mercoledì 29 marzo 2017

Napoli: alla scoperta del Tunnel Borbonico

di Marcello de Angelis

Era il 1848 quando il popolo napoletano insorse contro i Borbone a Largo di Palazzo (l’attuale Piazza Plebiscito). In seguito al fervente moto rivoluzionario re Ferdinando II si vide costretto a promulgare di lì a poco la Costituzione del regno delle Due Sicilie. Fu questa la causa che spinse la real casata a far costruire il cosiddetto Tunnel Borbonico, un lungo traforo scavato interamente nel sottosuolo della collina di Pizzofalcone, che fungesse da collegamento tra il Palazzo Reale e Piazza Vittoria. Doveva servire come garanzia di difesa nell’eventualità di una nuova rivolta data la vicinanza alle caserme di Via Pace (oggi Via Domenico Morelli), e al contempo consentire una fuga sicura e veloce al re in caso di pericolo. 

L’incarico fu affidato all’architetto Errico Alvino con decreto del 19 febbraio 1853. Il suo progetto prevedeva un cunicolo che si sarebbe dovuto chiamare Galleria Reale larga quattro metri, con due marciapiedi orientati in senso opposto. Entrambe le corsie avrebbero dovuto assumere gli appellativi reali: quella che conduceva a Chiaia doveva essere intitolata Strada Regia mentre quella in direzione opposta verso Largo Carolina, Strada Regina. I lavori durarono tre anni e furono eseguiti esclusivamente con picconi, martelli e cunei, con un’illuminazione fornita solo da torce e candele. Furono sfruttate sia le cave di tufo scavate per la costruzione dei palazzi del quartiere San Ferdinando, e le due antiche cisterne dell’acquedotto fatto costruire dal nobile Cesare Carmignano nel ‘600 su cui l’Alvino costruì due ponti alti 8 metri, atti a sollevare il passaggio, e che rappresentano tutt’ora un indiscutibile capolavoro di ingegneria ottocentesca. 

Il Tunnel Borbonico verrà parzialmente inaugurato nel 1855 ma i tumulti politici che seguiranno con l’arrivo dell’unità d’Italia e i problemi morfologici della collina portarono un conseguente blocco dei lavori nel termine orientale del traforo, lasciandolo incompiuto. Nel pieno della seconda guerra mondiale, tra il 1939 e il 1945, fu utilizzato dal Genio Militare come ricovero bellico in cui trovarono rifugio tra i 5.000 ed i 10.000 napoletani.

Nel dopoguerra e fino agli anni Settanta cambiò nuovamente pelle venendo adibito a Deposito Giudiziale Comunale in cui immagazzinare tutto ciò che era stato estratto dalle macerie causate dai bombardamenti, ma anche tutto ciò che veniva recuperato da crolli, sfratti e sequestri, come motoveicoli e automobili.

Fu solo nel 2005, quando alcuni geologi vi scesero per la prima volta dopo tanto tempo per delle verifiche statiche, che venne alla luce la situazione in cui versavano tali storici ambienti: un triste spettacolo di abbandono e degrado, utilizzati addirittura come discariche abusive dai palazzi soprastanti. 

Dopo una serie di lavori di ripulitura e messa in sicurezza, il sito è stato aperto al pubblico dall’Associazione Culturale "Borbonica Sotterranea" il 29 ottobre 2010 con il nome di “Galleria Borbonica” i cui due ingressi principali sono in Via Domenico Morelli, vicino a piazza dei Martiri, all'interno dell’omonimo parcheggio e in Vico del Grottone n°4, Traversa di via Gennaro Serra, nei pressi di piazza del Plebiscito. Dal 30 gennaio 2016 è visitabile anche un secondo rifugio antiaereo su più livelli, ritrovato al di sotto della collina di Pizzofalcone, con accesso in prossimità di palazzo Serra di Cassano

Attualmente quella struttura militare, arricchita da una sapiente illuminazione è una importante attrazione turistica, tra le più affascinanti della città. Superata l'esposizione di auto e moto d'epoca ritrovate sul posto e di ulteriori ritrovamenti di rilievo che accolgono all’entrata, i visitatori possono scegliere tra 4 percorsi. A cominciare da quello “Standard”, la cui prima parte inizia dalle due cisterne che conservano ancora le straordinarie lavorazioni idrauliche risalenti all’epoca dei Borbone, luogo nel quale è possibile conoscere i segreti dell’antico mestiere dei “pozzari”. La tappa successiva permette di entrare negli ambienti seicenteschi dell’acquedotto del succitato “Carmignano”, con ancora presenti i residui delle malte idrauliche utilizzate per impermeabilizzare il tufo e le “mummarelle”, anfore che servivano a tirare l’acqua in superficie dai pozzi; “Avventura”, dove a bordo di una zattera (sì, proprio una zattera!), capace di trasportare fino a quattordici persone, si percorre un lungo fiume a quaranta metri nelle viscere della città, che inonda la vecchia galleria di quella Linea Tranviaria Rapida realizzata alla fine degli anni ’80 e mai portata a termine, in quanto per un errore di progettazione intercettò proprio il Tunnel Borbonico, oggi completamente allagata da acqua piovana; “Speleo”, che è il percorso più lungo ed emozionante. I visitatori vengono dotati di elmetto con luce frontale e di tuta per esplorare tutti i cunicoli sotterranei; e “La via delle Memorie”, un viaggio in una Napoli distrutta dai bombardamenti della guerra attraverso reperti, cimeli e oggetti di coloro che abitavano quei percorsi per proteggere la loro vita.

Tra febbraio e marzo di quest’anno, lungo il percorso militare creato dai Borbone si sono svolte anche due rappresentazioni teatrali, sfruttando la suggestiva quanto incredibile scenografia naturale che ha incantato più di trecento spettatori incuriositi, tra cui tanti turisti che hanno così potuto ammirare “up and down” la nostra meravigliosa Napoli. 


Nessun commento:

Posta un commento