martedì 30 maggio 2017

“The young Pope” in mostra a Napoli fino al 13 Giugno

di Marcello de Angelis

A prescindere dai gusti personali, sicuramente soggettivi, “La grande bellezza” è stato un indiscusso successo cinematografico. Un film spiazzante che ha messo alla berlina la classe elitaria degli intellettuali romani (o presunti tali), vincitore del premio Oscar come “miglior film straniero” e che ha fatto di Paolo Sorrentino, sue sceneggiatura e regia, un autore di culto. È stata una ovvia conseguenza l’enorme interesse suscitato dal suo primo lavoro televisivo targato Sky: “The Young Pope”. Dieci episodi andati in onda lo scorso Ottobre e prodotti, appunto, da Sky, insieme ad Hbo e Canal+

Tema portante è la vita di Lenny Belardo, incarnato da un ispirato Jude Law, che interpreta un giovane cardinale americano, mite e poco avvezzo alla politica. Tormentato da un rapporto molto turbolento con la fede e con Dio, viene eletto Pontefice da un Collegio Cardinalizio, illuso di avere trovato un burattino da tenere in pugno. Divenuto Pio XIII, Lenny si dimostrerà invece un “Giovane Papa” per nulla incline a farsi comandare, ma, al contrario, inaspettatamente ambizioso e manipolatore.

L’argomento particolarmente stuzzicante, l’interprete affascinante e la consueta confezione visionaria di Paolo Sorrentino, hanno suscitato un ottimo consenso di pubblico e critica al punto che l’evento televisivo è stato celebrato con una importante mostra fotografica curata da Maria Savarese, ed intitolata “The Young Pope – La Mostra”. Coordinata e organizzata dalla Regione Campania, dalla Scabec Spa (Società campana beni culturali) e dal Polo museale della Campania, è stata presentata in anteprima lo scorso 10 aprile e resterà aperta al pubblico fino al 13 giugno nei suggestivi spazi dell’Ambulacro di Palazzo Reale, in piazza Plebiscito. 

Sostanzialmente essa ripercorre le tappe salienti della produzione dell’opera in un percorso espositivo di trentotto fotografie scattate sul set ad opera di Gianni Fiorito, fotografo di scena che lavora con Sorrentino sin da “L’uomo in più”, “Il Divo” e “La grande Bellezza” e che per oltre vent’anni ha raccontato per immagini Napoli e l’Italia intera. 

Trentotto ritratti in cui ritroviamo tutti i protagonisti della serie, come Diane Keaton, suora statunitense che ha cresciuto Lenny aiutandolo ad arrivare al pontificato; Silvio Orlando, il napoletanissimo e tifosissimo Cardinale Angelo Voiello; il Cardinale Caltanissetta, interpretato da Toni Bertorelli e uno splendido Presidente del Consiglio col volto di Stefano Accorsi. Istantanee in cui Fiorito ha sapientemente alternato immagini sia di scena che del back-stage da cui emerge lo stretto rapporto fra regista, attori e staff, l’uso scenografico del meraviglioso patrimonio architettonico italiano e la creazione in studio di ambienti non utilizzabili dal vero (come la Cappella Sistina ricostruita a Cinecittà).

La mostra vuole, attraverso la fotografia, omaggiare un maestro della scena cinematografica che ha saputo raccontare il papato alla luce della natura terrena ed effimera dell’uomo. Un Pontefice che ama Dio “perché è troppo complicato amare gli uomini”, un Papa fragile come qualsiasi altro uomo che “costantemente lambisce la santità e l’ateismo” e che dichiara: “sono una contraddizione, come Dio”.

E’ stato proprio Gianni Fiorito ad introdurre la sua personale "The Young Pope - La Mostra”, che ha visto tra i primi visitatori il Governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca e la direttrice del Palazzo Reale Antonella Cucciniello. Sono particolarmente onorato di tornare con una mostra a Napoli, la mia città, dove non esponevo da esattamente dieci anni” - ha dichiarato Fiorito - "il mio obiettivo è stato quello di raccontare con uno scatto, l'intero set. Ho molto attinto alla mia ventennale attività di fotoreporter per poter creare una sintesi efficace dell'immagine che componevo, cercando di restituire un quadro completo a chi l'avrebbe guardata. La narrazione cinematografica e quella fotografica – ha continuato – anche se partono da strumenti tecnici simili, sono completamente differenti. Un luogo, un dialogo, lo stato d’animo di un personaggio possono essere raccontati in cinematografia con un movimento di macchina, un cambiamento di fuoco, un tempo di ripresa lungo o breve in ogni caso beneficia dell’uso della parola. In fotografia lo stesso luogo, lo stesso stato d’animo o dialogo deve essere racchiuso unicamente in uno scatto, e senza colonna sonora. Da qui nasce la necessità della sintesi”.

A suo giudizio, l’immagine più evocativa dell’allestimento è sicuramente quella in cui ammiriamo Jude Law in occhiali da sole e in abiti papali con tanto di tiara mentre passeggia a Villa Lante: è molto rappresentativa, oltre ad essere proprio quella che in maniera emblematica e suggestiva conclude la mostra.



La vita di Eduardo diventa una fiction: dirige Mario Martone

di Antonio Ianuale 

Mario Martone ed Eduardo
Sul genio e sulla vita di Eduardo De Filippo è stato scritto tantissimo, le sue opere teatrali sono protagoniste ogni anno nei maggiori teatri italiani ed non mancano adattamenti televisivi dei suoi testi più famosi. Adesso tra l’ampio repertorio sulla vita del celebre drammaturgo napoletano va annoverata anche la fiction: infatti pochi giorni fa è stato svelato il progetto di una serie televisiva su Eduardo diretta da Mario Martone e prodotta da Publispei

Il regista napoletano Martone si cimenterà per la prima volta nella regia di una serie televisiva, mentre si era già approcciato alla letteratura nella pellicola Il Giovane Favoloso, dove ripercorreva la vita di Giacomo Leopardi. Martone solo pochi mesi aveva portato a teatro il testo eduardiano Il Sindaco del Rione Sanità sottolineando la complessità di un’operazione del genere: “De Filippo è stato uno dei più grandi scrittori del Novecento, scavava nell’animo umano, ogni scavo era in rapporto con il contesto sociale. I suoi testi sono complessi, si devono leggere come spartiti con una loro musica, le registrazioni e gli attori che hanno lavorato con lui hanno tramandato i suoi codici”. 

Il ritratto di uno dei maggiori interpreti della tradizione teatrale napoletana non è certo impresa facile, come anche la ricostruzione storica di anni complicati e dolorosi per il nostro paese. Non mancano fonti preziose da cui attingere, ma la scelta è caduta su un testo di grande accuratezza e con un notevole impianto critico: la Vita di Eduardo, dello scrittore e critico teatrale Maurizio Giammusso, una biografia che ricostruisce il De Filippo artista e uomo

Si tratta di una nuova edizione del volume, uscito nel 1993, arricchita da un’introduzione del drammaturgo Premio Nobel, Dario Fo. Giammusso riesce a delineare un profilo esaustivo e completo di De Filippo, spaziando dall’infanzia non facile agli anni del successo, ai rapporti con i fratelli Titina e Peppino, ricostruendo anche un contesto storico come quello del fascismo e del dopoguerra. 

Ci sarà spazio anche per un ritratto del padre naturale dei fratelli De Filippo, Eduardo Scarpetta, e di un altro monumento della cultura napoletana: Totò, protagonista con lo stesso Eduardo della trasposizione televisiva di Napoli Milionaria. La fiction presenta inevitabili riferimenti ai testi più famosi di Eduardo come “Natale in casa Cupiello”, “Napoli milionaria”, “Questi fantasmi”, “Filumena Marturano” fino ai successi cinematografici. 

Quello di Martone non è l’unico progetto televisivo sulla vita di Eduardo de Filippo: infatti la Pepito produzioni ha rivelato, tramite il suo fondatore Agostino Saccà, un progetto iniziato poco più di un anno fa che vede coinvolto l’attore e regista Sergio Rubini che ha preso parte anche alla sceneggiatura di questa fiction che è incentrata sui primi anni della vita di Eduardo: dai suoi rapporti familiari alle sue prime esperienze nel mondo del teatro. Un progetto di cui non si conosce molto altro. 




Ercolano, aprono al pubblico nuovi edifici all'interno degli Scavi Archeologici

di Massimiliano Pennone

Parco Archeologico di Ercolano
Dallo scorso 1 maggio è possibile finalmente visitare nuovi edifici all’interno del Parco Archeologico di Ercolano. Sarà infatti possibile visitare la Casa del Tramezzo di Legno, che viene considerata dagli studiosi “un modello” della tipica Domus romana (per la particolare articolazione degli spazi interni), la Casa Sannitica e le Terme Maschili, che pur non essendo chiuse, non era possibile più visitarle già da diversi anni. 
Sarà finalmente visitabile anche la Casa dei Cervi, che dispone anche di un bellissimo panorama sul Golfo di Napoli.


