giovedì 27 ottobre 2016

Portici: approvato il progetto per la ristrutturazione di Palazzo Capuano

di Marcello de Angelis

Palazzo Capuano a Portici
Palazzo Capuano può ben definirsi come il più antico edificio storico di Portici. Situato in Piazza S. Ciro e risalente all’epoca medievale, era inizialmente destinato alla funzione di Palazzo Ducale, cioè sede del potere feudale della zona. 

La sua costruzione viene attribuita al nobile patrizio napoletano Gualtiero Galeota, contraddicendone la presunta edificazione nell’anno Mille, dal momento che il nobile filantropo è vissuto nel 1300. È però molto probabile che il Galeota possa averlo fatto costruire su una struttura preesistente ovvero la Torre, la parte più antica originariamente distinta dal resto della costruzione su cui è stato poi poggiato l’attuale fabbricato.

Acquisito dal Demanio Pubblico, fino alla fine dell’800 ospitò il Municipio e, fino a circa cinquanta anni fa, la Regia Pretura. Esso si presentava ripartito su due livelli, con finestre delimitate da timpani lineari, tranne quella in asse con il portone d’ingresso, che è di forma triangolare. Quest’ultimo recava in origine lo stemma nobiliare, oggi perduto, e dava accesso ad un notevole androne con volte a vela, marmi, stucchi pregiati e arredi sontuosi tra cui gli splendidi soffitti affrescati da Belisario Corenzio, rappresentanti le storie del Vecchio Testamento. 

Alle sue spalle era presente una imponente distesa di giardini che si estendeva fino alle alte estremità del territorio porticese, caratterizzata dalla presenza di numerose fontane e giochi d’acqua che attingevano la propria fonte dal fiume Dragone, oggi scomparso dalla superficie cittadina. 

Nelle sue stanze sono passati il potere e la storia rappresentati dalle numerose famiglie della nobiltà napoletana che vi hanno abitato o, talvolta, solo soggiornato in qualità di ospiti. Meritano di essere annoverati i principi Colonna di Stigliano, i nobili genovesi Mari, i Del Giorno e, ovviamente, la famiglia Capuano fino al XIX secolo. Così come le regine Giovanna I e Giovanna II D'Angiò-Durazzo (la quale, secondo la leggenda, in tale residenza incontrava i suoi numerosi amanti); Bernardo Tanucci, ministro plenipotenziario dei re Carlo di Borbone e Ferdinando II delle Due Sicilie; il principe Scanderbeg e Donna Anna Carafa, moglie del viceré di Napoli Ramiro Núñez de Guzmán e madre del feudatario Barone Nicola Guzmàn Carafa; i cortigiani di Roberto D’Angiò e perfino Francesco Petrarca nel 1343. 

Ma non sempre la storia è benevola con le persone o le cose, anche se ne hanno occupato un posto di rilievo: infatti la struttura attualmente visibile di Palazzo Capuano conserva ben pochi tratti della configurazione originaria ovvero la volta a vela nell’androne, la Torre e i residui di piperno negli stipiti del portone. Gran parte della costruzione è andata perduta all’atto dell'apertura nel 1948, della contigua via Libertà. Per far posto alla nuova arteria, ne fu demolita buona parte, determinando così anche la scomparsa della sontuosa galleria decorata dagli affreschi del Corenzio, selvaggiamente spicconati in un sol giorno.

A nulla valsero le proteste degli ultimi proprietari e di buona parte della popolazione contro la scellerata distruzione. La nascita della “strada nuova” andò inesorabilmente avanti cancellando la memoria storica e culturale di un edificio dichiarato nel 1913 dal Ministero della Pubblica Istruzione, come “d’importante pregio storico-artistico”. Rileggendo la storia con la chiave dell’ironia, si potrebbe dire che il vecchio castello feudale, oggi barbaramente deturpato, fu uno dei pochissimi immobili storici a scampare alla devastante eruzione del Vesuvio del 1631, ma nulla ha potuto davanti alla pericolosissima mano dell’uomo.

Subito dopo l’apertura della citata Via Libertà, l’ala destra dello stabile, quella situata nel quartiere mercato, fu abbattuta per via dello stato precario in cui versava, lasciando uno spazio vuoto usato negli scorsi decenni come parcheggio abusivo, recintato periodicamente perché usato come irregolare discarica.

Dell’antico caseggiato rimase dunque soltanto la Torre centrale e la cosiddetta Villa Materi, recentemente puntellate per mettere in sicurezza il sito dalle precarie condizioni. Il Palazzo, così come tutta la piazza San Ciro, è stato per anni oggetto di diversi progetti di riqualificazione tutti rimasti fermi sulla carta. Inserito nel D.M. 19/10/1976 come villa vesuviana appartenente al cosiddetto “Miglio d’Oro” e quindi nel patrimonio artistico da recuperare ai sensi della legge n. 578 del 29 luglio 1971, lo stesso è però rimasto nel tempo in uno stato di preoccupante e pietosa fatiscenza dove neanche una pietra è stata messa in sicurezza.

La rinascita richiederebbe, secondo la stima dell’architetto Antonio Oliviero, la somma di almeno 600 mila euro di lavori, peraltro già avallati dalla Soprintendenza per i Beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici ed etnoantropologici di Napoli. Non poche le problematiche legali e amministrative affrontate da quello che oggi è un condominio di circa 40 proprietari e residenti per i quali è divenuta improrogabile la sistemazione dello stabile, soprattutto ai fini della pubblica incolumità.

Dettaglio di Palazzo Capuano 
All’inizio del 2016 i cittadini, avviliti dall’estrema incuria e dal profondo senso di abbandono riservato al loro famoso edificio, nonché dal più che presente pericolo per le condizioni estremamente pericolose in cui versava, per il restauro e la messa in sicurezza della preziosa dimora si decisero a chiedere aiuto al mecenate David W. Packard, il colosso dell' informatica che con la sua fondazione Packard Humanities Institute, senza utili e neanche ritorni di immagine, finanzia la manutenzione e il consolidamento di Ercolano. 

Ma finalmente, nel settembre scorso una novità inaspettata arriva a gettare una tenue speranza sul futuro di questa importante residenza: a quanto pare la stessa starebbe per rinascere sotto una gigantesca gabbia di tubi innocenti e teloni di protezione. Sono alle porte i lavori di ristrutturazione. La Soprintendenza ai beni architettonici e archeologici della Provincia di Napoli e il Comune di Portici, infatti, hanno approvato definitivamente il progetto, autorizzando l’esecuzione dei lavori.

“Siamo soddisfatti di avere raggiunto l’obiettivo di partire con i lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza di Palazzo Capuano dopo anni in cui giaceva in condizioni pessime e con alto rischio per l’incolumità pubblica – ha dichiarato l’Amministratore Luca Laurino - ci aspettiamo ancora tante difficoltà tecniche ed economiche, ma siamo certi che saranno superate”. E ce lo aspettiamo tutti. E ci aspettiamo che venga ridato quanto spetta ad uno storico maniero, un tempo tra le principali bellezze di Portici.


Classifica internazionale atenei: Salerno supera Napoli

di Noemi Colicchio

Orgoglio campano l’Università di Salerno: al suo debutto nella World University Rankings, classifica internazionale degli atenei migliori del mondo, si posiziona nella fascia 351/400. Non bene come negli anni scorsi invece l’Università degli studi Federico II di Napoli, ferma in fascia 401/500. La graduatoria, croce e delizia di rettori d’ogni paese, viene pubblicata con cadenza annuale dal periodico settimanale britannico Times Higher Education, meglio conosciuto come THE

L'Università di Salerno 
La dodicesima edizione premia l’ateneo salernitano per gli ottimi risultati raggiunti nell’ambito della ricerca, misurati da un parametro che viene definito «Citations». Con questo termine si fa riferimento alla quantità di citazioni, figlie degli accademici di ogni nazione, ospitate dalle riviste internazionali del proprio settore di riferimento. L’obiettivo è stimare numericamente le influenze dei risultati raggiunti dai ricercatori di ciascun ateneo su studi effettuati oltreconfine. In quest’ambito, l’Università di Salerno raggiunge punteggio 86.7 (contro il 76.3 guadagnato dalla Federico II): prima tra gli atenei del Sud e terza in Italia, superata esclusivamente dalla Libera Università di Bolzano e dall’Università di Trento.

