martedì 22 novembre 2016

Vele di Scampia: simbolo di degrado e (speriamo) di riscatto

di Gian Marco Sbordone

Una delle Vele di Scampia
Sono state avviate le operazioni per la consegna dei primi 115 appartamenti realizzati per gli abitanti delle tristemente note “Vele” di Scampia. Il calendario predisposto dall’Amministrazione comunale prevede che, nell’ arco di 19 giorni, circa mille persone prenderanno possesso degli alloggi, in Via Labriola, Via Gobetti e Piazza Della Socialità. Si procederà al ritmo di 6-7 nuclei familiari al giorno. Sarà avviata, inoltre, a partire dal prossimo anno, la demolizione di tre delle quattro Vele ancora esistenti. L’ultima sarà trasformata in un comprensorio di uffici pubblici e diventerà la sede della Città Metropolitana.

Il sindaco Luigi de Magistris ha espresso grande, e assolutamente giustificata, soddisfazione per l’ evento che, di certo, assume anche un valore profondamente simbolico. Le “Vele” di Scampia, infatti, hanno ospitato per oltre trent’ anni alcune migliaia di persone. Esse, come è noto, furono realizzate nell’ ambito del programma post-terremoto del 1980. Quegli edifici hanno rappresentato il simbolo di tutto quanto di negativo possa essere fatto nell’ambito dell’ edilizia residenziale pubblica e delle politiche sociali riguardanti le periferie. In quegli obbrobri, in effetti, si è registrato, proprio in riferimento all’edilizia urbana interessante le periferie, il punto più alto di scelleratezza e malgoverno amministrativo. Migliaia di persone per anni hanno vissuto in condizioni di degrado assoluto, nella mancanza di servizi e di spazi sociali nonché nella totale assenza di gestione e di manutenzione.

Quegli insediamenti hanno costituito terreno fertile per il diffondersi ed il proliferare di varie forme di delinquenza, compresa quella organizzata, divenuta famosa in tutto il mondo. Naturalmente sarebbe semplicistico e sicuramente sbagliato proporre una equazione tra le pessime politiche di edilizia urbana e la diffusione della criminalità. Se tuttavia tali politiche si accompagnano, come è avvenuto, ad una gestione incentrata sulla totale assenza di interventi sociali ed ad una assai precaria situazione di sicurezza nel quartiere, si realizzano effettivamente le condizioni migliori perché attecchisca e dilaghi ogni forma di malavita e di degrado.

Bisogna rimarcare questo perché sia chiaro che costruire alloggi ed assegnarli evidentemente non basta. Magari bastasse. Ora bisogna investire in cultura ed in sicurezza. Il sindaco lo ribadisce sempre e con forza. E fa bene, perché per sottrarre manovalanza alle organizzazioni criminali bisogna costruire modelli di vita alternativi. Tali modelli passano sicuramente anche dalla possibilità di vivere in case dignitose, realizzate in contesti adeguati dal punto di vista ambientale e dei servizi. Costruire un modello alternativo passa anche, ovviamente, dalla possibilità di lavorare, percependo un reddito dignitoso in condizioni di legalità e di sicurezza. Perché abbia successo un modello alternativo è fondamentale, infine, rendere concreto l’ assunto per cui chi delinque paga le conseguenze giuridiche delle proprie azioni, andando in galera, se previsto, e restandoci.

Il discorso sulle Vele apre quindi a ragionamenti ampi e complessi, discorsi triti e ritriti. Ma occorre farli, ancora e sempre. Perché la situazione attuale, in termini di degrado culturale e sociale, ma anche di diffusione della criminalità, appare oggi, al di là delle statistiche, essersi ulteriormente aggravata. Basti pensare al fatto che attualmente diversi clan criminali sembrano aver ceduto il passo alle “paranze dei bambini”, un dato che, naturalmente, è di una gravità inaudita per tutto ciò che ne consegue. Ripartiamo dall’abbattimento delle Vele, dunque, per abbattere tutto ciò che impedisce a questa città un vero riscatto.

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