martedì 22 novembre 2016

Napoli e i tesori di Castel Capuano

di Marcello de Angelis


Castel Capuano a Napoli
Castel Capuano: sede storica del Tribunale di Napoli, è il più antico castello di Napoli, dopo Castel dell’Ovo. Fu fondato nel 1140 dal re normanno di Sicilia Guglielmo I detto il Malo con lo scopo di difendere Porta Capuana, da cui la fortezza prende il nome. Nel periodo che va dagli Angioini agli Aragonesi divenne poi una splendida, sontuosa residenza reale e, a partire dal 1540 con l’annessione della città al Regno di Spagna, adibito a Vicaria - Palazzo di Giustizia

All’interno di tale monumentale maniero, tra aule ormai abbandonate, corridoi deserti (ma memori della eco prodotta dai passi dei tanti avvocati che vi passavano e di tutto l’universo umano/giudiziario che lo popolava) e i pochi uffici ancora in funzione, si trova il cosiddetto Salone dei Busti vero e proprio cuore del castello. Lo si incontra salendo al secondo piano dell’austero palazzo e si presenta come una enorme sala dallo splendido pavimento marmoreo. Noto anche come Maggior Sala, vi si svolgevano le udienze pubbliche della Regia Camera della Sommaria fondata da Carlo I d’Angiò, ivi trasferitasi nel 1538, quando il Gran Viceré Don Pedro de Toledo volle riunire, in una sede unica, tutti i vari Tribunali sparsi per la città. 

Organo amministrativo, giurisdizionale e consultivo operante nel Regno di Napoli, essa esaminava i conti del regio tesoro, dei ricevitori provinciali e di tutti gli altri funzionari ai quali era affidato denaro pubblico nonché i rendiconti dei pubblici amministratori e i conti relativi alle imposizioni fiscali delle universitates, tutelandola dagli abusi dei baroni e dei governatori. Le Universitates, (ovvero unione di tutti i cittadini) definite anche università del Regno, erano i Comuni dell'Italia meridionale, sorti già sotto la dominazione longobarda e successivamente divenuti feudi con le conquiste dei Normanni. Col termine Sommaria (Summaria) si fa riferimento a una precisa procedura cui si ricorreva quando le circostanze imponevano l'adozione di una decisione immediata senza le lungaggini delle forme ordinarie. 

Il Salone di Castel Capuano
Originariamente coperto di arazzi e decorato in età borbonica, il Salone gode di pareti completamente affrescate, con scene che ripropongono dodici figure femminili rappresentanti le province del regno. Il soffitto, che fu affrescato da Biagio Molinari di Trani è diviso in tre campi, ciascuno dei quali celebra la forza ed il trionfo della Giustizia. Un luogo austero e imponente nella sua magnificenza, in cui si ha sempre l’impressione di essere osservati…dai busti degli avvocati più famosi dell’antico Foro di Napoli che si sono particolarmente distinti nella loro vita, per meriti umani o professionali, e da cui l’ambiente ha preso il nome. Collocati lungo le pareti a partire dal 1882 fino al XX secolo, posti in alto e immortalati nel bronzo o nel marmo coi loro sguardi fieri e severi, trasmettono l’importanza che per loro ha rappresentato l’amministrazione della giustizia. Ma erano altri tempi! 

Oggi vi si celebrano gli avvenimenti solenni, come l’Inaugurazione dell’Anno Giudiziario e si convocano riunioni straordinarie essendo ancor’oggi la sede istituzionale del Tribunale di Napoli. All’interno di questo maestoso ambito, sulla parete di fronte alle finestre che si affacciano su Piazza Enrico De Nicola, ed accanto alla porta dell’ex Corte di Appello, si trova un autentico gioiello dell’arte antica che il Salone dei Busti ospita e protegge come un’ostrica fa con la sua perla: uno scrigno di meraviglie, ovvero la “Cappella della Sommaria”, così chiamata perché vi pregavano i magistrati della stessa Camera prima di riunirsi per le loro deliberazioni. Eretta nel 1540 su progetti di Giovanni Benincasa e Ferdinando Manlio fu uno degli ambienti più importanti del castello sul versante storico-artistico. Strutturata con una pianta quadrata e pareti prive di finestre fu realizzata verso la metà del Cinquecento con splendide decorazioni costituite da pitture ad affresco dal pittore spagnolo, allievo di Giorgio Vasari, Pedro Rubiales nel 1547-48, caratterizzate da una gamma tenerissima di colori e da improvvise accensioni luminose che movimentano le figure. 

Nella volta, tra eleganti stucchi di autore ignoto, si possono ammirare l'Ascensione, la Resurrezione, il Noli me tangere, Cristo che appare alla Madonna dopo la Resurrezione e la Pentecoste. Personificazioni delle Virtù e figure grottesche sono inserite negli spazi liberi della volta. Alle pareti fanno bella mostra di sé altri affreschi a tema religioso: a sinistra la Crocifissione, la Deposizione e La salita di Cristo al Calvario; a destra, Il Giudizio Universale, gli Eletti e Caronte che traghetta le anime dei peccatori. La tematica della rappresentazione di Cristo nella sua natura umana e divina ebbe un forte significato per i Presidenti della Sommaria che ascoltavano la Messa prima di decidere sulle condanne.

La tavola sull'altare, con il Compianto su Cristo morto in cui appare sullo sfondo la mole stellare di Castel Sant’Elmo, denota in maniera chiara l'adesione del pittore al ciclo culturale del manierismo. Tale corrente non fu però compresa, a tal punto che gli affreschi vennero in seguito ricoperti da strati di calce e mai più menzionati nelle guide del Cinquecento e del Seicento. Calce che venne rimossa solo nel 1860, nel corso dei lavori di restauro della fortezza, restituendo visibilità a quella che è considerata la più vivace espressione del manierismo tosco-romano della metà del Cinquecento a Napoli. Contiguo al Salone troviamo il Saloncino dei Busti, versione ridotta della Sala grande, anch’esso affrescato con figure mitologiche e dotato, alle pareti, di altri busti sempre di insigni giuristi dell’epoca. Tale insieme di meraviglie artistiche, tra le più rare eccellenze della città, è meta ogni anno di centinaia di visitatori durante il “Maggio dei monumenti”, l’ormai celeberrimo programma di eventi che tradizionalmente apre la stagione estiva napoletana.


Nessun commento:

Posta un commento