Gli interventi di messa in sicurezza e riapertura rientrano all’interno di un’iniziativa sperimentale promossa dal Direttore Francesco Sirano, che mira ad aprire al pubblico almeno 20 Domus: «La realizzazione è stata possibile grazie alla disponibilità del personale di vigilanza e tecnico che condivide gli obiettivi di migliorare l'accoglienza e si è adoperato per la definizione dei percorsi di visita - ha dichiarato - Lavoreremo nei prossimi mesi per ampliare e rendere il più gradevole possibile l'offerta culturale del sito. Abbiamo anche incontrato una rappresentanza delle guide turistiche dalle quali ci aspettiamo collaborazione per la migliore organizzazione dei flussi turistici e per aiutarci a trasmettere ai visitatori il senso di responsabilità verso la conservazione. Sull'insieme delle 32 case più importanti dell'antica Ercolano potrebbero esserne aperte al pubblico 20, mentre 12 hanno bisogno di interventi di restauro».

Per il momento sono soltanto 12 le Domus aperte al pubblico: oltre le 9 botteghe sono visitabili tutte le strade risalenti agli scavi del 1900, ed i monumenti del Sacello degli Augustali, la Palestra, il complesso Terrazza di Marco Nonio Balbo ed il Tempio di Venere. Aumentano dunque i luoghi storici e di carattere culturale per i tantissimi turisti in visita a Napoli e provincia negli ultimi mesi, ma l’invito ad “esplorare” il Parco è esteso anche agli stessi Napoletani e cittadini di Ercolano: “Invito quanti frequentano la città a godere anche dello splendido giardino delle essenze e delle piante mediterranee intitolato ad Amedeo Maiuri, reso fruibile grazie alla collaborazione e al sostegno del Comune, e a lasciarsi incuriosire dalle strade, dal mercato intorno all'area archeologica per scoprire come davvero Ercolano si presti ad essere un luogo dell'anima», ha dichiarato sempre il Direttore Sirano.

Ad aprile, invece, i volontari della Pro loco Herculaneum avevano distribuito ai turisti mappe multilingue del Parco e della città tradotte dalle volontarie del servizio civile nazionale e dai tirocinanti dell'Università Orientale di Napoli. Intanto, i lavori di messa in sicurezza continuano e tra un mese inizierà il restauro della “Casa del Bicentenario”. Cominceranno inoltre le operazioni di manutenzione ordinaria di tutte le strutture del sito, ed alcuni interventi saranno realizzati con il partenariato del Getty Institute e in collaborazione con l‘Istituto Packard per i Beni Culturali.


Le meraviglie di Napoli: la Crypta Neapolitana

di Marcello de Angelis

La Crypta Neapolitana
Esiste un sito straordinario a Napoli: un luogo che ha conservato un fascino incancellabile, capace di resistere al passare del tempo e all’incuria degli uomini. Una parentesi di storia troppo poco conosciuta come “la Crypta Neapolitana”: una delle gallerie più antiche del mondo. Settecento metri di lunghezza, con una larghezza originaria di circa 4 metri e un’altezza di quasi 5, attraversa integralmente la collina di Posillipo. 

Fu scavata nel tufo nel I secolo a.C. e per secoli rappresentò una fondamentale strada di comunicazione fra Neapolis e Puteoli fino ai primi anni del Ventesimo secolo. Essa permetteva di evitare le curve tortuose e le irte salite della strada preesistente, la "Via Antiniana per colles", che giungeva a Fuorigrotta risalendo la collina del Vomero. La tradizione vuole che la galleria sia stata realizzata dal poeta Publio Virgilio Marone in una sola notte, con il ricorso alla sua arte magica. Leggenda che fu alimentata dal fatto che nei pressi dell'ingresso orientale ci fosse un colombario della prima età imperiale identificato ancora oggi come la tomba di Virgilio. In realtà venne edificata dal liberto Cocceio Aucto, architetto di Agrippa ed è riportata anche nella Tabula Peutingeriana, una carta delle strade dell’epoca imperiale. 

Era illuminata e ventilata da due pozzi di luce obliqui. Data la scarsa visibilità, nel 1455 il re di Napoli Alfonso V d’Aragona fece realizzare al suo interno un sistema di lanterne messe su delle funi tese tra pali. Inoltre, per rendere meno ripido il pendio d'accesso da Mergellina, fece abbassare il piano di calpestio di undici metri dalla parte orientale e di un paio di metri dalla parte occidentale. Nel 1548 il viceré don Pedro de Toledo la fece allargare e pavimentare. Dopo un consolidamento eseguito da Carlo di Borbone nel 1748, nei primi anni dell'Ottocento, Giuseppe Bonaparte la dotò di lampade ad olio e dalla metà dell’Ottocento furono utilizzati fanali a gas.

Nel 1929, per problemi di statica, dopo che era già entrata in esercizio la nuova Galleria delle Quattro Giornate, la Crypta fu chiusa con un terrapieno che saliva diretta all’ingresso, così come è nota nelle raffigurazioni d’epoca, con la creazione di un percorso curvilineo con più rampe verso l’entrata della grotta, cosa che diede vita al Parco Virgiliano, il sito archeologico di Mergellina. Un breve tratto del tunnel è invece ancora visitabile dal lato opposto, ovvero dall’imbocco di Fuorigrotta in via di Grotta Vecchia. Alla Crypta si deve l'origine del nome di due quartieri di Napoli: Piedigrotta, al di qua e ai piedi della grotta, e Fuorigrotta, al di là della grotta.

Ma la Galleria non ha influito soltanto sull'urbanistica e la toponomastica: ha avuto un ruolo di spicco nelle credenze, nei riti e nel folclore della città. Essa è orientata in modo tale che in occasione degli equinozi il sole fosse perfettamente allineato tra i due ingressi all'alba e al tramonto, così che in quei momenti la galleria, risultasse invasa dalla luce naturale aumentando l’effetto suggestivo e magico. Fenomeno che aumentò il mistero del tunnel per cui si riteneva che una sorta di maleficio si abbattesse su chi provava ad attraversarlo da solo di notte, ma al contempo, il compiere l'attraversamento ed uscirne indenni era ritenuto un presagio fausto. 

Molte leggente avvolgono questo incredibile sito, spesso legate a fatti reali: in effetti esso è stato realmente anche un luogo di culto dove avvenivano molti riti iniziatici. Secondo Petronio, la Crypta nel I secolo era consacrata a Priapo, dio della fertilità, in onore del quale vi si celebravano nottetempo cerimonie misteriche e riti orgiastici. Inoltre in età magno-greca, vi si sarebbero svolte feste in onore di Afrodite, durante le quali vergini e spose infeconde partecipavano a oscene pratiche propiziatorie. Tutte le credenze e i riti sorti dentro e intorno alla Crypta Neapolitana sono alla base di quella che conosciamo oggi come la “Festa di Piedigrotta”.

L’incanto dei luoghi e la possibilità di godere di un panorama impareggiabile, suscitarono un grande interesse in molti artisti di passaggio a Napoli a partire dal Settecento. Infatti innumerevoli sono i dipinti, gli acquerelli e le incisioni che raffigurano questo antro buio, ostruito da una folta vegetazione: non solo rovi, ma anche “d’alberi d’alto fusto piegati dal vento e protesi sulle rovine”. Oggi, come già detto, questa grandiosa opera di ingegneria che è la Crypta Neapolitana è parzialmente chiusa per motivi di inagibilità, una limitazione che auspichiamo scompaia al più presto, al fine di consentirne la fruizione integrale ai tanti turisti che ormai la città di Napoli è riuscita a riconquistare grazie alla nuova amministrazione, ridonando all’interesse pubblico un sito archeologico di grande valore storico tra i più significativi della Città. 


Il Ministero dell’Interno apre le porte a 250 laureati: al via i test

di Noemi Colicchio

Bando aperto a 250 laureati dal Ministero dell’Interno, nello specifico alla Commissione Nazionale per il diritto di asilo (a Roma) e alle Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale in varie città sparse sul territorio italiano. Nel rispetto della Legge Minniti, infatti, vengono ricercati funzionari amministrativi per assunzioni a tempo indeterminato. Il bando concerne il piano di attuazione della legge che, secondo le dichiarazioni degli stessi Ministri firmatari Minniti e Orlando, avrebbe lo scopo di accelerare le procedure per l’esame dei ricorsi sulle richieste di asilo.

