mercoledì 29 marzo 2017

Napoli: la leggenda di Maria a’ rossa, strega di Port’Alba

di Marcello de Angelis

Port'Alba a Napoli
Napoli è una di quelle città italiane in cui la storia è percepibile in ogni quartiere, in ogni strada, in ogni palazzo, in ogni singola pietra che la compone ed è spesso strettamente legata ad antichi miti, ad oscure vicende di fantasmi, all’esoterismo, alla magia o alle semplici credenze popolari. 

Tra i luoghi protagonisti di vicende in bilico tra verità e leggenda, troviamo senza dubbio Port'Alba: ubicata sul lato sinistro dell'emiciclo dell’attuale piazza Dante, un tempo conosciuta come Largo Mercatello e dove fino al 1588 si svolgeva, appunto, il mercato. Essa venne edificata nel 1625, in pieno viceregno spagnolo, al fine di agevolare l’ingresso della popolazione dall’esterno della cinta muraria angioina. In realtà la genesi di questa porta ebbe origine da una situazione ai limiti del grottesco: in assenza di varchi ufficiali di accesso nelle vicinanze, i napoletani pigri ma geniali allora come oggi, cominciarono a scavare di nascosto proprio in corrispondenza del torrione di guardia della zona aprendovi un foro…prontamente otturato dai soldati…e prontamente riaperto dalla popolazione. 

Stufo del reiterarsi della situazione, don Antonio Alvarez de Toledo duca d’Alba, discendente del più famoso don Pedro, nel 1624 acconsentì alla demolizione del torrione e alla costruzione della Porta, che da lui prese il nome. Venne decorata con tre stemmi: uno dedicato a Filippo III, uno dedicato al Vicerè e uno rappresentante la Città partenopea. Al di sotto di essa nacque l’odierna via Port'Alba, celebre per la presenza di edifici settecenteschi che ospitano numerose storiche librerie e rinomate pizzerie. 

Indescrivibile caleidoscopio di voci, suoni e colori, oggi è un luogo molto conosciuto e frequentato da giovani e turisti. Un pizzico di città caratterizzato da suggestivi angoli dove spesso si possono scorgere coppiette che si baciano e si scambiano l’amore. L’amore…quel sentimento meraviglioso che ha sedotto poeti e letterati e ha spinto l’uomo a gesti valorosi e di impareggiabile coraggio. Proprio quel sentimento è il protagonista di una storia densa di quegli elementi sovrannaturali e misteriosi accennati all’inizio, e che avrebbe avuto luogo nella fantasia o nella realtà, questo non lo sapremo mai, sotto l’arco di Port’Alba. 

Maria a'rossa
È la storia di Maria, una stupenda ventenne dalla folta chioma rosso fuoco, conosciuta come “Maria ‘a rossa”. Ammirata da tutto il quartiere, abitava in una casetta all’interno delle mura cittadine. Amava, ricambiata, un ragazzo di nome Michele il quale però viveva al di fuori della murazione ragione per cui i due innamorati fino ad allora non si erano mai potuti neanche abbracciare. Grande felicità rappresentò ovviamente per essi l’apertura di Port’alba da allora in poi finalmente avrebbero potuto vedersi tutti i giorni. Purtroppo però le cose andarono ben diversamente. In una notte tempestosa accadde qualcosa che cambiò per sempre la vita dei due giovani i quali, nel frattempo, erano diventati marito e moglie. 

La leggenda narra che i due freschi sposi stavano rincasando sottobraccio. All’altezza di una piccola fontana all’angolo della piazza avvertirono un tuono più fragoroso degli altri e qualcosa di strano fermò i passi del ragazzo immobilizzandolo e impedendogli di avvicinarsi all’uscio di casa. Maria riuscì a superare la fonte, Michele no. La poverina, sconvolta e fradicia di pioggia e lacrime, cercò di trascinare il suo uomo che sembrava come pietrificato e, quando, stremata da tanta fatica decise di rientrare a casa, Michele rimase lì terrorizzato al punto da prendere quel segno come infausto, allontanandosi per sempre da lei. 

La ragazza restò a dannarsi per giorni. Disperata e incredula aveva capito di aver perso il suo amore. Lentamente iniziò a trascurarsi, i suoi capelli imbiancarono, il volto divenne una rete di rughe, la pelle rinsecchita, gli occhi infossati. Il dolore giorno dopo giorno la trasformò in una creatura orribile, divenne cupa e torva, i vecchi amici cominciarono ad evitarla e perfino a toglierle il saluto, la gente cominciò a temerla e a segnarsi al suo sguardo: Maria era diventata una strega: la strega di Port’Alba.

In poco tempo dal Largo Mercatello nacque un forsennato passaparola di paure, calunnie e falsità. Erano gli anni terribili, dell’inquisizione spagnola, di processi sommari e condanne esemplari: a “Maria ‘a rossa” fu inflitta la punizione che toccava alle streghe: rinchiusa in una gabbia che stava appesa ad un gancio proprio sotto l’arco della Porta e lasciata morire di fame e di sete. Per giorni chiese inutilmente pietà. Poi tacque. Solo un attimo prima di spirare ritrovò la voce. Una voce cattiva, gracchiante, con cui lanciò il suo anatema alla folla venuta ad assistere al supplizio: “La pagherete. Tutti. Voi, i vostri figli, i vostri nipoti, tutti. La pagherete”. E chiuse gli occhi per sempre. 

Il suo cadavere rimase in quella posizione per settimane però, misteriosamente, anziché decomporsi, cominciò a pietrificarsi. I giudici inquisitori, non volendo alimentare ulteriori voci, si affrettarono a far scomparire la gabbia. Per diversi anni quel gancio rimase lì, quale unica testimonianza di quell’atroce esecuzione. Oggi resta solo l’incavo nella pietra e un’ombra che, secondo le voci del popolo, da allora continua ad aggirarsi di notte tra le librerie e le botteghe. Un’ombra in cerca del suo innamorato. Un’ombra dalla chioma rosso fuoco che sbuca dai vicoli e si ferma sempre nello stesso punto, dove c’era quella fontanina. 

Tutta questa storia sarà vera? Chissà… ma è bello pensare di no. È bello pensare che con un moderno “rewind”, i due giovani sposi, in una sera dal cielo stellato, sono rientrati abbracciati nella loro casa.

Nessun commento:

Posta un commento