Questo è solo uno dei tanti parametri adottati dalla rivista per stilare la classifica, tra cui ricordiamo: qualità dell’insegnamento, prospettive di job placement e sbocchi internazionali, percentuale di studenti Erasmus sul totale (1% per la Federico II) e via discorrendo. Il valore di ogni parametro è definito in base ad un incrocio tra le risposte di ben 74.651 accademici, che hanno dovuto stilare una classifica personale tra le migliori università nel loro ambito di specializzazione (eccetto quelle dove insegnano) e quanto detto da 37.781 recruiter cui è stato chiesto, invece, tra quali atenei preferiscono assumere neolaureati. Dalle ricerche è emerso che viene riservata grande attenzione e stima alle Università italiane, però basse in classifica soprattutto per carenza di risorse dedicate all’insegnamento. 

In effetti l’annata non è stata ottimale per gli atenei nostrani, caduti a picco nel ranking. Se infatti al primo posto troviamo il MIT, (Massachussett Institute of Technology), bisogna scorrere con pazienza la lista prima di incontrare qualche nome familiare per idioma. 

Prima tra le italiane, l’ Università Politecnico di Milano: 183esima, salita di quattro posizioni, ancora una volta fiore all’occhiello del nostro paese. Crollano vertiginosamente in fondo alla lista Bologna, Milano, Padova; la Sapienza arriva 223esima, mentre la Cattolica scende in fascia 491/500.

Ad ogni modo, le buone notizie per il Rettore di Salerno, Aurelio Tommasetti, sembrano non finire qui. L’ateneo ha infatti salutato con gioia il nuovo anno accademico festeggiando l’ingresso tra le prime 500 posizioni di un’altra classifica molto importante: l’Academic Ranking of World Universities, l’Arwu, di Shanghai. Chapeau!



Ospedale del Mare: la volta buona?

di Antonio Cimminiello

L'Ospedale del Mare
L’annuncio è di quelli più importanti ed attesi. L’Ospedale del Mare, la futura “punta di diamante della sanità pubblica campana”, comincerà ad operare attivamente a partire dal prossimo 14 Dicembre, parole del Governatore della Campania Vincenzo De Luca. E’ davvero la fine della telenovela che ormai si protrae dal lontano 1997? Nello specifico, non si tratta di una vera e propria apertura del complesso, visto che già da più di un anno è in funzione l’ambulatorio. 

Per la data indicata però entreranno a pieno regime alcuni reparti (emodialisi, radiologia e radioterapia). Il sogno di un presidio ospedaliero diretto alle esigenze di più di 700.000 utenti quindi sta per diventare realtà. Ma sono stati davvero risolti tutti i problemi? In realtà è stato necessario modificare il piano operativo originariamente immaginato per la struttura: il completamento dei 278 posti letto previsti avverrà infatti entro i primi mesi del 2017. L’altra questione relativa al reclutamento del personale è stata superata ricorrendo a procedure di mobilità e non solo, anche a livello nazionale, in grado di assicurare una disponibilità di medici ed infermieri -pari a ben 657 unità- in maniera pressoché immediata. 

La vicenda dell’Ospedale del Mare era diventata ormai nel tempo una delle principali espressioni della inefficienza della burocrazia italiana. Si è passati infatti dalla lentezza dei lavori -iniziati soltanto nel 2006- allo stop dovuto alla riqualificazione dell’opera come Azienda di rilievo nazionale (con incremento dei costi, arrivando fino alla soglia dei 300 milioni di euro). E senza dimenticare nel frattempo l’annuncio dell’apertura, con Stefano Caldoro al vertice dell’ente di Palazzo Santa Lucia, che si è concretizzata tuttavia nel funzionamento del solo polo ambulatoriale.

Il nuovo annuncio arriva in un momento particolarmente critico per la sanità in Campania. Alle ormai solite difficoltà strutturali che riguardano alcuni nosocomi, ed in particolare quelli di Napoli (dall’affollamento quasi “cronico” del Cardarelli fino alla recente caduta di calcinacci al Vecchio Pellegrini) si è affiancata negli ultimi giorni la polemica che ha coinvolto i commissari per la sanità campana Polimeni e D’Amario e lo stesso Governatore De Luca in merito a tetti di spesa ed esaurimento delle risorse economiche per le strutture private accreditate, con il rischio di licenziamento per più di 2.000 operatori.

Alcune problematiche devono ancora trovare soluzione, come ad esempio l’assenza di adeguate strutture di collegamento (a tal proposito è già stata annunciata l’apertura di una fermata ad hoc della Circumvesuviana, da realizzare nel giro di due o tre anni). Ma il fatto che da Dicembre possa iniziare una vera e propria attività ospedaliera, e tra l’altro con riguardo ad ambiti e patologie particolarmente significativi, può già da solo produrre effetti positivi, su tutti deflazionare gli altri ospedali e garantire macchinari funzionanti con maggiore continuità.

Sorrento: alla scoperta del Vallone dei Mulini

di Marcello de Angelis

Il Vallone dei Mulini a Sorrento
Ti accorgi all'improvviso che la terra sprofonda per metri sotto il normale livello stradale. Una enorme voragine circondata da una ringhiera sul cui fondo, ricoperto da una vegetazione in piena libertà, si può notare un paesaggio spettrale costituito da ruderi di quelle che un tempo furono strutture abitate, ma ormai da anni abbandonate, bagnate da un fiumiciattolo, quel che resta di un antico torrente. Questa enorme e profonda apertura della terra continua poi, alle spalle della zona fabbricata ed erosa dagli agenti atmosferici, fino ad infilarsi tra una catena di montagne creando l’effetto di un canyon americano, ma in piena città. 

E quella città è una delle più amate e visitate del sud Italia: Sorrento e la spaccatura naturale situata appena sotto Via Fioritura è il cosiddetto Vallone dei Mulini, nato circa trentacinquemila anni fa, quando una violenta eruzione dei Campi Flegrei ricoprì di detriti la zona che va da Punta Scutolo al Capo di Sorrento: le acque sorgive dei ruscelli Casarlano e Sant'Antonino, che si incontrano poco prima dell'inizio della valle, scavarono un profonda e stretta gola in cerca di uno sbocco verso il mare.

Volendo essere precisi, la penisola sorrentina è solcata da ben cinque Valloni che erano utilizzati nei tempi antichi per indicare il confine tra un paese e l’altro. Quello di Sorrento è senza dubbio il meglio conservato. Da esso si diramavano altre tre valli che, all’epoca dell’Impero Romano, vennero unite tra loro ed incanalate nel più grande Vallone dei Mulini. L’intervento rese decisamente più agibile la zona, favorendo la costruzione di alcuni insediamenti stabili.

Il suddetto Vallone appartenne prima alla famiglia Tasso e poi ai Correale. Fu proprio un Correale, Onofrio, che fece costruire il porto giù alla Marina Piccola. Esso fu chiamato inizialmente Capo Cervo ma, in seguito al ritrovamento dei resti di un maestoso tempio romano dedicato alla dea Cerere (distrutto completamente da due frane, nel 1580 e nel 1604), il nome fu trasformato in Capo di Cerere.

Questa nuova via commerciale diede uno slancio importantissimo all’economia del luogo, facendo sorgere le prime attività artigianali. Sul fondo della valle sorse un vero e proprio polo industriale basato su un enorme mulino che sfruttava l’acqua raccolta dai torrenti. È proprio grazie a questa struttura che il luogo prese il nome di “Vallone dei Mulini”.

Il mulino è stato in funzione fino ai primi anni di questo secolo. Si macinavano tutti i tipi di grano necessari alla popolazione sorrentina. Vi era annessa anche una segheria alimentata dalle acque correnti provenienti dalle colline. Sono, infatti, ancora visibili una serie di grotte nelle quali erano stati scavati dei pozzi che fornivano l'acqua ai cittadini. Anzi, pare che dalle pareti di queste grotte fosse estratto anche il tufo con cui sono state costruite molte case prima dell'avvento del cemento armato. La segheria forniva qualsiasi tipo di legno agli ebanisti sorrentini che, con la produzione di manufatti artigianali lavorati ad intarsio, ricchi di un significato artistico e di grande bellezza, hanno creato un'attività che, ancora oggi, li fa conoscere in tutto il mondo. Le acque sorgive servivano anche un lavatoio pubblico dove si recavano le donne del popolo per lavare i panni. 

Il Vallone dei Mulini era un vero e proprio punto di ritrovo per la popolazione locale, come dimostrano numerosi dipinti e stampe del passato che rappresentano una testimonianza di altissimo valore della vita a Sorrento in quanto comunicava direttamente con Marina Piccola e con il relativo porto. Esso fu però abbandonato in poco tempo per un evento determinante: la costruzione di Piazza Tasso avvenuta nel 1866 attraverso l'incanalamento delle acque ed il riempimento della parte finale del Vallone in prossimità della Marina Piccola, andando a sostituire l’unico ponte esile e stretto che fino ad allora conduceva dalla Porta di Sorrento all’antico castello. 

