lunedì 31 luglio 2017

I piromani, barbari dei nostri tempi

di Gian Marco Sbordone

Il Vesuvio colpito dagli incendi
Anche quest’ estate, è ritornata, puntuale e terribile, la piaga degli incendi boschivi. Ed è stata la più devastante degli ultimi anni, interessando nel nostro Paese varie regioni, dal Nord al Sud, soprattutto al Sud, come sempre. Nella provincia partenopea, che sta pagando un prezzo altissimo in conseguenza del fenomeno, i danni maggiori, sotto vari profili, si sono registrati nel Parco Nazionale Del Vesuvio

Ettari ed ettari di boschi, di pini e di noccioleti, sono andati in fumo, a più riprese. I mezzi antincendio aerei, nonché gli eroici Vigili del Fuoco, hanno faticato non poco per domare le fiamme, riuscendo ad arginare i vari fronti aperti in territori ricadenti in più comuni. Nonostante gli sforzi, ovviamente, nulla si è potuto fare per impedire i danni incalcolabili che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Si spera solo che almeno per quest’ anno sia finita.

Immediatamente sono partite le polemiche e le strumentalizzazioni politiche: è colpa del Governo, è colpa del Comune, è colpa del passaggio del Corpo Forestale nell'arma dei Carabinieri. Tanto per citare solo alcune delle apodittiche affermazioni trite e ritrite, sentite e risentite nei talk show, lette e rilette sui giornali.La verità è che questo Paese non riesce a gestire che l’ emergenza. 

Emergenza terremoti, emergenza alluvioni, emergenza caldo, emergenza freddo e così via. Nulla o quasi viene fatto per prevenire disastri ambientali. E dobbiamo avere il coraggio di dire che l’affermazione “nulla è stato fatto” indica una responsabilità che investe tutti, anche e soprattutto noi stessi, che assistiamo silenti ad uno scempio del territorio veramente assurdo. E’ colpa dello Stato, dei Comuni e così via, ma è indubbio che noi dovremmo pretendere di più dai nostri governanti, e farlo in tutte le forme compatibili con la democrazia, a cominciare dall'esercizio del voto. E dovremmo di certo esercitare una vigilanza attiva sui nostri territori acquisendo finalmente una coscienza del bene comune che purtroppo ancora è difficile da individuare nella maggior parte dei cittadini, chiusi a difesa del loro privato.

C’ è poi un altro refrain che accompagna gli incendi estivi. E’ l’ elenco, anche qui sempre lo stesso, delle possibili matrici di tali episodi. Se tutti sono ormai convinti che nella stragrande maggioranza dei casi gli incendi non sono ascrivibili a fenomeni di autocombustione, sull’ identikit del piromane la fantasia non esce quasi mai da un recinto consueto di convinzioni consolidate. La prima è che la colpa sia della camorra ( se siamo in Campania, altrimenti della mafia, della n’ drangheta…ecc). Premesso che non siamo in grado di negare in senso assoluto la fondatezza di un’ ipotesi del genere, sarebbe tuttavia assai gradito che qualcuno spiegasse come si configurerebbe il vantaggio della camorra a seguito degli incendi. Lo sfruttamento del territorio bruciato per fini di speculazione edilizia è difficilissimo. Intanto in linea generale la legge non lo consente e poi gli incendi interessano quasi sempre aree protette.

Subito dopo, nella classifica dei “sicuri responsabili” figurano i forestali, che vorrebbero ottenere la prosecuzione del rapporto di lavoro o altre assunzioni. Anche qui i casi in cui è stato dimostrato il nesso diretto degli incendi con quegli ambienti sono sporadici e poi potrebbero riferirsi solo a specifiche aree del Paese. Ce ne sono ancora altri di presunti sicuri responsabili, ma noi riteniamo invece che al primo posto, in questa speciale classifica, andrebbero posti, ex equo, più correttamente, la stupidità e la cattiveria umana.

Il piromane, molto spesso, esprime entrambe le “qualità”, egli è persona stupida e cattiva, che appicca l’ incendio per il gusto di farlo, per vedere l’ effetto che fa e per riscontrare che l’ indomani i media, indirettamente, parleranno di lui, proprio di lui, barbaro dei nostri tempi. Non sarebbe inutile, che quindi la prevenzione riguardasse proprio questi aspetti delle personalità distorte e non sarebbe inutile che i media insistessero su quest’ ultimo aspetto, facendo avvertire più prepotentemente a questi criminali il disprezzo e il disgusto di tutta la comunità.

                                                                          

venerdì 28 luglio 2017

Storia e mito di un Maestro dell’eloquenza: Alfredo De Marsico

di Marcello de Angelis

Alfredo De Marsico
Napoli è da sempre definita la “culla del diritto moderno”. Una città che ha scritto importanti pagine di storia della professione Forense italiana. In questa terra, da sempre in bilico tra giustizia e criminalità, sono nati grandi giuristi, protagonisti degli ultimi tre secoli di “eloquenza forense”, intesa come “arte del dire” i cui volti sono effigiati nei busti che, imponenti e severi nelle loro toghe, troneggiano nel Salone centrale di Castel Capuano, sede dell’antico Palazzo di Giustizia. Sculture marmoree che ci parlano di esaltanti arringhe ed estasianti discorsi: da Francesco Mario Pagano a Nicola Amore, da Enrico Pessina a Gaetano Manfredi fino ad Enrico de Nicola. E poi c’è lui, Alfredo De Marsico: Avvocato, Docente universitario e Politico. Notoriamente conosciuto come “il Maestro dei Maestri”, fu definito da Enrico De Nicola “un penalista emulo di Demostene” in virtù dell’autorevolezza conquistata nelle aule dei Tribunali. E’ stato colui che ha rimodellato la figura stessa dell’Avvocato creando nuovi standard a cui si ispirano tutti coloro che vogliono, o quantomeno sperano, di diventare veri professionisti. 

Nato a Sala Consilina il 29 maggio 1888, si laureò in Giurisprudenza all’Università Federico II di Napoli nel 1909. Nello stesso anno, il 5 dicembre, esordì avanti la Corte di Assise di Avellino sostituendo l’Avvocato Domenico Sandulli in un processo a carico di un imputato accusato di duplice omicidio, nel quale parlò “a braccio” per ben tre ore. Procuratore dal 1911 al 1917, anno in cui fu iscritto nell'Albo degli avvocati.

Capace di distinguersi per il suo stile elegante e l’acume della sua straordinaria arte oratoria ricca di buonsenso e di lucide valutazioni, i suoi magistrali interventi conclusivi, le cosiddette arringhe, erano caratterizzati da una dialettica tagliente, precisa e perfettamente circostanziata con cui costruiva solidissime architetture giuridiche. Esordiva quasi sempre sottovoce dando inizio ad una analisi minuziosa di ogni aspetto della causa, suffragando ogni riflessione con dei riscontri sul piano giuridico, senza lasciare alla controparte spazi in cui potersi infilare con la speranza di una adeguata quanto inutile, replica. Poi un incalzare serrato e incessante, ricco di citazioni e metafore che gli permettevano di impreziosire un già sontuoso eloquio capace di estasiare pubblico, giudici ed avversari, basato sui pochi appunti sparsi nelle stesse pagine processuali.

Dai processi degli anni dieci e venti in cui si dibatteva di psichiatria e di "delitto d'onore" a quelli del dopoguerra, ha attraversato in quasi ottanta anni di lavoro tutti i Tribunali del Regno prima e della Repubblica poi, indirizzandone la politica forense e scrivendo di diritto e attualità sui più importanti giornali italiani. Di fronte alla sua impareggiabile capacità comunicativa e persuasiva, il pubblico si è sempre chiesto se fosse mai possibile imitare una simile linea di eloquenza e di preparazione e, se quella sua grandezza fosse il prodotto di una spiccata capacità di costruire ad ogni costo una verità artificiosa. Sarà proprio De Marsico, in una intervista del 1929 a dire che : “Ogni Avvocato può avere per sé il vero, sol che non confonda la sua funzione con l’arte dell’audacia, del virtuosismo o della violenza. Chi vuole soffocare la prova dei fatti dove i fatti gridano; chi vuole camuffare per folle l’uomo normale che ha ceduto ad un impeto di affetto o di collera, colui offrirà uno spettacolo di abilità, creerà forse anche il capolavoro del sofisma, ma non farà un’arringa”. 

Ricoprì per ben otto volte la carica di Presidente dell'Ordine degli Avvocati di Napoli, di cui tenne la guida fino al 1980. Fu nominato Cavaliere di Gran Croce ed insignito della Medaglia d’oro degli Avvocati di Lucerna. Dopo la sua scomparsa avvenuta a Napoli nel 1985, fu posto in suo onore un busto in Castel Capuano. Nel 1995 un altro busto in bronzo fu collocato nella sala del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati.

Oltre ad essere un giurista di fama nazionale, fu anche un esimio Docente (professore ordinario di diritto e procedura penale presso le Università di Camerino, Cagliari, Bari, Bologna, Napoli e Roma) e Politico di primo piano: nel 1943 divenne Ministro di Grazia e Giustizia e collaborò alla stesura del Codice Rocco. Autore di numerosi libri tra cui le “Arringhe”.

