mercoledì 29 marzo 2017

La solidarietà ai tempi dei social

                        di Gian Marco Sbordone

Il titolare di Poppella, Ciro Scognamillo
Capita sempre più spesso che, a seguito di atti di criminalità e di violenza, vengano manifestate, nei confronti delle vittime innocenti o di coloro che si siano in qualche modi ribellati o esposti contro di essi, forme di approvazione e di solidarietà. E’ successo all’ indomani dell’ attentato nei confronti della pasticceria, ormai famosissima, Poppella alla Sanità, allorquando non solo alte cariche istituzionali, ma tantissimi semplici cittadini si recarono personalmente al negozio per esprimere la propria vicinanza e il proprio sdegno rispetto a ciò che era accaduto. Ed è successo anche dopo quella triste giornata alla Duchesca, quando una bambina rimase ferita ad un piede, da un proiettile esploso durante un raid punitivo nei confronti di ambulanti di colore che esercitano la loro attività in quella zona. 

In questo caso la solidarietà fu espressa, nei giorni seguenti, nei confronti di un salumiere che, di fronte alle telecamere, aveva espresso tutto il suo sconcerto per l’ accaduto ma anche lo scoramento nei confronti di un Stato che non riesce a difendere i propri cittadini. Era emerso che, dopo quelle dichiarazioni, i clienti del salumiere si erano tenuti ben lontani dal suo negozio per paura di restare coinvolti nel corso di ritorsioni, che si ritenevano probabili, da parte dei malavitosi del posto. E quindi, in questo caso, la solidarietà fu manifestata soprattutto andando a comprare un panino proprio da quel coraggioso esercente.

Tutto questo è molto bello e molto positivo, perché non vi è dubbio che le vittime innocenti meritino rispetto e vicinanza così come chi esprime il proprio dissenso contro la cultura della violenza e della sopraffazione e si ribella ad essa, debba sentire il sostegno degli altri affinchè non abbia mai a pentirsi del proprio coraggio. 

Qualche perplessità, tuttavia, sorge a fronte del fatto che le buone iniziative e i buoni sentimenti appaiono sempre più, inesorabilmente, veicolati e diffusi sui social ed in genere attraverso il web. Dopo la spettacolarizzazione della sofferenza, del dolore e finanche della morte, si è arrivati alla spettacolarizzazione della solidarietà, concetto che, francamente, di per sé disturba. Ripeto, non è che la vicinanza espressa nelle circostanze a cui si è accennato non sia condivisibile, ci mancherebbe altro! Occorrerebbe però evitare, con la diffusione “virale” di certe notizie, di ingenerare sospetti sulla spontaneità dei protagonisti. Insomma, non è necessario che tutto diventi pubblico, in modo che finisca con l’ apparire banale. La solidarietà, così come è stato detto in questi giorni a proposito della legalità, non si predica ma si pratica.        
                             


                                                                                

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