martedì 22 novembre 2016

Rischio terremoto: in Campania esistono i piani di emergenza?

di Luigi Rinaldi

Sismografo
Il violento ed inarrestabile sciame sismico, ancora in atto in alcune regioni del Centro Italia, sta giustamente catalizzando l’attenzione dei media e degli esperti. Tutti a chiedersi se e quando finirà e cosa altro bisogna aspettarsi. Timori e preoccupazioni crescono anche nella nostra Regione, dove non si è ancora rimarginata la ferita causata dal sisma del 1980. 

Il nostro territorio è ad alto rischio sismico e vulcanico ed i cittadini non nascondono ansia e paura. In molti si chiedono cosa accadrebbe nella nostra regione in caso di emergenza. Attualmente esiste un piano Vesuvio, ma da quasi un decennio non si svolgono prove di evacuazione. 

I piani di emergenza sono diventati obbligatori nel 1992, ma, per la maggior parte dei casi, seppur adottati dai Comuni, restano ad ammuffire nei cassetti. Scarne informazioni fornite alla cittadinanza, la quale, in caso di eruzione del Vesuvio, non è a conoscenza del comportamento da assumere e delle procedure da seguire. Purtroppo dal terremoto del 1980 ben poco è stato fatto in termini di prevenzione. 

I Campi Flegrei rappresentano una bomba ad orologeria e non sono mai state effettuate le prove di evacuazione. Un’altra zona ad alto rischio è rappresentata dall’isola di Ischia, eppure non esiste alcun piano di emergenza. Si continua a sottovalutare il rischio legato al Marsili, un vulcano sottomarino attivo nel mar Tirreno, che, in caso di eruzione, potrebbe provocare un violento tsunami in grado di creare ingenti danni su tutta la costa tirrenica. In un territorio densamente abitato come il nostro, prove di emergenza e di evacuazione appaiono di fondamentale importanza, perché in caso di calamità si rischierebbero il caos ed una tragedia epocale, in quanto la disorganizzazione aggiungerebbe danni a danni. 

Se per mettere in sicurezza edifici pubblici e privati sono necessari interventi talvolta anche molto costosi, quantunque necessari, rendere operativo un piano che magari già esiste, è solo una questione di buon senso ed organizzazione. I piani di emergenza, ove esistano, vanno rispolverati per fornire adeguate informazioni alla cittadinanza in merito ai luoghi ove recarsi in caso di emergenza, attrezzando aree e predisponendo una segnaletica ad hoc. 

Sarebbe opportuno anche fare delle esercitazioni periodiche, in modo da mantenere alto il livello di attenzione da parte di tutte le componenti. E’ assurdo spendere ogni anno ingenti risorse per professionisti ed esperti se poi le popolazioni locali non sono preparate ad ogni evenienza.

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