A questo immensa figura lo scorso 26 giugno presso la Biblioteca di Castel Capuano (già a lui dedicata), si è tenuto il Convegno “Storia e Mito di un Maestro” in occasione del quale è stata approfondita la figura dell’Avvocato, del Docente e del Politico. Ad introdurre i lavori il Presidente dell'Ordine degli Avvocati Armando Rossi e il Presidente dell'Ente Biblioteca, Roberto Fiore. Numerosi gli interventi tra cui quelli degli Avvocati Franco Coppi, Giuseppe Galasso, Vincenzo Maria Siniscalchi, Domenico Ciruzzi, Franco Tortorano, 

Nell'occasione è stata inoltre inaugurata la mostra fotografica "Viaggio nella vita di un Maestro" dedicata alla memoria dell’Avvocato Alfredo de Marsico “uomo”, non “Professionista”. Con la partecipazione al collegio difensivo che, dinanzi alla Corte d'Assise d'Appello di Potenza affrontò il clamoroso caso della strage di via Caravaggio, concluse quello che fu il suo percorso nell’Avvocatura, sua unica vera passione, che esercitò sempre con la medesima forza e caparbietà. 



Ius soli si, ius soli no: favorevoli o contrari?

di Teresa Uomo


La legge sulla cittadinanza ai figli dei migranti nati in Italia divide il Paese. A favore suo il Partito Democratico e il Governo Gentiloni; contro i grillini e la Lega, criticati anche da monsignor Nunzio Galantino, segretario della CEI, Conferenza Episcopale Italiana. Da due anni non si parlava di questa legge, schiacciata da altri temi; poi, improvvisamente la svolta, ma con uno “spettacolo” che quasi mortifica l’immagine dell’Italia.

Al di là delle singole posizioni, il punto è: qual è l’alternativa alla legge sullo ius soli? La violenza e la minaccia del territorio di matrice islamica – e non solo – sono figlie del dividere, non certo dell’unire! Lavorare per l’integrazione significa diminuire le possibilità di creare tensioni. Nessun muro al mondo ha mai risolto le divisioni. Forse per un po’ i muri trasmettono sicurezza, ma è una sensazione momentanea e non una soluzione definitiva. Il problema esiste e va affrontato, non farlo è da irresponsabili. 

A favore della riforma della legge sulla cittadinanza verso lo ius soli (cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia da genitori regolari e con determinato reddito) e ius culturae (cittadinanza ai ragazzi che non sono nati in Italia, ma che qui hanno completato un percorso di studi di almeno cinque anni) sono i vertici della Chiesa italiana. L’arcivescovo cattolico italiano, Angelo Becciu, sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato della Santa Sede, precisa: “Vorremmo che si riconoscesse la dignità delle persone che arrivano nel nostro Paese, e quindi a chi nasce qui in Italia venga riconosciuta la cittadinanza. Siamo vicini a chi è nella necessità, nella debolezza e, a chi ha bisogno di essere protetto. Non possiamo dire a bambini nati in questa terra, cresciuti accanto ai nostri ragazzi, che hanno studiato con loro, che non possono essere italiani”. 

Il cardinale Francesco Montenegro, presidente della Caritas, parlando di accoglienza: “Se è vero che nel 2050 ci saranno tra i 7 e i 10 milioni di italiani in meno, il nostro Stato come potrà reggere? Oggi li vogliamo allontanare, ma tra dieci anni saremo costretti a pagarli per farli venire”. Secondo i dati della Fondazione Moressa, 640mila pensioni di italiani sono già oggi pagate dai contributi versati dagli immigrati. Senza di loro avremmo 30mila classi scolastiche in meno e migliaia di insegnanti senza lavoro. 

Lo ius soli favorisce l’integrazione e incoraggia la crescita – anche economica – del nostro Paese dopo le recenti statistiche che parlano di un nuovo e preoccupante calo demografico in Italia. Se da un lato il vertice è concorde, dall’altro, non tutto il popolo avanza nella stessa direzione. La maggioranza degli italiani è contraria. Gli italiani non vogliono lo ius soli per gli stranieri. Secondo un sondaggio Ipsos, ben il 54% degli italiani è contrario a dare la cittadinanza italiana ai figli di immigrati stranieri nati nel nostro Paese, con almeno un genitore che abbia un permesso di soggiorno permanente in Italia, a fronte di un 44% di favorevoli.

Al contrario, un sondaggio Ipsos del 2011 mostrava risultati ben differenti: i favorevoli allo ius soli erano il 71%, mentre i contrari erano il 27%. Tra i votanti gli elettori del Partito Democratico sono compatti e uniti a favore dell'approvazione della legge (78%), mentre tra i forzisti e i leghisti prevale nettamente la contrarietà (86%). L’elettorato dei Cinque Stelle è più trasversale e più diviso: 58% è contrario allo ius soli, a fronte di un 42% di favorevoli. La presenza degli immigrati rappresenta una minaccia per il 50% degli italiani, mentre per il 49% il confronto tra le culture è uno dei fattori di crescita del Paese. 

Tenendo dunque conto delle difficoltà emerse in alcuni settori della maggioranza, il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni pone un freno allo ius soli, e ritiene che ad oggi non ci sono le condizioni per approvare il ddl sulla cittadinanza ai minori stranieri nati in Italia prima della pausa estiva, rinviandolo a dopo l’estate. Una legge che riguarda soprattutto i bambini nati in Italia da genitori stranieri o arrivati in Italia da piccoli.


E’ la Campania il motore per la crescita del Mezzogiorno

di Luigi Rinaldi

La Campania attualmente è la Regione italiana con il più alto tasso di crescita economica, con un PIL salito a + 2,4%, tanto da trainare l’intero Mezzogiorno. Lo confermano i dati Istat sul Pil delle macroaree del Paese. Di queste incoraggianti notizie ne ha parlato lo scorso 22 giugno proprio il presidente dell'Istituto di Statisitca, Giorgio Alleva, al Teatro San Carlo in occasione della cerimonia dei 100 anni dell'Unione industriali di Napoli alla presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella

Non hanno avuto eguale fortuna le altre regioni del Sud Italia, le quali hanno chiuso il 2016 con segni non negativi ma sicuramente poco entusiasmanti, a conferma, comunque, di una tendenza tutto sommato positiva, sviluppatasi nel corso degli ultimi anni, ma in via di stabilizzazione. Il dato numerico in Campania trova conferma in tutta una serie di segnali rivelatori. 

Nella nostra Regione si concentra il 30% del totale nazionale dei contratti di sviluppo firmati nell’anno 2016. Inoltre degli interventi di rilancio previsti in 231 aree di crisi censite in Italia, ben 119 sono targati Campania. Alla crescita dei PIL, quindi, contribuirebbero soprattutto gli investimenti privati supportati da fondi di rotazione e risorse regionali. A tal riguardo il Governatore, Vincenzo De Luca, ha dichiarato: “Sono in ballo 325 milioni di incentivi e 150 milioni li mettiamo noi come Regione Campania. Anche in questo caso, come per il sostegno alla decontribuzione per i nuovi contratti di lavoro, siamo la Regione all'avanguardia: non a caso saranno i ministri De Vincenti e Calenda a presentare nei prossimi giorni questa intesa”. 

Sul dato del Pil della Campania anche Adriano Giannola, presidente Svimez concorda: “confermo che anche per noi la crescita della Campania è superiore al 2% nel 2016. Lo desumiamo dai dati raccolti con il nostro rigoroso metodo scientifico per il Rapporto 2017 che anticiperemo a fine luglio. Abbiamo ricostruito i valori relativi a consumi, investimenti e quant'altro". Secondo Giannola "sono proprio gli investimenti privati nell'industria a correre, a differenza di quello che accade nella Pubblica amministrazione, le cui risorse al Sud sono invece drammaticamente calate”. Anche altri fattori economici hanno contribuito a far crescere il Prodotto Interno Lordo campano: la ripresa della domanda interna, il forte incremento delle esportazioni in particolare nel comparto agro-industriale ed elettronico, nonché la marcata presenza turistica generalizzata sull’intero territorio. 

De Luca, sullo straordinario risultato conseguito dalla Regione da lui amministrata, ha aggiunto inoltre: “siamo dunque di fronte a un passo in avanti importantissimo. Nei prossimi mesi, con l’avvio pieno dei progetti territoriali, con l’avvio di grandi infrastrutture, con l’erogazione dei fondi previsti nei diversi bandi (2,5 miliardi nel 2018), l’avvio di progetti di edilizia sanitaria, e lo snellimento e la semplificazione della normativa urbanistica, avremo un consolidamento di questa crescita e ci auguriamo un ulteriore suo incremento. Il cammino da compiere è ancora lungo ma possiamo guardare con fiducia al futuro”. A questo punto non resta che augurarsi un positivo riscontro anche sul piano dell’economia reale e dei sofferenti livelli occupazionali.