Il concorso è aperto ai laureati in scienze economiche, giurisprudenza, sociologia, scienze politiche e delle relazioni internazionali. La selezione prevede tre prove, di cui due scritte ed una orale. Mancano ancora pochi giorni per inviare la domanda di iscrizione online ai test di ingresso: la scadenza è infatti fissata per il 1° Giugno, data entro la quale adempire a tutti gli obblighi indicati nel bando rispettando i termini indicati. 

L’ammissione si comporrà di più prove. La prima può essere definita di sbarramento e già somiglia maggiormente ad un classico test di ammissione universitario, cioè a risposta multipla, sulle seguenti tematiche: elementi di diritto pubblico, diritto internazionale, storia contemporanea, geografia politica ed economica, lingua inglese. Fortemente richiesta una conoscenza globale della situazione geopolitica europea e non solo. Novanta i quesiti da risolvere in un’ora quindi, i cui esiti saranno da consultare sulla Gazzetta ufficiale del 30 Giugno prossimo. Superato lo sbarramento, il candidato dovrà sostenere due prove scritte. La prima, della durata di 8 ore, prevede la stesura di un elaborato riguardante il diritto internazionale pubblico dell’UE e legislazione nazionale ed europea nell’ambito della protezione internazionale. La seconda invece, della durata di sole tre ore, sarà una prova mirata a confermare la dichiarata conoscenza della lingua inglese dei partecipanti attraverso le canoniche tre fasi del Reading – Writing – Listening, affrontate ovviamente senza l’uso di alcun dizionario e concernenti sempre tematiche relative al diritto nazionale ed internazionale. 

70/100 la votazione minima per accedere alla terza prova, che invece consisterà in un colloquio sugli argomenti citati in precedenza, accompagnato da un ulteriore test in inglese. Qualora il laureato fosse assunto, dovrebbe prima superare un periodo di prova di quattro mesi per poi frequentare la sede a lui attribuita senza possibilità di mobilità prima dei cinque anni di contratto compiuti. Porte che si spalancano per chi è realmente interessato ad una carriera difficile, ma soddisfacente.


Picasso Parade Napoli 1917: la mostra evento tra Capodimonte e Pompei

di Antonio Ianuale

L'artista Pablo Picasso
Il grande artista spagnolo Pablo Picasso torna in Italia, protagonista di un evento a largo respiro internazionale: la mostra Picasso Parade. Napoli 1917, allestita per celebrare il centesimo anniversario del viaggio del pittore spagnolo in Italia. 

Nel 1917 Picasso si trova in Francia, dove conosce lo scrittore transalpino Jean Cocteau che lo coinvolge nel progetto della realizzazione di sipari, scene e costumi per Parade, un balletto che la compagnia russa dei Ballets Russes di Djagilev stava preparando. 

Nel febbraio dello stesso anno Picasso, insieme a Cocteau compie il viaggio in Italia che si rivelerà fondamentale nel suo percorso artistico: giunto a Roma, per assistere alle prove della compagnia russa, entra in contatto con i futuristi e ha modo di apprezzare l’arte rinascimentale italiana. In seguito, Picasso soggiorna anche a Napoli e visita Pompei dove venne affascinato dalle pitture degli scavi. Un soggiorno, quello napoletano, che si può considerare come la fine del periodo cubista del pittore. 

La mostra, che prende il nome dalla rappresentazione del balletto russo, si articola tra il Museo di Capodimonte e l’esposizione agli Scavi di Pompei. L’evento curato da Sylvain Bellenger e Luigi Gallo è promosso dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, con la collaborazione della Soprintendenza di Pompei, del Museo e Real Bosco di Capodimonte e del Teatro dell'Opera di Roma

Parade di Picasso
L’esposizione è incentrata sul capolavoro di Picasso, Parade, enorme opera su tela (17 metri per 10) conservata al Centre Pompidou di Parigi ed esposta raramente proprio per le sue notevoli dimensioni. Nelle sale adiacenti una selezioni di disegni, foto, dipinti, e i bozzetti eseguiti dall’artista per il balletto Pulcinella, andato in scena nel 1920 a Parigi con le musiche del compositore russo Stravinsky e le coreografie di Massine

La mostra è completata dall’esposizione di alcune marionette della collezione Fundación Almine y Bernard Ruiz-Picasso para el Arte. Sono previsti anche una serie di eventi come visite guidate, esibizioni di musica popolare, quattro concerti curati dal Conservatorio San Pietro a Majella ed ispirati al soggiorno napoletano di Picasso, una performance teatrale in collaborazione con Servizi Educativi Museo e la Settima squadra Fanteria a Cavallo Questura di Napoli

A Pompei, nell’Antiquarium degli Scavi sarà in mostra il bozzetto del celebre quadro Les mademoiselles d’Avignone, e i costumi del balletto Parade ideati e realizzati da Picasso. La mostra sta già ottenendo numeri straordinari: nella prima domenica di maggio, dove l’ingresso ai musei è gratuito, sono stati quasi 10.000 i visitatori alla mostra. Numeri che sono certamente destinati a crescere per una mostra che lancia il Museo di Capodimonte alla ribalta internazionale.



In Italia, troppi laureati? Non è mica vero! Peggio di noi, solo la Romania

di Teresa Uomo

Si sente spesso dire che cercare un lavoro è difficile perché, ormai, in Italia ci sono troppi laureati?! Beh, sciocchezze! Il motivo dell’elevato tasso di disoccupazione (11,5%), specialmente di quella giovanile (35,2%), non è certo da riscontrare nella notevole concorrenza del “pezzo di carta”. Secondo gli ultimi dati Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, infatti, l’Italia si colloca al penultimo posto per percentuale di persone laureate. In Italia i giovani con una laurea sono dunque in minoranza e questo, a detta di molti, spiega in parte il forte numero di disoccupati. Anche perchè negli ultimi anni trovare lavoro è diventato sempre più difficile anche per chi ha conseguito una laurea.

“Paese che vai, laureati che trovi”. 

Secondo i dati Eurostat, in Italia, la situazione si presenta ben diversa da quella degli altri paesi. Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, è quello con la percentuale più bassa: 26,2% di laureati tra i 30 e i 34 anni

Nel 2016, la percentuale dei laureati tra i 30 e i 34 anni è cresciuta in tutti i paesi membri dell’Unione Europea, arrivando al 39,1%, rispetto al 2002, ma l’Italia è rimasta tra i Paesi con la percentuale più bassa d’Europa. Inoltre, il nostro Paese è il quinto peggiore tra quelli che “soffrono” l’abbandono scolastico; giovani tra i 18 e i 24 anni che abbandonano l’istruzione scolastica senza aver conseguito un diploma secondario sono il 14% (ma l’obiettivo europeo è fissato al 10%). Data la differenza, bisognerà ritornare sulla “buona Scuola” – commenta il segretario generale della UIL Scuola Pino Turi

In cima alla classifica dei Paesi con più laureati ci sono: Lituania (58,7%), Lussemburgo (54,6%), Cipro (53,4%), Irlanda (52,9%) e Svezia (51%), come scrive l’Ufficio Statistico dell’Unione Europea nel rapporto del 2016. Ultimo posto, la Romania (25,6%). In Italia, in linea con tutti gli altri Paesi europei (unica eccezione la Germania), sono le donne a laurearsi in proporzione maggiore rispetto agli uomini: 32,5%, rispetto al 19,9%. Nonostante questo insoddisfacente risultato - riporta l’Eurostat - l’Italia ha comunque centrato in anticipo l’obiettivo che si è posta per il 2020. È vero che gli italiani con un titolo di istruzione superiore sono raddoppiati rispetto al 2002, quando la quota era del 13,1%, ed ora supera l’obiettivo nazionale del 26%, ma resta ancora un po’ lontano il traguardo della strategia “Europa 2020”, che tutti i Paesi arrivino per quella data ad avere il 40% dei laureati. 

Tutto ciò si aggiunge al fatto che in Italia solo il 53% di chi ha conseguito la laurea (sempre secondo i dati Eurostat), riesce a trovare un’occupazione dopo tre anni dal conseguimento del titolo. Se poi andiamo ad osservare i dati regione per regione, oltre che per Paese, notiamo che – secondo il rapporto “le dinamiche del mercato del lavoro in Campania”, stilato dall’ Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro – il livello di occupazione in Campania è in crescita ed ha raggiunto livelli abbastanza elevati, portando gli occupati ad 1,6 milioni, dato più alto dal 2009 ad oggi. 

