mercoledì 25 gennaio 2017

Napoli e il suo “Albero dei desideri” abbattuto

di Marcello de Angelis

È uso comune ad inizio d’anno fare una dichiarazione d’intenti. Cioè ognuno di noi, tra lo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre e i successivi primi giorni del nuovo anno formula una serie di progetti da realizzare o da portare a termine, dei sogni o speranze sottoforma di “lista” o “scadenziere” che sia anche di buon auspicio. C’è chi si ripromette di trovare un lavoro, chi l’amore della propria vita, chi coronare un sogno e sposarsi, chi semplicemente spera e augura un futuro migliore per i propri figli… o chi spera di avere, un figlio. E così è stato anche per Napoli. Già, anche la nostra splendida città ci ha fatto la sua “dichiarazione d’intenti” e ci ha fatto capire cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi. E lo ha fatto con un “uno-due” pugilistico davvero potente. Il primo ce lo ha assestato la mattina del giorno 4, quando, ancora freschi di cenoni e con nelle orecchie l’eco dei fuochi d’artificio del capodanno, abbiamo appreso di una sparatoria avvenuta in pieno centro città, botti decisamente diversi e che hanno portato in ospedale tre senegalesi e una bambina di appena 10 anni. 

È successo nella zona a cavallo tra due mercati molto popolari di Napoli ovvero quello della Maddalena e della Duchesca, a due passi da Forcella, dove folta è la presenza di ambulanti extracomunitari, una parte dei quali sono al soldo della camorra (che determina perfino l’assegnazione dei posti sui marciapiedi), e per conto della quale smerciano prodotti contraffatti, luogo molto frequentato dai turisti e da persone che vivono e vi lavorano. Era poco dopo le ore 12, nell’orario di massima presenza popolare, quando numerosi colpi di pistola sono stati sparati ad altezza d’uomo contro l’immigrato che si sarebbe rifiutato di pagare un “pizzo” supplementare di 50 euro, chiesto dai malavitosi per via delle feste natalizie. 

Gli altri ambulanti di colore questa volta non ci stanno e reagiscono aiutando l’amico. Sono in tanti e sembrano avere la meglio fino a quando uno dei camorristi non estrae una pistola: spara prima in aria, poi verso gli ambulanti. Vengono feriti due senegalesi mentre un terzo viene colpito in maniera più seria. Una pallottola vagante centra la gamba ed il piede della bimba di 10 anni, poi operata ed attualmente in buone condizioni.

Secondo quanto svelato dalle indagini dei p.m. Woodcock e De Falco e dal comandante della squadra mobile di Napoli Fausto Lamparelli, ciò che è accaduto sarebbe direttamente collegato alla guerra nata tra i Mazzarella e i Sibillo per il predominio della zona di Forcella e a tal fine, tra un omicidio e l’altro, tra una “stesa” e l’altra, si sarebbe organizzato il raid tra gli ambulanti per il pagamento del pizzo. 

Il bilancio dell’ultima follia andata in scena in pieno centro storico è pesante, ma come suol dirsi in questi casi, poteva avere un finale ben più tragico. Già, ma non basta una frasetta del genere per rincuorare un popolo che di speranze non ne ha più, ed è costretto a vivere un inizio d’anno già sfregiato dalla violenza della camorra. E poco se ne importano i napoletani delle diatribe intellettual-twitteriane tra Roberto Saviano, convinto che la malavita continua a proliferare con un sindaco che poco o nulla ha fatto per contrastarla, e Luigi de Magistris, che invece tanto ha fatto per ripulire e migliorare l’immagine della città, al punto da riportare un meraviglioso fiume in piena di turisti nei mesi scorsi; e poco se ne fregano i napoletani se i clan reclamano un territorio! 


La parte onesta della città ha un solo ed unico desiderio: vivere una vita normale, dove poter camminare in strada senza il pericolo di essere sparati per errore, dove il termine “stesa” sia abbinato a “di panni”, indicando solo un bel bucato pulito appeso al sole; dove dei ragazzini pensino a studiare anziché circolare in motorino brandendo una pistola; dove lo Stato possa intervenire eliminando radicalmente il germe della camorra permettendo una rinascita umana, sociale ed economica di Napoli. Già, un desiderio…e qui arriviamo al secondo colpo assestato ai napoletani in questi primi giorni di gennaio: nella notte tra il 4 e il 5 nella Galleria Umberto I, è stato buttato giù l'albero di Natale che ogni anno viene sistemato e sistematicamente abbattuto, ripetendo una triste tradizione. A dare la notizia sono Francesco Emilio Borrelli dei Verdi e Gianni Simioli, speaker della “Radiazza” i quali, dai loro microfoni, propongono la recinzione della Galleria, come a Roma, nella Galleria Alberto Sordi.

Un branco di ragazzini, tutti minorenni, meglio noti a tutti come la “baby-gang di via Toledo” ha fatto irruzione nella non sorvegliata Galleria poco dopo la mezzanotte e ha divelto e poi abbattuto l’albero di Natale fortemente voluto e riproposto più volte dai commercianti della zona. Nel corso degli anni, col susseguirsi di questi atti vandalici, a niente sono servite le proteste e le continue segnalazioni dei residenti che sono esasperati dallo stato di degrado della Galleria e dalla sua poca sicurezza… e stiamo parlando di uno dei monumenti storici dell’800 più rinomati e più visitati della città partenopea. 

Così, anche quest’anno i video delle telecamere di sorveglianza hanno mostrato un gruppo di giovanissimi criminali (piccoli delinquenti lasciati allo stato brado da famiglie disinteressate o formate da pregiudicati), che con insensata violenza e senza alcuna motivazione, se non la voglia di distruggere, hanno brutalizzato l’albero fino a farlo cadere… e insieme a lui, tutto ciò che rappresenta: i sogni, i desideri, le aspettative e i progetti da realizzare nel corso di questo 2017 di napoletani e turisti che, trovandovisi a passare sotto, gli avevano affidato scritti in bigliettini attaccati ai suoi rami. È stato abbattuto dalla forza della ignorante sopraffazione. Se vogliamo, una agghiacciante metafora di ciò che accade costantemente in questa città. 

Da quel non lontano 5 gennaio a quante altre violenze ed a quanti altri soprusi ha dovuto sottostare la nostra Napoli? Tanti. E tanti ne dovrà sopportare. Ma quella sparatoria contro degli ambulanti per un pizzo di 50 euro e l’ ”Albero dei desideri”, questo semplice ed innocuo simbolo di speranza ancora una volta riverso sul pavimento della Galleria e recintato dal nastro adesivo la mattina del 6, han fatto iniziare ai napoletani l’anno con un sapore diverso, un pò più amaro.

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