venerdì 28 aprile 2017

Totò: un principe laureato

di Noemi Colicchio


“[…] Questa moneta servono a che voi vi consolate dei dispiacere che avreta 
perché dovete lasciare nostro nipote che gli zii,
che siamo noi medesimo di persona, vi mandano questo 
perché il giovanotto è uno studente che studia
che si deve prendere una laura
che deve tenere la testa al solito posto,
cioè sul collo.; 

Salutandovi indistintamente
I fratelli Capone (che siamo noi). ”



Chissà cosa avrebbe detto, il Principe della risata, a proposito della medaglia al valore che gli è stata attribuita post mortem dall’Università più antica d’Italia, la Federico II di Napoli. Quella famosa “laura”, invece che al nipote, l’hanno data a lui. Avrebbe gridato al miracolo o sarebbe finito a prendere in giro tutti per questa clamorosa papera? La curiosità di vedere un punto interrogativo dipinto sul suo volto, tra un sopracciglio alzato e il naso aquilino ancor più storto del normale, mi accompagna da quando è stata resa nota la celebrazione dell’evento. 

Data fissata e già trascorsa, 5 Aprile, nell’Aula Magna dell’Università, alla presenza di tutti i personaggi più importanti del territorio e non. Qualcuno avrà dormito, altri si saranno commossi, altri ancora mossi da un sincero affetto avranno ricordato con il sorriso Antonio De Curtis, tirando un sospiro di sollievo per un’umanità ancora non del tutto priva di senno, talvolta conscia dei grandi tesori avuti tra le mani. Sono trascorsi 50 anni dalla sua morte: un fine carriera travagliato da recensioni non sempre positive. Ma si sa, i grandi vengono capiti a posteriori. L’essere umano non è quasi mai in grado di comprendere il cambiamento epocale quando è in atto. Sempre Epimeteo, mai Prometeo. Ecco perché quando c’è un precursore dei tempi bisogna curarlo, accudirlo come si fa con le buone idee, metterlo al riparo da giudizi negativi fini a se stessi e preservarne la memoria. 

Una carriera da oltre 50 titoli di teatro, 97 pellicole cinematografiche, 9 telefilm raggiunti a seguito di un’immensa gavetta che lo portò da vero scugnizzo napoletano ai palchi più prestigiosi d’Italia. Una figura non sempre apprezzata, non pienamente compresa probabilmente, stroncata in più occasioni da giornalisti mai occasionali, ma sempre fedeli al triste rito della critica ottusa. Personaggio nato per stupirci, per consolarci.

Conferimento della laurea honoris causa a Totò
Ha unito il paese quando c’erano spinte alla divisione, ha consolato tutti, da Nord a Sud, il ricco e il povero. A Napoli c’era e c’è ancora il concetto di consolazione. Si dice “ci siamo consolati” quando si vede una cosa bella, una cosa che esiste solo a Napoli, forse per tutte le dominazioni subite. Totò ha il grande merito di averci consolato dopo il dramma della Seconda Guerra Mondiale; ha interpretato, come nessun’altro, la fraternità sopraggiunta dopo l’odio. I nemici della guerra. Totò è arrivato e ha conciliato tutti, ci ha consolato con le risate e la sua cultura intelligente e sorridente”. Questo il commento di Renzo Arbore a seguito della celebrazione, uno dei più convinti fautori dell’attribuzione. Presenti anche il Ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini, commosso perché “da bambini era una passione di mio padre e l’ho tramandata alle mie figlie. È importante che il ricordo si tramandi attraverso le generazioni”. Così il premio, restando in tema e in famiglia, l’ha ritirato la nipote di Totò, Elena de Curtis, figlia di Liliana, a cui il Rettore Manfredi ha consegnato la pergamena della laurea honoris causa per celebrare suo nonno come primo laureato del corso appena istituito presso l’Ateneo in Discipline della musica e dello spettacolo

E se l’erede De Curtis è convinta che il commento a caldo del nonno sarebbe stato il classico “Alla faccia del bicarbonato di sodio!”, possiamo dire e scrivere in tutta onestà e napoletanità, che la prima esclamazione a seguito della cerimonia, con ogni probabilità, sarebbe stata “Ma mi faccia il piacere!”


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