C'è infine da tener conto che, negli ultimi due anni, grazie anche al Jobs Act, i posti di lavoro sono aumentati di 68.000 occupati. In quanto al numero di laureati e alla percentuale di laureati-occupati, la Campania risulta al 3° posto con 32.180 laureati, costretti ad emigrare in altre regioni italiane o persino all’estero, alla ricerca di un lavoro; al 2° posto il Lazio, con 32.326 laureati, e al 1° posto la Lombardia, con 43.121 laureati.


Daspo urbano: una misura utile, ma inefficace

               di Gian Marco Sbordone

Nelle nostre città è sempre più diffuso, tra i cittadini, un senso di insicurezza. Ci si sente minacciati, si avverte un pericolo per la propria incolumità e per la salvaguardia dei propri beni. Ma l’insicurezza nasce anche dalla difficile fruibilità degli spazi pubblici, dei servizi, dei mezzi di trasporto, in relazione alla presenza molesta -e talvolta minacciosa- di venditori abusivi, parcheggiatori abusivi e questuanti vari. Napoli è tra le città dove il fenomeno è più grave ed avvertito anche perché la situazione è tale da aver abbondantemente superato la soglia della bonaria tolleranza tipica del nostro popolo.

I Governi che si sono succeduti negli ultimi anni hanno provato a dare risposte, sul tema della sicurezza, rivelatesi però, purtroppo, del tutto inefficaci. Ed anzi la situazione appare negli ultimi anni resa ancor più difficile dalla crescente immigrazione che appare quasi del tutto incontrollata. L’ultimo provvedimento in materia, noto come “Pacchetto Minniti”, dal nome del Ministro dell’Interno che lo ha promosso, prevede una serie di misure tra le quali il cosiddetto Daspo urbano, oggetto di recenti polemiche a Napoli, allorquando esso è stato emanato nei confronti di un venditore abusivo di fiori nella zona di Piazza Amedeo.

Il Daspo urbano è in realtà un tipo di provvedimento rientrante in una tipologia diversificata. Per dirla in sintesi è prevista una misura di allontanamento emessa dal Sindaco e un’ altra rientrante nelle competenze del Questore. Il Sindaco può disporre l’allontanamento da una strada, da un parco, ecc. di persone che impediscono l’accessibilità a stazioni ferroviarie, porti, aeroporti, nonché che disturbano con il loro comportamento la fruibilità di aree verdi o luoghi dove insistono beni artistici o culturali. Il Questore può aggravare la misura già prevista dal Sindaco a fronte di una condotta reiterata e può prevedere l’ allontanamento dall’area dove si trovano locali pubblici, di persone che siano state condannate per spaccio o traffico di sostanze stupefacenti.

Premesso quanto detto, oggi la discussione riguarda da un lato l’opportunità di provvedimenti di questo tipo, dall’altro la loro efficacia. Se ha colpito la misura nei confronti del fioraio in quanto giudicata iniqua, non si può da ciò far discendere una critica generalizzata nei confronti delle misure illustrate che, invece, sembrano andare nel verso giusto che è quello di rendere le nostre città più sicure, più ordinate e più vivibili. Il vero problema è invece quello della loro efficacia concreta che, ancora una volta, manca per il banale ma sempre trascurato motivo che manca una reale sanzione per i trasgressori.

Cosa succede, a chi colpito dal Daspo, viene ritrovato nella piazza da cui è stato allontanato?

La legge fa riferimento a sanzioni di tipo amministrativo o penale che o sono troppo blande o sono ineseguibili (non si riuscirà mai a far pagare una multa a chi risulta nullatenente). Allora, la risposta al quesito che tutti pongono sul perché aumenta in Italia il senso di insicurezza anche se diminuiscono i delitti, sta proprio in questo: la diffusa impunità di chi commette illeciti o delitti. Tale impunità, che è sotto gli occhi di tutti, non fa crescere solo il senso di insicurezza ma, cosa ancora più grave, il senso di sfiducia nei confronti dello Stato.

                                                    

Aviointeriors lancia l'accademia di formazione per gli studenti della Federico II

di Massimiliano Pennone

E’ cominciato a maggio il percorso formativo destinato agli studenti universitari che culminerà con la realizzazione della prima Accademia di progettazione per gli interiors di aeromobili organizzato dall’azienda Aviointeriors con sede a Latina.

Leader mondiale nella progettazione e nella produzione di rifiniture d’interno per aerei di linea, Aviointeriors ospiterà otto laureati in Ingegneria Aerospaziale dell’Università Federico II di Napoli per un percorso formativo d’eccellenza. Uno dei pochissimi esempi del genere in Italia, che offrirà agli studenti l’opportunità di conoscere come si lavora all’interno di una realtà internazionale direttamente a contatto con il nucleo operativo. 

Aviointeriors gestisce infatti lo sviluppo e la produzione completamente in Italia nel suo stabilimento di Tor Tre Ponti (Latina), avvalendosi di un team di progettisti ed ingegneri altamente qualificati. L’azienda è fornitrice ufficiale di alcune delle compagnie top mondiali, per le quali produce sedili sia per la classe Economy che Business (di recente la partecipazione all’Aircraft Interiors Expo di Amburgo, la fiera internazionale per espositori di interni di aeromobile dove vengono svelati in anteprima i nuovi modelli realizzati dai produttori). 

I ragazzi dell’ateneo napoletano potranno studiare e imparare a realizzare prodotti di eccellenza, e allo stesso tempo capire come è organizzato il lavoro in un’azienda che gestisce il processo dall’inizio alla fine. Il percorso di studi è destinato appunto ad aspiranti direttori tecnici, che studiano per specializzarsi nella progettazione e nella certificazione delle poltrone aeronautiche.

L'iniziativa segue quella già promossa in collaborazione con l'Università La Sapienza di Roma, realizzata insieme ad Enac e alla Regione Lazio all’inizio di aprile di quest’anno e volta a promuovere l’Alta Formazione Aerospaziale. In questo caso, l’obiettivo finale è quello di formare e assumere giovani iscritti al Master in Aviazione Civile dell’università romana e inserirli all’interno della Direzione Tecnica della Società dello stabilimento di Latina.

"L'azienda si pone ai vertici della specializzazione di settore puntando sulla formazione professionale a livelli altissimi, promuovendo un forte rapporto con l'università, fucina di talenti, e attraendo risorse troppo spesso costrette a recarsi al Nord o all'estero. Saranno gli specialisti e i manager del futuro, per questo vogliamo forgiarli al meglio" ha dichiarato il direttore delle Risorse Umane di Aviointeriors, Simone D’Auria. Non solo, i partecipanti al percorso di formazione avranno a disposizione anche un'aula di eccellenza con vista panoramica sul Golfo di Napoli per studiare. Un regalo che sicuramente aiuterà a stimolare la creatività degli studenti ed un bellissimo esempio di connessione fra il mondo del lavoro e quello dell’università che ci si augura venga seguito anche da altre grandi aziende in Campania.

Nuova app Trenitalia: l’innovazione al servizio del trasporto

di Antonio Cimminiello

L’attesa spasmodica e snervante, in balia della più totale incertezza. E poi, la famigerata comunicazione del ritardo temuto, o, peggio, della cancellazione della corsa o del treno tanto attesi. In Campania -e soprattutto tra Napoli e provincia- tutto ciò è ormai diventato una sorta di costante, spesso accompagnata da pericolosi livelli di esasperazione ( non pochi sono stati i casi di aggressione fisica a danno dei malcapitati conducenti). Questa sicuramente è una delle ragioni che ha spinto Trenitalia a varare una nuova app per i viaggiatori

Nell’ambito di attuazione del proprio piano industriale per il periodo 2017-2026, essa ha inteso accelerare lo sviluppo e il potenziamento delle attività di “smart caring”. Ma in che cosa consisterà esattamente la novità tecnologica di turno? 

Chi possiede un telefonino con sistema operativo Android o iOS potrà avvalersi di un app totalmente gratuita, il cui utilizzo permetterà di fornire in tempo reale una serie di informazioni sicuramente preziose per chi è in viaggio, dall’indicazione di un ritardo e della sua causa- con specifico riguardo ai ritardi superiori ai 15 minuti, ipotesi purtroppo non rara- fino all’indicazione di possibili ripristini, oppure di soluzioni di spostamento alternative. Il varo dell’app Trenitalia non rappresenta una novità in senso assoluto: in funzione già da alcuni mesi, finora il suo utilizzo permetteva a chi intendesse viaggiare con treni regionali di conoscere soltanto l’esatto andamento del proprio convoglio. 