Il progetto “Scuola al centro” bocciato e rimandato a settembre

di Antonio Ianuale

Un’occasione persa, l’ennesima e sicuramente non l’ultima, quella del progetto “La Scuola al Centro”, lanciato dal Ministero della Pubblica Istruzione, che prevedeva l’apertura delle scuole nei mesi estivi con gli studenti impegnati in progetti multidisciplinari: ritardi burocratici hanno imposto il rinvio del progetto all’inizio del prossimo anno scolastico. Solo pochi giorni fa sul sito del Miur erano state pubblicate le graduatorie del bando con le scuole destinatarie dei fondi ministeriali. 

Il progetto aveva fini educativi importanti: non solo favorire il potenziamento dell’offerta formativa delle scuole, ma anche contrastare la dispersione scolastica e favorire l’inclusione sociale. Lanciato lo scorso anno, con le sperimentazioni in sole quattro città: Milano, Roma, Napoli, Palermo, questa volta il bando del progetto era a livello nazionale. 

Le scuole finanziate erano 4.633, per uno stanziamento totale di oltre 187 milioni di euro di fondi PON. La ripartizione dei fondi prevedeva 74,7 milioni destinate alle scuole delle Regioni più sviluppate, dove si è registrato un tasso di adesione del 37,38%; 9,5 milioni erano stati destinati agli istituti delle Regioni in transizione, con un tasso di adesione delle scuole del territorio al 41,16%; infine, 102,9 milioni alle Regioni in ritardo di sviluppo, che hanno registrato adesioni oltre l’81%. 

Un progetto che voleva combattere la gravosa piaga della dispersione scolastica avvertita soprattutto nel Meridione che, infatti, aveva risposto in maniera molto positiva; le regioni del Sud erano in cima alla graduatoria: in Campania la maggior parte degli istituti ammessi al progetto, circa 860, seguita dalla Sicilia e dalla Puglia con rispettivamente 692 e 569 scuole accreditate. Napoli era anche la città che aveva raccolto la maggiore adesione: sono 451 le scuole napoletane che avrebbero dovuto partecipare al progetto, seguita da altre città del Meridione: Bari con 172, Palermo 163,e Catania 150. 

Il Direttore Generale dell'Ufficio Scolastico Regionale per la Campania, Luisa Franzese, aveva sottolineato come il progetto poteva essere funzionale non solo per contrastare la dispersione scolastica, ma anche per plasmare una scuola innovativa e formativa: “l'esperienza campana che ha interessato lo scorso anno la città di Napoli, che oggi coinvolge ben 451 scuole della città metropolitana e si apre all'intero territorio regionale, rappresenta una reale opportunità di contrasto alla dispersione scolastica. Infatti la scuola, aperta e accogliente, si rivela ancora una volta presidio di inclusione culturale e sociale, luogo di relazioni umane efficaci e significative in un territorio nel quale, non sempre, i ragazzi trovano alternative alla strada. Per tali ragioni La Scuola al Centro rappresenta un volano per la messa a sistema di uno stile di scuola innovativo e inclusivo". 

Sport, teatro, potenziamento delle lingue stranieri, innovazione digitale e didattica sono state le aree tematiche dei progetti presentati e scelti dal Ministero dell’Istruzione e della Ricerca. Le scuole del primo ciclo avrebbero svolto laboratori sulla cittadinanza europea, e attività di potenziamento linguistico, per le scuole di secondo grado erano previste anche attività di orientamento. Ed invece tutto è saltato per ritardi burocratici che hanno rallentato le operazioni rendendo di fatto, impossibile l’avvio del progetto. Delusione notevole tra i dirigenti scolastici, come tra i genitori, e condivisa dall’ex premier Matteo Renzi che proprio da Napoli, ospite del Mattino, ha parlato di “un clamoroso errore, una cosa che mi fa rabbia”. Se ne riparlerà a settembre, con il progetto impossibilitato a partire prima del mese di ottobre, sempre che non sorgano altri ritardi o altre difficoltà burocratiche.


Ercolano e MAV, fino a ottobre attivi i percorsi serali

di Massimiliano Pennone

Città antica di Ercolano
A partire dal 7 luglio scorso e fino al 6 ottobre, sono attivi i percorsi serali alla città antica di Ercolano. Un programma offerto dalla collaborazione dell’ente Parco Archeologico e il Museo Archeologico Virtuale, con lo scopo di unire in un’unica esperienza la storia antica e le ricostruzioni digitali. Il percorso ha una durata di circa un’ora, durante il quale gli ospiti possono godere di un itinerario che comprende il Sacello degli Augustali, la Casa di Nettuno e Anfitrite, le Terme femminili, la Casa Sannitica e la Casa dei Cervi. Tutti i monumenti sono illuminati per l’occasione e i visitatori possono accedervi anche attraverso le ricostruzioni multimediali fornite dal Museo Archeologico Virtuale.

Ed è proprio il Museo Archeologico Virtuale che quest’anno festeggia il nono anno di apertura al pubblico, «da quel luglio 2008 il MAV è cresciuto, si è trasformato più volte, ha cambiato pelle», ha dichiarato Ciro Cacciola, direttore del centro. «Nei prossimi mesi lo farà di nuovo, con allestimenti, installazioni, tecnologie e spazi inediti dove poter vivere una vera esperienza immersiva, virtuale, multi-sensoriale. Ed in attesa del MAV 4.0 abbiamo preparato un piccolo regalo per tutti nostri amici»

«Grazie alla reciproca collaborazione stretta con il Museo Archeologico Virtuale - ha spiegato il direttore degli Scavi di Ercolano Francesco Sirano - offriamo ai visitatori un suggestivo percorso all’interno dell’Area archeologica. Stiamo lavorando per ampliare e migliorare la fruizione, e nelle prossime settimane sicuramente i visitatori potranno godere di un percorso più completo e attraente perché possano davvero entrare nell’atmosfera del mondo antico. Ho accettato la sfida di trasmettere a tutto il pubblico le straordinarie scoperte che i gruppi di studio internazionali presenti sul sito stanno facendo da alcuni anni, in particolare in questa occasione ci siamo basati sui lavori dell’Università di Toulouse e della americana Washington and Lee University di Lexington».

La realizzazione del percorso è stata possibile grazie all’intervento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo che con il Piano di Valorizzazione 2017 ha dato il via al progetto delle aperture serali straordinarie. Un progetto importantissimo per la valorizzazione del patrimonio culturale del territorio, salutato con soddisfazione anche dal sindaco di Ercolano, Ciro Buonajuto, che non esclude ulteriori interventi per il rilancio del Comune: «Stiamo provvedendo alla pubblicazione di un bando per la concessione di spazi espositivi e di vendita di prodotti artigianali su corso Resina e via IV Novembre in occasione delle manifestazioni serali». Di «spinta alle attività di incoming», ha aggiunto l’assessore al Turismo Ivana di Stasio, «non replica della visita diurna ma di esperienza per fruire di aspetti inediti, ulteriore offerta per le serate d’estate anche per i cittadini di Ercolano».


Napoli, Capri e Padula unite ne "Cammino delle Certose"

di Danilo D'Aponte

La Certosa di San Martino a Napoli
Ancora una volta torniamo a parlarvi di iniziative culturali che investono Napoli e la Campania, offrendoci occasioni imperdibili di "diventare turisti della nostra città", motto tra l'altro caro alle nostre istituzioni, che l'hanno utilizzato proprio come titolo di un maxi-evento. Ma i grandi eventi culturali sembrano non mancare mai da noi. Ed infatti, a partire dallo scorso 21 luglio e fino alla fine di ottobre, si terranno tra Napoli, Capri e Padula percorsi guidati, mostre ed altri eventi volti a valorizzare i "siti sacri minori"

L'inziativa, denominata "Cammino delle Certose", patrocinata dalla Regione Campania con l'Assessorato allo Sviluppo, vanta la collaborazione scientifica del Polo Museale. Siti interessati saranno San Martino a Napoli, San Giacomo a Capri e San Lorenzo a Padula. Il Governatore Vincenzo De Luca l'ha definita "un'iniziativa che celebra l’arte e la contemplazione" che si inserisce perfettamente in "un programma di iniziative culturali, il più grande rispetto agli ultimi decenni in Campania". 

Dopo l'anteprima a Padula lo scorso 14 luglio nell'antico refettorio, con l'artista Vanessa Beecroft e la sua performance "Thirteen Christs", l'inaugurazione vera e propria si è svolta il 21 a San Martino, dove sono ospitati una serie di dipinti che uniscono arte barocca e avanguardie contemporanee. Tema centrale: "Giuditta e Oloferne", capolavoro di Luca Giordano (1704). Sarà possibile ammirare tre studi preparatori del Giordano, provenienti dagli Uffizi e dalla Società di Storia patria, e tutto questo per la prima volta assoluta. Tra l'altro, l'eroina che celebra il trionfo del bene sul male è figura ricorrente nei dipinti del '600: da quella nota di Artemisia Gentileschi, a quelle di Carlo Saraceni e Guido Cagnacci. Alle tele sono affiancati i lavori del '900 di Lucio Fontana, Alberto Burri ed altri, il tutto in continuità col tema della violenza (come per la decapitazione di Oloferne per mano di Giuditta). 

