mercoledì 28 giugno 2017

Cibo avariato alla mensa: scuola senza pace in Campania

di Antonio Cimminiello

L’utilità del “tempo pieno” a scuola è senza dubbio innegabile. La possibilità di mangiare a scuola, tra i vari vantaggi, consente ai genitori una più ottimale organizzazione della propria giornata, soprattutto quando si è impegnati in attività lavorative. Ma a Napoli a negarne l’utilizzo è stata di recente la causa più inaccettabile, ben oltre le ormai ataviche difficoltà economiche che pure in città da tempo stanno mettendo a dura prova il settore del welfare. 

Teatro della vicenda sono le scuole “Montale” e “Kennedy”. A metà dello scorso Maggio i dirigenti scolastici riscontrano un elevato livello di intossicazione tra i propri studenti e personale scolastico, e precisamente episodi di diarrea e vomito, in alcuni casi tali da rendere necessario l’assistenza ospedaliera: da qui la scelta di avvertire l’Asl Napoli 1, per verificare l’eventuale somministrazione alla mensa di cibi avariati (somministrazione affidata da Febbraio 2017 ad una ditta esterna). 

L’esito delle analisi è impietoso: dagli esami compiuti su porzioni dei pasti “sospetti” emerge una elevata concentrazione di batteri, come escheria coeli e bacillus cereus. La conferma scientifica dei sospetti giustifica così la permanenza della scelta di soppressione del tempo pieno, in realtà già adottata dalle Municipalità 4 e 8 nel mese scorso a seguito di comunicazione della stessa Asl interpellata. 

Torna così alla ribalta il “pericolo mensa scolastica”, con il quale già negli anni scorsi la Campania aveva fatto i conti. Se è vero infatti che il problema sembra estendersi in maniera più ampia nell’intero Meridione (i dati presentati dai Nas nel 2016 evidenziavano la chiusura, a seguito del riscontro di sporcizia ed irregolarità, di ben 36 mense del Centro-Sud e solo di una ubicata al Nord), casi più recenti proprio in Campania hanno evidenziato con forza la “trasversalità” di tale fenomeno, dietro il quale possono nascondersi ulteriori e gravi illeciti. Il pensiero va subito agli 11 arresti decisi nel 2015 dalla Procura di Napoli per un presunto caso di assegnazione illegittima di appalti per la refezione scolastica presso scuole materne ed elementari di diverse provincie campane, sfociata anch’essa in molteplici e più agghiaccianti casi di intossicazione (accompagnati ad esempio dalla contraffazione di pomodori provenienti dalla Cina). Il tutto sempre a discapito della salute dei più piccoli, quel bene che al contrario proprio a scuola dovrebbe trovare protezione.

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