D’ora in poi invece con il medesimo strumento si otterrà un’informazione più completa, quale quella sopra descritta. Tali novità per ora saranno operative solo in alcuni regioni italiane, e cioè Lazio, Toscana, Emilia Romagna e Liguria; a partire dal prossimo Luglio anche la Campania potrà conoscere tale innovazione, in linea con l’obiettivo finale (l’estensione per tutto il Paese a partire dal 2018). 

L’idea che se ne percepisce è quella dunque di un soggetto erogatore di un servizio, senza dubbio centrale, più “vicino” al passeggero, anche se non fisicamente. L’app mira a contrastare uno degli aspetti negativi inevitabilmente connessi ad un trasporto non propriamente al top, e cioè l’incertezza in ordine a tempi e possibilità stessa di muoversi, con relative ripercussioni sulla propria vita quotidiana. La scelta di ovviare a ciò tecnologicamente ricalca iniziative analoghe già adottate in passato (a Napoli ad esempio si possono ricordare le “paline” alle fermate dei bus, oppure la nuova modalità di acquisto del biglietto ANM via sms). E’ chiaro però che ciò non può evitare una costante quanto necessaria opera di manutenzione ed ammodernamento della stessa rete ferroviaria materialmente intesa, vero e proprio punto dolente - soprattutto a livello locale - nella regione campana.

Legge contro il cyberbullismo: lo Stato precursore in Campania

di Noemi Colicchio

Lo scorso 2 maggio la Regione Campania ha approvato all’unanimità il testo della prima legge regionale contro bullismo e cyberbullismo. Dieci in totale gli articoli, votati elettronicamente dalla Commissione consiliare, in cui vengono enunciate le definizioni di entrambi i fenomeni. Grande attenzione è stata riservata alla specifica degli interventi di leva statale diretti alla tutela delle libertà individuali, al contrasto contro ogni tipo di discriminazione e alla valorizzazione delle diversità.

Dulcis in fundo, è stato istituito un Fondo per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno di 200 mila euro, da cui la Regione potrà attingere per ottemperare alle spese di tribunale delle vittime di tali fenomeni che, secondo dichiarazione dei redditi, potrebbero non essere in grado di provvedervi adeguatamente. Un’intera settimana all’anno sarà dedicata alla sensibilizzazione della società verso problematiche ad oggi più che sentite: verrà celebrata a cavallo con il 7 febbraio, già giornata nazionale dedicata alla tematica. 

Purtroppo leggiamo spesso di casi di bullismo e cyberbullismo, e questo ci ha indotto a fare qualcosa, non potevamo più aspettare una normativa a livello nazionale.” Così commenta il Consigliere regionale Maria Ricchiuti, autrice della proposta di legge. Una sensibilità mostrata verso l’argomento che pochi pari conta in tutta Italia e che non mira a punire a posteriori – che pure è cosa buona e giusta- ma a prevenire la degenerazione, attraverso iniziative e programmi che coinvolgeranno figli e genitori. Obiettivo finale è la promozione di quella che nel testo viene definita “cultura della cittadinanza digitale consapevole”, una sorta di educazione civica 2.0, plasmata sugli spigoli affilati di una società delle reti che imbrigliano tutti tra una connessione e l’altra. 

"La legge punta ad affrontare fenomeni delicatissimi come bullismo e cyberbullismo, - ha dichiarato Chiara Marciani, Assessore alla Formazione e Pari Opportunità - puntando a prevenirne soprattutto le cause. Stiamo già lavorando per avviare una serie di iniziative e progetti che possano avere grande diffusione, attraverso l'utilizzo di strumenti legati al mondo dei giovani, come la rete, attraverso cui affrontare temi importanti come la lotta all'omofobia e allo stalking". 

Particolare attenzione è stata dedicata anche al problema del bullismo omotransfobico, su richiesta sollevata dall’Arcigay Napoli, raccolta dal Consigliere Carmine de Pascale  ed all’opposizione da Luigi Cirillo, del Movimento 5 Stelle. Le appartenenze si superano e di fronte a problematiche così profonde non esistono bandiere che tengano. 

"Una legge importantissima – commenta Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli per il contrasto al bullismo omofobico e al cyberbullismo nelle scuole campane. […] Questa legge rafforza il nostro impegno territoriale nelle scuole, perché possa essere diffusa una nuova cultura delle differenze e del rispetto a partire proprio dei giovanissimi, proprio dalle scuole". 


E allora si scommette insieme su una regione in grado di affrontare problematiche che altri ancora non hanno percepito come tali, rischi reali capaci di minare la stabilità di un paese intero che perde di civiltà quando entra nel virtuale. Il cyberbullismo non è solamente figlio del bullismo, sua mera trasposizione in rete. Si tratta di un atteggiamento mentale, nient'altro che la subdola intuizione che nello scherzo si nasconda sempre un fondo di verità, senza tener conto che la sua degenerazione in offesa sia facile da innescare ma difficile da digerire. Per questo era ed è fondamentale che chi di competenza dia segnali forti alla società, partendo dalle basi, dalle scuole.


A Napoli la Giornata di Prevenzione contro la Cheratosi Attinica

di Luigi Rinaldi

Non è vero che il sole fa bene alla salute. L’esposizione eccessiva ai raggi solari è un sicuro fattore di rischio per la pelle. I benefici dell’esposizione ai raggi solari, infatti, sono molto inferiori al rischio di sviluppare tumori e alla certezza di far invecchiare precocemente la pelle. E’ giusto prendere il sole, abbronzarsi, ma con moderazione, proteggendosi ed evitando le ore più calde. Una tra le più frequenti patologie legate all’eccessiva esposizione solare ed ai raggi ultravioletti è la cheratosi attinica, ossia una lesione della cute d’interesse dermatologico, che, a lungo andare, può sfociare in forme cancerogene, quali il carcinoma squamo cellulare (spinalioma) ed il carcinoma basocellulare (basalioma). 

Si tratta di una patologia molto frequente tra la popolazione. In Italia, secondo studi recenti, interessa l’1,4% della popolazione generale ed il 3% degli ultrasettantenni. Anche in quest’ambito, la parola d’ordine è prevenire anziché curare. Proprio in tale ottica, lo scorso 6 maggio presso l’Ordine di Malta di Napoli, Salita Cariati, si è tenuta la Giornata di prevenzione gratuita rivolta agli over 40. 

La cheratosi si presenta in forma di macchie rugose al tatto, di colore dal rosa al mattone, localizzate sul viso, cuoio capelluto ed arti. Esse sono asintomatiche e lievemente pruriginose. Alcune macchie sono di aspetto squamoso o ricoperte di crosticine. Molto spesso vengono sottovalutate perché ritenute impropriamente innocue oppure confuse con la cheratosi seborroica, fenomeno assolutamente benigno. La cheratosi attinica colpisce maggiormente gli anziani, in particolare quelli con una lunga storia di esposizione ai raggi solari, come pescatori e contadini. I pazienti con fototipo basso, con occhi azzurri e capelli biondi o rossi, hanno maggiori probabilità di sviluppare negli anni cheratosi attiniche, rispetto alle persone con fototipo alto. Infatti, nei soggetti di razza scura, le cheratosi attiniche sono un fenomeno poco frequente. 

La diagnosi di cheratosi attinica risulta di fondamentale importanza, perché è possibile che il disturbo cutaneo si evolva in una forma maligna. La cheratosi attinica, infatti, non è considerata tumore, ma una forma precancerosa: non necessariamente, quindi, la stessa si trasformerà in neoplasia, sebbene, in merito, esista una certa probabilità. Le terapia dermatologiche attualmente disponibili variano da paziente a paziente e vanno programmate al momento della visita specialistica con il proprio dermatologo. I trattamenti più moderni sono finalizzati ad eliminare le lesioni visibili e bonificare le zone adiacenti, nelle quali il fotodanno è comunque presente. Si tratta di terapie che garantiscono risultati significativi in pochi giorni di trattamento domiciliare, a seconda delle sedi coinvolte.

Maradonapoli: dov'è la vittoria? Uno spaccato del lato meno sportivo di Maradona

di Danilo D'Aponte

Diego Armando Maradona
Che si segua il calcio o meno, se si vive a Napoli è chiaro che l'ombra di un culto meno nobile è costantemente presente. Sì, perché nella terra che, insieme, teme e venera il Vesuvio, con la sua bellezza e potenza latente, di quel popolo che si "scioglie" metaforicamente insieme al sangue del santo patrono, che fa sua la proverbiale furbizia di pulcinelliana memoria, c'è un ulteriore figura che da 30 anni e più è parte integrante dell'identità di questa città: Maradona. Non è un caso che nel trentennale della vittoria del primo scudetto, il regista Alessio Maria Federici ci regali il suo "Maradonapoli", che è forse l'analisi più accurata del fenomeno Maradona a Napoli.