Nella certosa di San Giacomo a Capri il concept intreccia invece il passato col presente, Oriente con Occidente, con l'esposizione di circa 150 esemplari di "Icone russe da viaggio", il tutto affiancato da quattro "Relitti": installazioni derivate da azioni di Hermann Nitsch (1996-2014). Sabato 29 la scena si risposta a Padula, dove La Corte dei Granai diventerà un’installazione permanente di Maria Dompè. Inoltre, saranno in programma anche incontri e reading il 13 settembre a Napoli (con un concerto organizzato dal teatro San Carlo), il 16 a Padula e il 22 a Capri.

Minori stranieri non accompagnati: cosa cambia con la nuova legge

di Teresa Uomo

Con 375 voti a favore, 13 contrari e 41 astenuti, il 29 marzo scorso la Camera ha approvato in via definitiva la legge per la protezione dei minori stranieri non accompagnati. Nel 2016 più di 25.800 minori, tra cui anche bambini con meno di dieci anni di età, sono arrivati in Italia via mare senza genitori, rispetto al 2015 quando erano 12.360. Dall’inizio dell’anno, secondo le stime di Save the Children, sono arrivati più di 3.360 minori, di cui almeno tremila non accompagnati. L’Italia può dirsi orgogliosa di essere il primo paese in Europa a dotarsi di un sistema organico che considera i bambini prima di tutto bambini, a prescindere dal loro status di migranti o rifugiati. 

Ecco cosa cambia con la nuova legge.

· Si disciplinano le modalità e le procedure di accertamento dell’età e dell’identificazione, garantendone l’uniformità a livello nazionale. Prima dell’approvazione del disegno di legge non esisteva infatti un provvedimento di attribuzione dell’età, che d’ora in poi sarà invece notificato sia al minore, sia al tutore provvisorio. È garantita inoltre maggiore assistenza, prevedendo la presenza dei mediatori culturali durante tutta la procedura.

· È regolato il sistema di accoglienza integrato tra strutture di prima accoglienza dedicate esclusivamente ai minori, all’interno delle quali i minori possono risiedere non più di trenta giorni, e sistema di protezione per richiedenti asilo e minori non accompagnati (SPRAR), con strutture diffuse su tutto il territorio nazionale, che la legge estende ai minori stranieri non accompagnati.

· Spariscono i permessi di soggiorno usati per consuetudine o mai usati, come per esempio il permesso di soggiorno per affidamento, attesa affidamento, integrazione del minore, e si fa invece riferimento ai soli permessi di soggiorno per minore età e per motivi familiari, qualora il minore non accompagnato sia sottoposto a tutela o sia in affidamento. 

· Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge, ogni tribunale per i minorenni dovrà istituire un elenco di “tutori volontari” disponibili ad assumere anche la tutela dei minori stranieri non accompagnati per assicurare ad ogni minore una figura adulta di riferimento adeguatamente formata.

· Maggiori tutele per il diritto all’istruzione e alla salute. È prevista la possibilità di assistere i neomaggiorenni fino ai 21 anni di età, qualora ci sia bisogno di un percorso più lungo di integrazione in Italia.

· Una particolare attenzione viene infine dedicata ai minori vittime di tratta, mentre sul fronte della cooperazione internazionale l’Italia si impegna a favorire tra i paesi un approccio integrato per la tutela e la protezione dei minori.


Finalmente operativa la nuova stazione della circum a Boscoreale

di Marcello de Angelis

Era la primavera del 2016 quando venne sottoscritto il Protocollo d’intesa tra il Comune di Boscoreale, l’Ente Autonomo Volturno (EAV) e l’Ente Provinciale Turismo di Napoli, finalizzato alla messa in opera della nuova stazione della Circumvesuviana di Boscoreale, sulla linea Napoli-Sorrento. Oggi, a distanza di quasi un anno o poco più, quel progetto è diventato realtà: nella mattina dello scorso 27 Giugno il Governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca, insieme al sindaco Giuseppe Balzano, ha tagliato il nastro inaugurale per quella che è divenuta la “Stazione Antiquarium – Villa Regina”

Sita in località Settetermini, nella parte alta di Torre Annunziata, l’imponente infrastruttura oltre a servire i popolosi rioni di Villa Regina e del Piano Napoli, diventerà col tempo un importante punto di collegamento con l’area archeologica boschese e l’annesso Antiquarium “Uomo e ambiente nel territorio vesuviano”. Un intervento da 137 milioni di euro che ha permesso di “varare” la stazione dopo uno stop ai lavori durato cinque anni.

Procediamo al ritmo di un cantiere a settimana. Non accade in un nessuna altra parte del mondo. Con quelli che stavano prima al nostro posto avremmo atteso tremila anni - esordisce il Presidente De Luca - Questa stazione della Vesuviana si apre grazie alla mia giunta. La precedente amministrazione non ha fatto nulla. Qui si lavora per rendere la Campania una regione civile. Siamo arrivati a transazioni in tutti i cantieri facendo ripartire opere per 600 milioni di euro. Abbiamo recuperato anni di ritardi e di ignavia amministrativa e quest’inaugurazione è la testimonianza della buona politica, della buona amministrazione e dell’efficienza di una pianificazione che ci ha permesso di mettere in campo il completamento dell’opera, strumento fondamentale anche per il rilancio turistico”.

Quando c’è sinergia tra istituzioni si riescono a realizzare opere importanti, e questa giornata ne è la dimostrazione – ha commentato il sindaco Balzano - d’intesa con la Regione Campania abbiamo voluto fortemente questa opera che spero contribuisca a far decollare il turismo nella nostra città per la vicinanza all’ area archeologica dell’Antiquarium Nazionale e di fruizione al nascente Museo del Parco Nazionale del Vesuvio con contiguo Auditorium”. Il Sindaco ha poi aggiunto “E’ prevista anche un’attività di raccordo con l’autorità amministrativa di Torre Annunziata, sul cui territorio, confinante con Boscoreale, sorge la stazione, per realizzare necessari interventi di manutenzione nell’area in comune, come il mantenimento dei marciapiedi, delle aree verdi di accesso, di rimozione di rifiuti e insegne inutilizzate, e di miglioramento della pubblica illuminazione”.

Nella stessa mattinata soleggiata De Luca è passato a Castellammare Di Stabia dove il cantiere di un’altra fermata della Vesuviana, chiamata “Scavi”, è stato finalmente sbloccato dopo dieci anni. Un'opera da realizzare in diciotto mesi che prevede anche la creazione di un parcheggio interrato nei pressi dell'ingresso del raccordo autostradale di viale Europa dotato di due piani di sosta per auto e moto, un sottopasso, un collegamento con le Terme nuove, tuttora chiuse.

Questo – afferma De Luca al fianco del sindaco Antonio Pannullovuol dire sviluppo e lavoro: stiamo trasformando in maniera radicale la Campania e Castellammare di Stabia rappresenta uno degli assi portanti”. Una Campania che sta realmente cambiando, cosa confermata anche dai dati dell’ISTAT che recentemente ha rilevato come il PIL della nostra Regione, nel 2016, è cresciuto più che in tante altre del nord. Risultato ottenuto grazie ad un lavoro importante, serio e costante, svolto evitando di seguire le “scemenze della politica politicante”, per usare le parole del Governatore. 

Riuscirà De Luca a salvare la sanità in Campania?

di Luigi Rinaldi

Il Governatore Vincenzo De Luca
Alla fine ha vinto lui. Il Governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca, è stato nominato dal Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, nuovo Commissario per la sanità. La nomina avviene a distanza di quattro mesi dalle dimissioni di Joseph Polimeni, l’uomo incaricato dal Governo di dare attuazione al piano di rientro dal disavanzo sanitario della Regione Campania. Alla nomina di Vincenzo De Luca, il Ministro della Salute Lorenzin è giunta dopo una sofferta trattativa sia con il Governo che con il Pd. Si è così sbloccata una situazione di stallo che durava da troppo tempo, con tutta una serie di negative conseguenza per i cittadini campani. Il Ministro Lorenzin non ha mai visto di buon grado l’ipotesi del doppio ruolo, che fa dei governatori, designati commissari nelle Regioni in Piano di rientro, controllori di sé stessi. Tuttavia la nomina del nuovo Commissario alla Sanità in Campania era diventata indifferibile ed urgente, tanto da indurre il Ministro a fare un passo indietro rispetto ai suoi principi. 

E’ evidente, a questo punto, che il Governatore De Luca si gioca una partita fondamentale e delicata, assumendosi in prima persona il compito di non deludere le aspettative dei cittadini della Campania di poter accedere alle cure sanitarie, nei tempi prestabiliti e secondo le giuste e corrette modalità. Se il Governatore fallisse nel conseguimento di questi obiettivi, rischierebbe di perdere credibilità sul piano politico, con conseguenze inevitabili anche per il prosieguo della sua amministrazione. De Luca dovrà occuparsi non solo delle problematiche assistenziali e delle funzioni di programmazione e controllo, ma a lui spetterà l’ultima parola anche in merito ai decreti di attuazione dei programmi operativi riguardanti il Piano di rientro dal deficit.

