mercoledì 29 marzo 2017

Helmut Newton: la magia dei suoi scatti al Pan di Napoli

di Marcello de Angelis

Diciamo la verità, con la moda dei cosiddetti “selfie”, figli del più classico “autoscatto”, la fotografia ha un po’ perso il suo originario significato, svilito e soffocato da migliaia di smorfiosi primi piani o di pietanze culinarie. Ormai il rappresentare qualcosa di unico e speciale che possa essere fissato nel tempo e nello spazio quasi non ha più senso, di fronte ad una tale mole di inutili scatti che indugiano sull’edonismo e l’ostentazione di se stessi. Ma, fortunatamente, il passato (remoto o recentissimo) ci ha lasciato la testimonianza o, se vogliamo lo sprone, affinché possa essere restituita la dignità che merita a questa splendida forma d’arte. Grandi maestri che con un tocco di genio e tanta sensibilità hanno fatto della fotografia uno strumento espressivo di grande efficacia, regalandoci incredibili capolavori, degni di essere presentati in mostre monografiche che hanno esaltato i loro già prestigiosi nomi. 

 E così, dopo “Senza confini” di Steve McCurry arriva al PAN, il Palazzo delle Arti di Napoli, per la prima volta, la mostra di un grande artista internazionale, Helmut Newton, fotografo di moda, famoso in tutto il mondo in particolare per i suoi studi sul nudo femminile. Impareggiabile provocatore e protagonista di originalissime sperimentazioni visive, nasce a Berlino il 31 ottobre del 1920 da una ricca famiglia di origine ebrea e il suo vero cognome è Neustädter. A soli otto anni il fratello maggiore lo porta in un quartiere a luci rosse dove vive e lavora la famosa Red Erna con gli stivali alti fino al ginocchio e la frusta. Sarà la sua prima esperienza visiva che aprirà la strada alla passione per le immagini e la fotografia. A dodici anni, con i soldi che lui stesso ha risparmiato, compra la prima macchina fotografica. Nel 1948 sposa June Brunnell, già modella per i suoi scatti. Modifica il suo cognome in Newton e nel 1961 si trasferisce a Parigi e comincia a lavorare per French Vogue iniziando così la sua carriera. 

Helmut manifesta sin da subito il suo interesse per il corpo femminile, scattando istantanee dal forte contenuto erotico. Capace come pochi di restituire ciò che va oltre la pura e semplice riproduzione della scena ritratta, permettendo di intravedere l’esistenza di una realtà ulteriore. Dietro la semplicità delle sue luci, dietro quella tecnica di ripresa che non indugia mai nel voyerismo, fa del nudo di donna pura arte visiva

Bisogna essere sempre all’altezza della propria cattiva reputazione” sosteneva con ironia a proposito del suo inimitabile stile provocatorio e trasgressivo che lo ha portato ad essere chiamato dalle riviste quali: Playboy, Vogue, GQ e Vanity Fair, come dai più grandi stilisti. Esibisce i suoi scatti in mostre in giro per il mondo a New York, Parigi, Londra, Houston, Mosca, Tokio, Praga e Venezia prima della sua scomparsa nel 2004. L’attuale progetto della mostra nasce nel 2011 per volontà di June Newton, oggi Presidente della Helmut Newton Foundation che con la “Civita Mostre” ha organizzato l’evento. Una prestigiosa esposizione che colpisce già dall’immagine esposta sulla locandina pubblicitaria che hanno invaso la città: un “autoritratto” in cui, oltre alla statuaria bellezza della modella integralmente nuda (eccezion fatta per i tacchi a spillo), c’è il riflesso allo specchio dello stesso artista al lavoro e la presenza della moglie, al suo fianco sul set, con una complicità di sguardi e una lettura dell’erotismo completa e senza limiti.

L’esposizione, curata da Matthias Harder e Denis Curti e promossa dal Comune di Napoli, è aperta al pubblico dal 25 febbraio al 18 giugno 2017 e presenta oltre 200 immagini tratte dai primi tre libri che Newton pubblicò tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, da cui deriva il titolo della mostra che a sua volta si articolata in altrettante sezioni. Volumi che egli stesso ha integralmente progettato, fino alla loro impaginazione. 

La prima sezione è dedicata alle immagini del primo libro monografico White Women, pubblicato nel 1976 , che riceve il prestigioso Kodak Photo Book Award. 84 immagini a colori e in bianco e nero in cui, basandosi sui celebri nudi delle “Maya” di Goya del Museo del Prado di Madrid, rivoluziona il concetto di foto di moda dando alla donna una visione assolutamente innovativa.

La seconda sezione espone i ritratti di Sleepless Nights, del 1978, e tratta il mondo delle donne, i corpi, gli abiti, ma trasformando le immagini, da foto di moda, diventano reportage di scene del crimine: modelle seminude che indossano corsetti ortopedici o sono bardate in selle in cuoio, fotografate in atteggiamenti sensuali e provocanti. Il volume raccoglie i lavori realizzati da Newton per diversi magazine (Vogue fra tutti), ed è quello che lo renderà un’icona della fashion photography. 

L’ultima sezione riguarda la pubblicazione Big Nudes, datato 1981, grazie al quale Newton raggiunge il ruolo di protagonista della fotografia del secondo Novecento, con la nuova frontiera delle gigantografie che entrano così nelle gallerie e nei musei di tutto il mondo. Nudi a figura intera ed in bianco e nero su tacchi a spillo vertiginosi e sguardi di sfida. La stessa sfida che Napoli ha raccolto ospitando eventi di altissimo livello intellettuale ed artistico, arricchendo così il suo già prestigioso bagaglio culturale. 


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