martedì 30 maggio 2017

Le meraviglie di Napoli: la Crypta Neapolitana

di Marcello de Angelis

La Crypta Neapolitana
Esiste un sito straordinario a Napoli: un luogo che ha conservato un fascino incancellabile, capace di resistere al passare del tempo e all’incuria degli uomini. Una parentesi di storia troppo poco conosciuta come “la Crypta Neapolitana”: una delle gallerie più antiche del mondo. Settecento metri di lunghezza, con una larghezza originaria di circa 4 metri e un’altezza di quasi 5, attraversa integralmente la collina di Posillipo. 

Fu scavata nel tufo nel I secolo a.C. e per secoli rappresentò una fondamentale strada di comunicazione fra Neapolis e Puteoli fino ai primi anni del Ventesimo secolo. Essa permetteva di evitare le curve tortuose e le irte salite della strada preesistente, la "Via Antiniana per colles", che giungeva a Fuorigrotta risalendo la collina del Vomero. La tradizione vuole che la galleria sia stata realizzata dal poeta Publio Virgilio Marone in una sola notte, con il ricorso alla sua arte magica. Leggenda che fu alimentata dal fatto che nei pressi dell'ingresso orientale ci fosse un colombario della prima età imperiale identificato ancora oggi come la tomba di Virgilio. In realtà venne edificata dal liberto Cocceio Aucto, architetto di Agrippa ed è riportata anche nella Tabula Peutingeriana, una carta delle strade dell’epoca imperiale. 

Era illuminata e ventilata da due pozzi di luce obliqui. Data la scarsa visibilità, nel 1455 il re di Napoli Alfonso V d’Aragona fece realizzare al suo interno un sistema di lanterne messe su delle funi tese tra pali. Inoltre, per rendere meno ripido il pendio d'accesso da Mergellina, fece abbassare il piano di calpestio di undici metri dalla parte orientale e di un paio di metri dalla parte occidentale. Nel 1548 il viceré don Pedro de Toledo la fece allargare e pavimentare. Dopo un consolidamento eseguito da Carlo di Borbone nel 1748, nei primi anni dell'Ottocento, Giuseppe Bonaparte la dotò di lampade ad olio e dalla metà dell’Ottocento furono utilizzati fanali a gas.

Nel 1929, per problemi di statica, dopo che era già entrata in esercizio la nuova Galleria delle Quattro Giornate, la Crypta fu chiusa con un terrapieno che saliva diretta all’ingresso, così come è nota nelle raffigurazioni d’epoca, con la creazione di un percorso curvilineo con più rampe verso l’entrata della grotta, cosa che diede vita al Parco Virgiliano, il sito archeologico di Mergellina. Un breve tratto del tunnel è invece ancora visitabile dal lato opposto, ovvero dall’imbocco di Fuorigrotta in via di Grotta Vecchia. Alla Crypta si deve l'origine del nome di due quartieri di Napoli: Piedigrotta, al di qua e ai piedi della grotta, e Fuorigrotta, al di là della grotta.

Ma la Galleria non ha influito soltanto sull'urbanistica e la toponomastica: ha avuto un ruolo di spicco nelle credenze, nei riti e nel folclore della città. Essa è orientata in modo tale che in occasione degli equinozi il sole fosse perfettamente allineato tra i due ingressi all'alba e al tramonto, così che in quei momenti la galleria, risultasse invasa dalla luce naturale aumentando l’effetto suggestivo e magico. Fenomeno che aumentò il mistero del tunnel per cui si riteneva che una sorta di maleficio si abbattesse su chi provava ad attraversarlo da solo di notte, ma al contempo, il compiere l'attraversamento ed uscirne indenni era ritenuto un presagio fausto. 

Molte leggente avvolgono questo incredibile sito, spesso legate a fatti reali: in effetti esso è stato realmente anche un luogo di culto dove avvenivano molti riti iniziatici. Secondo Petronio, la Crypta nel I secolo era consacrata a Priapo, dio della fertilità, in onore del quale vi si celebravano nottetempo cerimonie misteriche e riti orgiastici. Inoltre in età magno-greca, vi si sarebbero svolte feste in onore di Afrodite, durante le quali vergini e spose infeconde partecipavano a oscene pratiche propiziatorie. Tutte le credenze e i riti sorti dentro e intorno alla Crypta Neapolitana sono alla base di quella che conosciamo oggi come la “Festa di Piedigrotta”.

L’incanto dei luoghi e la possibilità di godere di un panorama impareggiabile, suscitarono un grande interesse in molti artisti di passaggio a Napoli a partire dal Settecento. Infatti innumerevoli sono i dipinti, gli acquerelli e le incisioni che raffigurano questo antro buio, ostruito da una folta vegetazione: non solo rovi, ma anche “d’alberi d’alto fusto piegati dal vento e protesi sulle rovine”. Oggi, come già detto, questa grandiosa opera di ingegneria che è la Crypta Neapolitana è parzialmente chiusa per motivi di inagibilità, una limitazione che auspichiamo scompaia al più presto, al fine di consentirne la fruizione integrale ai tanti turisti che ormai la città di Napoli è riuscita a riconquistare grazie alla nuova amministrazione, ridonando all’interesse pubblico un sito archeologico di grande valore storico tra i più significativi della Città. 


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