venerdì 28 aprile 2017

Nuovo campo rom a Napoli: il “problema” dell’accoglienza

di Antonio Cimminiello

L’Italia ha una grande “tradizione” di accoglienza, ne ha caratterizzato la storia e, oggi, la propria vita quotidiana. Perché è quasi a cadenza giornaliera lo sbarco sulle nostre coste di migliaia di immigrati, la cui stragrande maggioranza vuole mettere alle spalle una vita di stenti o di guerra. Ma la farraginosità che spesso caratterizza la “macchina dell’accoglienza”, anche solo obbligando per certi aspetti ad una “permanenza forzata” sul territorio, è fonte di danno per immigrati e non. 

L’accoglienza però da tempo sembra essere diventata un problema con riguardo alla “questione rom”, che in tutta Italia oscilla tra precarietà e difficoltà di integrazione. Nell’Agosto 2016 il Comune di Napoli aveva approvato una delibera attraverso la quale si decideva la realizzazione di un nuovo campo rom in Via del Riposo (nei pressi del cimitero di Poggioreale), dotato di 28 containers e destinato ad ospitare 168 persone: in realtà si trattava di soluzione emergenziale, a seguito dello sgombero imposto dalla Procura di Napoli e che avrebbe poi interessato il villaggio sorto spontaneamente e senza regole in via Brecce (zona Gianturco). 

In parole povere, uno spostamento, ma nei crismi della legalità, sostituendo alle baracche moduli abitativi, e comunque in maniera parziale: le persone presenti nel campo da sgomberare erano ben 800, e quelle non sistemate a via del Riposo hanno trovato soluzioni alternative autonome oppure collocazione in una apposita struttura. Nei giorni scorsi l’operazione si è conclusa, non senza polemiche, in virtù del malcontento degli abitanti limitrofi. Bisogna ricordare che la stessa area oggi attrezzata aveva ospitato già in passato famiglie rom, insediatesi tuttavia abusivamente, e fu necessaria successivamente una bonifica, stante la presenza di un elevato quantitativo di rifiuti (il campo abusivo fu anche dato alle fiamme nel 2014). Il rischio avvertito è quindi quello di una nuova “bomba” ecologica e sociale. Non è mancato chi ha criticato però le stesse modalità che caratterizzeranno la gestione del campo, come ad esempio la presenza di una doppia recinzione metallica e di guardie giurate intorno al nuovo complesso abitativo, potenzialmente idonee- a detta di alcuni- ad ingenerare un effetto “ghetto”. L’amministrazione comunale ha più volte precisato il carattere temporaneo ed “emergenziale” di tale scelta. L’obiettivo, quello di condurre gradualmente tali nuclei familiari all’autonomia ed all’integrazione, rimane tanto ambizioso quanto arduo.


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