venerdì 16 dicembre 2016

La strage di Natale: quel maledetto 23 dicembre 1984

di Antonio Ianuale 

Una strage dimenticata, di cui si racconta poco o niente, eppure quella del rapido 904 Napoli-Milano conosciuta come la strage di Natale, è una delle pagine più nere della storia repubblicana. Era il 23 dicembre del 1984 quando il treno rapido partito da Napoli e diretto a Milano, esplode in una galleria nei pressi di San Benedetto Val di Sambro causando la morte di 17 persone, di cui due bambini, e 267 feriti

Le prime ipotesi sembrano paventare un’azione terroristica. Ad avvalorare questa tesi ci sono le prime rivendicazioni di matrice prevalentemente fascista. Per le modalità organizzative ed esecutive la Commissione Stragi indica l’attentato come segno di passaggio dal terrorismo eversivo alla guerra di mafia degli anni '80-'90. Il treno era partito da Napoli poco dopo mezzogiorno gremito di passeggeri in viaggio per celebrare le festività natalizie. 

A Firenze, durante una sosta alla stazione Santa Maria Novella, vengono portate due valigie sulla griglia portabagagli della carrozza 9. Alle 19,06, in località Vernio il treno deflagra per l'esplosione degli ordigni ad alto potenziale contenuti nelle due valige, innescate da un telecomando. L'esplosione aveva danneggiato la linea elettrica e isolato una parte della tratta, rendendo più difficile l’arrivo e il lavoro dei soccorritori. Inoltre il fumo dell'esplosione bloccava l'accesso dall'ingresso sud dove si erano concentrati inizialmente i soccorsi. 

Con l’ausilio di una locomotiva diesel elettrica i feriti vennero portati alla stazione di San Benedetto Val di Sambro per ricevere le cure del caso. Le operazioni di soccorso si protrassero fino alle cinque della mattina, con le condizioni ambientali avverse che complicarono ancora più la situazione: il vento che soffiava da nord verso sud, per un certo tempo impedì l’accesso ai soccorritori toscani. Le indagini si diressero verso gli ambienti terroristici neofascisti, viste anche le similitudini con l’attentato all’Italicus.

Una svolta nelle indagini si ebbe nel 1985 quando vennero arrestati in una casa di Rieti, il cassiere della mafia palermitana Pippo Calò e Guido Cercola: la perquisizione nel loro nascondiglio fu molto proficua: un chilo di eroina, antenne, armi esplosivi. Le perizie fecero emergere che l’esplosivo scoperto nella casa di Rieti aveva la stessa composizione di quello usato nell’attentato di Natale al treno 904. Le indagini e i processi si susseguirono per decenni, trovando anche ostacoli come l’annullamento del processo in Cassazione voluto dal “giudice ammazza sentenze” Corrado Carnevale

Nel 2011 arrivarono le condanne definitive di Calò e Cercola e dopo poco, la Procura di Napoli, grazie alle rivelazioni di alcuni pentiti di camorra, incriminò Totò Riina. Il boss dei boss fu indagato come mandante della strage, ma il processo iniziato il 25 novembre 2014 con un’udienza a porte chiuse, è terminato con l’assoluzione per insufficienza di prove, nell’aprile 2015. Per tenere viva la memoria della strage il regista Martino Lombezzi ha realizzato in collaborazione con l’Associazione dei famigliari delle vittime, il docu-film “Rapido 904, la strage di Natale”. Il film è stato presentato al PAN di Napoli lo scorso 19 marzo. 


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