martedì 22 novembre 2016

I capolavori rubati del Maestro Van Gogh

di Marcello de Angelis

Autoritratto di Van Gogh
Una cosa è certa, se Vincent Van Gogh, il controverso Maestro dell’impressionismo, autore di alcuni dei capolavori assoluti della storia dell’arte avesse saputo quale fine avrebbero fatto due dei suoi dipinti ed in quali mani sarebbero finite, avrebbe sicuramente ritrovato quel barlume di lucidità che spesso gli mancava e, anziché tagliarsi il lobo di un orecchio in un eccesso di rabbia creativa, avrebbe di sicuro appeso al chiodo pennello e tavolozza per cambiare mestiere. Già, perché la suddetta coppia di tele è finita per un bizzarro scherzo del destino a Castellammare di Stabia. Nel garage del padre di Raffaele Imperiale, un arcinoto narcotrafficante, originario del comune vesuviano, ma trasferito a Dubai per motivi, diciamo… “professionali”, dove attualmente risulta latitante.

La storia è quella di cui sicuramente si è già sentito parlare: era il 2002, quando la mattina del 7 dicembre il mondo seppe che dal museo di Amsterdam intitolato proprio al grande pittore, erano stati rubati due sue celebri opere. Il furto avvenne con imprevedibile facilità poco prima delle 8 di mattina: i ladri si arrampicarono con una scala sul tetto ed entrarono eludendo tutti i sofisticati sistemi di sicurezza. Prelevati i dipinti, si allontanarono indisturbati prima che giungessero i custodi per l’apertura al pubblico. I quadri rubati sono: “La congregazione lascia la Chiesa riformata di Noenen” del 1885, opera unica nel suo genere per un particolare valore simbolico affettivo, in quanto il Pastore protestante di quella chiesa era il papà di Van Gogh, e la “Spiaggia di Scheveningen prima di una tempesta” del 1882 rispettivamente del formato 41 per 32 centimetri e 34 per 51, essi fanno riferimento ai suoi primi anni di attività.

"La Congregazione..."
La polizia subito isolò l’edificio alla ricerca di possibili indizi. Non fu possibile fornire una stima del loro valore in quanto non in vendita, ma di sicuro si parla di diversi milioni di euro in considerazione del fatto che nel 1998 un suo autoritratto fu battuto ad un’asta di New York per 71 milioni di dollari. Il museo ospita la sua più vasta collezione e proprio in quei giorni si stava preparando per le celebrazioni del 150mo anniversario della nascita dell'artista nel successivo 2003. 

Ironia della sorte, che da sempre accompagna la misteriosa e tormentata aura che circonda Van Gogh, è che mentre oggi è in assoluto il maggior obiettivo tra i ladri di opere d’arte ed è considerato secondo solo a Rembrandt, in vita egli riuscì a vendere un solo dipinto. Nel 1991, sempre allo stesso museo, alcuni malviventi ne rubarono una ventina dopo aver tenuto in ostaggio alcune guardie, ma essi furono recuperati mezz’ora dopo in un'auto abbandonata. Nel 1998 furono trafugati dalla Galleria Nazionale d’arte moderna di Roma sempre del Maestro olandese “Il giardiniere” e “L'arlesiana”, recuperati pochi mesi dopo. 

Stavolta però le cose sembravano essere andate diversamente. Infatti, per ben 14 anni, dei quadri (entrati nel frattempo a far parte della schiera di quelli più ricercati al mondo, inseriti dall'Fbi tra le “Top ten art crimes”), non si seppe più nulla, quasi fossero spariti dalla faccia della terra. Ed è invece del 30 settembre scorso la notizia che le due prestigiose tele trafugate nel 2002 sono state ritrovate e sequestrate a Napoli dalla Guardia di Finanza nel corso di un’operazione contro un gruppo di narcotrafficanti in affari con il clan camorristico degli Amato-Pagano, i cosiddetti scissionisti attivi nelle zone di Secondigliano e Scampia. 

