venerdì 28 aprile 2017

Decreto Minniti sull’immigrazione: favorevoli o contrari?

di Teresa Uomo

Il Ministro dell'Interno Marco Minniti
Con 240 voti a favore, 176 contrari e 12 astenuti, il Decreto Minniti passa al Senato: un Decreto Legge che propone una serie di norme dedicate al contrasto dell’immigrazione illegale, ad esempio la costituzione di nuovi CIE, Centri di Identificazione ed Espulsione, sparsi su tutto il territorio italiano. 

Il compito dei CIE sarebbe quello di identificare i migranti che non sono in possesso dei requisiti per l’accoglienza come rifugiati, individuare i paesi di provenienza e procedere al rimpatrio. 

I CIE, negli ultimi anni, hanno avuto innumerevoli critiche: l’accusa è quella di essere di fatto dei “lager” nei quali vengono tenute in stato di reclusione persone che non hanno commesso alcun reato. Il Governo Gentiloni si limita a moltiplicare i CIE e a cambiargli nome. Le nuove regole dovrebbero accelerare i tempi di accettazione o rifiuto delle domande d’asilo politico. 

L’innovazione più eclatante è l’eliminazione di uno dei tre gradi di giudizio, l’appello. Il richiedente a cui viene negato lo status di rifugiato potrà ricorrere solo in Cassazione, senza passare come in tutti gli altri casi per l’appello. In questo modo, però, si introduce una sorta di iter giudiziario discriminato per una specifica categoria di persone, con effetti potenzialmente devastanti sul principio base per cui “la legge è uguale per tutti”. 

Non tutti sono a favore di questo decreto: c’è chi pensa che esso negherebbe diritti e garanzie fondamentali della persona ai soggetti più vulnerabili. Spiega il Ministro “l’Italia propone dei propri principi non solo per gestire il problema internazionale, ma anche per imporsi come punto di riferimento al di fuori dei confini nazionali”.

Approvata poi la legge che protegge i minori stranieri non–accompagnati. Lo scorso 29 marzo la Camera ha approvato una legge che garantisce maggior protezione ai minori non-accompagnati che arrivano in Italia. La legge è la prima in Europa ad occuparsi dei vari aspetti fondamentali della vita delle persone minorenni che arrivano in Italia: tra questi, l’identificazione e l’accertamento dell’età dei minori migranti, la promozione del loro affidamento e l’accesso alla cura e all’istruzione. Entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge, in ogni tribunale per i minorenni dovrà essere istituito un elenco di “tutori volontari”. I tutori devono essere persone disponibili ad assumere la tutela di minori stranieri non accompagnati. È poi prevista la possibilità di supportare i minori fino al compimento dei 21 anni, nel caso ci sia bisogno di un percorso più lungo di integrazione in Italia.


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