Rudere
La copertura della valle può essere considerata come l’evento più importante per quel che riguarda le metamorfosi del paesaggio locale, in quanto si trovò divisa in due: da un lato lo sbocco verso il mare, occupato poi dalla strada per il porto; dall'altra il piccolo complesso industriale che cessò di funzionare agli inizi del XX secolo, sia per la mancanza di acqua, incanalata, sia per motivi di ordine climatico in quanto la totale assenza di vento e l'elevata umidità che si aggirava costantemente intorno all'80%, dovuto allo sbarramento artificiale, resero impossibile qualsiasi forma di vita umana. Cosa che beneficiò il proliferare di numerose piante, alcune considerate rare o quasi del tutto scomparse, come la Phyllitis vulgaris, oltre a diverse forme di piante carnivore e cespugli di capperi.

Oggi, delle precedenti vie per raggiungere il Vallone, non rimane altro che un cancelletto visibile dalla strada che collega Piazza Sant'Antonino con il porto. Da Marina Piccola, in passato, vi ci si poteva arrivare attraversando un ponticello che solcava un ruscello. Il piccolo ponte è ancora presente tra la vegetazione e crea un'atmosfera molto suggestiva. 

Il Vallone dei Mulini situato alle spalle, anzi per essere precisi, nelle viscere di Piazza Tasso (dove oggi sorgono locali ed abitazioni lussuose), da secoli domina il centro della città di Sorrento. Fino a questo momento non è aperto ai visitatori, ma resta una delle maggiori attrazioni: rappresenta una tangibile testimonianza del passato e di come quella terra, oggi tanto amata dai turisti, sia stata un luogo impervio ed inabitabile.


Come trascorrere il tempo libero in città? Ci pensa Yelp

di Massimiliano Pennone

Yelp è una delle app più famose e scaricate per ricevere consigli sulle attività ed i luoghi interessanti da scoprire intorno a noi. Utilizzando la funzione di geolocalizzazione e avvalendosi del contributo di una community di esperti locali molto attiva, l’app permette di scoprire sia le attività e i locali più nuovi, sia quelle “perle nascoste della nostra città” che ancora non conosciamo.

Fondata a San Francisco nel luglio 2004, Yelp è presente nelle principali città di tutto il mondo e conta circa 69 milioni di visitatori unici al mese da mobile e 73 da desktop. Ogni anno, grazie al lavoro della sua community molto estesa e affiatata, la redazione di Yelp seleziona i corsi e le attività alle quali iscriversi più interessanti, organizzati nelle principali città italiane. Mostre, presentazioni, attività sportive, ma anche eventi artistici, culturali o musicali.

Quest anno, fra gli eventi più interessanti segnalati a Napoli, il punteggio maggiore è stato ottenuto dalla Libreria Evaluna (punteggio Yelp 4/5). Posizionata in piazza Bellini, la libreria è famosa infatti per organizzare, già da alcuni anni, diverse iniziative, come corsi di scrittura creativa o di astrologia.

Per la sezione “Mettere le mani in pasta”, dedicata ai corsi culinari, è stata poi premiata la cucina di CucinAmica (punteggio Yelp 4.5/5), che organizza corsi che abbracciano le più svariate tradizioni culinarie: dalla cucina nobile del Settecento, ai brasati e ai brunch americani, senza ovviamente tralasciare le specialità della golosissima pasticceria napoletana.

Gli Yelper napoletani appassionati di fotografia invitano invece a puntare l’obiettivo su Spazio Tangram (punteggio Yelp 4.5/5), utile per chi fosse interessato ad un corso di fotografia del paesaggio o a lezioni di fotografia notturna, ma anche di reportage o smart food photography.

Da segnalare, infine, il Zurzolo Teatro Live (punteggio Yelp 4.5/5), dove vengono organizzati corsi di canto, strumenti, danze popolari del sud Italia, meditazione e persino ikebana, l’arte giapponese della composizione floreale. “E’ più di un posto fisico, è un luogo d'incontro per le idee, per la musica, per il teatro, per l'arte e per la creatività”, spiega Claudia S, a testimonianza del successo dell’iniziativa e dell’idea avuta dagli organizzatori.



Città metropolitana di Napoli: Lebro primo eletto della lista a sostegno di de Magistris

di Marcello de Angelis

È avvenuta nel pomeriggio del 10 ottobre scorso, presso la Sala Borsellino di Palazzo Matteotti, la proclamazione dei 24 eletti al Consiglio metropolitano di Napoli. Sui 1.537 aventi diritto, dei 92 Comuni interessati all’elezione, si sono recati a votare 1.450 tra sindaci e consiglieri pari al 94,34% degli aventi diritto.

L'esito delle urne per quanto concerne la ripartizione dei seggi è stato il seguente: 1 a Noi Sud con Vincenzo Carbone, 1 a Napoli Popolare con Raffaele Lettieri e 1 anche al Movimento 5 Stelle che con l’elezione di Danilo Roberto Cascone ha avuto il battesimo del fuoco varcando per la prima volta la soglia del Consiglio metropolitano. Forza Italia, rinnovata nel “corpo” e nello “spirito” conquista 5 seggi: Felice Di Maiolo; Antonio Caiazzo; Francesco Cascone; Katia Iorio; Rosario Ragosta. Al Partito Democratico vanno invece 7 scranni su cui siederanno Giuseppe Jossa, Nicola Pirozzi, Giuseppe Tito, Michele Maddaloni, Giuseppe Cirillo, Alessia Quaglietta, Agostino Pentoriero.

Il simbolo della lista "de Magistris"
Ma è stata la corazzata arancione che ha conquistato la maggioranza dei seggi (anche se non assoluta, ma nessuna delle liste in campo poteva raggiungerla in quanto non c’è stato alcun tipo di alleanza), eleggendo ben 9 Consiglieri sotto l’insegna della lista “Con de Magistris” (sotto cui si sono uniti Verdi – La Città – Dema – In Comune a Sinistra – Riformisti Democratici), e sono: David Lebro, Salvatore Pace, Francesco Iovino, Elena Coccia, Paolo Tozzi, Carmine Scambiati, Elpidio Capasso, Marco Ponticiello e Domenico Marrazzo. 

Il Consigliere più votato, primo eletto con uno straordinario risultato di 4.549 voti ponderati, è stato David Lebro. Già Consigliere uscente e Capogruppo de “La Città” al Consiglio Comunale di Napoli, ha ottenuto un successo che lo gratifica e, al contempo, gli rende giustizia per la profonda dedizione al lavoro profusa nel corso degli anni. 

La sua lunga carriera politica risale, infatti, ai tempi dell’Università, esperienza fondamentale nella sua formazione umana e politica, durante la quale ha fondato, insieme ad altri amici, il movimento politico “Lupo Alberto”, legato alle organizzazioni studentesche cattoliche. Il suo impegno lo ha portato ad essere eletto prima Consigliere della facoltà di Architettura e, successivamente, componente del Consiglio di Amministrazione dell'Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Le attività svolte come componente dell'ultimo Comitato Provinciale e per la fondazione della Margherita lo hanno portato ad essere eletto poi, al primo Congresso cittadino, Vicesegretario vicario del partito. 

David Lebro
Questo percorso lo ha portato a guidare prima la Municipalità IV del Comune di Napoli (San Lorenzo, Vicaria, Poggioreale, Zona Industriale) nella Consiliatura 2006/2011, e poi a ricoprire il ruolo di Consigliere sia Comunale che della Città metropolitana. Anni impegnativi che gli hanno consentito di conoscere bene il territorio e le problematiche della città, affrontati sempre alla luce della correttezza, della probità e della concretezza, linee guida del suo percorso di vita. Una limpida dirittura morale da “buon padre di famiglia” vissuta sia con la sua famiglia vera (sposato, ha due figli), sia con quella “politica” che in questi anni ha saputo crearsi attorno. 

È stato riconfermato Consigliere Comunale alle elezioni dello scorso Giugno alla guida de “la Città con de Magistris”: una lista indipendente che racchiude in sé uno spaccato della società civile, costituita da diversi profili, competenze e professionalità, con la quale ha fornito un solido sostegno elettorale, su cui ha potuto contare il Sindaco de Magistris al momento della sua seconda vittoria nelle vesti di Primo Cittadino. 