Di lui è stato detto tutto ed il contrario di tutto, e i suoi sostenitori vedono in lui una sorta di Masaniello che, con il pallone tra i piedi, avrebbe mostrato all'Italia e il mondo che a volte il "piccolo" può vincere. E badate, per piccolo non mi riferisco al fisico basso e tarchiato che ha identificato da quel momento in poi le physique du rôle del numero 10, del Fantasista, come anche i giapponesi hanno imparato a identificare quel ruolo, bensì a un simbolo che, trascendendo lo sport, avrebbe ridato orgoglio a un popolo ferito da tempi ben più remoti da quel Nord potente e opprimente

Sì, perché fino all'arrivo di Maradona, lo sport pallonaro più amato d'Italia era monopolio delle grandi squadre del settentrione: Juventus, Inter e Milan. Dei nobili albori di Genoa, Torino e Pro Vercelli, con sporadiche apparizioni di Fiorentina. Con Roma, Lazio e Cagliari a rappresentare le vittorie più a Sud dello stivale. Maradona era di tutti: giovani e anziani, ricchi e poveri. E questa moltitudine di voce è la stessa che ne racconta le gesta nel documentario.

Di tanto in tanto si sfocia nel fanatismo, e non si può spiegare altrimenti la "passione" che in lui possono nutrire anche ragazzini nati dopo il 2000, ben molti anni dalla fine delle gesta di questo eroe popolare giunto dal Sud America. La cosa "particolare" di questo documentario è che pare essere quasi destinato ai non napoletani, nel senso che il vero tifoso del Napoli conosce già tutto quanto viene mostrato nel documentario. Dalla spasmodica attesa dell'arrivo di questo giovane, già consacrato all'Olimpo del pallone, in Argentina prima e in Spagna poi.

La febbre di un popolo che, tra mille stereotipi, viene placata dalla proclamazione del proprio sovrano, il proprio condottiero.Già, perché di sport c'è poco o niente in questo documentario, Maradona è spesso "politica". L'anti conformista, colui che sfida i "poteri forti". E la freschezza del prodotto sta nel porre la questione come se fosse la prima volta che questo concetto viene sciorinato.

Detto già della quasi totale assenza di momenti di sport, salvo due interviste fatte al campione quando, ferito nell'orgoglio, era stato fischiato nella finale a Roma contro la Germania, il documentario pare solo mostrare gli effetti del fenomeno, lasciando allo spettatore il compito di individuarne le cause. 

Nota a margine: nel momento in cui vi scrivo il film è già uscito nelle sale e, nel giorno esatto della conquista del primo tricolore, i protagonisti di quelle gestasi sono radunati allo Stadio San Paolo per celebrare l'evento. Peccato solo che il complesso fosse chiuso e già rimbalzino le colpe. Non l'epilogo ideale per accompagnare questo film evento.



A Napoli lo sportello online “Difendi la Città”

di Marcello de Angelis

Un giorno all’improvviso, mi innamorai di te, il cuore mi batteva, non chiedermi perché. Di tempo ne è passato, ma sono sempre qua e oggi come allora, difendo la Città!” Recita così l’inno che, sulle note di “L’estate sta finendo” dei Righeira, accompagna ogni partita del Calcio Napoli. Coinvolgente e suggestivo, raggiunge il suo apice emozionale nell’inciso “oggi come allora, difendo la Città”, particolarmente evocativa per chi ha Napoli realmente nel cuore. E, proprio una parafrasi di questa frase (con tutto il suo significato intrinseco) è stata utilizzata per battezzare “Difendi la Città”, lo sportello online istituito lo scorso Aprile dal Comune di Napoli e volto alla difesa della terra partenopea attraverso la raccolta di segnalazioni relative alle offese contro la Città in quanto tale o il suo popolo. Lo sportello si configura come un modulo (o form) on line disponibile sul sito del Comune di Napoli www.comune.napoli.it/difendilacitta in cui bisogna inserire i propri dati anagrafici, il “luogo” in cui è avvenuta l’offesa (web, social network, televisione, giornali, altro), il link che indirizza alla pagina incriminata e due immagini come documentazione aggiuntiva: screenshot delle frasi ingiuriose o foto del giornale. 

Un sistema che nelle intenzioni del sindaco Luigi de Magistris e di Flavia Sorrentino, delegata per il progetto “Napoli Città autonoma”, potrebbe riguardare anche i cori di discriminazione territoriale che si sentono negli stadi contro i tifosi del Napoli. In effetti da tempo si assiste ad una narrazione mistificata, distorta ed a volte diffamatoria della Città che viene resa sempre più spesso oggetto di pregiudizi e stereotipi. Attraverso gli uffici comunali interessati, verranno chieste “precisazioni ed apposite rettifiche”, fino a giungere al punto in cui sarà avviata, previa valutazione dell'Avvocatura Comunale circa la sussistenza degli estremi, una reale iniziativa legale per tutelare la dignità del territorio, l'immagine e la reputazione del capoluogo campano e dei suoi abitanti.

Sarebbe bello - commenta il Sindaco - se riuscissimo, con i soldi incassati per le diffamazioni nei confronti di Napoli, a inaugurare dei giardini cui apporremo una targa per ricordare come abbiamo ottenuto i finanziamenti. Napoli ha bisogno di denaro che investiremo nei servizi, nel decoro e nell’arredo urbano. Ma attenzione, l’intento non è risarcitorio” - continua il Primo Cittadino - “desideriamo soltanto una corretta informazione nei confronti della Città. Vuole essere uno strumento politico e anche giuridico per tutelare Napoli e i cittadini incanalando la loro rabbia. Quotidianamente ci imbattiamo in azioni che ledono l’immagine della Città e che tentano di frenare le potenzialità e gli investimenti economici. Noi vogliamo ricostruire le verità sfregiate. Avvieremo azioni legali quando si tratterà di mistificazioni e non di critica, perché questa Città ha bisogno delle critiche. Siamo convinti che questo sportello faccia rinnovare l’orgoglio partenopeo”.

Non è un atteggiamento da presuntuosi ma da partenopei” - conclude - “e non dimentichiamo che Napoli sarà la prima Città con uno statuto autonomo nell'Italia del terzo millennio e lo sportello fa parte di un progetto vero che non è contro nessuno ma è innanzitutto per la Città”. Con tutta la soddisfazione possibile e con tutto l’orgoglio partenopeo possiamo ben dire che la prima querela è partita di diritto nei confronti del sindaco di Cantù per aver definito Napoli fogna d'Italia. 


Scuola: oltre all'inglese, perchè non insegnare l'arabo?

di Teresa Uomo

L’apprendimento di una seconda lingua straniera, oltre all’inglese che riveste sicuramente una grande importanza, rappresenta per gli studenti una notevole risorsa formativa sui diversi piani della crescita culturale e professionale. I grandi paesi d’Europa rappresentano dei prestigiosi patrimoni culturali, la cui conoscenza è un importante tassello del profilo formativo di ogni cittadino europeo; questi stessi paesi europei offrono diverse opportunità di studio, di stage formativi, e di concrete esperienze lavorative. 

Fin dal trattato di Maastricht del 1992, l’Unione Europea ha reso del tutto fruibili tali prospettive, istituendo il diritto alla libera circolazione tra gli stati membri di studenti, ricercatori e lavoratori. Per poter accedere a tali opportunità è necessario conoscere le lingue straniere. Bisogna promuovere la multiculturalità che si sviluppi con continuità e progressività attraverso lo studio di almeno due lingue straniere, in tutti i segmenti della scuola italiana: dal primo approccio nella scuola primaria, fino al termine della scuola secondaria di secondo grado. 

Lo studio delle lingue è una priorità per il futuro dei ragazzi e delle ragazze. La scuola italiana ha la grande possibilità di formare i giovani aprendosi alle lingue del futuro, una lingua come l’arabo, prevalente nel Mediterraneo. L’Italia di oggi è molto meno provinciale di quel che sembra; mentre si discute di immigrazione e di emigrazione, il numero di iscritti a facoltà di lingue orientali aumenta sempre più, ed anche le scuole hanno pensato di aprirsi all’insegnamento e all’apprendimento di lingue orientali. 

