giovedì 27 ottobre 2016

Sorrento: alla scoperta del Vallone dei Mulini

di Marcello de Angelis

Il Vallone dei Mulini a Sorrento
Ti accorgi all'improvviso che la terra sprofonda per metri sotto il normale livello stradale. Una enorme voragine circondata da una ringhiera sul cui fondo, ricoperto da una vegetazione in piena libertà, si può notare un paesaggio spettrale costituito da ruderi di quelle che un tempo furono strutture abitate, ma ormai da anni abbandonate, bagnate da un fiumiciattolo, quel che resta di un antico torrente. Questa enorme e profonda apertura della terra continua poi, alle spalle della zona fabbricata ed erosa dagli agenti atmosferici, fino ad infilarsi tra una catena di montagne creando l’effetto di un canyon americano, ma in piena città. 

E quella città è una delle più amate e visitate del sud Italia: Sorrento e la spaccatura naturale situata appena sotto Via Fioritura è il cosiddetto Vallone dei Mulini, nato circa trentacinquemila anni fa, quando una violenta eruzione dei Campi Flegrei ricoprì di detriti la zona che va da Punta Scutolo al Capo di Sorrento: le acque sorgive dei ruscelli Casarlano e Sant'Antonino, che si incontrano poco prima dell'inizio della valle, scavarono un profonda e stretta gola in cerca di uno sbocco verso il mare.

Volendo essere precisi, la penisola sorrentina è solcata da ben cinque Valloni che erano utilizzati nei tempi antichi per indicare il confine tra un paese e l’altro. Quello di Sorrento è senza dubbio il meglio conservato. Da esso si diramavano altre tre valli che, all’epoca dell’Impero Romano, vennero unite tra loro ed incanalate nel più grande Vallone dei Mulini. L’intervento rese decisamente più agibile la zona, favorendo la costruzione di alcuni insediamenti stabili.

Il suddetto Vallone appartenne prima alla famiglia Tasso e poi ai Correale. Fu proprio un Correale, Onofrio, che fece costruire il porto giù alla Marina Piccola. Esso fu chiamato inizialmente Capo Cervo ma, in seguito al ritrovamento dei resti di un maestoso tempio romano dedicato alla dea Cerere (distrutto completamente da due frane, nel 1580 e nel 1604), il nome fu trasformato in Capo di Cerere.

Questa nuova via commerciale diede uno slancio importantissimo all’economia del luogo, facendo sorgere le prime attività artigianali. Sul fondo della valle sorse un vero e proprio polo industriale basato su un enorme mulino che sfruttava l’acqua raccolta dai torrenti. È proprio grazie a questa struttura che il luogo prese il nome di “Vallone dei Mulini”.

Il mulino è stato in funzione fino ai primi anni di questo secolo. Si macinavano tutti i tipi di grano necessari alla popolazione sorrentina. Vi era annessa anche una segheria alimentata dalle acque correnti provenienti dalle colline. Sono, infatti, ancora visibili una serie di grotte nelle quali erano stati scavati dei pozzi che fornivano l'acqua ai cittadini. Anzi, pare che dalle pareti di queste grotte fosse estratto anche il tufo con cui sono state costruite molte case prima dell'avvento del cemento armato. La segheria forniva qualsiasi tipo di legno agli ebanisti sorrentini che, con la produzione di manufatti artigianali lavorati ad intarsio, ricchi di un significato artistico e di grande bellezza, hanno creato un'attività che, ancora oggi, li fa conoscere in tutto il mondo. Le acque sorgive servivano anche un lavatoio pubblico dove si recavano le donne del popolo per lavare i panni. 

Il Vallone dei Mulini era un vero e proprio punto di ritrovo per la popolazione locale, come dimostrano numerosi dipinti e stampe del passato che rappresentano una testimonianza di altissimo valore della vita a Sorrento in quanto comunicava direttamente con Marina Piccola e con il relativo porto. Esso fu però abbandonato in poco tempo per un evento determinante: la costruzione di Piazza Tasso avvenuta nel 1866 attraverso l'incanalamento delle acque ed il riempimento della parte finale del Vallone in prossimità della Marina Piccola, andando a sostituire l’unico ponte esile e stretto che fino ad allora conduceva dalla Porta di Sorrento all’antico castello. 

Rudere
La copertura della valle può essere considerata come l’evento più importante per quel che riguarda le metamorfosi del paesaggio locale, in quanto si trovò divisa in due: da un lato lo sbocco verso il mare, occupato poi dalla strada per il porto; dall'altra il piccolo complesso industriale che cessò di funzionare agli inizi del XX secolo, sia per la mancanza di acqua, incanalata, sia per motivi di ordine climatico in quanto la totale assenza di vento e l'elevata umidità che si aggirava costantemente intorno all'80%, dovuto allo sbarramento artificiale, resero impossibile qualsiasi forma di vita umana. Cosa che beneficiò il proliferare di numerose piante, alcune considerate rare o quasi del tutto scomparse, come la Phyllitis vulgaris, oltre a diverse forme di piante carnivore e cespugli di capperi.

Oggi, delle precedenti vie per raggiungere il Vallone, non rimane altro che un cancelletto visibile dalla strada che collega Piazza Sant'Antonino con il porto. Da Marina Piccola, in passato, vi ci si poteva arrivare attraversando un ponticello che solcava un ruscello. Il piccolo ponte è ancora presente tra la vegetazione e crea un'atmosfera molto suggestiva. 

Il Vallone dei Mulini situato alle spalle, anzi per essere precisi, nelle viscere di Piazza Tasso (dove oggi sorgono locali ed abitazioni lussuose), da secoli domina il centro della città di Sorrento. Fino a questo momento non è aperto ai visitatori, ma resta una delle maggiori attrazioni: rappresenta una tangibile testimonianza del passato e di come quella terra, oggi tanto amata dai turisti, sia stata un luogo impervio ed inabitabile.


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