Si giunge così alla consultazione del 9 Ottobre, quella volta a formare il nuovo Consiglio metropolitano, dove le urne hanno dato un responso chiaro. La capacità politica di David Lebro è uscita vincente ancora una volta: “Un risultato straordinario e una forte partecipazione dei Comuni della provincia” ha commentato lo stesso Lebro in un comunicato stampa subito successivo alla proclamazione “I dati emersi da queste consultazioni sono inequivocabili e dimostrano che quando una coalizione è unita riesce a raggiungere dei risultati eccezionali: l’unione di noi cattolici insieme ad ambientalisti, riformisti, rappresentanti della sinistra e dei movimenti che si riconoscono nel programma di de Magistris, infatti, è stata determinante per vincere queste elezioni. Essere anche il primo eletto della lista, poi, rappresenta uno stimolo in più a continuare il percorso avviato in questi anni”. 

Questi dati -continua Lebro- legittimati da una forte partecipazione del corpo elettorale, premiano gli sforzi fatti da tutte le forze della coalizione per avvicinare il più possibile l’Ente ai comuni dell’hinterland, comuni che, non dobbiamo mai dimenticare, rappresentano il fulcro del rilancio dell’intera area metropolitana. Tale crescita del consenso testimonia che il programma condiviso, nato per il Comune di Napoli, sta riscontrando notevole interesse in tutti i comuni della provincia e il fatto che la lista sia risultata la più votata, ne è la palese dimostrazione”. “Sono sicuro -conclude il Consigliere- che questo grande successo contribuirà a rafforzare l’azione amministrativa del Sindaco e dell’intera squadra che governerà nei prossimi anni e che continuerà a lavorare per una Città metropolitana sempre più inclusiva e vicina alle istanze dei territori”.

Il sindaco Luigi de Magistris
Il sindaco de Magistris, orgoglioso e soddisfatto dell’affermazione ottenuta dalla sua lista, quantificabile in oltre 35.000 voti, ha esortato i nuovi eletti e quelli riconfermati affermando che: “da Sindaco della Città metropolitana di Napoli voglio formalizzare gli auguri più sinceri a tutti i consiglieri eletti ai quali spetta un compito impegnativo, difficile, ma se fatto con passione, autonomia, coraggio, può portare veramente ad un grande cambiamento dei nostri territori. La Città metropolitana ha una potenzialità incredibile, da ogni punto di vista”. Questa vittoria del gruppo arancione ha messo davvero in risalto la forza politica dei suoi alleati, uniti in una maggioranza mai come in questo momento coesa al punto che, almeno secondo alcune voci di corridoio, il Primo Cittadino avrebbe già ipotizzato entro Natale, ma dopo l’approvazione del bilancio, un cosiddetto rimpasto del governo cittadino: ovvero la possibilità, doverosa peraltro, di apportare delle correzioni alla sua Giunta, inserendo chi ha fortemente contribuito in maniera incisiva al trionfo del Sindaco sia durante la tornata elettorale “comunale” che quella “metropolitana”, permettendo la crescita e lo sviluppo di un progetto politico nuovo e innovativo che è sì iniziato da Napoli città, ma sta, a vele spiegate, oltrepassando i suoi confini.

Immigrazione: come funziona l’accoglienza a Napoli?

di Teresa Uomo

Immigrati a lezione di italiano
Da diversi anni si registra una continua crescita delle migrazioni. Ogni giorno, infatti, diversi migranti, provenienti dall’Asia e dall’Africa, con grandi arrivi dal mare, cercano di raggiungere l’Europa. La Campania accoglie circa la metà di tutti gli immigrati stranieri presenti nell’Italia meridionale. Di questi circa il 45% vive nella Provincia di Napoli e uno su quattro abita nella città partenopea. Molti di loro sono nati e vissuti in paesi continuamente e incessantemente in guerra e non scolarizzati. 

Dopo l’approdo in territorio italiano, si attua una prima accoglienza attraverso la permanenza temporanea nei centri d’accoglienza per richiedenti asilo; successivamente, vengono inseriti in attività di formazione o progetti per la ricerca del lavoro e, perché ciò sia possibile, hanno bisogno di conoscere la lingua. L’avvicinamento alla lingua italiana, infatti, è fondamentale per la loro indipendenza e autonomia. 

Nel Rapporto Annuale 2015 del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati, SPRAR – presentato lo scorso 13 luglio 2016 a Roma presso la Sala Conferenze dell'Anci – sono contenuti i dati sul Sistema di Protezione relativi all’anno 2015. Lo SPRAR è la punta di diamante dell’accoglienza in Italia. Secondo quanto emerge dal Rapporto, nel 2015 sono state accolte nello SPRAR 29.761 persone. I progetti hanno messo a disposizione 21.613 posti di accoglienza con una rete di 376 Enti Locali titolari di progetto (339 comuni, 29 province e 8 unioni di comuni) per circa 800 Comuni coinvolti nell'accoglienza.

I minori stranieri non accompagnati accolti nei progetti dello SPRAR sono stati 1.640, su una rete attiva di 977 posti. Tali progetti hanno erogato complessivamente 259.965 servizi che riguardano principalmente l'assistenza sanitaria (20,7%), la formazione (16,6%), le attività multiculturali (15%), l'alloggio (14,9%), l'istruzione/formazione (10,9%) e l'inserimento scolastico dei minori (9,5%) mentre 8.291 sono le figure professionali impiegate nelle attività quotidiane dei progetti.

Gli immigrati vivono e lavorano in un contesto italofono, in continuo contatto con la lingua italiana anche se parlano spesso lingue tipologicamente distanti e, in taluni casi, debolmente scolarizzati. Ciò rappresenta il fulcro dell’insegnamento dell’italiano in contesti migratori e la lingua rappresenta sempre più uno strumento non solo di comunicazione, ma di inclusione sociale per raggiungere un senso di appartenenza e di adattamento

Nella città di Napoli, da diversi anni, si tengono corsi di italiano gratuiti per immigrati e, a tal fine, sono nate diverse organizzazioni e associazioni senza scopo di lucro, come la Scuola della Pace, fondata nel 1991 e sita in Via Foria, 93. Un’associazione laica no profit in cui viene accolto chi, per esigenze diverse, abbandona il proprio paese d’origine, permettendogli così di integrarsi in una nuova realtà e in un nuovo contesto sociale.

Non c’è un’età minima per poter partecipare alle lezioni e diverse sono le iniziative intraprese parallelamente all’insegnamento: cene multietniche offerte dall’associazione ed aperte a tutti, concerti e concorsi per far conoscere i gruppi emergenti con produzione di testi sul tema della pace, visite nella città di interesse culturale e tanto altro ancora. Gli alunni sembrano essere soddisfatti dei risultati raggiunti ed è per loro opportunità e motivo di confronto, condivisione e conoscenza. Il Presidente Corrado Maffia si dichiara soddisfatto per essere stato in grado di intraprendere e portare avanti, con l’aiuto e la disponibilità dello staff, un progetto non facile da gestire. Ed è proprio lui, con insegnanti, volontari e collaboratori ad accogliere, davanti ad un thè caldo e qualche biscotto, chiunque voglia conoscere le loro iniziative ed iscriversi al corso di italiano. 

Attiva sul territorio di Napoli e provincia dal 1999, è anche L.E.S.S., Centro studi e iniziative di Lotta all’Esclusione Sociale per lo Sviluppo del Mezzogiorno d’Italia, organizzazione che garantisce un sistema di servizi e interventi di accoglienza, inclusione e integrazione sociale per migranti, richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale, sita in Corso Giuseppe Garibaldi, 261

LESS è l’ente promotore del progetto IARA – Integrazione e Accoglienza per Rifugiati e Richiedenti Asilo – del Comune di Napoli, progetto di tutela e protezione per migranti forzati, inserito nella rete nazionale del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR), istituito dal Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno. Da Aprile 2016 LESS gestisce anche i CAS, Centri di Accoglienza Straordinaria di richiedenti asilo, con figure multidisciplinari tra cui mediatori linguistico-culturali, insegnanti di italiano, psicologi, assistenti sociali, operatori di accoglienza e operatori sociali e legali.

Oggi a Napoli sono accolte 132 persone con la rete SPRAR. Il progetto è finalizzato ad offrire misure di assistenza e di protezione al singolo beneficiario e a favorirne il percorso di integrazione. Non solo, è un progetto che si contraddistingue per l’organizzazione di diverse attività, come l’insegnamento della lingua italiana e l’attività di orientamento lavorativo; ma anche il teatro o la fotografia e diversi corsi, come quello per pizzaioli. 

Da queste esperienze emerge non solo la consapevolezza che il senso di appartenenza dei cittadini stranieri verso Napoli è molto forte, ma anche che solo con la formazione i migranti potranno inserirsi realmente nel mondo del lavoro e dare il proprio contributo alla città che li ha accolti.