Giovani che guardano al di là del loro naso, giovani assetati dalla voglia di conoscere sempre meglio questo mondo in espansione, che non temono il diverso, ma vogliono comprenderlo. Le istituzioni scolastiche stanno pian piano cominciando a mettersi a passo. Una scelta lungimirante, quella di non limitare la conoscenza del mondo esclusivamente all’Europa. Parliamo di una mediazione tra la cultura europea, continentale ed orientale: un esempio a cui guardare all’interno dell’attuale società, dove manca ancora la coscienza d’integrazione; un laboratorio di cittadinanze consapevoli e nuove, che trascendono i confini. La sfida potrebbe essere quella di prevedere l’insegnamento della lingua araba nelle scuole dalla prima elementare fino alla maturità. Pensare che i ragazzi oltre all’inglese imparino anche l’arabo o altre lingue, non dovrebbe stupire. Sapere l’arabo permetterebbe ai ragazzi di conoscere meglio un’altra cultura, di guardare con attenzione al Medio Oriente, ipotizzando percorsi di studio anche in queste aree del mondo. 

Il politico marocchino Khalid Chaouki, naturalizzato italiano, esponente del Partito Democratico, parlando di scuola, ha preso a modello gli istituti scolastici tedeschi ed inglesi ed ha esordito affermando che: “dovremmo insegnare arabo agli studenti italiani. L’integrazione va costituita con una scuola che abbia dei reali obiettivi, che consenta agli italiani di integrarsi nella società”. Ha poi concluso osservando che “il 10% degli studenti è di origine straniera che però scolasticamente vive ai margini. All’estero, come in Inghilterra, i corpi insegnanti consentono ai cittadini immigrati di dare un contributo alla vita civile. Da noi invece, gli insegnanti immigrati sono quasi completamente assenti, e le leggi sulla cittadinanza escludono i 'nuovi italiani'. C’è un errore di base che implica l’esclusione e non l’inclusione”.

Monopoly: Napoli la prima città italiana ad ospitare il celebre gioco

di Danilo D'Aponte

In principio fu Londra, prima città a ricevere un'edizione speciale del popolare gioco da tavola Monopoly. Ciò è stato reso possibile solo grazie al grosso successo riscosso in Inghilterra, ed è così che il colosso americano Hasbro prova a bissarne il successo con edizioni europee. E per quanto riguarda l'Italia? Beh, è proprio il nostro uno dei paesi più appassionati al celebre gioco. Sarà Napoli la prima città a ricevere una sua edizione. E c'è di che esserne orgogliosi perché ha battuto la concorrenza di Roma, in lizza perchè capitale, Milano, in quanto metropoli, e Firenze che, come Napoli, era l'altra candidata ad essere lì per la forte connotazione identitaria.

Ma quelli di Wstaff (l'agenzia creativa che si sta occupando di dare al Monopoly internazionale una identità tutta napoletana) hanno convinto i manager della Hasbro che Napoli aveva una marcia in più. Anche gli Imprevisti e le Probabilità, che tanto caratterizzano il gioco, saranno tutti episodi di vita vissuta partenopea. La cosa è piaciuta molto al Comune di Napoli, tanto da concedere il suo patrocinio. 

Questa variante del famoso gioco, arrivato in Italia nel 1935 per conto della Editrice Giochi, ma esistente in America già da molti anni prima, ed avente una versione nazionale, Monopoly Italia (in cui le vie sono sostituite dalle città), vedrà i nomi delle celebri strade Parco della Vittoria, Viale dei giardini, ecc... sostituiti con quelli di Via Toledo, Piazza Vittoria, Corso Umberto e molte altre. Ci saranno insomma un po' tutte per identificare l'intera città, tanto il centro storico quanto le periferie. E tra i cittadini è partito già qualche pronostico su quale strada reale sostituirà le altrettanto celebri del gioco originale, nessuno però si lancia in pronostici circa Bastioni Gran Sasso o Vicolo Stretto.

E la Wstaff: "Siamo in fase di accordi commerciali, perché la particolarità di questo Monopoly napoletano sarà quella di affiancare una ventina di brand commerciali che potranno avere il proprio nome stampato su una casella corrispondente alla strada dove operano. Ma tutto questo senza snaturare la vocazione del gioco: rappresentare Napoli in tutta la sua totalità. Ed in tanti hanno già aderito." Non è un caso che il gioco sia stato presentato presso Scaturchio, in Piazza San Domenico Maggiore. Non sono ancora noti altri dettagli sulla commercializzazione del prodotto, se non che avverrà a partire da settembre e che ci saranno ventimila copie vendute a circa 30 euro cadauna, giusto in tempo per essere presenti sugli scaffali delle giocattolerie e nei centri commerciali durante il periodo natalizio.


A Napoli grande successo per il primo “Vomero Fest”

di Marcello de Angelis

Il 12, 13 e 14 maggio scorso si è tenuto al Vomero la prima edizione del “Vomero Fest”. Una tre giorni ricchissima di eventi dedicati alle arti, alla pittura e al cinema, alla fotografia e alla letteratura, alla street art e alla moda. In un caldo week end primaverile (in realtà quasi estivo), si sono svolti più di trenta appuntamenti che hanno regalato ad un pubblico accorso numeroso, momenti di svago, di divertimento e di riflessione. Una manifestazione economicamente autonoma (piccolissimi sponsor e sostegni diretti degli stessi organizzatori, senza intaccare le casse comunali), sebbene inserita nel Maggio dei monumenti 2017, ideata e diretta dall’attore Sergio Sivori con la direzione organizzativa di Maria Rosaria Picardi, sotto il marchio “SerMar Events” ed approvato dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, insieme alla Municipalità V, Vomero/Arenella, con il patrocino morale della Città Metropolitana di Napoli.

Tanti gli appuntamenti distribuiti nei grandi musei della zona come Castel Sant’Elmo, la Certosa di San Martino, la Villa Floridiana ed il Museo Duca di Martino. Ma non solo: anche i cinema, i teatri, le chiese, i parchi, le piazze e le strade della intera zona sono stati luoghi in cui si sono svolti molti dei tanti eventi in programma. Insomma, un quartiere intero mobilitato per regalare alla Città una sana ventata di arte e cultura. 

Il momento clou si è avuto con l’emozionante cerimonia di inaugurazione della Via delle Stelle, all’incrocio tra via Alessandro Scarlatti e via Luca Giordano quando c’è stata la posa della prima “Stella” dedicata ad Antonio de Curtis in arte Totò in un andirivieni di pubblico accorso festoso per l’occasione e affascinato sia dall’esibizione melodica della Fanfara a Cavallo della Polizia di Stato che ha intonato le struggenti note di “Malafemmena”, che dalle funamboliche acrobazie dei Falcons di Barcellona. La “Stella”, realizzata su disegno dello stesso Sivori in pietra lavica e bronzo, ripropone il perimetro a forma di stella di Castel Sant’Elmo ed è destinata ad aprire un percorso urbano che diventerà una specie di “Walk of Famenapoletana, ovvero la via dedicata alle stelle del cinema legate alla Città. 

Iniziare con Totò è stato quasi ovvio, soprattutto nell’anno concomitante col cinquantesimo anniversario della sua scomparsa. Un modo per annunciare la nascita di un progetto ben più ampio: il “Vomero International Film Fest”, che vedrà la luce nel 2018 e avrà nel Vomero il centro di un evento cinematografico internazionale, proprio lì dove nacquero le grandi case di produzione cinematografiche che tra la fine dell’800 e l’inizio ‘900 esistevano nel quartiere collinare, ben prima che Cinecittà fosse costruita, come la Lombardo Film a Via Cimarosa da cui è nata poi la Titanus. Per questo motivo è scelto il Vomero come cornice dell’evento: è qui che è nato il cinema italiano ed è da qui che rinascerà in modo nuovo, competitivo e sperimentale. “L’obiettivo della rassegna” – dichiara Sivori – “sarà soprattutto ridare luce ad un quartiere spesso considerato solo commerciale, ma che racchiude tante bellezze turistiche”.

La conferenza stampa di presentazione del VomeroFest
 “La Città Metropolitana di Napoli ha deciso sin da subito di sostenere questo progetto che si inserisce nell’attività di valorizzazione del patrimonio della cultura napoletana nel mondo” – ha dichiarato il Consigliere Comunale e Metropolitano David Lebro – “voglio ringraziare gli organizzatori Sergio Sivori e Maria Rosaria Picardi, ma anche le consigliere della V Municipalità Ginevra Giannattasio e Cinzia Del Giudice per quanto realizzato; siamo certi che questa iniziativa possa rappresentare un punto di partenza importante per ricordare e rendere permanente quanto Napoli ed il Vomero hanno dato alla cinematografia di questo Paese”. Il Consigliere Lebro ha poi continuato  “da Napoli parte il riscatto della storia del nostro cinema: bisognava onorare un grande attore come Totò, noi napoletani siamo legati alla sua storia, noi come l’Italia intera e il mondo. Si è chiusa la serie di eventi di questo grande festival in cui la Città Metropolitana è voluta essere protagonista. Il comune ha onorato Sophia Loren con la cittadinanza onoraria ed ora la Città Metropolitana ha voluto onorare Totò. Credo che questo festival possa ripetersi ogni anno e diventare permanente e allargarsi fino a diventare un festival del cinema internazionale”.