Al primo posto, dunque, nello stallo della programmazione, ci sono gli atti aziendali di Asl e ospedali. Tra i più urgenti da firmare ci sono quelli della Asl Napoli 1, dell'azienda dei Colli, della Asl Napoli 3 e del Pascale. A seguire, in lista di attesa da oltre un anno, figurano le norme per disciplinare i contratti con i centri privati accreditati. Quindi, a ruota, la revisione dei fabbisogni su cui calcolare la congruità dei contratti. E, infine, gli atti attuativi del Piano ospedaliero, con le centinaia di provvedimenti previsti da qui al 2018, ideati per cambiare il volto e l'organizzazione sia degli ospedali autonomi di alta specializzazione sia di quelli a gestione diretta delle Asl. 

Senza contare il riordino del territorio, da cui discende la qualificazione del ruolo filtro agli accessi impropri nei pronto soccorso. A tal fine bisognerà dare impulso alla creazione di Unità complesse di cure primarie all’interno di case della salute e centri per anziani e lungodegenti. In assenza di queste strutture, i malati continueranno ad affollare in modo caotico i reparti di emergenza di ospedali grandi e piccoli per patologie di ogni tipo. La speranza più grande, come più volte sottolineato da Silvestro Scotti, presidente dell’Ordine dei Medici di Napoli, è che al primo posto venga collocata la salute dei cittadini, superando le logiche economiche e dando più spazio a quelle assistenziali. Un dato è certo e confortante, d’ora in poi non potranno più esserci contrasti tra Commissario e Regione, che più di una volta in passato hanno generato pericolose situazioni di stallo.

Napoli: una sala dedicata alla memoria di Francesco Landolfo

di Marcello de Angelis

Dallo scorso 26 Giugno la Sala Avvocati al terzo piano del Nuovo Palazzo di Giustizia al Centro Direzionale di Napoli, è dedicata alla memoria dell’avvocato Francesco Landolfo, giusto riconoscimento al già Presidente dell'Ordine Forense di Napoli. E così, lo spazio dove i professionisti si incontravano prima delle udienze per mettere a fuoco gli ultimi particolari delle loro strategie, è stata riportata al natìo splendore con una ritinteggiatura alle pareti, l’aggiunta di nuove suppellettili ed un rafforzamento della illuminazione. A completare l’opera una sua gigantografia in bianco e nero in toga. Prima dello scoprimento della targa posta all’entrata dell’aula, l’attuale Presidente del Foro napoletano, Armando Rossi, (promotore dell’iniziativa) con i colleghi Salvatore Impradice, Maurizio Bianco, Francesco Caia e il decano degli Avvocati Luigi Jossa, ha ricordato la figura di Landolfo che fu anche Tesoriere e Segretario del Consiglio Forense

Scomparso nel 2013, all’età a 79 anni, è stato di sicuro uno dei maggiori rappresentanti delle toghe napoletane e figura molto attiva dell’Ordine sin dagli anni 80, ricoprendone la carica di Presidente per ben 6 bienni. Un lungo periodo vissuto da strenuo difensore della figura dell’Avvocato, con l’unico obiettivo di mantenere sempre alto il prestigio e la dignità della professione, troppo spesso svilita e poco considerata. Un impegno adempiuto giornalmente con la sua proverbiale, immensa disponibilità verso i colleghi, gli impiegati e l’utenza. 

Proprio per questo non esitò ad intraprendere, nel 1994, una incredibile quanto celeberrima causa contro Eugenio Scalfari, in quanto direttore del giornale “Repubblica” e del giornalista Giorgio Bocca, autore dell’articolo “La capitale delle illegalità” lesivo, a dire del Presidente, dell’immagine, della dignità e della storia dell’Avvocatura napoletana, come egli amava definire “indiscussa scuola di riferimento nazionale e internazionale”. La causa fu vinta e furono condannati il quotidiano e l’autore del pezzo incriminato, sia in sede penale che civile, con profonda soddisfazione di tutta la Classe Forense. 

Landolfo si è anche battuto tenacemente contro il trasferimento degli uffici giudiziari dalla storica sede del Vecchio Tribunale al Centro Direzionale, avvenuto in epoca successiva, sotto la Presidenza dell’Avvocato Francesco Caia. Nel dicembre del 2010 nel Salone dei Busti di Castel Capuano, alla presenza dell’allora Presidente del Senato Renato Schifani, venne insignito della “Toga d'onore” per i 50 anni di attività forense, ricevendo altresì l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce, conferita dal Presidente della Repubblica.

Sono stati ricordati i prestigiosi trascorsi nel mondo dello sport ai vertici delle federazioni, le Sue importanti amicizie che nel 1982 portarono a Grumo Nevano perfino la Nazionale di calcio appena laureatasi Campione del Mondo in Spagna. Tra i familiari presenti alla cerimonia hanno preso la parola il fratello Ettore e il nipote Gaetano Di Bernardo emozionatissimi nei loro interventi. Tre anni e mezzo dopo la scomparsa di Francesco Landolfo il suo ricordo è ancora vivo nel cuore dei colleghi. Ed ora quella targa posta all’ingresso della sala e scoperta con non poca emozione da Armando Rossi, ne ha sicuramente eternato la memoria.


Accademia Deloitte: Napoli sempre più nel segno della formazione

di Antonio Cimminiello

Quali effetti ha sortito l’esperimento “iOS Developer Academy Apple” a Napoli? A distanza di quasi un anno ormai dall’inizio della sfida voluta a Napoli dal colosso di Cupertino si può parlare di conseguenze positive sia dirette che “indirette”. Perché se da un lato è in fase di organizzazione in seno alla Apple un nuovo corso per il prossimo anno per reperire e preparare nuove “menti brillanti” nel settore della tecnologia e dell’innovazione, il moderno ed avveniristico polo dell’Università “Federico II” situato a San Giovanni a Teduccio ospiterà anche il “Digital Transformation and Industry Innovation Academy”. 

Questa volta la scommessa è della Deloitte Digital: un corso di formazione della durata di un anno, cui avranno accesso- a seguito di selezione- 50 studenti laureati o anche laureandi, i quali avranno in tal modo la possibilità di far proprie competenze specifiche in un settore particolarmente sensibile ed intriso di “attualità”, quale è senza dubbio quello della trasformazione aziendale e di tutti gli altri servizi a disposizione delle realtà imprenditoriali. 

Deloitte Italy, infatti, si colloca in particolare tra le più grandi realtà nei servizi professionali alle imprese, servizi che vanno dal “finanzial advisory” (le operazioni di finanza straordinaria e la ricerca di nuove alleanze e collocamenti) al “family business” (le soluzioni per le piccole medie imprese). Si consolida così un modus operandi che si mostra sempre più convincente, e che parte da una attenta selezione di studenti aperta a tutto il mondo (tra l'altro l’esempio della Apple ha permesso l’emersione di interessanti applicatori partenopei) fondata su parametri peculiari, su tutti la capacità di lavoro di gruppo ed una media-esami elevata; ad essa seguirà la formazione e procacciamento di futuri lavoratori e professionisti nel segno della preparazione ed efficienza, e quindi anche un’importante ripercussione positiva in termini di crescita dell’occupazione, soprattutto al Meridione dove si sfiora il milione e mezzo di senza lavoro. Ma la chiave del successo è al tempo stesso la felice sinergia - con Deloitte si è raggiunto un accordo che avrà la durata di 3 anni che in questo modo si realizza tra università ed impresa privata, tra mondo del lavoro ed istruzione, con l’attivo coinvolgimento di un Ateneo, l’Università “Federico II”, che le diverse classifiche nazionali e non tendono a snobbare. Studio e tecnologia, formazione ed innovazione, crescita ed efficienza: a Napoli, finalmente, si può.


Smart working: “lavoro agile” o faticoso?

di Noemi Colicchio


Abitiamo una società magmatica, in continua trasformazione. Le skills richieste agli aspiranti lavoratori del domani - per non parlare di quelli dell’oggi! - sono sempre più trasversali, mai univoche. Il rapporto con la tecnologica deve essere simbiotico, ma questo non deve inibire la tua empatia umana. Si richiede una spiccata propensione al rischio, ma anche una forte consapevolezza delle tue capacità per evitare strafalcioni dovuti ad un’eccessiva intraprendenza. Devi essere in grado di fare gruppo, ma mai farti sopraffare dall’amicizia perché domattina potresti dover portare a termine un lavoro con sottotitolo “mors tua, vita mea”, a discapito dei tuoi colleghi. 

Il mondo del lavoro è una giungla. Se poi vi si aggiungono necessità di vita vera, quella che si consuma tra le mura di casa, non stupisce la voglia sempre più accentuata -soprattutto di molte madri- di gestire autonomamente il lavoro dalla propria cucina. D’altro canto, per quanta miopia possa accecare le aziende, nell’era dell’Industria 4.0, quello che comunemente viene definito smart working, ad oggi, non ha più tante connotazioni negative quante in passato. Infatti, da un lato le aziende necessitano sempre più di praticare outsourcing per tagliare costi interni ed ottenere lavori ben fatti da chi è specializzato in un settore. Dall’altro, la stessa dilatazione della settimana lavorativa su più luoghi in cui poter svolgere operazioni differenti anche per il singolo impiegato, sembra essere una soluzione interessante per aumentare la sua produttività. Tra questi, da annoverare anche la casa. Un valido esempio ha fatto notizia di recente: Siemens, mastodontico gigante nel campo degli elettrodomestici, dopo sei anni di sperimentazione parziale, dal 1° Gennaio 2018 avrà tutti i collaboratori della società (tecnici esclusi) in modalità “lavoro agile”Potranno scegliere ogni giorno se lavorare in ufficio o da casa, così come concordato con il sindacato. 