“Napoli e il suo proprio re” in mostra fino al 31 Dicembre all’Archivio di Stato

di Marcello de Angelis

Carlo di Borbone
Il 20 gennaio 2016 è ricorso il 300esimo anniversario della nascita di Carlo di Borbone, re di Napoli e di Sicilia, nato a Madrid il 20 gennaio 1716 e luogo in cui scomparve il 14 dicembre 1788. Capostipite della Casa Reale Borbone delle Due Sicilie, fu il quinto figlio di Filippo V di Spagna, ma il primogenito dei nati dal secondo matrimonio di quest’ultimo con la nobile italiana Elisabetta Farnese. Egli fu un uomo dal carattere forte e un sovrano estremamente moderno per i suoi tempi: amava circondarsi di intellettuali, artisti e uomini politici che portavano avanti le idee dell’Illuminismo, ponendo in primo piano l’intelletto umano contro l’ignoranza e la superstizione in una Città che non è mai stata all’avanguardia su questi “temi”. Fu grazie alle opere di menti illuminate come quelle di Giambattista Vico, Antonio Genovesi, Gaetano Filangieri, Antonio Broggia o Mario Pagano che Napoli, insieme a Parigi, contribuì fortemente alla corrente, non limitandosi semplicemente a seguirla.

Era il 1734, quando durante la guerra di successione polacca Carlo, a capo delle truppe spagnole, conquistò i regni di Napoli e di Sicilia, sottraendoli alla dominazione austriaca ed il 10 maggio di quello stesso anno entrò trionfante a Napoli, rendendola Capitale di uno Stato tornato ad essere sovrano e indipendente. Fu incoronato come Carlo III di Sicilia ma, nella città partenopea, dove avrebbe dovuto essere re con l’appellativo di Carlo VII, egli rifiutò quella numerazione scegliendo un semplice “Carlo”, per distinguersi dai predecessori, che tanto indipendenti non potevano altrettanto dirsi

L'eredità lasciata dagli austriaci era pesante: la popolazione era allo stremo oberata da pesantissime tasse, i baroni feudali esercitavano un potere soffocante sul contado ridotto in una condizione di schiavitù e miseria. Tra gli atti di governo più clamorosi e radicali del giovane re per ovviare a tale disastrosa situazione ci fu la tassazione dei beni ecclesiastici (molto numerosi grazie a speciali privilegi del passato) che permise di triplicare le entrate del Regno

Bernardo Tanucci, suo uomo di fiducia e primo ministro, intraprese un programma riformatore amministrativo e finanziario togliendo poteri e privilegi a chi sfruttava risorse senza recare un tangibile beneficio allo stato e fu artefice del Concordato con la Chiesa Cattolica del 1741, in cui si sanciva la supremazia dello stato. La politica finanziaria ispirata ai più moderni principi apportò grandi risultati all’economia del Regno che, nel giro di un decennio, raggiunse i livelli economici dell'Inghilterra e della Francia.
Lo stemma del Regno delle Due Sicilie

È però di natura artistica, architettonica e archeologica il più grosso segno che Carlo ha lasciato a Napoli e dintorni: a lui si deve l’apertura sistematica degli scavi di Ercolano, Pompei e Stabia; il Real Teatro di San Carlo, che sostituì il San Bartolomeo; la Reggia di Portici, la Reggia di Capodimonte con l’annessa fabbrica di porcellane e la maestosa Reggia di Caserta, affidata a Luigi Vanvitelli, per rivaleggiare con quella di Versailles col contestuale Acquedotto Carolino (dal nome del re), allo scopo di portare l’acqua alle meravigliose fontane del giardino all’italiana e, quindi, alla reggia stessa.

Da ricordare ancora il Foro Carolino (oggi Piazza Dante) sempre ad opera del Vanvitelli e che vanta alcune sculture di Giuseppe Sanmartino, l’artista del Cristo Velato; il gigantesco Real Albergo dei Poveri dell’architetto Ferdinando Fuga; il rinnovamento e ampliamento di Palazzo Reale; la fondazione della Real Fabbrica di Capodimonte per la produzione della porcellana; la fondazione dell’Accademia delle Belle Arti. Grazie a tutto ciò, Napoli divenne una grandissima Capitale europea, sicuramente e di gran lunga la più importante d’Italia.

Carlo si adoperò sempre per migliorare la Città sia dal punto di vista militare, che da quello culturale (istituì nuove accademie e cattedre nel Regno, nonché la Biblioteca Reale, divenuta poi la grande Biblioteca Nazionale e il Museo Nazionale), promulgò leggi per l’incremento dell’agricoltura e della pastorizia e migliorò il caos legislativo varando un nuovo codice nel 1752.

Il giovane Borbone era veramente innamorato della sua Capitale e del suo popolo al punto da imparare la Lingua Napoletana per diventare egli stesso napoletano e comprendere meglio la sua gente. Nel 1759 il trono di Spagna rimase vuoto, a seguito della morte senza eredi del fratellastro Ferdinando VI, così fu costretto a malincuore ad occuparlo col nome di Carlo III, decretando quindi la definitiva separazione tra la corona spagnola e quelle napoletana e siciliana. 


La locandina della Mostra "Napoli e il suo proprio re"
Lo scorso 22 settembre nella Sala Filangieri dell’Archivio di Stato di Napoli, proprio in onore di questo incredibile sovrano e del suo storico genetliaco, è stata inaugurata la mostra documentaria “Napoli e il suo proprio re”, organizzata nell’ambito delle Celebrazioni per il tricentenario della sua nascita. Al pubblico viene presentato un complesso di rarità che conta oltre novanta documenti, tra stampe, mappe, lettere, relazioni e atti ufficiali esposti nell’ex Refettorio del Monastero dei Santi Severino e Sossio, sede antica e prestigiosa del Grande Archivio. Frammenti attraverso i quali ricostruire i venticinque anni di un governo sempre teso a migliorare la città di Napoli.

Diciotto vetrine ricche di testimonianze sulla sua persona, sul suo operato e sulle personalità che lo affiancarono, ovvero coloro che furono chiamati a collaborare nei vari settori di intervento, volti alla costruzione del nuovo Stato. In successione tematica e cronologica si individuano alcune tappe significative del suo governare: dall’avvento al trono alle riforme istituzionali e politiche più significative, agli interventi sul tessuto urbanistico e architettonico della Capitale. Immagini di un’epoca e dell’esperienza umana e istituzionale di Carlos Sebastián de Borbón y Farnesio rivissute attraverso le prestigiose Sale. 

La mostra, che sarà visitabile fino al 31 dicembre 2016, rientra nel programma di eventi che vanno a celebrare il tricentenario della nascita del cosiddetto “monarca illuminato”, assoluto protagonista anche del recente “Maggio dei Monumenti 2016”.

Sanità privata sul piede di guerra. Il Governatore De Luca promette una soluzione

di Luigi Rinaldi

Alla fine dello scorso mese di settembre, le associazioni sindacali della sanità privata accreditata con la Regione Campania hanno lanciato un preoccupante allarme. Con il raggiungimento dei tetti di spesa, il budget sanitario stanziato dalla Regione si sta avviando all’esaurimento, per cui sono a serio rischio tutte le prestazioni gratuite, dagli esami di radiologia ai controlli cardiologici, dalla assistenza diabetologica alla medicina nucleare. Immediatamente sono scattate misure di mobilitazione e protesta. 

Il caso più eclatante è stato quello della Clinica Villa dei Fiori ad Acerra, dove un centinaio di dipendenti, per alcune ore, ha occupato gli uffici amministrativi, dopo aver ricevuto una lettera dove si preannunciano procedure di mobilità in caso di mancato accordo con la Regione Campania sulle convenzioni. La situazione è drammaticamente seria. Il 6 ottobre ha chiuso i battenti la Clinica Santa Maria La Bruna di Torre del Greco, anche in questo caso fatali sono stati i tagli imposti dalla Regione, che ha ridotto drasticamente i tetti di spesa riservati alle strutture private convenzionate con il S.S.N. Cento i lavoratori collocati in cassa integrazione in deroga per almeno tre mesi. 

E’ sceso in campo anche il Consiglio Comunale di Torre del Greco che, all’unanimità, ha approvato un documento nel quale ha chiesto alla Regione e all’ASL Na3 Sud di salvaguardare i posti di lavoro e scongiurare il blocco delle prestazioni. 

Sia Villa dei Fiori che Santa Maria La Bruna sono presidi di fondamentale importanza per i rispettivi comprensori, per cui ancora una volta si compromette il diritto alla salute di migliaia di assistiti, che rischiano di dover mettere mano alla tasca o di doversi rivolgere alle strutture pubbliche, affrontando il calvario delle liste di attesa. 

