giovedì 27 ottobre 2016

Il CAAN di Volla e lo spettro della liquidazione

di Antonio Cimminiello

L'ingresso del CAAN di Volla
Può la terza area mercatale d’Italia, la più importante dell’intero Sud, in grado di produrre all’anno una quota notevole di utili, rischiare di scomparire? Sembra essere proprio essere questo uno dei possibili destini del Centro Agro Alimentare di Napoli. Il motivo, non nuovo ad altre società partecipate, è la mole impressionante di debiti. Per l’esattezza, si tratta di 35 milioni di euro, per lo più spese contratte tramite la stipula di mutui e prestiti bancari per ottenere la disponibilità economica necessaria per la costruzione - risalente al 2001- della struttura stessa, attualmente posizionata a Volla (ma alcuni debiti risalgono addirittura al 1989, anno di nascita del CAAN). 

Tra le cause di tale dissesto, sicuramente ricorre una gestione passata non adeguata, tra l’altro anche caratterizzata da vicende particolari, come il coinvolgimento dell’ex presidente Lorenzo Diana nelle indagini sul caso “CPL Concordia”, che ha spinto nel 2015 il sindaco di Napoli Luigi De Magistris a revocare l’incarico al parlamentare “bandiera” dell’Antimafia. 

Si, perché è proprio il Comune di Napoli il socio maggioritario del Centro. Non a caso, nonostante i problemi descritti, la situazione sembra essere precipitata proprio in occasione dell’approvazione del bilancio comunale di previsione ad Agosto scorso, senza la ricapitalizzazione della società e cioè l’accantonamento dei 5 milioni di euro che avrebbero risanato la voragine finanziaria attuale, anche se già nei mesi precedenti erano stati concessi dall’Ente stesso circa 3 milioni di euro. Tale scelta è stata motivata dall’Ente di Palazzo San Giacomo dalla persistente assenza di un piano strategico industriale per il CAAN, per cui sarebbe impossibile semplicemente concedere risorse pubbliche a queste condizioni, a detta dell’Assessore al Bilancio Salvatore Palma

Il Comune di Napoli però non è rimasto totalmente inerte, ed attualmente sul tavolo ci sono diverse soluzioni, che vanno dalla rinegoziazione dei prestiti con le banche interessate (anche attraverso un allungamento dei tempi di restituzione) fino alla possibile cessione, anche a privati, della propria quota partecipativa. La mancata ricapitalizzazione però rischia di assestare un duro colpo alla già non florida situazione economica del CAAN, che dà lavoro direttamente a più di 150 operatori nei settori merceologici più vari. Il rischio più grave oggi è la messa in liquidazione, e quindi la scomparsa contraddittoria di una realtà che produce circa un milione di euro di utili all’anno.

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