martedì 22 novembre 2016

L’importanza della lingua straniera nella scuola primaria

di Teresa Uomo

Fino al 2003/2004, l’insegnamento della lingua inglese non era obbligatorio nella scuola primaria. Dobbiamo aspettare, infatti, l’approvazione della legge di riforma della scuola (n. 53/2003, legge Moratti), per iniziare a vedere qualche passo in avanti. Molte sono state le novità introdotte dall’allora Ministro all’Istruzione, Letizia Moratti, da cui ha preso il nome la stessa riforma, tra cui l’introduzione generalizzata dell’inglese fin dalla scuola primaria, con gradualità, a partire dall’anno scolastico 2004-2005. In particolare, la legge precisa che: […] la scuola ha il fine di far acquisire e sviluppare le conoscenze e le abilità di base fino alle prime sistemazioni logico-critiche, di far apprendere i mezzi espressivi, ivi inclusa l’alfabetizzazione in almeno una lingua dell’Unione Europea oltre alla lingua italiana […]. Così l’insegnamento-apprendimento della lingua straniera nella scuola primaria dovrebbe mirare a far sì che il bambino possa percepire la lingua straniera come un mezzo da utilizzare per esprimersi, e non come qualcosa da “manipolare” nelle ore di inglese. 

Successivamente, con la riforma Giannini, è stata compresa ancor più l’importanza dello studio approfondito della lingua inglese e delle lingue straniere in generale. Il Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ha infatti deciso di puntare su un potenziamento dello studio delle lingue, proponendole in modo più diffuso fin dall’infanzia. Anche perché tutti sanno che nell’età dell’infanzia il cervello dei bambini riesce ad acquisire molto più facilmente, soprattutto le lingue straniere. 

In una società cosmopolita come la nostra, la conoscenza di una lingua straniera ha un alto valore come arricchimento del proprio bagaglio culturale. Proprio i giovani oggigiorno dovrebbero essere stimolati allo studio delle lingue: esse rappresentano un valore aggiunto e aggiuntivo nello studio, nel mondo del lavoro e nella società. Sempre più diffusi sono i corsi di lingua frequentati da bambini, giovani ed adulti, a testimonianza della consapevolezza che la conoscenza delle lingue possa offrire maggiori opportunità di crescita, oltre che nello studio, anche nelle pubbliche relazioni, nei settori di vendita, di marketing, di comunicazione, di logistica, di pubblicità, di giornalismo, ma anche bancari, turistici, editoriali. 

Data la continua trasformazione della società e la crescente richiesta di personale qualificato da parte delle aziende del territorio, si è ritenuto opportuno venire incontro a questa esigenza del mercato del lavoro, fornendo agli studenti tutti gli strumenti necessari per far fronte alle continue sfide che il mondo del lavora presenta. E se il Ministro Giannini sostiene l’efficienza dell’apprendimento della lingua inglese sin da piccoli poiché è “un po’ come imparare a sciare, se lo si fa da piccoli non lo si dimentica per tutta la vita”, nel Capitolo 4 dell’Opuscolo relativo alle Linee Guida de “LA BUONA SCUOLA” si legge “troppi nostri adolescenti sono ancora pesantemente svantaggiati rispetto ai loro coetanei europei perché conoscere le lingue è indispensabile già oggi – figuriamoci tra 10 o 15 anni – per svolgere quasi ogni professione e fare carriera, anche in Italia”.

Nessun commento:

Posta un commento