Esse erano dunque finite nelle mani dei clan e tenute nascoste in una delle case riconducibili all’Imperiale, per la precisione quella dei suoi genitori, pare avvolte in un lenzuolo e nascoste in una cassapanca del garage nella periferia nord di Castellammare di Stabia. Signore del narcotraffico ora latitante a Dubai, Imperiale fu arrestato nel gennaio scorso assieme a Mario Cerrone, il quale ha cominciato a collaborare con gli investigatori. Ed è stato proprio Cerrone a rivelare agli investigatori la circostanza che Imperiale custodiva i dipinti e ad indicare con precisione dove trovarli. 

"La spiaggia di Scheveningen...."
Le indagini sono state coordinate dal procuratore aggiunto Filippo Beatrice e dai sostituti Marra, De Marco e Castaldi. I militari, guidati dal colonnello Giovanni Salerno, li hanno rivenuti nel corso di un sequestro di beni per decine di milioni di euro al gruppo di Imperiale, che da Dubai guidava indisturbato un clan di fidatissimi corrieri, con cui coltivava relazioni dal Venezuela al Perù, con l’obiettivo di sommergere di cocaina Napoli. Tanta droga, tanto denaro da investire e l’idea di puntare sull’Arte, arrivando a mettere le mani sugli eccezionali lavori di Van Vogh. 

E proprio dalla capitale degli Emirati arabi, attraverso i suoi legali, ha da poco fatto sapere che non ha intenzione di impugnare davanti al Tribunale del Riesame il provvedimento di sequestro di ingenti beni, per il valore di decine di milioni di euro, incluse le famose tele in questione, annunciando di volerle consegnare allo Stato. Una mossa che potrebbe essere dettata dall’idea di ottenere qualche beneficio giudiziario coadiuvata dall’invio di una sua memoria difensiva inerente al processo per camorra tuttora in corso, dove spiega di avere pagato cinque milioni di euro, versati in dieci rate. Il Premier Matteo Renzi è intervenuto con un tweet ringraziando la Guardia di Finanza per il prezioso recupero.

Il Museo Van Gogh 
Axel Ruger, direttore del museo Van Gogh, si è detto molto soddisfatto del ritrovamento: “È una giornata veramente emozionante, siamo incredibilmente felici che i quadri tornino in Olanda ed immensamente grati ai magistrati e agli investigatori italiani. Essi sono rimasti per 14 anni in mani criminali”. “Un recupero straordinario che conferma la forza del sistema Italia nella lotta al traffico illecito delle opere d’arte” ha dichiarato invece il Ministro di Beni culturali e Turismo Dario Franceschini

Tutta questa storia richiama alla memoria il furto della Gioconda dal Louvre avvenuto nel 1911 ad opera dell’italiano Vincenzo Peruggia, convinto che il dipinto appartenesse all'Italia e non dovesse quindi restare in Francia. Rubata di notte, la tela finì in una valigia posta sotto il letto di una pensione di Parigi, la custodì per ventotto mesi e successivamente la portò nel suo paese d'origine, a Luino, con l'intenzione di “regalarlo all'Italia”. Assolutamente deprecabile il gesto, ma almeno quello poteva essere considerato diciamo… “un nobile obiettivo”. Oggi invece fa davvero uno strano effetto immaginare i due dipinti del Maestro in una cassapanca o addirittura sotto ad un letto, magari accanto ad un paio di pantofole…rubati con finalità totalmente differenti rispetto al Peruggia, stavolta solo per bramosia di potere e di denaro. Ma d’altronde, quando l’arte incontra l’ignoranza e la bestialità di persone votate alla violenza e alla sopraffazione, si creano delle distorsioni talmente stridenti che potrebbero essere frutto di un soggetto surreale per un film. Ma non lo sono. Purtroppo.

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