martedì 30 maggio 2017

“The young Pope” in mostra a Napoli fino al 13 Giugno

di Marcello de Angelis

A prescindere dai gusti personali, sicuramente soggettivi, “La grande bellezza” è stato un indiscusso successo cinematografico. Un film spiazzante che ha messo alla berlina la classe elitaria degli intellettuali romani (o presunti tali), vincitore del premio Oscar come “miglior film straniero” e che ha fatto di Paolo Sorrentino, sue sceneggiatura e regia, un autore di culto. È stata una ovvia conseguenza l’enorme interesse suscitato dal suo primo lavoro televisivo targato Sky: “The Young Pope”. Dieci episodi andati in onda lo scorso Ottobre e prodotti, appunto, da Sky, insieme ad Hbo e Canal+

Tema portante è la vita di Lenny Belardo, incarnato da un ispirato Jude Law, che interpreta un giovane cardinale americano, mite e poco avvezzo alla politica. Tormentato da un rapporto molto turbolento con la fede e con Dio, viene eletto Pontefice da un Collegio Cardinalizio, illuso di avere trovato un burattino da tenere in pugno. Divenuto Pio XIII, Lenny si dimostrerà invece un “Giovane Papa” per nulla incline a farsi comandare, ma, al contrario, inaspettatamente ambizioso e manipolatore.

L’argomento particolarmente stuzzicante, l’interprete affascinante e la consueta confezione visionaria di Paolo Sorrentino, hanno suscitato un ottimo consenso di pubblico e critica al punto che l’evento televisivo è stato celebrato con una importante mostra fotografica curata da Maria Savarese, ed intitolata “The Young Pope – La Mostra”. Coordinata e organizzata dalla Regione Campania, dalla Scabec Spa (Società campana beni culturali) e dal Polo museale della Campania, è stata presentata in anteprima lo scorso 10 aprile e resterà aperta al pubblico fino al 13 giugno nei suggestivi spazi dell’Ambulacro di Palazzo Reale, in piazza Plebiscito. 

Sostanzialmente essa ripercorre le tappe salienti della produzione dell’opera in un percorso espositivo di trentotto fotografie scattate sul set ad opera di Gianni Fiorito, fotografo di scena che lavora con Sorrentino sin da “L’uomo in più”, “Il Divo” e “La grande Bellezza” e che per oltre vent’anni ha raccontato per immagini Napoli e l’Italia intera. 

Trentotto ritratti in cui ritroviamo tutti i protagonisti della serie, come Diane Keaton, suora statunitense che ha cresciuto Lenny aiutandolo ad arrivare al pontificato; Silvio Orlando, il napoletanissimo e tifosissimo Cardinale Angelo Voiello; il Cardinale Caltanissetta, interpretato da Toni Bertorelli e uno splendido Presidente del Consiglio col volto di Stefano Accorsi. Istantanee in cui Fiorito ha sapientemente alternato immagini sia di scena che del back-stage da cui emerge lo stretto rapporto fra regista, attori e staff, l’uso scenografico del meraviglioso patrimonio architettonico italiano e la creazione in studio di ambienti non utilizzabili dal vero (come la Cappella Sistina ricostruita a Cinecittà).

La mostra vuole, attraverso la fotografia, omaggiare un maestro della scena cinematografica che ha saputo raccontare il papato alla luce della natura terrena ed effimera dell’uomo. Un Pontefice che ama Dio “perché è troppo complicato amare gli uomini”, un Papa fragile come qualsiasi altro uomo che “costantemente lambisce la santità e l’ateismo” e che dichiara: “sono una contraddizione, come Dio”.

E’ stato proprio Gianni Fiorito ad introdurre la sua personale "The Young Pope - La Mostra”, che ha visto tra i primi visitatori il Governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca e la direttrice del Palazzo Reale Antonella Cucciniello. Sono particolarmente onorato di tornare con una mostra a Napoli, la mia città, dove non esponevo da esattamente dieci anni” - ha dichiarato Fiorito - "il mio obiettivo è stato quello di raccontare con uno scatto, l'intero set. Ho molto attinto alla mia ventennale attività di fotoreporter per poter creare una sintesi efficace dell'immagine che componevo, cercando di restituire un quadro completo a chi l'avrebbe guardata. La narrazione cinematografica e quella fotografica – ha continuato – anche se partono da strumenti tecnici simili, sono completamente differenti. Un luogo, un dialogo, lo stato d’animo di un personaggio possono essere raccontati in cinematografia con un movimento di macchina, un cambiamento di fuoco, un tempo di ripresa lungo o breve in ogni caso beneficia dell’uso della parola. In fotografia lo stesso luogo, lo stesso stato d’animo o dialogo deve essere racchiuso unicamente in uno scatto, e senza colonna sonora. Da qui nasce la necessità della sintesi”.

A suo giudizio, l’immagine più evocativa dell’allestimento è sicuramente quella in cui ammiriamo Jude Law in occhiali da sole e in abiti papali con tanto di tiara mentre passeggia a Villa Lante: è molto rappresentativa, oltre ad essere proprio quella che in maniera emblematica e suggestiva conclude la mostra.



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