martedì 22 novembre 2016

Quando a Napoli c’era la Pretura

di Marcello de Angelis

C’era un volta…il Pretore! Già, una figura attualmente quasi mitologica per gli avvocati e per tutti gli altri operatori del diritto di nuovissima generazione. Questi era in pratica l’unico giudice del mondo occidentale che - fino alla riforma del 1989 - racchiudeva in una sola persona la funzione giudicante e quella di pubblico ministero (nel ruolo di inquirente). A Napoli le sue funzioni venivano esercitate in un edificio situato nel cuore della città, tra le piazze Giovanni Leone e San Francesco di Paola a due passi da Castel Capuano, sede storica del Tribunale, appena superata Porta Capuana. 

Lo storico Palazzo dell'ex Pretura a Napoli
Il palazzo della Pretura ha una storia che affonda le sue radici fino al 1792, quando la seicentesca Chiesa barocca progettata da Roberto Pane e da Francesco Grimaldi, che sorgeva ove oggi si estende Piazza Giovanni Leone, fu demolita, l’adiacente convento fu soppresso e al suo posto fu creato un ricovero per i carcerati della Vicaria. Per rendere la struttura più funzionale alla nuova destinazione, fu sottoposta ad una totale ristrutturazione, cosa che coinvolse anche il chiostro. Nel corso del 1800 subì una nuova trasformazione divenendo il famigerato “Carcere di San Francesco”; pochi cambiamenti ancora e poi, in pieno 1900, tra quelle stesse mura venne deciso di ospitare, appunto, la Pretura anche e soprattutto per ragioni di comodità venendo a trovarsi nella stessa zona del Palazzo di Giustizia.

Davanti al suo ingresso e nel cortile cominciò a prendere vita un pullulare rumoroso di imputati, testimoni veri o presunti insieme a non pochi faccendieri che stazionavano in attesa dell’inizio dei processi. Venivano trattate storie di assegni a vuoto, abusi edilizi, liti condominiali e quando si aprivano i battenti, una intera compagine di avvocati stava già a caccia di clienti. Quelli più in vista, i Principi del Foro, li chiamavano con una punta di disprezzo mista a derisione “i preturiani”

Un variegato misto di vite riempiva ogni angolo delle strade limitrofe e, tale giornaliero trambusto, era ovviamente trasmesso anche alle altre vie che si intersecavano con le piazze sopra citate, come Via Cesare Rosaroll, Via Casanova e Corso Garibaldi che ospitavano decine di negozi atti a soddisfare i bisogni di quella miriade di persone che si spostava tra il Tribunale e la Pretura: tabaccherie, bar, abbigliamento e tutto quanto poteva tornare utile a quel pullulare di umanità in movimento. Per non parlare poi dello stazionamento della TPN (Tramvie Provinciali Napoli, antenata della CTP) antistante l’ingresso dell’edificio: un continuo viavai di tram e di seguito autobus che dalla provincia portavano ogni giorno in città migliaia di persone.

Col passare del tempo, però, la struttura iniziò ad essere insufficiente per la mole di cause ma, soprattutto, per la scarsa sicurezza (la vetustà iniziava a farsi sentire), fino al punto che fu stabilita l’inagibilità totale del fabbricato. La cosa affrettò il trasferimento delle attività (suddivise in base ad un parametro economico) tra il Nuovo Palazzo di Giustizia al Centro Direzionale e il Giudice di Pace presso l’ex Caserma Garibaldi, nello stesso periodo in cui venne coniata la figura del Giudice Monocratico che di fatto mandò in soffitta l’immagine del Pretore

Portone d’ingresso su Piazza Leone
Da allora, un lento inesorabile degrado ha avvolto la zona nella sua integralità: col calar del sole iniziano a comparire clochard, spacciatori, prostitute, tossicodipendenti e ubriaconi violenti. Una “corte dei miracoli” che si annida sotto il fatiscente rudere di una costruzione ormai disastrata e che costantemente rende invivibile il rione tra litigi e zuffe, volti alla conquista di uno scherzo di piazza, dove vendere meglio dosi di droga così come il proprio corpo o semplicemente per trovare un angolo migliore dove piazzare dei cartoni e dormirci sopra. Uno scenario di abbandono e incuria allestito non in una sperduta periferia ma in piena città, sotto quel palazzone cadente ma dal glorioso passato che oggi appare arredato con materassi, coperte, cuscini, confezioni di vino e tante, troppe bottiglie di birra che si alternano ad una distesa di siringhe usate. 

Per meglio sottolineare la situazione di pericolo, va ricordato che nel 2014 i Vigili del Fuoco sono dovuti intervenire per mettere in sicurezza una parte dello stabile da cui erano caduti dei calcinacci proprio dove si stabilivano i banchi del mercatino, poi opportunamente spostato. Per non parlare poi dell’incendio appiccato agli inizi di febbraio di quest’anno che ha portato come conseguenza la distruzione del ligneo portone d’ingresso su Piazza Leone che oggi appare nero e transennato. Unica conseguenza di tale atto vandalico è stato che i senzatetto hanno dovuto trovare riparo alle spalle dell’edificio. 

L’intero caseggiato versa in uno stato di decadenza davvero avvilente, ove nelle mura diroccate si aprono tante finestre da cui si affacciavano centinaia di persone al giorno e che sono divenuti lugubri buchi neri che danno su ambienti fatiscenti le cui vetrate, quasi tutte spaccate, sono divenute pericolosissime ghigliottine per chi, ignaro di ciò, vi passa sotto. Pian piano tutta l’area circostante si è trasformata in un coacervo fatto di incuria e di piccoli grandi abusi che la rendono pericolosa al limite (spesso valicato) dell’incivile e dell’invivibile. 

Piazza Giovanni Leone a Napoli
Questa non è più la piazza in cui siamo nati e cresciuti, è diventata una terra di nessuno. Alle sette di sera dobbiamo abbassare la saracinesca e scappare via è solo uno delle innumerevoli grida di aiuto dei commercianti delle zone limitrofe, a partire da via Cesare Rosaroll; “Era una delle piazze più commerciali di Napoli, almeno fino a quando la Pretura e il Palazzo di Giustizia di Castel Capuano erano ancora in funzione. Adesso è diventata un ricettacolo di spacciatori, prostitute, tossicodipendenti e ubriaconi e nessuno muove un dito per arginare questo degrado” e ancora “Si parla di tanti progetti, e sembrano tutti imminenti, come pure quello della risistemazione del mercato del borgo di Sant’Antonio, qui di fronte” e riferendosi all’ex Pretura “è un rudere che dovrebbe essere riqualificato e destinato a funzioni più dignitose: teniamo presente che quando c’è vento da lassù cade di tutto, anche grosse lastre di vetro taglienti come lame”.

E così, ad oggi, quel casermone abbandonato è ancora lì, pericolante e pericoloso che aspetta di rinascere a nuova vita, appeso a un bando di gara che dovrebbe trasformarlo nella sede della Commissione Tributaria provinciale e regionale, o almeno così dicono alcune voci di corridoio, anche se un’inchiesta ha di recente ipotizzato l’esistenza di irregolarità e richieste di tangenti prima ancora che il progetto entrasse nella fase esecutiva. Resta però la speranza di poter assistere ad un cambiamento profondo della situazione, confidando nella nuova gestione della IV Municipalità in cui la zona dell’ormai cosiddetto “Vecchio Tribunale” rientra. Una amministrazione rinnovata nello scorso Giugno, che ha alle spalle un validissimo gruppo di politici e rappresenta una garanzia di novità nonché una certezza di cambiamento.

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