sabato 24 settembre 2016

Scarsa affluenza alle selezioni Apple a Napoli

di Antonio Cimminiello

La sede della iOS Developer Academy a Napoli
L’occasione era sicuramente una delle più ghiotte: la possibilità di accedere ad un corso di alta specializzazione, tenuto da uno dei colossi internazionali dell’informatica, con ampie chance di ottenere un ritorno lavorativo importante: offerte di lavoro per i primi cento studenti. E tra l’altro le 4.174 richieste di partecipazione alla relativa selezione sembravano dare prova di una consapevolezza diffusa in ordine a ciò, un forte appeal confermato in origine pure dall'affluenza di candidati da Paesi che vanno dalla Germania all'Ungheria. Ma al primo giorno di svolgimento della prima prova per entrare nella iOS Developer Academy, il corso di formazione per programmatori per sviluppo e programmazione di app tenuto dalla Apple - che avrà inizio ad Ottobre offrendo l’accesso a 200 studenti - alla fine si sono presentati solo in 175

Quali sono i motivi di questo calo, per certi aspetti inaspettato, visto che si prevedeva l’arrivo di almeno 500 candidati? Sicuramente, in primo luogo, ha inciso la difficoltà insita proprio nel superamento di quella prima prova consistente in una serie di 30 domande cui rispondere nel giro di circa 60 minuti. Se infatti tra gli argomenti scelti non mancavano alcuni per così dire “comuni” (come ad esempio logica ed algebra), per altri non si poteva prescindere da una buona conoscenza specifica e di base: è il caso della “programmazione Swift”, caratteristica tipica del sistema operativo Apple. 

A ciò deve aggiungersi anche la seconda prova, cui accederanno coloro che abbiano riportato un punteggio minimo di almeno 30 punti ai quiz: si tratterà di un colloquio motivazionale in lingua inglese, in cui valutare essenzialmente le proprie caratteristiche e capacità di sviluppo ed apprendimento e attraverso il quale si opererà la selezione finale da 300 a 200 candidati. In definitiva, è stato scelto un metodo di selezione innovativo - almeno rispetto ai classici “test d’ingresso”, come ad esempio quelli universitari - che certamente presenta un grado di complessità che può aver scoraggiato molti aspiranti programmatori a desistere in anticipo, anche se con l’elevata possibilità di individuare davvero persone dotate di competenza, senza affidarsi a test fondati pure sul “fattore fortuna”; del resto, analogo rigore ha caratterizzato in precedenza pure la scelta degli stessi docenti. Prende così sempre più corpo - e con Napoli sullo sfondo - un ambizioso progetto, ”storico nel suo modo di investire sul talento delle persone con metodi anche costruttivi per il mondo del lavoro”, come ha adeguatamente sottolineato il presidente della commissione selezionatrice Giorgio Ventre.

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