La rivolta degli operatori della sanità ha raggiunto il suo clou lo scorso 30 settembre, con la manifestazione dei sindacati confederali, svoltasi a Napoli, con un presidio sotto Palazzo Santa Lucia, sede della Giunta Regionale. Al termine di questa giornata di proteste, i lavoratori della sanità privata della Campania sono riusciti a strappare un impegno alla Regione. 

I sindacati hanno chiesto alla Regione di intervenire per il ritiro delle procedure di licenziamento avviate da alcuni centri privati, di favorire un percorso di coinvolgimento delle organizzazioni sindacali nel rinnovamento in corso nella sanità campana ed un equilibrio assistenziale tra pubblico e privato. Il Governatore Vincenzo De Luca ha promesso la convocazione di un tavolo aperto anche agli imprenditori della sanità che, nelle ultime settimane, hanno inviato le lettere di licenziamento. 

Nel frattempo però la Regione pretende il blocco immediato di tutte le procedure di mobilità che interessano già migliaia di lavoratori del comparto. Dunque la vertenza è ancora tutta aperta. La Regione dovrà lavorare su due fronti per evitare lo stop alle prestazioni in convenzione per i cittadini della Campania. Da un lato le cliniche e i privati che non hanno ancora firmato i contratti con le Asl e non voglio cedere ai tagli e ai vincoli imposti dal decreto commissariale. Dall'altro il commissario Joseph Polimeni, che spinge per far quadrare i conti. Nel frattempo però per evitare sorprese il Presidente De Luca ha già inviato un ordine di servizio ai direttori generali delle Asl, invitandoli a porre subito in essere ogni utile azione al fine di scongiurare ipotesi di sospensione delle prestazioni sanitarie ai disabili e ai soggetti particolarmente deboli.


Nuovo video hot a Pozzuoli: la vicinanza delle istituzioni

di Antonio Cimminiello

Il web, oltre ad essere fonte di indubbi pregi, può anche diventare una sorte di “spirale” in grado di attrarre sempre più giovani, allettati dall’idea di essere in un certo modo protagonisti, o convinti semplicemente di prendere parte ad un gioco. Ma la condivisione senza limiti di alcuni contenuti, soprattutto quelli particolarmente intimi, può portare a conseguenze disastrose, data la quasi impossibilità di operare un controllo capillare su ciò che rappresenta la “galassia Internet”. 

Un nuovo caso del genere ha scosso alcuni giorni fa la comunità di Pozzuoli: la diffusione in rete, e senza consenso, di un video hard con protagonista una studentessa minorenne. La condivisione “a manetta” ha scatenato un vortice di insulti e commenti al vetriolo nei confronti della ragazza, al punto da spingere quest’ultima a chiudersi in casa ed abbandonare per ora la scuola, al riparo da ogni possibile giudizio o anche solo “sguardo” denigratorio. 

La vicenda ha assunto rilievo nazionale, non solo per il fatto che sempre in Campania alcune settimane fa un caso del genere ha portato al suicidio di Tiziana Cantone, ma anche per l’iniziativa di Selvaggia Lucarelli, nota giornalista e blogger, la quale non ha esitato a denunciare il tutto alla Polizia Postale di Milano. Il rischio di conseguenze irreversibili, però, ha portato questa volta le stesse istituzioni a scendere in campo in maniera ancora più decisa. 

Da un lato, la Dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale Luisa Franzese ha annunciato l’organizzazione di una serie di incontri nelle scuole (anche con la partecipazione di esperti) sull’argomento cyber-bullismo, con lo scopo di indirizzare i giovani ad un uso consapevole di Internet e social networks, a partire dall’esatta comprensione delle possibili conseguenze che può provocare una diffusione di contenuti “particolari”. Quanto alla vicenda specifica, il sindaco di Pozzuoli, Vincenzo Figliolia, ha assicurato l’intervento immediato dei Servizi sociali locali, con l’intento di garantire una adeguata assistenza psicologica alla ragazza ed alla sua famiglia. A ciò ovviamente si aggiungono le indagini che la magistratura penale sta portando avanti per arrivare all’identificazione e punizione del responsabile della diffusione del video incriminato. 

La vicenda di Pozzuoli purtroppo è soltanto uno dei casi di “voyeurismosu Internet, che soprattutto negli ultimi di tempi si sta diffondendo a vista d’occhio e, solo in alcune circostanze, bloccato sul nascere. Ma è proprio tale vicenda, nel suscitare una “reazione” istituzionale decisa, a far riflettere sull’utilità di interventi in grado non solo di bloccare, ma soprattutto di prevenire quella che, altrimenti, potrebbe assumere i contorni di una vera e propria emergenza.

Museo Archeologico di Napoli: dopo 6 anni riapre la Sezione Egizia

di Danilo D'Aponte 

Come largamente anticipato nei mesi scorsi, dopo un'attesa durata sei anni, al Museo Archeologico di Napoli riapre la Sezione Egizia. La notizia non può che far piacere, perché si inserisce in un quadro completamente stravolto rispetto a quello della sua chiusura. Già, perché sei anni possono essere tanti o relativamente pochi, ma è indubbio che era impensabile allora che Napoli potesse guidare le classifiche delle presenze turistiche in Italia. Adesso i turisti avranno un'altra attrattiva che troppo a lungo era mancata alla nostra città.

Un'opera in mostra nella Sezione Egizia del Museo Archeologico di Napoli
Con la nomina del nuovo Direttore, Paolo Giulierini, che ha presentato il piano strategico 2016-19, verranno esposti oltre 1.400 reperti e riallestite 10 sale con collezioni mozzafiato, perno della più antica collezione egizia d'Europa, in Italia seconda solo a quella di Torino per importanza. La collezione di reperti risale infatti già agli anni '20 del diciannovesimo secolo, e una sua ristrutturazione si era già avuta nel 1989.

La mostra comprende, tra le tantissime cose, una mummia femminile, risalente tra la XXI e la XXII Dinastia. I capelli ancora attaccati sul capo, le mani giunte al grembo, il sarcofago decorato in giallo. Statuette, amuleti, scarabei in materiale vitreo, steli in granito (con tanto di geroglifici), piccoli sarcofagi in legno, vasi canopi e tanto altro.

Dipanandosi su un arco temporale che copre oltre 3.000 anni di storia, la sezione è stata ordinata per temi. Presente, infatti, una prima sala introduttiva che spiega come è stata allestita la raccolta, poi altre 5 sale dedicate a singoli argomenti: Uomini e Faraoni, La Tomba e il Corredo Funerario, La Mummificazione, Il Mondo magico e religioso, La Scrittura, I Mestieri e l’Egitto in Campania. Per quanto riguarda invece il reparto grafico, la nuova segnaletica è stata realizzata con il contributo dell'Università degli Studi di Napoli L'Orientale.

A circa due settimane dalla riapertura della Sezione Egizia, aprirà anche quella Epigrafica, una fantastica esposizione sulle lingue pre-romaniche del meridione, con dipinti di resti di facciate di domus pompeiane (ritrovate nei primi scavi), nonché lapidi di Pompei e Puteoli, oltre alle Tavole di Eraclea.

La riapertura pone, inoltre, un occhio di riguardo alle scuole, come dalle parole del Direttore Giulierini: "Non a caso la nuova sezione costituirà la più importante raccolta del Centro-Sud, elemento catalizzatore di tutte le scuole che vogliano approfondire il tema Egitto, senza dover andar a Torino". In questa ottica va letta anche la realizzazione di un fumetto illustrato da un autore di scuola Disney, Blasco Pisapia.


Chocoland Napoli: la fiera del cioccolato dal 27 ottobre al Vomero

di Antonio Ianuale


La locandina dell'iniziativa
Dopo il grande successo delle passate edizioni, ritorna a Napoli Chocoland – La terra dei golosi, la fiera del cioccolato più attesa dell’anno. L’isola pedonale di via Scarlatti- via Luca Giordano sarà la location dell’evento dedicato agli amanti del cioccolato, in programma dal 27 ottobre al 1 novembre. La settima edizione di Chocoland sarà caratterizzata sicuramente dal crescente seguito, riscontrato nelle precedenti edizioni, che hanno visto la partecipazione di migliaia di visitatori provenienti da tutta Italia. 

Un tripudio di cioccolata di tutti i tipi e di tutti i formati aspetta gli amanti del cioccolato in quella che si preannuncia come la fiera più gustosa dell’anno. Un appuntamento da non perdere per coloro che non riescono a resistere al cioccolato. Anche in questa nuova edizione si prevede la partecipazione delle maggiori cioccolaterie d’Italia che allestiranno i loro stand nell’area pedonale del quartiere Vomero, che per sei giorni sarà preso d’assalto dai golosi di tutta Italia. 

