martedì 22 novembre 2016

Teatro Cilea di Napoli: Buccirosso riscrive (ancora) Manzoni con “Il Divorzio dei Compromessi Sposi”

di Antonio Ianuale 

L'attore Carlo Buccirosso
Il comico napoletano Carlo Buccirosso porta nuovamente Alessandro Manzoni a teatro, riadattando in chiave satiro-farsesca “I Promessi Sposi”, il capolavoro dello scrittore milanese. Il testo, riadattato per l’occasione “Il divorzio dei compromessi sposi”, andrà in scena al teatro Cilea dal 1 al 4 dicembre ed è la seconda riscrittura del testo manzoniano, che era stato già portato sulle scene dallo stesso Buccirosso nel 2006 con “I compromessi Sposi”. 

Non si tratta di un semplice sequel ma di una riedizione riveduta e corretta della prima pièce, con cambiamenti nel cast, di scene e anche delle canzoni. Quello che rimane è solo la storia che Buccirosso decide di non alternare: una storia “semplice” come la definisce il regista, che decide di ravvivarla un po’, innestando insieme al riso anche una profonda riflessione sociale. Ritroviamo dunque Don Rodrigo, un usuraio campano, che decide di emigrare sulle rive del lago di Como, con i propri scagnozzi, per tentare di rivitalizzare la propria attività finanziaria minata ormai dalla crisi crescente e dalla concorrenza di similari organizzazioni locali. 

A Como conosce e si innamora di Lucia Mondella, promessa sposa del giovane di umili origini Renzo Tramaglino. A rompere l’idillio dei due giovani saranno i debiti delle rispettive famiglie proprio con Don Rodrigo, che costringeranno Renzo e Lucia ad una “separazione prematrimoniale”. Accanto alle immancabili risate, Buccirosso introduce temi particolarmente sentiti come la famiglia, e la ricerca dei valori umani in una società che sembra averli dimenticati, abbandonandosi ad una spasmodica ricerca del denaro. 

Proprio il denaro diventa il vero motore dell’azione, che spinge i protagonisti alle azioni più bieche, come ad esempio la vendita delle mutande della Perpetua. L’usura con l’ombra della camorra sullo sfondo, insieme all’ipocrisia spingono ad una profonda riflessione. Un testo che si avvale anche della componente musicale con una selezioni di canzoni moderne e classiche che spaziano dal “Il Triangolo”, “Nessuno mi può giudicare”, a “Tammurriata nera”, “Dicitencello vuie”, “Funiculì fumiculà”. Il registro linguistico include vari e differenti dialetti che si alternano sulla scena: dal siciliano dell’Innominato, al veneto della Perpetua, ma c’è spazio anche per il pugliese, il milanese, il bergamasco e ovviamente la lingua napoletana. Una satira popolare che contiene elementi della tradizione teatrale, con la classica struttura delle operette musicali per un coraggioso adattamento di un grande capolavoro della letteratura italiana.

Nessun commento:

Posta un commento