La nuova sede Siemens a Milano
Non avranno l’obbligo di timbrare il cartellino in entrata o in uscita e la prestazione lavorativa non sarà collegata alle ore di lavoro o alle presenze in ufficio, ma ai risultati raggiunti. «Per noi vuol dire impostare il lavoro all’insegna della flessibilità di orari e di spazi, valutando solo i risultati» ha spiegato Federico Golla, Presidente e CEO di Siemens Italia. «I nostri collaboratori possono infatti prestare la loro attività lavorativa indipendentemente dalla localizzazione geografica, grazie all’uso di idonei strumenti, secondo i loro tempi e le loro preferenze, in modo che capacità e abilità siano continuamente stimolate e massimizzate».

Orari flessibili e piena autonomia gestionale sono i due principali ingredienti di una latente felicità che ci pervade quando sappiamo di poter essere operativi anche dalla nostra camera da letto. Spesso però, chi sceglie di intraprendere questa strada che comunemente viene detta da “Freelancer” nella sua più pura accezione, non ha idea delle problematiche cui può andare incontro. Secondo uno studio realizzato e pubblicato da Spaces, comunità di imprenditori, manager e aziende che condividono spazi di lavoro, il 50% dei 1000 lavoratori italiani intervistati afferma con convinzione che lavorare da casa può diminuire il rendimento professionale. Parola chiave: distrazioni. Ce ne sono davvero troppe! Dai parenti o coinquilini che ciondolano per le stanze, fino all’incontrollabile impulso di rassettare casa per mettervi ordine, passando ovviamente per la “sosta frigorifero” e la pausa da controllo social. Non è neanche da sottovalutare il peso dell’isolamento creativo che subisce chi lavora sempre in solitaria. Confrontarsi con l’altro ci rende più efficaci, efficienti e meno stressati. La condivisione, anche solo di un banale chiacchiericcio, durante il corso della giornata, ne allevia sempre il carico. 

Un’ipotetica e valida soluzione sono le aree co - working, open space ossia una soluzione che “[…] combina comodità, flessibilità e innovazione, elementi sempre più richiesti, senza dover necessariamente disporre di un ufficio fisso” - spiega Emanuele Arpini, Regional Marketing Manager di Spaces-, per il quale“molti imprenditori iniziano aprendo un ufficio in casa: questa soluzione ha pregi e difetti: sicuramente la casa è fonte di distrazione, con conseguente perdita di tempo e riduzione della produttività. Meglio puntare su una comunità di networking che condivide spazi, […]”. Insomma sono tante le soluzioni per stimolare curiosità e voglia di crescere dei dipendenti della propria azienda. L'importante è avere il coraggio necessario per intraprenderle. 



Pompei: all’Antiquarium in mostra “Il corpo del reato”

di Marcello de Angelis


Fino al 27 Agosto, negli spazi dell’Antiquarium di Pompei, è visitabile la mostra “Il corpo del reato”, un particolarissimo evento in cui sono stati messi in esposizione 170 reperti provenienti da quell’infinito patrimonio archeologico saccheggiato dai cosiddetti “tombaroli”, criminali che effettuano abusivamente scavi con lo scopo di trafugare materiali preziosi o di interesse culturale, per poi immetterli sul mercato clandestino del collezionismo. Tra questi: ceramiche, statue, offerte votive, terrecotte e perfino i “falsi archeologici”, ovvero copie perfetti o quasi, realizzate da artigiani riproducenti bronzi, vasi, monete e statue venduti singolarmente o insieme a pezzi originali; un tipo di frode che ha origini molto antiche, addirittura risalenti al I° sec. d.C. 

Oggetti che coprono un arco cronologico dal VI secolo avanti Cristo fino all'età romana sottratte ai siti archeologici vesuviani fin dagli anni ’60; recuperati, posti sotto sequestro e conservati per lungo tempo nei depositi della Soprintendenza di Pompei. Definiti per decenni, appunto, “corpi del reato”, e come tali inaccessibili in quanto vincolati da un’ordinanza del Tribunale e solo recentemente svincolati dallo stesso. I ritrovamenti esposti provengono per lo più da piccoli ricettatori mai entrati nell’ambito del commercio internazionale, ma dediti piuttosto a rifornire antiquari o collezioni private e quindi al soddisfacimento del solo desiderio personale. Eccezion fatta per quelli finiti in collezioni di musei internazionali come il Getty a Los Angeles e il Metropolitan di New York, tra il 1970 e il 1990. 

Il prezioso recupero è stato reso possibile grazie alla fondamentale collaborazione di funzionari ministeriali, appassionati di storia locale e soprattutto delle Forze dell’Ordine: un lavoro serrato di indagini dovuto all’infaticabile lavoro della Magistratura, della Guardia di Finanza e dei Carabinieri del Nucleo TPC (Tutela Patrimonio Culturale), un Corpo nato nel 1969, ancora prima che la Convenzione UNESCO di Parigi invitasse gli Stati membri ad istituire specifici servizi di protezione del patrimonio artistico-culturale nazionale. Erano gli anni in cui l’Italia, interessata da una forte ripresa economica, registrava un esponenziale intensificarsi delle esportazioni clandestine di opere antiche, rubate o scavate illecitamente. 

Oggi il Comando, che nel 2001 ha assunto l’attuale denominazione, agisce in diretta collaborazione col Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e può contare su una squadra di militari adeguatamente preparati e qualificati al fine di svolgere funzioni di tutela e di salvaguardia. La mostra è stata inaugurata la mattina del 16 Dicembre scorso da Massimo Osanna, direttore generale della Soprintendenza di Pompei, con il generale dei Carabinieri, Luigi Curatoli, Direttore del Grande Progetto Pompei, e Carlo Spagna, Magistrato delegato all'ufficio “Corpi di Reato” del Tribunale di Napoli. 

Come riassumere la rocambolesca vicenda di questi 170 reperti in mostra? Parlando di un patrimonio culturale pubblico trasformato in refurtiva da ladri privi di scrupoli, poi recuperato e finito in un deposito buio e polveroso da cui sono tornati alla luce e, al contempo, tornati ad essere “cosa di tutti”, testimonianza di un passato che ora ci osserva in bella mostra dalle vetrine dell’Antiquarium di Pompei: opere che, carezzate da luci soffuse, godono il loro meritato posto nella storia.

Avitabile riceve la Medaglia della Città di Napoli per la carriera

di Massimiliano Pennone

Enzo Avitabile
Il Comune di Napoli ha premiato con la medaglia della Città il maestro Enzo Avitabile, artista napoletano poliedrico e simbolo della contaminazione tra generi. Il Sindaco Luigi de Magistris, insieme all’Assessore alla Cultura del Comune di Napoli, Nino Daniele, ha conferito il prestigioso riconoscimento all’artista napoletano il 4 luglio scorso nella Sala della Giunta di Palazzo San Giacomo. La medaglia della Città si aggiunge ai due Nastri d’Argento vinti dall’artista sempre quest’anno per le composizioni musicali originali del film Indivisibili, che gli sono valse anche due David di Donatello, Premio Ennio Morricone, Ciak d’Oro, e Globo d’Oro.

Un anno speciale per l’artista, che come ha lui stesso dichiarato ad una recente intervista al Corriere del Mezzogiorno, deve tanto a Jonathan Demme, regista scomparso ad aprile, che gli dedicò il documentario Music Life: “Da quel momento in poi molte persone si sono accorte che Avitabile non era solo world music o soul express ma compositore di oltre seicento opere”.

Nato e cresciuto a Napoli nel quartiere di Marianella, Enzo Avitabile ha studiato sassofono e flauto allo storico conservatorio di San Pietro a Majella, ed ha iniziato ad esibirsi in pubblico già all'età di sette anni. Nel corso della sua carriera, ha collaborato con i grandi della musica nera, come James Brown, Tina Turner e Afrika Bambaataa, considerato fra i padri fondatori dell’Hip-Hop (presente nelle registrazioni del disco “Alta Tensione”).

Ed infatti proprio la capacità di attingere da generi diversi e la voglia di esplorare nuove sonorità che ha contraddistinto tutta la produzione musicale di Enzo Avitabile: dal blues al jazz, passando anche per il reggae e per il folk. Senza dimenticare la musica world, ispirata dai numerosi viaggi intorno al mondo dove ha duettato e registrato con i più grandi artisti del genere.

A partire dagli anni 2000, Avitabile si dedica interamente allo studio e alla riscoperta del patrimonio musicale della propria terra. Inizia così una collaborazione con i Bottari di Portico, gruppo di percussionisti le cui origini risalgono al Dodicesimo secolo, il cui primo frutto è nel 2004 l’album “Salvamm O Munn”.

