutto immerso nella disastrosa situazione delle strade e dei trasporti. 

Una deprimente realtà quotidiana che fa da stridente contraltare alle roboanti parole del Sindaco Luigi de Magistris il quale, dopo un vertice in Prefettura in seguito ai fatti di Via Toledo, proclama di star costruendo un’altra Napoli, bella e sicura. Degna addirittura di candidarsi ad ospitare le Olimpiadi del 2028. A questo punto sarebbe lecito chiedere: ”Sindaco ma Lei è proprio sicuro? Crede davvero in quello che dice? Svegliaaa!!!”.



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