Sono attesi espositori da tutta la penisola, oltre ai padroni di casa di Gallucci e Monaco, che offriranno agli appassionati o ai semplici interessati le più varie specialità di cioccolato: da quelle più artigianali e quelle più originali. Tra quest’ultime sicuramente vanno assaggiate il choco-kebab e il choco-cuoppo

Praline di cioccolato
Tra le novità di questa edizione, la presenza di una vera fabbrica di cioccolato che sarà visitabile nei giorni della kermesse, insieme ad uno stand di Azar Cafè con i piatti della tradizione napoletana farciti di cioccolato. Curiosità per il babanà, della pasticceria Il Capriccio, ovvero una pralina al cioccolato fondente con un cuore di caffè e Baileys, vincitore del premio perugino “il cioccolatino d'autore” nel 1999. 

Non solo stand di esposizione ma anche workshop e laboratori dedicati all’arte del cioccolato: saranno organizzati anche corsi per chi volesse cimentarsi nell’arte della pasticceria guidati dai maestri campioni italiani, Antonio e Mattia Vanacore della Jolly Pasticceria. Gli iscritti al corso apprenderanno le tecniche di preparazione per il cioccolatino ripieno, il cioccolatino al liquore, il cioccolatino plastico con una composizione di dummy con fiori. Un’edizione che si preannuncia “social” come richiede un grande evento come Chocoland: news sono consultabili sulla pagina Facebook dell’evento e sul sito internet, mentre è prevista anche la diretta online, a cura di Lino d’Angiò e interventi degli speakers di Radio Amore Napoli. Particolare attenzione anche ai piccoli visitatori, con corsi di animazione a cura di Puerta del Sol. L’ingresso sarà completamente gratuito.

Apple: 30 studenti del SOB selezionati per il via all’iOS Foundation Program

di Noemi Colicchio

L'Aula Magna del Suor Orsola Benincasa di Napoli 

Dal 20 Ottobre al 18 Novembre si terrà, presso l’Università Suor Orsola Benincasa (SOB) di Napoli, la prima edizione di “iOs Foundation Program”: un ciclo unico di lezioni nato dal fruttuoso incontro tra l’Ateneo e la multinazionale Apple. Obiettivo del colosso americano è la ricerca e formazione di “umanisti digitali”: nuovi talenti in grado di fondere la spiccata sensibilità verso le scienze umane propria dell’Ateneo a creatività e funzionalità tipiche dei prodotti di Cupertino.

Al percorso full-time di quattro settimane avranno accesso i primi trenta studenti risultanti dalla graduatoria stilata a seguito di prove selettive svoltesi dal 7 al 13 Ottobre. Mentre durante il mese di Settembre scorso, i co-teacher (tre ricercatori del Centro di Ricerca Scienza Nuova dell’Ateneo) hanno svolto un periodo di formazione presso l’Accademia Centrale dell’Università Federico II di Napoli, infatti, gli allievi interessati hanno avuto modo di conoscere il progetto grazie ad uno Student Seminar in cui sono state esplicate modalità d’accesso, contenuti e obiettivi del corso dai Manager Apple, in collaborazione con i docenti interni responsabili del progetto.

Apple sembra non avere bisogno solo di ingegneri informatici. Chiede piuttosto ai partecipanti forte motivazione e grande creatività. Due qualità indispensabili per mettere a frutto, nel proprio bagaglio esperienziale, le competenze cui potrebbero avere accesso. Ai 30 fortunati verrà infatti insegnato come dare vita ad App innovative in linguaggio Swift per dispositivi Apple, con particolare attenzione ad aspetti come ergonomia, usabilità e user-experience. 

Al bando le vecchie lezioni in cattedra, frontali: il corso sarà strutturato tra workshop, laboratori e testimonianze aziendali, la cui funzionalità troverà sua massima espressione grazie all’apposita aula ad essi dedicata, dotata di strumentazioni Apple necessarie per la didattica e l’apprendimento. 

Lisa Jackson 
Ma l’interesse di Apple per la capitale partenopea non si ferma qui: ancora impazzano sui social i festeggiamenti – con relativo hashtag “tuttAppost” - per l’apertura dello scorso 6 Ottobre, in soli otto mesi, della prima iOs Developer Academy aperta a cento studenti ed inaugurata negli stabilimenti universitari di San Giovanni a Teduccio, in provincia di Napoli. Sulle note de “L’isola che non c’è” di Edoardo Bennato, ancor più significative suonano le parole di Lisa Jackson, vice President of Environment, Policy and Social Initiatives di Apple: "Fatevi guidare dalla passione. Non vedo l'ora di vedere fin dove arriverete partendo da qui". Anche noi non vediamo l’ora di scoprirlo, Lisa. Per il momento, da Napoli, è #tuttAppost.

Il CAAN di Volla e lo spettro della liquidazione

di Antonio Cimminiello

L'ingresso del CAAN di Volla
Può la terza area mercatale d’Italia, la più importante dell’intero Sud, in grado di produrre all’anno una quota notevole di utili, rischiare di scomparire? Sembra essere proprio essere questo uno dei possibili destini del Centro Agro Alimentare di Napoli. Il motivo, non nuovo ad altre società partecipate, è la mole impressionante di debiti. Per l’esattezza, si tratta di 35 milioni di euro, per lo più spese contratte tramite la stipula di mutui e prestiti bancari per ottenere la disponibilità economica necessaria per la costruzione - risalente al 2001- della struttura stessa, attualmente posizionata a Volla (ma alcuni debiti risalgono addirittura al 1989, anno di nascita del CAAN). 

Tra le cause di tale dissesto, sicuramente ricorre una gestione passata non adeguata, tra l’altro anche caratterizzata da vicende particolari, come il coinvolgimento dell’ex presidente Lorenzo Diana nelle indagini sul caso “CPL Concordia”, che ha spinto nel 2015 il sindaco di Napoli Luigi De Magistris a revocare l’incarico al parlamentare “bandiera” dell’Antimafia. 

Si, perché è proprio il Comune di Napoli il socio maggioritario del Centro. Non a caso, nonostante i problemi descritti, la situazione sembra essere precipitata proprio in occasione dell’approvazione del bilancio comunale di previsione ad Agosto scorso, senza la ricapitalizzazione della società e cioè l’accantonamento dei 5 milioni di euro che avrebbero risanato la voragine finanziaria attuale, anche se già nei mesi precedenti erano stati concessi dall’Ente stesso circa 3 milioni di euro. Tale scelta è stata motivata dall’Ente di Palazzo San Giacomo dalla persistente assenza di un piano strategico industriale per il CAAN, per cui sarebbe impossibile semplicemente concedere risorse pubbliche a queste condizioni, a detta dell’Assessore al Bilancio Salvatore Palma

Il Comune di Napoli però non è rimasto totalmente inerte, ed attualmente sul tavolo ci sono diverse soluzioni, che vanno dalla rinegoziazione dei prestiti con le banche interessate (anche attraverso un allungamento dei tempi di restituzione) fino alla possibile cessione, anche a privati, della propria quota partecipativa. La mancata ricapitalizzazione però rischia di assestare un duro colpo alla già non florida situazione economica del CAAN, che dà lavoro direttamente a più di 150 operatori nei settori merceologici più vari. Il rischio più grave oggi è la messa in liquidazione, e quindi la scomparsa contraddittoria di una realtà che produce circa un milione di euro di utili all’anno.

Criminalita’ in Italia: Napoli perde il primato

di Danilo D'Aponte

Una scena del film "Totòtruffa 62"
Il Ministero dell'Interno, unitamente a Il Sole 24 Ore, ha condotto una ricerca sul crimine in Italia, rendendone ora pubblici i risultati. Dei circa 7.500 reati denunciati a cadenza giornaliera, meno di 750 (1/10) avvengono a Napoli. 

La cosa che però fa "sorridere" è che pare sullo stivale ci siano delle "eccellenze" a carattere geografico, ovvero: a Milano sembrano eccellere i topi d'appartamento, a Roma i ladri d'auto, e a Napoli i borseggiatori

Rimini, anonimamente, è tra le più delittuose, se si considera il numero di abitanti, ovvero c'è un rapporto maggiore di crimini per ogni 100.000 abitanti. Seguono a ruota la metropoli Milano, Bologna, Torino e Roma. Napoli, nonostante qualche testata giornalistica pare stupirsene, figura solo 30esima. Caserta, per capirci, è addirittura 65esima. 

Cosa viene preso in esame? Di tutto: dai borseggi, alle truffe, dalle estorsioni, al riciclaggio. Insomma, c'è tutto il campionario dello scibile criminale. Se invece si parla di regioni, l'Emilia Romagna conduce, seguita da Liguria e Lazio, ancora una volta la bistrattata Campania è "solo" ottava. 