Quindi appuntamento all’anno prossimo, promettendo continuità ed attenzione ad una manifestazione che è andata ben oltre le aspettative: una festa “per i napoletani che amano la loro Città e le espressioni artistiche che essa ci dona”.



Easyjet continua ad investire su Napoli

di Luigi Rinaldi

Il boom turistico che negli ultimi anni sta interessando la citta di Napoli non è sfuggito alla Compagnia aerea scozzese, Easyjet, la quale ha effettuato nuovi importanti investimenti nel capoluogo campano. Durante la prossima stagione estiva, Easyjet garantirà per quattro volte alla settimana il collegamento diretto da Napoli per Zurigo, e, per tre volte alla settimana, quello per Lille e Dubrovnik

Il 2016 è stato un anno record per Easyjet a Napoli, con 2,3 milioni di passeggeri, in crescita del 16% rispetto all’anno precedente. Nel 2017, con l’arrivo del quinto aeromobile e con otto nuove destinazioni, saliranno a 36 i collegamenti Easyjet, nazionali ed internazionali, con 14 Paesi europei a disposizione dei passeggeri campani. 

Un investimento importante quello della Compagnia scozzese, che porterà il livello di crescita al 17%, confermando le enormi potenzialità del capoluogo partenopeo per gli interessi e gli obiettivi dei colossi dell’economia mondiale. Easyjet è attualmente una delle più importanti aziende di trasporti europee e ha deciso di credere nella città di Napoli e di non considerare Capodichino come un semplice scalo. Questa scelta consentirà a migliaia di napoletani di raggiungere le mete che desiderano, con spese e tempi ridotti, ma, soprattutto favorirà il già notevole flusso di turisti verso la città di Napoli, la quale è diventata una destinazione “top” per francesi, americani e giapponesi. Molti turisti privilegiano Napoli perché la considerano una meta sicura, lontana dalle minacce del terrorismo. La città attrae perché è tutta da scoprire, grazie alle sue bellezze naturali e paesaggistiche, ma anche alla sua storia ed al fascino delle leggende esoteriche che la riguardano. 

Il boom turistico, naturalmente, sta determinando una formidabile crescita di alcuni settori economici. Bar e ristoranti continuano a registrare un aumento del fatturato ed anche il commercio, specie quello dei prodotti tipici alimentari e dell’artigianato, sta traendo benefici collegati al passaggio dei turisti. Ancora tanto resta da fare, soprattutto per quanto concerne i servizi ed i trasporti, ma, è fuor dubbio, che la città di Napoli stia attraversando un momento storico di fondamentale importanza per il suo futuro.

Scuole chiuse a Caserta: quale orizzonte per l’istruzione?

di Antonio Cimminiello

L'Istituto Buonarroti a Caserta
L’anno scolastico che si sta avviando ora a conclusione sicuramente sarà ricordato per molto tempo, e non tanto per esperienze positive. Se su tutto ha prevalso lo stato di vera e propria confusione, conseguenza della non proprio perfetta messa in atto della nota riforma della “Buona scuola”, purtroppo non sono mancate altre vicende altrettanto amare. E’ il caso dell’improvvisa chiusura “forzata” di alcuni istituti scolastici nel territorio casertano, decisa in primo luogo dall’ente provinciale

In realtà tutto ha avuto inizio con la decisione, adottata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, di sottoporre a sequestro preventivo l’"Istituto “Buonarroti” di Caserta: tale decisione ha rappresentato lo sbocco di un’indagine, già iniziata tempo fa, nella quale si contesta il reato di omissione di lavori in edifici e costruzioni che minacciano rovina.

L’effetto domino non ha tardato a manifestarsi, portando alla chiusura di altre tre scuole, ma in realtà coinvolgendo addirittura più di 80 istituti: il rischio è che il riscontro tanto di deficit strutturali quanto certificativi possa portare ad una chiusura totale. Ma come si è potuta originare una situazione del genere? L’Ente Provincia di Caserta è in situazione di dissesto finanziario a partire dalla fine del 2015. 

Come le altre province italiane, la completa attuazione della “riforma Delrio” ne avrebbe dovuto comportare la scomparsa ma, come è noto, tutto si è arenato a causa del risultato referendario del Dicembre 2016. In questo modo la riforma è stata attuata solo in parte, con annessa restituzione allo Stato dei fondi tradizionalmente riservati alle Province, cosicchè l’ente campano - già immerso in una situazione economica recessiva - si è ritrovato a dover operare ancora, conservando importantissimi ambiti di competenza (dalla manutenzione delle strade a quella di taluni edifici scolastici), ma praticamente senza denaro in cassa. 

E così la situazione è precipitata; e meno male che l’anno scolastico sta per concludersi, verrebbe da dire. Sono comunque allo studio soluzioni alternative, ed altri soggetti istituzionali hanno già cercato di muoversi concretamente: è il caso della Regione presieduta da Vincenzo De Luca, la quale ha stanziato un milione di Euro per far fronte nell’immediato alle situazioni più critiche. Ma è davvero inconcepibile come una platea davvero considerevole di studenti non solo possa essere così facilmente privata di un diritto imprescindibile quale quello allo studio, ma venga costretta già da mesi a vivere in una situazione di precarietà, i cui ultimi sviluppi hanno solo assunto i contorni di una “tragedia annunciata”. Senza dimenticare, anche questa volta, il solito paradosso nostrano, se si pensa che esiste a livello nazionale un fondo unico per l'edilizia scolastica pari a ben 3,9 miliardi di euro, e destinato proprio alla messa in sicurezza, ristrutturazione e realizzazione di edifici scolastici.



mercoledì 3 maggio 2017

Napoli: arriva "Un Mare di Opportunità" tra kayak, musica e yoga

di Danilo D'Aponte

Un Mare di Opportunità, questo è il nome della manifestazione che vedrà le spiagge napoletane essere attrezzate e restituite alla propria città. E' quanto annunciato in una conferenza stampa dall'Assessora alla Qualità della Vita e alle Pari opportunità, con delega al mare, Daniela Villani: "Appena ci sarà riconsegnata la spiaggia di Bagnoli l’attrezzeremo con Bagni e docce. Le docce arriveranno anche alla rotonda Diaz a partire da giugno e speriamo, con l’aiuto degli sponsor, di poter assicurare anche i bagni. A San Giovanni, dove il mare resta impraticabile, organizzeremo delle attività ricreative e sportive". Sul sito ufficiale del Comune di Napoli, promotore dell'iniziativa, leggiamo: "l'iniziativa è un'anticipazione del Mese del Mare previsto a ottobre, e un corollario alla bellezza e all'importanza delle iniziative per Maggio: per tutto il periodo, a napoletani e turisti sarà gratuitamente offerta la possibilità di scoprire le attività dei circoli nautici, delle associazioni, e delle federazioni sportive che organizzeranno degli open day nelle proprie sedi, oltre ad un ricco calendario di eventi che vedranno il mare quale protagonista indiscusso della rassegna. Un Mare di Opportunità attraverso l'offerta di attività sportive, artistiche, ludiche, di danza, musica e tanto altro ancora, mira a promuovere la riscoperta e valorizzazione delle antiche radici marinare e della nostra lunga ed onorata tradizione di sport acquatici, per godere della bellezza di scorci e paesaggi mozzafiato, magari mentre ci si dedica al proprio sport o hobby preferito, e perché no, scoprendone di nuovi."

Si inizia il 5 maggio con le canoe in partenza dalle Rocce Verdi (ore 9:30 con la presenza dell'associazione culturale Kayak Napoli). Ci sarà poi yoga e musica sul pontile di Bagnoli, visite ai circoli nautici, che mostreranno le loro attività: con particolare attenzione all'avvicinamento alla vela da parte dei più giovani, le uscite in barca per i disabili con la Peepul Sport onlus, la pulizia dei fondali con il Centro subacqueo Sant’Erasmo. 

L'obiettivo delle iniziative, per nulla velato, sempre nelle parole del Comune di Napoli è: "rafforzare un potenziale ancora inespresso dato dalla blue economy. Con Un Mare di Opportunità desideriamo immaginare con maggiore positività il futuro di Napoli e soprattutto rimirare e apprezzare la città dalla sua migliore prospettiva, quella costiera". Se il mare tornerà protagonista per i napoletani, è ovvio, che potrà essere un ulteriore arma per il turismo: diverrebbe d'obbligo, insomma, inserire nella propria agenda una scappatina al mare tra una visita e l'altra della città.