venerdì 16 dicembre 2016

Guerra alla “movida selvaggia” tra proposte e ribaltoni

di Antonio Cimminiello

Baretti di Chiaia a Napoli
E’ davvero difficile conciliare le necessità di tutelare luoghi di aggregazione, che sono il vero e proprio “cuore pulsante” di una città, e le esigenze di chi vive in quei luoghi e desidera per essi fruibilità e serenità. E questa da tempo è la situazione che caratterizza la zona dei “baretti di Chiaia” a Napoli, che rappresenta al tempo stesso tanto una forte attrattiva per il divertimento quanto lo scenario di vicende sempre più esasperanti per gli abitanti del posto.

Alcune decisioni adottate in passato- progetto “Aracne”, assunzione di vigilantes- non hanno risolto del tutto i problemi, come pure confermato da alcuni fatti di cronaca. In tutto ciò ha contribuito a rendere conflittuale il rapporto stesso tra cittadini, istituzioni e commercianti. Il clou è stato raggiunto con la proposta-shock avanzata dal presidente della Prima Municipalità Francesco De Giovanni: chiusura obbligatoria per bar e altri luoghi di ritrovo per le ore 01:30: la proposta ha suscitato il forte malcontento di chi ottiene larga parte dei propri introiti proprio con un’attività lavorativa che va ben oltre la fascia oraria che si intendeva invece dichiarare “off-limits”.

Dopo un primo, agitato confronto, finito con un nulla di fatto, si è deciso di scegliere una linea più morbida: posticipare la chiusura “forzata” per le 2 di notte. Ma nel secondo incontro tra le parti, e quando l’approvazione della relativa ordinanza municipale sembrava ormai in dirittura d’arrivo, i rappresentanti degli esercizi commerciali di Chiaia hanno nuovamente manifestato il proprio dissenso, avanzando al contrario una sorta di controproposta: fissare un vincolo di orario pari alle 2:30 del mattino, ma imporlo altresì per tutti i locali di Napoli. 

Tutto ciò ha portato il presidente De Giovanni a dover necessariamente chiamare in causa il sindaco partenopeo Luigi De Magistris per la risoluzione di questo problema. In realtà l’ente di Palazzo San Giacomo già da tempo ha aperto una trattativa al riguardo con gli interessati, e per la prima parte del mese di Dicembre è già stato fissato un nuovo incontro. Per ora, anche se si cerca di individuare il “bicchiere mezzo pieno” (le iniziative comunque già intraprese dai commercianti quali ad esempio l’insonorizzazione dei locali, l’aver semplicemente catalizzato l’attenzione su questa problematica, ecc.), ciò che deve riscontrarsi è il persistere dell’assenza di una serie di regole quanto meno in grado effettivamente e con buon senso di conciliare le esigenze di tutti, residenti e non.

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