mercoledì 29 marzo 2017

Laurea da comporre: novità in Gran Bretagna

di Noemi Colicchio 

Jo Jhonson
È di qualche giorno fa la notizia dell’emendamento alla legge sull’istruzione e la ricerca annunciato dal Sottosegretario all’Università Jo Jhonson, che permetterà agli studenti del Regno Unito di costruire la facoltà dei loro sogni su misura. Questa è solo una delle sfaccettature che rendono particolarmente innovativa la proposta di riforma del sistema universitario avanzata dal governo firmato Teresa May, primo ministro inglese, ma sembra essere la più interessante in assoluto. 

I giovani laureandi potranno comporre il proprio piano di studi attraverso una diversa gradazione tra più blocchi di materie, appartenenti anche a facoltà differenti. La tabella degli orari sarà tutta da regolare sulla base delle disponibilità dello studente e dei suoi interessi. Sarà poi compito del nuovo ufficio di coordinamento evitare una gestione confusionaria degli aspetti didattici e organizzativi.

La proposta è in cantiere da parecchio tempo, ma sembra essere in dirittura d’arrivo la sua approvazione. Ruolo chiave quello rivestito da J. Jhonson - tra l’altro, fratello del Ministro degli esteri Boris - grande sostenitore di questa nuova ed evolutiva visione. Ad oggi in Inghilterra è già possibile strutturare il proprio momento formativo attraverso una diversa combinazione di crediti provenienti anche da Università diverse, ma è una pratica ancora in disuso poiché relegata ad un ristretto numero di istituti appartenenti a questa rete e esclusivamente alla fine di un anno accademico. 

La riforma, qualora fosse definitivamente approvata, sarebbe solo una nota a piè pagina di un libro già scritto più che bene: il sistema universitario inglese, infatti, è uno tra i più all’avanguardia nel mondo intero. Vanta tra i suoi meriti, sorvolando sulle classiche questioni relative a strutture adeguate, campus ben progettati, preparazione degli studenti non solo teorica ma soprattutto pratica e proiettata al mondo del lavoro, corpi docenti di altissimo livello accademico e ben bilanciati tra quote maschili e femminili. 

Mentre in Italia gli ultimi dati pubblicati dal Ministero dell’Istruzione e della Ricerca hanno sottolineato ancora una volta una disparità di genere inaccettabile, le differenze con l’estero non tardano a farsi notare, soprattutto con l’Inghilterra. Al 31 dicembre 2016 è stata registrata una percentuale del 22% di presenze femminili tra gli insegnanti in cattedra universitaria: 8 su 10 sono uomini; in Inghilterra invece il rapporto può considerarsi paritario, 50 e 50. In Italia sono cifre da capogiro, eccetto che nell’ambito della ricerca, dove lo scarto sembra essere meno evidente: 43 contro 57. 

Passi da gigante o solo rifiniture di un motore già ben avviato, la proposta del governo conservatore funge ugualmente da modello e fonte di ispirazione per un buon progetto innovativo, capace di rendere profittevole l’impegno dei giovani nel coltivare competenze e passioni necessarie alla costruzione del futuro desiderato.

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