martedì 30 maggio 2017

Daspo urbano: una misura utile, ma inefficace

               di Gian Marco Sbordone

Nelle nostre città è sempre più diffuso, tra i cittadini, un senso di insicurezza. Ci si sente minacciati, si avverte un pericolo per la propria incolumità e per la salvaguardia dei propri beni. Ma l’insicurezza nasce anche dalla difficile fruibilità degli spazi pubblici, dei servizi, dei mezzi di trasporto, in relazione alla presenza molesta -e talvolta minacciosa- di venditori abusivi, parcheggiatori abusivi e questuanti vari. Napoli è tra le città dove il fenomeno è più grave ed avvertito anche perché la situazione è tale da aver abbondantemente superato la soglia della bonaria tolleranza tipica del nostro popolo.

I Governi che si sono succeduti negli ultimi anni hanno provato a dare risposte, sul tema della sicurezza, rivelatesi però, purtroppo, del tutto inefficaci. Ed anzi la situazione appare negli ultimi anni resa ancor più difficile dalla crescente immigrazione che appare quasi del tutto incontrollata. L’ultimo provvedimento in materia, noto come “Pacchetto Minniti”, dal nome del Ministro dell’Interno che lo ha promosso, prevede una serie di misure tra le quali il cosiddetto Daspo urbano, oggetto di recenti polemiche a Napoli, allorquando esso è stato emanato nei confronti di un venditore abusivo di fiori nella zona di Piazza Amedeo.

Il Daspo urbano è in realtà un tipo di provvedimento rientrante in una tipologia diversificata. Per dirla in sintesi è prevista una misura di allontanamento emessa dal Sindaco e un’ altra rientrante nelle competenze del Questore. Il Sindaco può disporre l’allontanamento da una strada, da un parco, ecc. di persone che impediscono l’accessibilità a stazioni ferroviarie, porti, aeroporti, nonché che disturbano con il loro comportamento la fruibilità di aree verdi o luoghi dove insistono beni artistici o culturali. Il Questore può aggravare la misura già prevista dal Sindaco a fronte di una condotta reiterata e può prevedere l’ allontanamento dall’area dove si trovano locali pubblici, di persone che siano state condannate per spaccio o traffico di sostanze stupefacenti.

Premesso quanto detto, oggi la discussione riguarda da un lato l’opportunità di provvedimenti di questo tipo, dall’altro la loro efficacia. Se ha colpito la misura nei confronti del fioraio in quanto giudicata iniqua, non si può da ciò far discendere una critica generalizzata nei confronti delle misure illustrate che, invece, sembrano andare nel verso giusto che è quello di rendere le nostre città più sicure, più ordinate e più vivibili. Il vero problema è invece quello della loro efficacia concreta che, ancora una volta, manca per il banale ma sempre trascurato motivo che manca una reale sanzione per i trasgressori.

Cosa succede, a chi colpito dal Daspo, viene ritrovato nella piazza da cui è stato allontanato?

La legge fa riferimento a sanzioni di tipo amministrativo o penale che o sono troppo blande o sono ineseguibili (non si riuscirà mai a far pagare una multa a chi risulta nullatenente). Allora, la risposta al quesito che tutti pongono sul perché aumenta in Italia il senso di insicurezza anche se diminuiscono i delitti, sta proprio in questo: la diffusa impunità di chi commette illeciti o delitti. Tale impunità, che è sotto gli occhi di tutti, non fa crescere solo il senso di insicurezza ma, cosa ancora più grave, il senso di sfiducia nei confronti dello Stato.

                                                    

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