Ma come vengono stilate queste classifiche? Ovviamente contando le denunce effettuate e non considerando i crimini effettivamente avvenuti. Napoli, per intenderci, denuncia meno, sempre a fronte dei famosi 100.000 abitanti, rispetto ad altre città come Roma e Milano. Nell'ordine 4.397, 5.950 e 7.636 denunce. Il che vuol dire che, per qualche motivo, a Napoli denunciare sembra inutile, forse perché i cittadini credono che difficilmente le denunce possano portare a un esito positivo delle loro vicende. Ciò detto, risulta comunque agli occhi di tutti che i reati di destrezza siano comunque minori a Napoli che altrove, e "romanticamente" non può non venire alla mente il bislacco tentativo cinematografico di Totò di vendere la fontana di Trevi al malcapitato della situazione.

Nel 2015, il totale delle denunce è diminuito del 4,5%, su tutti i reati e i furti del 7%. All’interno della categoria furti, la sottocategoria "furti in abitazione" è la più numerosa (235mila casi), ma appaiono in calo dell’8,3%. Terza sottocategoria più "in voga" è quella dei borseggi che scendono a 173mila (-3,6%); frequenti poi in furti d’auto, sotto i 115mila casi (-4,6%), quelli nei negozi (- 4% a quota 102mila) e gli scippi (- 7%, neppure 18mila casi). E ancora: diminuite del 10% le rapine (35mila) e gli omicidi volontari consumati. "Solo" 469, al netto degli oramai "comunissimi" episodi di femminicidio.

Lavoro in Italia: ce n’è per tutti?

di Noemi Colicchio

Una bambina immigrata 
La fine del 2016 è in dirittura d’arrivo. È dunque tempo di bilanci e parlarne circa il tema immigrazione dà vita a cifre considerevoli in ogni aspetto analizzato. Inutile scrivere del numero di imbarcazioni intercettate e salvate nel Mediterraneo dalla Guardia Costiera, piuttosto che delle vittime mietute dal mare. 

Ciò che sembra premere maggiormente all'italiano medio è il forte costo sociale dei rifugiati, il cui peso specifico oscilla da sempre tra le politiche di welfare adottate dallo Stato e i contributi al Pil del paese da essi versati lavorando. Anche contro coloro che hanno ottenuto un impiego, le polemiche non sembrano placarsi: nella patria delle “fughe di cervelli” a causa della inefficiente collocazione di risorse nostrane, è giusto incaricarsi di garantire un posto di lavoro anche agli immigrati? Ma soprattutto, ce n’è per tutti?

Uno studio di recente pubblicazione, ad opera della National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine, ha analizzato l’impatto economico e demografico dei flussi migratori negli USA nell’arco degli ultimi 20 anni. Conclusione? Nel lungo periodo, l’immigrazione ha scarsi impatti negativi sulle condizioni di vita dei residenti, maggiori invece su quelle dei migranti arrivati negli anni precedenti: aumentando l’offerta di manodopera, il costo del lavoro si dimezza.

Per onestà intellettuale bisogna sottolineare la distanza economica, di carattere realmente oceanico, che separa l’Italia dalla potenza americana. Ma quanto affermato dalla scienza dovrebbe farci riflettere. Tralasciando inutili intellettualismi e affrontando la questione con atteggiamento pragmatico, sarà doveroso notare come ai lavori in cui sono impiegati gli immigrati, potrebbero avere accesso anche i giovani italiani… qualora lo volessero! Si definiscono “3D jobs: dirty, dangerous, demanding”, e il loro contributo alla crescita nazionale viene misurato in 8 punti in media all’anno di PIL, per una cifra pari a 100 miliardi di euro

Il timore che i migranti possano assorbire tutte le risorse del welfare è una visione inesatta. Loro versano, ogni anno, 8 miliardi alle casse del sistema di sicurezza sociale e ne prelevano sotto forma di pensioni e prestazioni sociali circa tre, con un saldo attivo di cinque miliardi di euro” – affermò nel mese di Giugno Tito Boeri, presidente dell’INPS. Ed è parere comune tra tutti gli economisti del paese che gli immigrati sono una manna dal cielo per le casse dello Stato, mai strabordanti. Lavorano, versano contributi e magari vanno via anche prima di ricevere ciò che gli spetta per la pensione. 

Immigrati a lavoro
Da considerare anche una recente ricerca ad opera della Fondazione Ismu, Istituto per lo Studio della Multietnicità secondo cui sono giunti in Italia attraverso il Mediterraneo oltre 16.800 minori non accompagnati nel 2015, su 12.360 totali: il 15% di tutti gli arrivi via mare e il 91% dei minori sbarcati. 

Così, mentre l’Ungheria vota con referendum per il “no” all’apertura delle porte agli immigrati, in Italia ormai (fortunatamente) non si dubita se accoglierli o meno, ma in che modo favorirne l’integrazione. Piuttosto che lasciar spazio alla paura di vedersi rubato un posto di lavoro, il paese dovrebbe arrivare alla consapevolezza che l’immigrazione è un dato di fatto e bisogna trarre da una oggettiva situazione di difficoltà il miglior risultato possibile. Oltre che un obbligo morale, sarà costruttivo puntare sulla formazione dei giovani guerrieri del mare, così da permettere loro di contribuire attivamente alla crescita del nostro paese.



Teatro Mercadante di Napoli: De Fusco apre la nuova stagione con Macbeth

di Antonio Ianuale 

Il regista Luca  De Fusco
Il grande teatro è di scena a Napoli: dal 26 ottobre sul palco del Teatro Mercadante va in scena il Macbeth di William Shakespeare, nel quattrocentesimo anniversario della morte del grande drammaturgo britannico. La regia è firmata da Luca de Fusco che, dopo l’adattamento di Antonio e Cleopatra nel 2013, torna a mettere in scena un testo del drammaturgo più famoso al mondo. 

La tragedia del Macbeth è uno dei drammi più conosciuti del Bardo, scritto nell'ultima fase della sua carriera, è un testo visionario e segnato dalla presenza di fatti irreali: dalla apparizione delle tre streghe, alla visione del pugnale, al sonnambulismo di Lady Macbeth. La brama di potere spingerà il protagonista, un valoroso generale scozzese, a commettere le azioni più spregevoli pur di salire al trono. È uno spettacolo sul male, dove i personaggi sono guidati da grande ambizione e sete di potere. 

Lady Macbeth è la personificazione del male, che convince il marito a proseguire nel suo spietato disegno di potere, quando questi sembra in preda ad un senso di rimorso per le brutalità commesse. La cupidigia corromperà l’animo valoroso di Macbeth conducendolo ad una caduta rovinosa che si concluderà con la morte in battaglia dello stesso Macbeth.

De Fusco ha scelto di lasciare i dialoghi originali, dando spazio a lunghi monologhi introspettivi, proseguendo un suo personale percorso di contaminazione: alla prosa si mescolano delle installazioni video in un complesso rapporto tra immaginario teatrale ed immaginario videomusicale. Uno schermo posto sul palco, rimanda le immagini degli attori nelle diverse prospettive, rendendo fruibile l’interpretazione da tutte le angolazioni. 

Sullo stesso schermo vengono proiettati gli incubi, i rimorsi di Macbeth che alterna fasi di onnipotenza a crisi legate ai sensi di colpa. Una performance complessa dove si alternano sogno e realtà, dialoghi e monologhi, azioni coscienti ed episodi di sonnambulismo. Non vi è un’ambientazione precisa del testo, ma un clima sospeso tra il Medioevo e il primo Novecento. 

Gli attori che compongono il cast sono: Luca Lazzareschi e Gaia Aprea nei ruoli dei protagonisti, Fabio Cocifoglia, Paolo Cresta, Francesca De Nicolais, Claudio Di Palma, Luca Iervolino, Gianluca Musiu, Alessandra Pacifico Griffini, Giacinto Palmarini, Alfonso Postiglione, Federica Sandrini, Paolo Serra ed Enzo Turrin. Nel ruolo delle streghe che profetizzano il destino di Macbeth, ci sono le danzatrici della compagnia Körper Chiara Barassi, Sibilla Celesia e Sara Lupoli. 

De Fusco celebra così non solo Shakespeare ma battezza anche l’esordio artistico del figlio: “Come molti ricordo il quattrocentesimo anniversario della morte di uno dei maggiori scrittori di tutti i tempi, e però mi piace dedicare questa regia a mio figlio Giacomo che fa quest'anno il primo passo nella carriera della scrittura”. Il Macbeth di De Fusco resterà sulle scene fino al 13 novembre.