Non solo, Avitabile ha anche collaborato con diversi artisti visivi fornendo loro la colonna sonora per mostre e illustrazioni, come quella in collaborazione con il celebre fumettista Milo Manara o con gli street artist napoletani Kaf & Cyop, graffitisti “di denuncia” attivi da oltre 20 anni.

"Avitabile - ha dichiarato il Sindaco in occasione della celebrazione - è un gradissimo talento napoletano, è uno degli interpreti contemporanei più grandi che ha saputo mescolare attraverso la musica culture, sacro e profano, tradizione e innovazione. Sa guardare dentro le persone e oltre ogni tipo di confine". Ed è proprio alla città di Napoli che l’artista ha dedicato il premio: "Questa medaglia - ha detto Avitabile - è per me il riconoscimento più importante perché è il premio del cuore. Dedico questo giorno particolare alla mia Napoli, la casa madre, e alla strada che insegna tutto".

Al MANN di Napoli una mostra per riscoprire le civiltà precolombiane

di Antonio Ianuale

Dopo il grande successo ottenuto a Firenze e a Rovereto, la mostra “Il mondo che non c’era” è arrivata anche a Napoli, al Museo Archeologico Nazionale. Un mostra che documenta la vita, i costumi e la cultura delle civiltà precolombiane scomparse dopo la scoperta dell’America e l’arrivo dei colonizzatori europei. 

In programma sino al 30 ottobre, promossa dalla Fondazione Giancarlo Ligabue di Venezia e dal Mibact, con il patrocinio del Comune di Napoli - Assessorato alla Cultura, la mostra racconta le antiche culture della cosiddetta Mesoamerica, una vasta area che andava dal Messico al Guatamala, passando per l’Honduras ed El Salvador. Tra i curatori della mostra figura uno specialista delle arti pre-ispaniche della Mesoamerica e dell’America del Sud come Jacques Blazy, mentre tra i membri del comitato scientifico ci sono André Delpuech archeologo e direttore del Musée de l’Homme, il museo etnografico di Parigi, e l’archeologo peruviano Federico Kauffmann Doig

Le famosissime civiltà degli Aztechi, dei Maya, degli Inca saranno riscoperte nelle 200 opere d’arte che la Collezione Ligabue ha messo a disposizione del museo napoletano. Giancarlo Ligabue, imprenditore, paleontologo ed esploratore, ha collezionato centinaia di oggetti appartenuti alle civiltà precolombiane; scomparso nel 2015, la sua passione e il suo impegno sono stati ripresi dal figlio Inti che ha creato la Fondazione che ha permesso l’allestimento di questa mostra. 

La mostra si fregia di tantissimi oggetti che rievocano una cultura molto vasta ma poco studiata come quelle dei popoli precolombiani: dalle affascinanti maschere in pietra di Teotihucan, ai celebri vasi Maya d'epoca classica, alle statuette antropomorfe della cultura Olmeca, che destarono l’attenzione del pittore Diego Rivera e della sua amata Frida Kahlo, arrivando alle enigmatiche sculture Mezcala che collezionarono gli scrittori transalpini André Breton e Paul Eluard. Se questi oggetti sono chiaramente riconosciuti come appartenenti alle culture precolombiane, sorprenderà la paternità del calcio che il professore Davide Dominici attribuisce ai popoli precolombiani: l’accademico ha infatti descritto e documentato come dal mondo nuovo arrivò in Europa il primo pallone di calcio portato da giovani aztechi ricevuti alla corte di Carlo V nel 1528 su disposizione del conquistador Hernán Cortés. Questa prima esibizione degli Aztechi in Europa fu immortalata in un dipinto dall’artista tedesco Christoph Weiditz. La mostra che come detto terminerà il 30 ottobre, è accompagnata inoltre da un ciclo di conferenze, per riflettere sulla scomparsa delle civiltà classificate come “altre” e distrutte dalle potenze europee.



Sanità: De Luca ci mette la faccia

di Antonio Cimminiello

Vincenzo De Luca
Era diventata persino una questione politica. Diversi partiti, anche in seno alla stessa maggioranza di governo, si sono divisi sul nome che avrebbe ereditato il posto di Joseph Polimeni, il dimissionario commissario per la sanità in Campania. Ed alla fine, dopo quasi 90 giorni di impasse, il dado è tratto: il nuovo commissario è il Governatore Vincenzo De Luca. Un nome che non rappresenta una novità in assoluto, se si pensa che l’emendamento alla ultima Legge di Bilancio - non a caso chiamato “pro De Luca” - sembrava essere stato introdotto ed approvato, pur riconoscendo la possibilità in generale di nominare i presidenti di Regione commissari in ambito sanitario, proprio per superare gli ostacoli normativi che, nel caso di specie, avrebbero impedito la nomina a favore di colui che è al vertice dell’Ente di Palazzo Santa Lucia. 

Come è noto, la regione campana è reduce da un lungo periodo di commissariamento: una fase “lacrime e sangue”, caratterizzata dalla necessità di superare il dissesto economico attraverso l’attuazione di un piano di rientro dal disavanzo, in nome del quale tuttavia si è materializzato un grave “taglio” delle prestazioni sanitarie, soprattutto sul piano qualitativo, che ha portato di recente ad un punteggio LEA (livelli essenziali di assistenza) tra i più bassi d’Italia. Nell’Aprile scorso sono arrivate le dimissioni di Polimeni, le quali suscitarono diverse reazioni: per qualcuno poteva essere l’inizio della “normalità”, per altri una maggiore precarietà. E quest’ultimo timore è diventato realtà, almeno fino alla nomina ufficiale di De Luca. La sfida a questo punto diventa per più aspetti decisiva: il governatore ha già la titolarità della delega in materia sanitaria, ma assumendo in più tale incarico decide di esporsi in prima persona per il raggiungimento di quell'obiettivo, un sistema sanitario adeguato per i cittadini campani, per il quale nel frattempo non ha esitato a mettere in campo in questo tempo iniziative interessanti ed ambiziose: si può citare a tal proposito la nota vicenda dell’Ospedale del Mare, per il quale l’ex sindaco di Salerno ha promesso un completamento definitivo ed un funzionamento a pieno regime entro il 2017.

Sicuramente ciò che conta per ora sono le conseguenze nell'immediato che si produrranno a partire da tale nomina: sarà finalmente possibile infatti adottare tutta una serie di atti strategici che per legge rientrano nella sola competenza della struttura commissariale. E a quanto pare non si tratta di roba da poco: esempi significativi sono senza dubbio il reclutamento di nuovo personale sanitario e l’approvazione degli atti aziendali riferibili alle Asl. Il tutto nella attesa e speranza di un futuro migliore per la salute di chi vive in Campania.




Scioperi in vista per sessione autunnale: professori universitari in rivolta

di Noemi Colicchio

Valeria Fedeli, Ministra dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca
«I sottoscritti dichiarano di proclamare l’astensione dallo svolgimento degli esami di profitto nelle Università italiane durante la prossima sessione autunnale dell’anno accademico 2016-2017, precisamente nel periodo compreso tra il 28 agosto e il 31 ottobre 2017». Così comincia la lettera indirizzata al Ministero dell’Istruzione ai ministeri dell’Economia e a quello del Lavoro e ai Magnifici Rettori delle Università italiane. Una lista più lunga delle 95 tesi di Lutero – che pure vennero affisse alla Chiesa di Wittenberg il 31 Ottobre del 1517 – con oltre 5.400 nomi tra docenti e ricercatori di ben 79 Università italiane è quella che sta seminando panico e terrore tra i giovani universitari, ormai rassegnati a vedersi cancellata un’intera sessione di esami, con conseguenti ovvi ritardi sulla loro carriera accademica. 

Oggetto del contendere è un provvedimento di legge richiesto dai dotti a gran voce, in base al quale le classi e gli scatti stipendiali dei Professori, dei Ricercatori Universitari e dei Ricercatori degli Enti di Ricerca Italiani aventi pari stato giuridico vengano sbloccati a partire dal 1° gennaio del 2015, anziché, come è attualmente, dal 1° gennaio 2016. Inoltre i docenti chiedono che il quadriennio 2011-2014 sia riconosciuto ai fini giuridici, con conseguenti effetti economici solo a partire dallo sblocco delle classi e degli scatti dal 1° gennaio 2015. 

In altre parole: mentre gli altri pubblici dipendenti, una volta sbloccati gli stipendi, hanno avuto aumenti che tenevano conto anche degli scatti mancati (senza arretrati, ovviamente) per i Professori universitari invece, questo periodo di cinque anni è stato completamente buttato nel dimenticatoio. «E’ come se non li avessimo vissuti - spiega Giuseppe De Nicolao, uno degli aderenti allo sciopero - significa che fino alla liquidazione avremo meno scatti di tutti: per un professore ordinario si parla di una perdita complessiva in tutta la carriera di centomila euro almeno».

Non è della stessa opinione la ministra Valeria Fedeli che non ha gradito l’annuncio dello sciopero dei docenti. «La cosa che mi ha colpito – ha detto qualche giorno fa la Fedeli – è il fatto che quattro mesi prima dichiarino uno sciopero per ottobre. Lo trovo improprio per due ragioni: per scelta, etica e stile c’è un confronto aperto, si dovrebbe negoziare e il confronto aperto con chi rappresenta anche quel mondo c’è». A controbattere, le 10.000 firme che due anni fa andarono a corredare lo “sciopero bianco” indetto al fine di aprire quanto meno un canale di comunicazione mai trovato con le istituzioni. Ad oggi, la protesta vera e propria sembra essere divenuta l’unica strada percorribile. 

In alcuni atenei sale la richiesta di “non belligeranza” agli studenti da parte dei professori, che promettono di cancellare solo il primo degli appelli previsti dall’ordinamento per non pesare in maniera eccessivamente ingiusta sul percorso universitario dei giovani italiani. Insomma, delle “corse protette”, come le innumerevoli prese al volo da centinaia di migliaia di studenti, magari anche nel giorno del loro esame. Fissato nell’incuranza di altri scioperi, quelli delle metropolitane. 



Toto-Olimpiadi: Napoli potrebbe essere la città giusta?

di Danilo D'Aponte 

Nel mio primo articolo nel 2015 vi avevo parlato delle "Paraolimpiadi napoletane", ed è cosa nota che a Napoli, nel 2019, si terranno le Universiadi, la variante olimpica aperta a soli studenti universitari. Ecco, se già per l'organizzazione di un evento con meno eco mondiale c'erano state delle polemiche (in particolare per il promo, che parrebbe aver "attinto" a forti mani a lavori promozionali del noto gruppo di FanPage), immaginate cosa potrebbe succedere con le Olimpiadi a Napoli. Alla proclamazione delle Universiadi a Napoli altre testate giornalistiche avevano lanciato la provocazione olimpica, provando ad immaginarsi le varie location, ma adesso che del tempo ne è passato, è cambiato qualcosa? Avendoci messo bocca anche l'ex premier Renzi, la polemica è bella che fatta. Ma adesso, raccogliendo il testimone dai colleghi che ne avevano già parlato, andiamo a vedere quali sarebbero i luoghi "papabili" e quali no

Ultimamente si dice che a livello turistico Napoli debba ambire a entrare nel solco di Londra e Barcellona, e se proprio Renzi aveva chiamato in causa la città catalana, noi andremo a confrontarci con la capitale inglese, visto che è stata l'ultima città europea in cui si è tenuta la manifestazione. 

Iniziamo dall'inaugurazione, occorre uno Stadio di dimensioni considerevoli, il San Paolo lo è, ma come infrastrutture? La strada è ancora lunga, considerando che questo è ancora argomento tabù, che divide il sindaco di Napoli e il Presidente della SSC Napoli. Londra fu annunciata sede nel 2005, 7 anni prima. La candidatura di Napoli sarebbe per il 2028. Quindi molto si può ancora fare. Le altre sedi papabili? Per Londra si era andati un po' in tutta l'Inghilterra, occorrerà fare lo stesso o la Campania è già competitiva? Realisticamente, se non è riuscita Londra da sola a rispondere ai vari requisiti non credo possa la sola Napoli.

Per gli sport acquatici la Piscina Scandone ha una capienza di molto superiore a quella utilizzata a Londra e, se ospita le partite di pallanuoto di squadre gloriose per la storia italiana, credo che possa dire la sua anche a livello mondiale. Anche se preoccupa la mole di eventi che dovrebbe ospitare, visto che a Londra c'era una struttura per il nuoto e una per la pallanuoto. Quanto alla nostra piscina, situata in zona Fuorigrotta, condivide quindi col San Paolo i problemi relativi alla mobilità (e ai parcheggi). Anche in questo caso ci sentiamo di rimandare il tutto al tanto tempo a disposizione.

Per il Basket, ai tempi in cui una squadra napoletana era nei campionati che contano era l'impianto sportivo a non essere esattamente un gioiello. Per questo direi che Caserta e Avellino, attualmente impegnate in Serie A potrebbero aiutare, risolvendo quindi per la pallamano. Per l'Hockey su prato occorrerebbe un impianto da tennis, e se abbiamo ospitato la Coppa Davis nel 2015 direi che siamo a posto.

Per l'atletica potrebbe tornare utile il San Paolo, ma non è proprio la pista d'atletica che al San Paolo criticano tanto? Potremmo anche contare sul buon stato futuro dello Stadio Collana al Vomero, ma i 12.000 posti a sedere sono veramente poca cosa. Data la portata dell'evento, e che l'atletica sia l'attrattiva principale dell'olimpiade, sarebbe veramente un peccato dover "derogare" a Roma.

Per gli altri sport da palazzetto restano scoperte le arti marziali e la boxe. Ma la Campania è pur sempre la regione del campione olimpico Pino Maddaloni, e del boxeur Clemente Russo. Sicuramente non ci faremmo trovare impreparati se si coinvolgessero come emissari figure di questo spessore sportivo.

Questa era più o meno la situazione per gli sport al chiuso, per gli sport acquatici come la vela, la canoa, e la parte di triathlon il Golfo di Napoli ha già dimostrato di cavarsela più che bene, non è un caso che ha ospitato la prestigiosissima Coppa America.

Per gli altri impianti calcistici pare scontato che ci si debba appoggiare alle città vicine, se non alle regioni confinanti, ma per il resto delle competizioni? Se abbiamo già visto che per gli sport principali al momento sembriamo a buon punto, quello che preoccupa veramente sarà il dispendio economico che occorrerebbe per lo sviluppo di altre strutture, nonché per l'ammodernamento di quelle esistenti. Se ha "passato la palla" Roma, possibile che Napoli sia invece matura per una competizione del genere? Staremo a vedere.




Festival Città Metropolitane dell’Inu, la II edizione a Napoli fra futuro e sviluppo del territorio

di Massimiliano Pennone

Il convegno all'Acen
Dal 6 all’8 luglio si è tenuta a Napoli la seconda edizione del Festival delle Città metropolitane, un’iniziativa dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, promossa dalla Città Metropolitana di Napoli, dall’Autorità di Sistema Portuale del Mare Tirreno Centrale, dall’Associazione Costruttori Edili e dall’Osservatorio Metropolitano di Napoli. Un evento nato con l’obiettivo di fare un bilancio sulle attività delle città metropolitane (la prima edizione a Reggio Calabria nel 2015), per raccontare il loro sviluppo attraverso le storie del territorio, progetti e iniziative.


Il tema di questa edizione è stato “Territori competitivi, progetti di reti”, un monito, soprattutto, per incentivare la collaborazione fra realtà diverse, attraverso l’approfondimento di tre argomenti: innovazione, governance e, appunto, integrazione. Un evento per stimolare la nascita di proposte per una rinnovata efficacia e utilità delle città metropolitane, ma anche per sottolineare la necessità di integrazione tra politiche urbanistiche e politiche infrastrutturali, tra pianificazione urbanistica ordinaria, progetti di rigenerazione urbana e piani portuali.

Ed è proprio in questa occasione, che l’Inu - Istituto Nazionale di Urbanistica - ha proposto metodi per assicurare l’integrazione fra piani strategici di ampio respiro e pianificazione territoriale. Le città metropolitane, quindi, come soggetto che riallacci il “centro con la periferia” attraverso l’attuazione di progetti e infrastrutture.

Non a caso, quest’anno la scelta della sede dell’evento è caduta su Napoli, fra le città metropolitane più grandi e sicuramente luogo significativo per la presenza di infrastrutture territoriali, marittime e urbane (il festival si è tenuto proprio poco dopo la storica apertura al pubblico del porto cittadino). Ed è proprio Napoli, che attraverso le parole del suo primo cittadino, Luigi de Magistris, chiede una maggiore attenzione per le città metropolitane che finora è mancata. “Scelte strategiche, impegni normativi e finanziari, non briciole”, ha dichiarato il Sindaco in occasione dell’evento di apertura del 6 luglio, “Le città metropolitane possono e debbono essere strategiche per rilanciare il Paese attraverso uno sviluppo compatibile con il territorio, rendendo protagoniste le persone. Una possibile strada da intraprendere può essere quelle di riservare finanziamenti europei più cospicui da destinare direttamente alle grandi aree urbane del nostro Paese”.

Fra i diversi convegni e incontri istituzionali oggetto del Festival, da segnalare quello del 7 luglio, “Verso il Piano Strategico metropolitano di Napoli”, tenutosi presso l' Acen (Associazione costruttori edili). “La terza città d'Italia in questo momento è di importanza strategica sul piano nazionale”, ha dichiarato David Lebro, Consigliere Metropolitano Delegato all’Urbanistica, che intervistato sullo stato del Piano Strategico metropolitano ha aggiunto: “E’ stata presentata una delibera per la fase di startup del piano, dove si comincerà con la costruzione di patti con le varie parti sociali che vogliano fare parte del progetto”. Infine, ha concluso il Consigliere, “non si esclude la possibilità di suddividere la città di Napoli in 5 grandi municipi, che aiuterebbero a risolvere una serie di problemi dal punto di vista della burocrazia”.